L’arte una maîtresse (racconti brevi). E segnalazione libri di Iannozzi Giuseppe

L’arte una maîtresse

di Iannozzi Giueppe

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Iannozzi Giuseppe. Romanzi da avere e leggere

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La mia donna

La mia donna mi ha accompagnato in libreria e tra gli scaffali stracolmi di novità e classici ha trovato subito, ha afferrato un libro senz’alcuna esitazione, non l’ha neanche guardato distrattamente – era come se lo conoscesse da sempre, questa la mia spiegazione, altrimenti avrebbe dedicato almeno un secondo alla copertina; mi ha subito accompagnato alla cassa tenendo il libro fra i seni, per nascondermelo, e ha pagato senza batter ciglio. Siamo usciti all’aperto: il libro era nel sacchetto di plastica dove la commessa l’aveva infilato, ancora nascosto alla mia vista. La mia donna me l’ha regalato: e io l’ho tirato fuori, “Memorie di una maîtresse americana” di Kimball Nell. Ho tentato un sorriso per ringraziarla ma m’è venuto moscio, e moscio m’è rimasto il cazzo in mezzo alle gambe. Tutto perfettamente banale.

Inutile ispirazione

A me la Musa stamattina m’ha rimproverato: “Ma che scrivi a fare?”
E io: “Così, per perdere tempo.”
E la Musa: “Non potresti trovarti uno svago più costruttivo?”
E io: “Sì, potrei. Ma non sono ancora pronto per aspettare un miracolo come un assassino nato.
Dopo questo scambio di battute, lei ha messo la Moka sul fornellino, e io sono sceso a prendere il giornale: ho letto solo la nera, tralasciando tutto il resto. Appena rincasato, ho trovato che il mio caffè nero era freddo, sul tavolo: l’ho buttato giù lo stesso. Però la mia Musa non c’era più. Ho inforcato gli occhiali, onde evitare peggioramento del mio astigmatismo, e ho acceso la tv in cerca d’un cartone animato erotico.

Dal buco del culo

Un giorno, qualcuno con cent’anni sulle spalle: “Lo sai che parli male?”
E io: “Giusto, Giuda! Dovresti però saperlo che parlo male di chi prende per sé le affilate mie parole per farne poltiglia nella bocca sua sdentata.”
E tornai a leccarmi i coglioni come un cane, con malizia, con avidità, senza più badare a quel vecchio bastardo prossimo a tirar le cuoia.
Al crepuscolo, sfiatò il suo più genuino spirito dal buco del culo; e io me ne andai per il mondo a parlar male di lui.
Fu così che iniziai il mio Lavoro, quello che tu, Inutile Lettore, stai qui a disturbare.

Salotto tombale

Non ho voglia di dire la mia, non ho voglia di farmi il fegato marcio: tanto è solo un parlare che a nulla porta, come sempre da troppi anni a questa parte. E allora lascio questo mio epitaffio che vale meno di niente, e che fa tanto salotto. E m’annoio come un (in)perfetto dandy d’altri tempi – d’altri denti.

Noia mortale

Ho paura… Boh! E’ così inutile la paura, tale e quale alla noia. Però meno detestabile della noia, perché un uomo che non conosce il valore e l’inflazione della paura mi sarebbe mortalmente noioso.

In mutande

Io sono in mutande – vero che non ti sconvolgi? Già, in mutande, e tante goccioline di sudore che m’imperlano ben bene tutta la pelle e i neri peli. Ok, sì, lo so, lo spettacolo che sto portando alla tua immaginazione è un po’ tanto repellente, lo capisco, non posso darti torto se t’ha preso presto conato di vomito. Ciò non toglie che le mie mutandine continuano a essere bianche, come una bandiera, quella d’un uomo che s’arrende all’amore e al caldo.

Premio Nobel

Chissà se mettendomi a piangere sulla tomba di Diana Spencer riesco ad avere il premio Nobel per la Pace. O per la Letteratura. Per assurdo potrebbe venire l’Apocalisse, in pratica un Miracolo, o una distrazione di Dio.

L’inutile piangere

Piangere? No, non ne sono mai stato capace veramente, neanche per dar sfogo alla mia gelosia dentro allo specchio riflessa: c’è che le lacrime le trovo un po’ troppo bagnate per la mia faccia, e così evito, anche perché così m’è stato insegnato. Ed è forse la sola cosa buona che ho imparata dall’amore degli altri.  Si arresta una strana luce di emozioni sul ciglio dell’occhio ma in qualche occasione soltanto, e lì, in quella terra di nessuno, resta a far la guardia… Un difetto questo che col tempo sto imparando a combattere, proprio come un soldato il cui unico scopo quello di combattere per uccidere il bello e il brutto che l’alma sua accoglie.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a L’arte una maîtresse (racconti brevi). E segnalazione libri di Iannozzi Giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    dura ironia e filosofica accettazione? mi è piaciuta molto inutile ispirazione.
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    A volte bisogna usare anche l’ironia per dire che è una perdita di tempo scrivere con il solo scopo di ripetere ciò che è già stato detto. E cosa c’è di meglio d’un manga quando anche la tua donna ti consiglia di cambiare mestiere? 😉

    bacione

    beppe

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