Nessun alloro

Nessun alloro

di Iannozzi Giuseppe

nessun alloro

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TRA L’ARNO E IL PO

Ricordo ogni giorno
anche se son stati due soltanto,
uguali a gabbiani prigionieri
dei riflessi su l’Arno

Di sassi le tasche piene
Difficile il cammino
e ogni giorno un’accusa
o solo una scusa
col sole in faccia
e l’angoscia a spremer la faccia
d’angoscia e altre sciocchezze
simili, quasi uguali a carezze
che nessuno vorrebbe su sé

Ricordo ogni giorno
E sì, oggi comprendo
che sbagliavo:
Florence, un giglio
e una strada strappata,
di ciottoli fra le mani
come grani d’un rosario
sparsi
– fastidiosi

Ricordo sì, ogni giorno
e un dormire di poche ore
su una branda vicino all’abbaino,
il tetto spiovente e la luna puttana
a contarmi le età sulla faccia
di salse lacrime piovute
per chissà quale futile distrazione

Ricordo un giorno
a camminare sotto il primo crepuscolo
con gli occhi di cispe e la bocca di nicotina
Muti i pochi volti mi passavano accanto
mentre allungavo il passo e accorciavo
tiro dopo tiro la cicca fra le labbra

Troppi grilli in testa;
e però quando ce li hai dentro
a cantarti amore, non lo capisci
che stai perdendo la bussola
oltre alla dignità d’esser uomo,
o solo un più comune stronzo

Perché tutti, prima
o poi, sogniamo quel che sogniamo:
una disperazione
e una fine con occhi acerbi
– crudeli, uguali a noi pensati
innamorati
Tutti pensiamo
a quella morte che si dice
avrà occhi ciechi tra le pagine di Leucò

Poi ti svegli una mattina
scoprendo che l’urlo non c’è,
che finito è il tormento
così com’era iniziato
quasi per amore, quasi per scherzo
E scopri d’aver un sogghigno cinico
che ti rende attraente
a quel mondo sì tanto insofferente

Ti dici che è stato un tempo sì,
ma giusto appunto un frammento
E poi nulla più

E prendi una nuova strada
– che conosci da sempre –
con l’occhio buttato
su i riflessi che sul Po
sconfinano…
col fiato buono
lasciandoti indietro
sassi cenere e macerie,
cicche: le apparenze d’una gioia
che fu di due giorni appena

IL VOLO

Le ali
quando voli alto
o basso
le perdi in un momento
Basta un’incertezza
e perdi le piume
per sempre

Voli alto
Voli basso
Non fa differenza
In un momento
rischi di perdere
tutto quello
per cui una vita
non è stata sufficiente
a darti sicurezza:
che sarà per sempre
il volo

Fragile il corpo
che s’abbatte
a peso morto
su strada d’asfalto
o su lo specchio del mare
Si spacca
Si macella
in un momento appena

Così fragili
ma preziosi
in ogni battito di ali
i sogni che accompagniamo

Uguali ad angeli
sfidiamo di dio
la paura per una più forte
che sia coi piedi per terra
e la testa fra le nuvole

SULL’ACQUA

Sull’acqua
suona il mio nome
perché si diffonda
per un momento
in cerchi evanescenti
simili a punture di pioggia
sulla pacifica superficie

Suona il nero e il nero
e il bianco e il bianco
Suona sempre,
se vuoi che un nome
io, imperfetto, abbia
a ripetersi sull’acqua

IN LAGUNA

Zingarella sei, certo che sì
Scappi adesso in Laguna,
e da solo mi lasci
a sognare fredde lucertole sotto i sassi
Mi lasci con i miei soli passi accanto,
e le calze di seta sul letto disfatto

Non mi dà la sveglia il caffè:
c’è ancora il tuo amore
a profumare la casa,
c’è il tuo sapore su ogni dettaglio
fra la mezzanotte e il mezzogiorno

Non sono servite le carezze
né i baci miei più teneri a tenerti
Sei scappata un’altra volta
per star dietro al tuo dovere,
a quella smania che ti consuma
là dove trema e freme Fiaba di Laguna

Ma ti amo così, per come sei

SORELLINA

Ti posso lasciare questa rosellina
che è nata tra una piega di cemento
e di catrame, rompendo la durezza
con la dolcezza? Posso invadere
il tuo cuore con un tenero bacio,
piccola sorellina che vivi là, dove
il sole fa a malapena capolino
sfidando l’altezza del cemento
di immani palazzi per pazzi?

DESIO DI ROSA

Vorrei esser
della Rosa
un piccolo petalo,
sul tuo seno
dolcemente scivolare
senza che possa tu
accorgertene

Vorrei esser
tenero brandello
d’un sogno,
d’un segreto
che a nessuno
hai rivelato mai,
e dentro te restare
per raccontarti
storie di aurore,
di arcobaleni
che s’incontrano
nel Regno
dell’Impossibile

Vorrei esser vivo
per darti vita
da condividere
oltre il gelo
che la notte porta

Vorrei in te essere
E nessun altro desio


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Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Nessun alloro

  1. furbylla ha detto:

    mi sono innamorata di tra l’Arno e il Po è splendida.. ti trasporta e ti avvolge non so se mi capisci..
    Cinzia

    "Mi piace"

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Questa volta non dico di no, “Tra l’Arno e il Po” è bella, per diversi motivi. E’ bella davvero. E capisco perché ti avvolge, nessuno meglio di me può capirlo.

    bacione

    beppe

    "Mi piace"

  3. furbylla ha detto:

    è una delle più belle che tu abbia scritto e si percepisce che nessuno meglio di te possa capirlo..
    bacione
    cinzia

    "Mi piace"

  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ti do pienamente ragione. E’ una delle più belle e più sentite. Credo si percepisca bene. La storia che racconto è in forma poetica, è basata interamente su fatti personali che mi sono realmente accaduti. Non posso però scendere nei dettagli né posso dedicarla, poiché, come avrai ben capito, è una storia di anni fa finita male, colpa della mia giovinezza e del mio romanticismo d’allora.

    bacione

    beppe

    "Mi piace"

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