Il critico come sponsor editoriale. E l’orrore di una stroncatura

Il critico come sponsor editoriale

L’orrore di una stroncatura

di Iannozzi Giuseppe

libri e autori - orrore e bruttezza

libri e autori – orrore e bruttezza

Talvolta stroncare un libro può rivelarsi per l’autore una vera e propria fortuna. E non scherzo. Di solito, le recensione a libri belli e perfetti, o quasi, vengono ignorate dal pubblico, o prese in considerazione ma non troppo. Viviamo in un presente ben strano, volgare e assassino, per cui a sopravvivere è il gusto dell’orrido: più una cosa è brutta (o banale) e più ha possibilità di emergere. Sarà forse questo il motivo per cui, oggi, tanti scrittori o sedicenti tali preferiscono dare alle stampe libri brutti ma brutti veramente, di cui, forse, un giorno si vergogneranno. Per il momento però se la ridono della grossa: il tempo è volgare e il pubblico è affamato di bruttezza.

E’ questo un più che valido motivo per non scrivere stroncature, anche se qualche volta mi capita di scriverne, ma è controproducente. Credo che la migliore stroncatura sia il silenzio. Non vedo alternative. Può sembrare una presa di posizione nichilista, ma giacché il pubblico, o la maggior parte di esso, si lascia catturare dalle stroncature e non dalle critiche verso quei libri belli, che eppur ci sono, che altro fare?

Negli ultimi giorni ho stroncato alcuni libri, in maniera netta: bene, cioè male, perché sono state ignorate le recensioni a dei libri veramente validi ma non le stroncature, che invece si sono rivelate una vera manna dal cielo per gli autori. E’ una assurdità: il pubblico corre dietro alla banalità e alle brutture. Visto l’accaduto, d’ora in poi eviterò di stroncare un autore: perché stroncando un libro gli porto solo ingiustificata pubblicità.

Le stroncature, sui mass media (ma anche su troppi siti e lit-blog), non esistono più: esistono dei paginoni pubblicitari, che sono tutt’altra cosa. Esiste il critico che critico non è. Esiste il critico come sponsor editoriale, un cancro per l’editoria e per la cultura. Una delle poche stroncature che ricordo è quella dell’Osservatore Romano a “Il cimitero di Praga” di Umberto Eco. Leggendo i giornali, le pagine culturali, perlopiù incontro pubblicità, dove ogni libello che esce è un capolavoro se non addirittura un capolavoro assoluto. C’è di che farsi venire i brividi a leggere certe pagine culturali. Satisfiction è uno dei pochi, forse l’unico, a dire le cose come realmente stanno su certi libri.

In tutti i campi dell’arte trionfa la banalità, la bruttura, che viene spacciata per arte. Il pubblico come reagisce alle stroncature? E’ un tempo vigliacco, ne consegue che il pubblico si lascia conquistare dalle stroncature, credendo ma sbagliandosi di grosso che la stroncatura sia in realtà per dar contro a un autore, o perché questi ha prodotto davvero qualcosa di mirabile, per cui il critico ci godrebbe a stroncare. Nulla di più falso. Odio spendere il mio tempo, il mio tempo che è sacro, per poi trovarmi di fronte a una accozzaglia di luoghi comuni. Perdo tempo, soldi, fatica. Soprattutto perdo tempo e il tempo non è valutabile, perché una volta consumato non torna più. Quando stronco, stronco senza secondi fini, sperando che venga preso sul serio, perché se dico di un libro che non è valido sto dicendo proprio che non è valido.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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