L’anacoreta, la strega e l’infortunato

L’anacoreta, la strega e l’infortunato

di Iannozzi Giuseppe

Francesco Polidori e Bruss

Francesco Polidori e Bruss

Seppur in pieno luglio, sulla città un sudario di negre nuvole per delle gocciole di fresca pioggia.
Decido di far visita al vecchio saggio, al mio amico Francesco, un anacoreta bianco come la neve, e al suo amico Bruss,un bel cagnone nero. Non ho però mai capito chi è dei due che comanda, se Bruss o il mio amico; tuttavia credo che a Francesco non dispiaccia affatto eseguire gli ordini del suo amico a quattro zampe, pur vergognandosi un pochetto a dichiarare la verità ai quattro venti.
Quando Francesco mi vede, subito trae un grosso sospiro.
“Giuseppe, vecchio mio, qual buon vento?”
Bruss tosto mi salta addosso leccandomi la faccia barbuta.
Gli accarezzo la testa in mezzo alle orecchie, mentre Francesco lo richiama: “Bruss, non vedi che è ferito?”
“Francesco, non ti preoccupare. Le coccole aiutano la guarigione.”
Francesco non sembra molto convinto. A ogni modo, Bruss guarda Francesco e un po’ a malincuore mi lascia libero dalla sua affettuosità.
“Che hai combinato?”

“E’ una storia molto breve. Tenevo in braccio una pila di libri, proprio come se fossero dei figli e ho messo un piede in fallo. Pur di non far cadere gli amati libri, ho sacrificato il piede.”
“Ti sei pentito?”
“No.”
Francesco mi sorride benevolo, non si aspettava difatti risposta diversa.
“Posso esserti d’aiuto?”
“Sì.”
Francesco carezza Bruss, che nel frattempo si è portato vicino al suo amico a due zampe.
“Vieni con me!”, dice secco. “Una bella mela rossa ti rimetterà in sesto in quattro e quattr’otto.”
“Sono venuto appunto per una delle tue mele miracolose.”
Francesco non commenta.
Benevolo mi sorride e tutt’e tre, io, Bruss e Francesco ci avventuriamo tra peschi e meli.
Ogni frutto è sì tanto bello e in salute che si fa difficoltà a non credere d’esser entrati in un piccolo Eden incontaminato.

La Stregaccia Cinzia

La Stregaccia Cinzia

Fattosi dappresso al più bel melo, l’amico subito coglie una bella mela rossa per farmene dono. Ma, d’improvviso, in un turbine di foglie secche e polvere si materializza Cinzia la Stregaccia.
Francesco e io ci facciamo piccoli piccoli, ma non Bruss che tosto comincia ad abbaiarle contro.
La Stregaccia arretra d’un passo, non ha però intenzione di battere in ritirata. E’ brutta come sempre: naso aquilino, occhietti giallognoli e una zazzera sale e pepe che le scende lungo le spalle fino a sfiorarle il fondoschiena rinsecchito. Indossa l’abituale tonaca nera, che, per nostra somma fortuna, nasconde per intero il suo corpo di strega non poco vetusta.
“Le mele sono mie, tutte mie!”, bercia rilasciando nell’aria fruttata un fetore marcescente.
Francesco e io ci turiamo il naso e anche Bruss, disgustato, nasconde la coda fra le gambe.
Ogni volta che la Stregaccia apre bocca, subito dalla cavernosa sua gola si fa strada un fetore diabolico.
Impotenti continuiamo a tenere i nostri nasi pinzati fra indice e pollice nel tentativo di non respirare e di riuscire a stare comunque in piedi.
Mezzo paonazzi, io e Francesco ci accasciamo a terra. Anche Bruss, ben consapevole degli effetti ferali dell’alito della Stregaccia, evita di respirare. E, alla fine, pure lui stramazza.

Al nostro risveglio la Stregaccia non c’è più e non c’è più nemmeno il bel meleto, oramai ridotto a poco più d’un ammasso di frasche e tronchi morti. E la mela che l’amico mi aveva donato ridotta a meno d’un pugno di polvere.
Francesco sospira: “La Stregaccia non cambierà mai. Se non fa danni non è lei.”
“Non ti preoccupare, Francesco. Era destino”, dico rassegnato.
Francesco coglie una pesca e me ne fa dono: “Non ha lo stesso effetto curativo delle mele, ma è pur sempre un buon frutto.”
Ringraziandolo con un cenno del capo, raccolgo dalle sue mani la pesca.
Il cielo è adesso sereno. Il sole è già quasi all’occaso e in lontananza persino la città sembra più accogliente del solito.
Saluto prima Bruss con una grattatina fra le orecchie, poi Francesco con una non meno generosa grattatina sotto il mento candido e barbuto; poi, aiutandomi con la stampella, faccio ritorno a casa deciso a godermi la pesca in santa pace.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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6 risposte a L’anacoreta, la strega e l’infortunato

  1. furbylla ha detto:

    e qualcuno ha il coraggio di dirmi che son permalosa aahahahahaha Beppaccio amico mio come farai a voler bene ad un’amica così Stregaccia ahahahaha un bacione
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Tu, sempre permalosa, posso metterlo per iscritto se lo desideri. 😀

    Gli amici accettano le amiche anche quando sono permalose e streghe. 😉 ❤ In fondo sei una brava strega: ti lsie limitata alle mele e non hai distrutto anche le pesche. 😉

    Tu offrimi uno spunto per una favola su di te, e vediamo cosa riuscirà a tirar fuori la mia macchina della fantasia. ❤ ❤ ❤

    bacione

    beppaccio

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  3. tuA ha detto:

    ???????????????????????????????

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ una favola. Non c’è niente da capire.

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  5. furbylla ha detto:

    Spiritosone ahahaha una favola su di me? mmmhhhhhh comunque non è vero che non c’è nulla da capire..
    Cinzia

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Certo. Su una strega le favole vengono facili, basta un po’ di stregoneria. 😉

    Be’, c’è da capire, ma è davvero una cosa tanto semplice che mi spaventa. 😉

    Stregacciaaa… ^_*

    Bacione

    beppe

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I commenti sono chiusi.