Prepotenza editoriale e morte della cultura

Prepotenza editoriale
e morte della cultura

di Iannozzi Giuseppe

Stalin morto

Stalin morto

C’è da sottolineare che di tantissime pseudo opere stampate in migliaia di copie, per nostra fortuna, nonostante le classifiche civetta, alla realtà dei conti queste vendono poco o niente; ed è già tanto quando finiscono nei remainders, perché la più parte delle pseudo opere finisce al macero. Solo che questo, certi editori che fanno la parte del leone (del leone affamato di brutto però e senza una preda in vista nel raggio di chilometri e chilometri), non lo dicono.
C’è poco di che stare allegri: non è mistero che alcuni grandi editori stanno rischiando il fallimento totale per scelte editoriali sbagliatissime. Le pseudo opere non attirano più la gente, non come prima dell’avvento della crisi.

Ad esempio, guardiamo all’ultimo lavoretto di Saviano, al suo ultimo libro che è ancora sui bancali delle librerie in bella evidenza. Non ha venduto, se ne lamentava lo stesso autore. E’ uscito a metà 2013 se non erro e occupa ancora uno spazio immenso in tutte le librerie, trattato come una novità. Sono queste prepotenze editoriali a togliere dignità alla cultura e agli altri autori, un atto di prepotenza bell’e buono.

Be’, dei tanti millantati capolavori che venderebbero, mi par ci sia ben poco da dire. Continuiamo ad avere sui bancali delle librerie dei libri che sono usciti da anni: che dire di Agassi? Agassi che scrive? Non esiste. Tutti sanno che a scrivere è stato J. R. Moehringer, ottimo romanziere, ma la storia di Agassi è quel che è.

A ogni modo, fa inalberare e non poco che sui bancali di tutte (o quasi) le librerie Open sia presentato ancora come una novità editoriale. Non è il solo caso: c’è Saviano, c’è Agassi, ci sono i Wu Ming, etc. etc. Tutti autori usciti da diversi mesi, alcuni da anni, e ancora esposti in vetrina, porco diavolo. Io mi rifiuto, mi rifiuto recisamente di prendere in considerazione chi con sì tanta arroganza occupa spazio e visibilità facendo sì che tanti altri autori ed editori rimangano oscurati e tenuti in nessuna considerazione.

Se c’era una seppur pallida idea di leggere detti autori, dopo questa soverchia esposizione, non mi passa manco per l’anticamera del cervello di leggerli. Che restino pure lì, a far la muffa però. Quando saranno bene ingialliti, forse di decideranno a levarli dai bancali in primo piano.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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7 risposte a Prepotenza editoriale e morte della cultura

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  2. Giordana ha detto:

    Per partito preso non guardo più lo scaffale novità. Come, del resto, non entro più in certe librerie. Ad ogni modo non è un un mistero che, tra le altre cose, certe major buttino alcuni titoli in stampa nei periodi “morti” (luglio-agosto, gennaio-febbraio) per evitare che lo “svuotamento” fisico delle librerie possa dar spazio ai titoli generalmente non tenuti in esposizione. Che scifo…

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Anch’io oramai evito di guardare quegli scaffali che presenterebbero “presunte novità editoriali”. Sono sempre i soliti quattro autori dei soliti due/tre editori, e peggio ancora libri che stanno lì per mesi e mesi, mentre tutte le altre uscite editoriali certi librai le evitano come le peste. Così stando le cose, non ha senso entrare in una libreria, chiedere un determinato autore e sentirsi dire che non ce l’hanno. Fortuna che ci sono le librerie online e che c’è la possibilità di acquistare direttamente presso l’editore, altrimenti non leggerei più niente. Sinceramente non mi interessano i soliti quattro autori messi in croce, le classifiche civetta dei più venduti (che sono soprattutto uno specchio per le allodole), etc. etc. Se entro in una libreria pretendo che ci siano tutti i titoli di tutti gli editori. Non è così? Peggio allora per le librerie. Non mi ridurrò a leggere ciò che non mi interessa. Poi si blatera contro Amazon e la sua politica, ma Saviano è il primo a rallegrarsi perché scopre che almeno su Amazon il suo libro viene venduto! Bella coerenza. E intanto continua a stazionare sui bancali di moltissime librerie fra le novità, insieme a tanti altri. Se si vuole ammazzare il mercato editoriale questo è il metodo più veloce per ucciderlo in maniera definitiva. Certe librerie hanno quindi poco o nulla di che lamentarsi, giacché seguono politiche totalitarie.

