Ero una capretta tibetana (aforismi poetici). E segnalazione libri di Iannozzi Giuseppe

Ero una capretta tibetana

di Iannozzi Giuseppe

capretta tibetana

capretta tibetana

– In un’altra vita ero una capretta tibetana e bevevo birra dai capezzoli della Grande Madre.

– Mangiando perlopiù erba e carta, un po’ qui e un po’ là, ho avuto modo d’incontrare il Buddha che ride e quello che invece piange: da entrambi ho imparato a belare in maniera conveniente.

– In un giorno di sole uguale a tanti altri, sulla mia strada ho incontrato mille uomini morti, abbandonati senza sepoltura. Ho belato forte per delle ore, ma di più davvero non potevo fare per loro, per cui, alla fine, ho proseguito oltre alla ricerca di un pratino verde che non contenesse sangue umano nelle sue vene.

– Pioveva e faceva freddo, così ho cacciata la testa al riparo, in una biblioteca apparentemente dimenticata. Dopo pochi passi al suo interno, ho incontrato un vecchietto incartapecorito che mi ha accarezzato il vello nero e bianco. Notando che avevo una gran fame, mi ha offerto un libro dalle pagine ingiallite. Ho resistito alla tentazione nonostante non mangiassi da tempo. Il vecchio bibliotecario, accortosi della mia rispettosa ritrosia, mi ha dunque detto: “Mangia, bella capretta. Mangia pure. Una vita non vale quanto un libro, per quanto esso possa esser bello e interessante. Senza vita non c’è ragione alcuna per cui i libri debbano sopravvivere.”

– Un lupo cattivo mi si para davanti con il chiaro intento di far di me il suo pranzo. Non oppongo resistenza. Ma prima che il lupo possa affondare i suoi denti nelle mie tenere carni, Buddha gli compare davanti con una ciotola di riso. Il lupaccio nero annusato il riso offertogli subito se ne va, avvilito, con la coda fra le gambe.

– La più dolce musica l’ho ascoltata fra le colline calve e le basse pianure: l’alito di Buddha, talvolta leggero, talaltra pesante.

– Formiche rosse e nere si muovono guerra ai miei piedi. Attraverso le loro fila facendo attenzione a non mietere vittime tra i contendenti, mentre ascolto le campane del Tempio che annunciano la sera.

– Una volta ho incontrato un poeta che sedeva sulla riva del fiume. Scriveva sonetti su sonetti. Non aveva mai tempo per guardarsi intorno. L’Anguilla di Dio, stanca dell’immobilità del poeta, un bel giorno se l’è mangiato in un sol boccone sputando il bloc-notes e i suoi indigesti sonetti, pieni di finzioni.

– Sul ciglio della Fine del Mondo, Buddha mi ha detto la verità: “Torna sui tuoi passi, qui ci sono soltanto uomini e rifiuti.”
Ho seguito il consiglio e sulla via del ritorno ho brucato l’erba più tenera della mia vita.


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4 risposte a Ero una capretta tibetana (aforismi poetici). E segnalazione libri di Iannozzi Giuseppe

  1. romanticavany ha detto:

    Che caprettina intelligente però!!
    🙂 1lekkatina ♥ vany

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  2. furbylla ha detto:

    decisamente paticolari bellissimo post quella delle formiche poi..
    cinzia

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Visto, in un’altra vita ero una capretta e per giunta saggia; poi mi sono reincarnato in orsetto birichino. 😀

    Sì, la mitica lekkatina vanytosa ♥ ♥ ♥

    orsetto di VaNY

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ecco, credo che questo sia un post che meriti. 😉 Saggezza buddhista, poesia e un po’ di sana pazzia, la mia. 😉

    Grazie, Cinzietta. Un bacione grande e buondì ♥ ♥ ♥

    beppe

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I commenti sono chiusi.