William Killed The Radio Star. Pietro Gandolfi, principe dell’horror made in Italy

William Killed The Radio Star

Pietro Gandolfi, principe dell’horror made in Italy

di Iannozzi Giuseppe

William Killed The Radio Star - Pietro Gandolfi

William Killed The Radio Star – Pietro Gandolfi

“Non credo di esagerare nel definire la storia narrata in questo av­vincente romanzo un piccolo capolavoro horror, all’insegna della claustrofobia e dell’indagine psicologica.” (Luigi Milani)

Leggi un estratto del libro

Dunwich Edizioni

E’ fuor di dubbio che Pietro Gandolfi, scrivendo William Killed The Radio Star (Dunwich edizioni), ha ben imparato la lezione di Stephen King, prendendo però a prestito anche da alcuni autori italiani che, in alcuni casi, si sono cimentati col genere horror e gore.
William Killed The Radio Star mette in campo tutti gli stereotipi del genere horror, con una scrittura asciutta, quasi cinematografica. Gandolfi non si preoccupa di rinnovare i cliché, preferisce invece dar corpo a una storia compiuta, dove tutti i tasselli si incastrano con perfezione chirurgica, o anche maniacale. Protagonista è Jazz, un deejay nero, che da tre anni vive a Little Wood conducendo un programma musicale nelle ore notturne. Jazz, il cui vero nome di battesimo è Malcom (forse un omaggio a Malcom X), ama la musica e le belle donne, non se la sente però di vivere una relazione stabile. WKTL è una piccola radio: insieme a Jazz, ci sono Isabelle, tanto bella quanto fragile, e Chuck, un ragazzone insicuro, buono d’animo, talvolta fin troppo, impallato con la musica degli AC/DC. Kathy è una psicologa e anche lei lavora in radio, tenendo in piedi un programma radiofonico che va in onda prima di quello di Jazz. E’ un bella donna, ma non quanto Isabelle; tuttavia Jazz non può negare a sé stesso d’aver fatto con lei il miglior sesso possibile per un uomo. Con Kathy è stata storia di una notte; Jazz non ama la donna, pur riconoscendole un grande sex appeal e una uguale personalità. E’ lei la donna che potrebbe fare felice un uomo disposto a metter su famiglia. Peccato che a Jazz non gli passi manco per l’anticamera del cervello di accasarsi. Le donne lo amano, e Chuck anche, per il suo carattere esplosivo: quando apre bocca, dà corso a una pletora di pensieri e concetti che mettono presto kappaò l’avversario. La lingua è l’arma di Jazz, quella che sa usare meglio. E proprio la lingua, troppo lunga, lo catapulterà presto in un incubo dal quale sarà molto difficile uscirne tutte d’un pezzo.
William Heart è il mito musicale di Little Wood. Le ragazze stravedono per lui, anche adesso che è morto in circostanze tutt’altro che belle: Heart è stato trovato privo di vita, completamente fatto, in compagnia di alcuni travestiti. Tuttavia la versione ufficiale della morte di William non piace a nessuno, per cui la verità che è stata data in pasto al pubblico è che Heart è scomparso per cause naturali. Jazz disprezza Heart, anche da morto: non ha mai potuto reggere la sua musica melensa, basata su quattro accordi, seriale; soprattutto non ha mai retto l’ipocrisia dei suoi testi, oltremodo banali, che sempre parlano d’amore, di famiglia, di fede, perché Heart, lui lo sa bene, è sempre stato un gran bastardo.

Jazz, insieme a Isabelle e Chuck, in una notte che infuria una tempesta di neve, si accinge a tenere il solito programma musicale, ricevendo in diretta le telefonate degli ascoltatori. Heart è morto da una sola settimana e i suoi fan sono ancora sovraeccitati: telefonano e chiedono di poter ascoltare la voce di William Heart, del loro idolo. Jazz cerca di accontentarli, ma c’è un limite a tutto, e a un certo punto qualcuno, al telefono, gli fa notare che lui, Jazz, non ha mai amato William Heart. Jazz non nega, dice soltanto che è vero, specificando però che, ora che è morto e sepolto, anche lui merita rispetto. Telefonata dopo telefonata gli attacchi personali contro Jazz si moltiplicano: gli danno dell’ipocrita, del buffone, etc. etc. A un certo punto, Jazz non regge più ed esplode e, in diretta radio, prende a raccontare a tutti chi era in realtà William Heart e la vita che conduceva. E’ l’inizio della fine. A un certo punto arriva la notizia che il corpo di William Heart è stato trafugato dal cimitero. Poi, quella che tutti pensano essere una psicopatica, telefona a Jazz, dichiarando che lei è in compagnia di Heart e che il cantante deceduto chiede vendetta. E tutto, ma proprio tutto, precipita.

Pietro Gandolfi, con William Killed The Radio Star, come si è già detto, ha fatto sua la lezione di Stephen King; non si incorra però nel grossolano errore di considerare l’autore alla stregua di un semplice emulo di quello che, da molti, viene indicato come il re dell’orrore. Gandolfi, nel suo romanzo, ci porta a conoscere una piccola città di provincia, Little Wood, e le ossessioni e le paure in essa circolanti. Jazz/Malcom, trentasettenne originario della calda Louisiana, è un uomo che, nonostante il parere contrario della sua famiglia, ha deciso di andare incontro ai suoi sogni, per non dover un giorno ammettere di avere dei rimpianti. Di musica se ne intende e bene anche, ha una parlantina come pochi, e sa irritare e tener desto il pubblico. Jazz/Malcom ha una grande stima di sé stesso. Gode quando riesce a far irritare chi gli sta antipatico; tuttavia non è un uomo coraggioso, non è altruista e non è pronto al sacrificio per il bene degli altri. La verità su sé stesso, sulla sua vera natura, la scoprirà nel corso dell’ultima sua notte in qualità di deejay.

Con William Killed The Radio Star, Pietro Gandolfi ci consegna un horror che si legge tutto d’un fiato e che non teme le fin troppe blasonate firme d’oltreoceano. Non c’è bisogno di leggere l’inutile seguito di Shining, Doctor Sleep di King, c’è invece bisogno di leggere un giovane autore come Pietro Gandolfi, il principe dell’horror. Accettate il consiglio.

William Killed The Radio StarPietro GandolfiDunwich edizioni – Series: Morte a 666 giri – Genere: horror – introduzione di Luigi Milani – 1ma edizione: 2014 – ISBN: 9788898361274 – Ebook € 2.49 – Cartaceo € 9.9

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in ACQUISTA, ACQUISTA ONLINE, arte e cultura, attualità, autori e libri cult, casi letterari, consigli letterari, critica, critica letteraria, cultura, editoria, horror, Iannozzi Giuseppe, Iannozzi Giuseppe consiglia, letteratura, libri, narrativa, recensioni, romanzi, società e costume e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.