“Cadaveri politici”. Racconto apocalittico di Iannozzi Giuseppe e segnalazione de “La lebbra”, “L’ultimo segreto di Nietzsche”, “Angeli Caduti”, “Scandalo”

Cadaveri politici

di Iannozzi Giuseppe

corpses


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Il mio unico libro è rilegato, con una copertina in pelle umana.
L’ho preso da un antiquario, non ricordo bene neanche io quanto tempo fa. Saranno passati dei secoli, solo di questo sono certo…
Ricordo però che quel dannato giorno pioveva a dirotto e nemmeno un fiacre libero.
Leggo una pagina o due quasi ogni giorno, soprattutto nei momenti in cui il mio spirito soffre la stanchezza e la noia. Leggo e i miei problemi si risolvono da sé; e, una volta chiuso il volume, le pagine lette si cancellano per tornare bianche.
E’ il Libro del Diavolo, il migliore. E l’unica copia al mondo è in mio possesso.

Tre morti giocano a carte.
Li saluto.
Non mi rispondono. Troppo concentrati.
Entro nella sede del Partito: è pieno dei soliti nullafacenti che stringono mani su mani.
Salgo le scale.
Il Segretario mi sta aspettando.
E’ pallido, più del solito. Non ha una bella cera.
“Accomodati.”
Mi metto a sedere su una poltrona rivestita in pelle d’asino.
“Mi voleva vedere?”, sputo annoiato.
Sospira, rabbioso e sconfitto: “Sì, il fatto è che da queste parti le cose non vanno affatto bene.”
“Me ne sono accorto.”
“Sono anni che non cambia un’acca.”
“Non c’è stato alcun rinnovamento.”
“Avrei dovuto darle ascolto, ma temo che oramai sia troppo tardi.”
“Direi di sì. I morti sono morti, non si può pretendere che, con un lifting o due, torni in loro lo spirito divino.”

Il segretario si aggiusta un occhio che gli è scivolato via dall’orbita, poi riprende a parlare, con tono di voce oltremodo roco: “Non è stato possibile attuare il cambiamento, il rinnovamento. Ho sempre avuto le mani legate.”
“Troppi compromessi e troppi interessi personali da salvaguardare, illustrissimo Segretario. E’ questa la verità.”
“In ogni caso avevo le mani legate.”
“E adesso?”
“Lascio.”
Silenzio.
“Non mi pare sorpreso”, fa lui ravvivandosi con una mano quattro peli sul cranio altrimenti lucido.
“Non lo sono. E’ giusto che lasci, qui non c’è niente che lei possa fare.”
“La tomba mi aspetta. E’ giusto lasciare spazio ai giovani.”
“Decisione saggia, signor Segretario. Peccato che anche i giovani siano vecchi.”
“Che intende dire?”
“Sono nati morti, vecchi di più cento anni. Non mi dica che non se n’è accorto.”
“Be’, sì. Però, in ogni caso, sono più giovani del sottoscritto!”
“Hanno idee vecchie quanto le sue.”
“D’accordo, potrebbe essere che sia come dice lei… A ogni buon conto, io lascio. Ho una tomba che, da troppo tempo, aspetta di accogliermi. Dopo tutti questi anni merito un po’ di santa pace, non trova?”
“Non ho mai detto che lei non abbia diritto a godersi la morte. La putrefazione è di tutti. E come tutti, anche lei ha il sacrosanto diritto di godersela fino in fondo.”
“Devo lasciare questo posto. Subito!”
“A chi intenderebbe lasciare la poltrona?”
“A chi la vuole.”
“Non ha dunque un nome in testa.”
“No. Sono anni che soffro di demenza cerebrale.”
“Come tutti del resto.”
Mi alzo dalla poltrona: “Bene, io toglierei il disturbo.”
Il Segretario non replica. Mi allunga la mano. Gliela stringo forte. Le ossa scricchiolano in maniera esagerata.
“Si goda la putrefazione, signor Segretario”, dico infilando la porta d’uscita.

Fuori piove a dirotto.
Sotto la pioggia, abbandonata contro il muro del Partito, c’è una mia vecchia, molto vecchia fiamma. Ha avuto il suo bel daffare con l’anoressia, ma alla fine ne è uscita fuori, è morta.
La pioggia le ha incollato i capelli al cranio.
Mi avvicina.
“Ciao.”
“E’ passato tanto di quel tempo, mia cara!”
“Avresti qualcosa per me?”
“No, lo sai. E’ tardi. Per tutti.”
“Non potresti fare uno strappo alla regola? Tu hai il libro.”
“Mi spiace, ma i favori personali sono vietati.”
“E se te lo rubassi il libro?”, sbotta lei rabbiosa.
“Potresti provarci, sì, ma il libro tornerebbe a me perché Esso è parte di Me. E tu, Annarita, perderesti il diritto alla putrefazione.”
“Potresti prestarmelo.”
“No”
“Solo per pochi minuti, giusto il tempo d’imparare a risolvere il mio cazzo di problema.”
“Non è possibile, lo sai.”
Digrigna forte i denti e ne perde due.
Era bella Annarita, tanto tanto tempo fa.
Spingo lo sguardo a destra e a manca: niente, non ci sono taxi.
Mi allontano da Annarita e dalla sede del Partito, a piedi.

Non ci sono più i libri, non quelli belli d’una volta, con la copertina in pelle umana.
Sono un uomo fortunato, uno che non è costretto ad andare incontro alla putrefazione.
I secoli mi sono scivolati addosso e l’uomo ha perso tutta la sua umanità per mostrarsi infine nudo, senza pelle, senza anima.
Diavolo o no, questo libro è mio, soltanto mio.
Leggo una pagina dal Libro del Diavolo, poi, soddisfatto e felice, lo chiudo accarezzando la pelle della copertina.
Prima o poi scriverò un saggio sulla fine dell’homo sapiens. E’ solo questione di tempo. A breve la Storia scriverà la parola Fine, e quando accadrà il mio lavoro di storico avrà il suo dannato Inizio.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a “Cadaveri politici”. Racconto apocalittico di Iannozzi Giuseppe e segnalazione de “La lebbra”, “L’ultimo segreto di Nietzsche”, “Angeli Caduti”, “Scandalo”

  1. furbylla ha detto:

    nessuna evoluzione chissà se veramente riuscirà a scriverlo quel libro..
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Direi che ha già iniziato a leggerlo il libro. In fondo, il trucco letterario è palese: questo racconto non è poi altro che il primo capitolo di quel libro, la cronaca di come il mondo politico è finito scrivendo la parola FINE. L’INIZIO è ancora in corso di scrittura. 😉

    BEPPE

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  3. furbylla ha detto:

    mmhhh ok
    cinzia

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Bene, siamo d’accordo.

    beppe

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