Scrittura barocca, palude degli scrittori. Querelle fra critici e scrittori

Scrittura barocca, palude degli scrittori

Querelle fra critici e scrittori

Le tribù degli scrittori

di Iannozzi Giuseppe

Franco Cordelli

Franco Cordelli

Franco Cordelli, inclito critico letterario, parla della “palude degli scrittori”. L’articolo appare anche su Il Corriere della Sera, in data 26 maggio 2014, qui: “[…] Alla lettura di Falco ero arrivato sull’onda di una stampa a lui molto favorevole, nell’ambito di una circoscrizione che per comodità diremo d’«avanguardia». Ed ecco poi (dopo l’avvenuta lettura) proprio su La gemella H un articolo di Giorgio Vasta, il cui primo libro non avevo finito di leggere per motivi analoghi a quelli di Falco. Anche dell’articolo di Vasta do due esempi di prosa che a qualcuno è parsa letteratura pura e a me pura farneticazione. Prima frase: «Si ha la sensazione che Falco sia dominato da una duplice ossessione: da un lato dal bisogno di ricomporre per via letteraria una genesi del contemporaneo, vale a dire quella cosa che chiamiamo presente; dall’altro dal desiderio di rendere conto nella lingua (e dove, se no? né posso trattenermi dall’osservare che contemporaneo e presente sono la medesima cosa) — rendere conto nella lingua di ogni microfenomeno umanamente percepibile — gli infrasuoni, l’ultravioletto, le più minuscole increspature dell’esistente». La seconda frase di Vasta dice: «Il transito dalla guerra alla pace permette un’ulteriore consapevolezza: la messa in torsione dell’etica (questo, della frase che qui ripeto, è il picco), il suo sfiguramento proprio del conflitto bellico, non è qualcosa che termina con la fine della guerra ma prosegue in forme più attenuate e diluite, socialmente compatibili». A me sembra incredibile che questi due scrittori possano essere esaltati. Eppure così è. […]”

D’accordo ma non del tutto con Cordelli, ecco perché, ad esempio, Giorgio Falco con la sua Gemella H non funziona.

Piccione ripieno (e remixato) per Giorgio Falco

di Iannozzi Giuseppe

g hI Buddenbrook di Thomas Mann è una delle più notevoli e compiute Opere che la Letteratura mondiale accoglie nel suo catalogo. La gemelle H di Giorgio Falco, diciamolo subito, in maniera secca e incontrovertibile, non ha niente a che vedere con la monumentale Opera di Thomas Mann. Falco dà voce a tanti personaggi, a troppi. Un romanzo barocco, pieno di dettagli, talvolta superflui o insignificanti. La trama, se c’è, si perde nelle pieghe del tempo romanzato, un tempo lungo ottanta anni o quasi. Un lavoro pretenzioso che vorrebbe essere letteratura e che invece è soltanto una sorta di centone storico.

Tre generazioni della famiglia Himmer raccontate, ma di nessuna il lettore riesce realmente ad appassionarsi. La scrittura barocca si mischia con la Storia ma non si amalgama mai. Falco non è Thomas Mann, non riesce a tenere il leitmotiv, ecco così che quelli che dovrebbero essere dei temi ricorrenti, sono invece slegati o legati alla bell’e meglio. Non basta davvero parlare del Terzo Reich, d’un giornale parrocchiale nazionalsocialista diretto da un certo Klaus Anton, d’un padre fabbro e di suo figlio (H.H.) che riesce a prendere le redini del giornale di Klaus per farlo nuovo ma vecchio nello spirito; e nemmeno è sufficiente parlare della Germania, di Hitler vegetariano o non vegetariano, d’una gamba amputata e d’un mal di schiena che sfianca le reni e il corpo tutto. Voce principale, che ripercorre travagli, innalzamento sociale e decadenza della famiglia Himmer, è Hilde, una delle figlie di Hans Himmer – che ha poi preso il posto di direttore che fu di Klaus e del suo “Mutter”. Nonostante le tante “H” per i principali protagonisti di questo lavoro, c’è davvero poco altro: un chirurgo plastico (Gustavo Sanvenero Rosselli), Miss Universo (Luz Marina Zuluaga), speculazioni edilizie, la Rinascente, lo strudel.
Al pari di tanti autori contemporanei – che in nessun caso val la pena di citare con nome e cognome e vantate opere -, anche Giorgio Falco dà alle stampe un libro scevro di quello spirito dionisiaco e omerico, che è invece pienamente ravvisabile nella perfezione narratologica di Thomas Mann e dei suoi Buddenbrook. La gemella H è un po’ come il piccione ripieno che Dione Lucas, cuoca del ristorante di Amburgo, dice esser stato il piatto preferito da Hitler. Ma il piccione ripieno di Falco è remixato di brutto, quasi del tutto italianizzato.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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