    Altro brutto affare è quello di portare in libreria libri nei periodi morti: un autore che esca in estate, ad esempio, non ha nessuna possibilità di essere preso in considerazione da pubblico e critica. Gli italioti sono famosi per mettere sopra ogni altra cosa le vacanze e ie partite di calcio.

    E’ uno schifo totale, non a caso siamo uno dei paesi dove l’ignoranza impera alla grande.

    giuseppe

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  4. Giordana ha detto:

    “Se entro in una libreria pretendo che ci siano tutti i titoli di tutti gli editori.”

    Sto ridendo (e sì, per non piangere). Un piccolo editore deve avere qualche santo in paradiso per finire in libreria. Le librerie di catena utilizzano solo due distributori (ovviamente chiusissimi per le piccole c.e.) e le librerie indipendenti si dividono in due categorie: quelle che si sbattono e si informano sul libro, vedono chi è l’editore e lo contattano, o contattano il suo distributore, e quelle che semplicemente se ne fregano. Queste ultime fanno inconsciamente il gioco della distribuzione online per tutte le ragioni che spieghi tu. E giusto per abusare un po’ dei luoghi comuni… non ci sono più i librai di una volta.

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  5. furbylla ha detto:

    non fa una grinza le librerie son diventate una “noia” è terribile
    buongiorno
    cinzia

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Tanti anni or sono non era così. Adesso esistono due catene di librerie e in entrambe trovi sempre i soliti titoli e i soliti quattro autori. A che mi serve andare in una di queste librerie? A niente. Perlomeno a me non servono, perché non trovo mai quello che cerco, indi per cui mi rivalgo utilizzando altri canali. Se dovessi leggere quello che passa il convento, cara Cinzia, sarei un perfetto ignorante. Il lettore, quello vero, deve cacciarsi in testa che la libreria di 20/30 anni fa non esiste più, indi per cui se vuole leggere dei libri deve per forza avvalersi di altri canali distributivi, quali le librerie online e comprare direttamente dagli editori.

    beppe

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  7. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Rido anch’io. Il mio pretendere è chiaramente ironico, uno sfottò. Talvolta accade che un piccolo editore riesca a entrare in una libreria, ma problema è che tempo due giorni e i suoi libri vengono rimossi. Le librerie di catena non mi interessano: hanno i soliti quattro autori, che non fanno per me, che non servono alla cultura a dirla tutta. Problema è che non c’è affatto equilibrio in dette librerie, per cui non c’è catalogo, ovvero non c’è possibilità di scelta. Se continuano con questa politica, a breve, anche queste catene di librerie daranno il giro di vite. Già adesso non se la passano affatto bene. I lettori diventano sempre di meno e quelli che leggono sono molto esigenti, come il sottoscritto. Ci sono delle piccole librerie indipendenti, che resistono nonostante tutto: il solo problema è che sono davvero poche, questo perché le difficoltà sono tante, tantissime per quei librai che vogliono e intendono essere dei veri librai.

    Deve in ogni caso cambiare anche la mentalità del lettore, perlomeno quella del vero lettore che non deve e non si può rassegnare a leggere la solita solfa. Molti lettori rimangono scoraggiati quando non trovano un titolo nelle catene di librerie. Si devono mettere in testa che le catene di librerie distribuiscono solo una piccolissima fetta di quanto viene in realtà pubblicato, indi per cui se si intende leggere occorre rivolgersi all’editore, alle librerie indipendenti, alle librerie online, per scalzare il monopolio dei soliti editori coi soliti quattro autori.

    giuseppe

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