Pamela e Jim Morrison. Poesie della percezione

Pam e Jim

Poesie della percezione

di Iannozzi Giuseppe

Jim Morrison e Pamela

Jim Morrison e Pamela

La promessa

Grazie, hai mantenuta la promessa
Non ti sei fatta più vedere
Le stelle buie, il buco nero e quella roba
mi hanno tenuto compagnia fino alla fine

Grazie, i tuoi fiori hanno fatto scandalo
I serpenti hanno preso possesso delle donne
Il giovane prete ha quasi dato di matto
quando il casino ha scoperchiato la Visione
I morti così rigidi e le loro pene così vive

Nel deserto la tentazione, l’indiano e il peyote
E’ stato un peccato tornare e pensare al Figlio
Non c’è stato più un secondo di pace a L.A.
Il rumore dei tuoi passi lungo la tromba della scala
e quello del colpo di pistola

Queste persone così strane, così cieche
Chissà perché ti corteggiano senza posa

Grazie, hai mantenuta la promessa
Grazie, i tuoi fiori hanno fatto scandalo
Un funerale così alla moda, così alla moda

Pam e Jim

Pam, Pam, tu non immagini
quanti angeli camminano lungo le strade
sotto la neve e il Natale
Davvero non immagini
quanti giorni felici e quante lacrime
nascoste dietro ai sorrisi
Ci sono giorni che stai un po’ bene
e altri che ti senti uno schifo completo
In certi momenti tutto ti crolla addosso
Guardi dritto in faccia il plotone d’esecuzione
e cerchi di convincerti che non è stata tua la colpa
In fondo all’anima però sai d’essere un alieno
Che tu ripeta che non è giusto in ogni caso
non farà cambiare questo tempo di pioggia e tempesta

Pam, Pam, vestita d’innocenza
Pam, Pam, svestita d’ogni innocenza
non hai ancora visto gli angeli cadere
Non hai ancora visto gli angeli più belli
cadere in ginocchio
sepolti nella propria ombra
per non rialzarsi mai più,
per non rivedere più il sole

Pam, ogni favola bella o brutta che sia
arriva al capolinea sempre
Arriva a baciare un binario morto sempre
Ci siamo capitati dentro
e il male della Lucertola ci ha dominati
prima che potessimo fare qualcosa
Non ci rimane che tenerci per mano,
far finta di pregare e continuare a camminare
fino a quando sole e luna non si capovolgeranno
dentro alle nostre orbite votate al vuoto assoluto

Avrei voluto adornare i tuoi capelli di farfalle
e non darti a questa giornata senza speranza

Tutto è così triste, così terribile e bello
I bambini non giocano più,
le ragazze non si dondolano più
Tutto è sul punto di scoppiare in aria
da un momento all’altro

Pam, Pam, Pam…
quante volte il tuo nome sul mio
Gli angeli più belli sono i più fragili sempre
Andiamo! Dobbiamo continuare ad andare
Tienimi per mano, fa freddo, ho freddo
Senti anche tu che è così, vero?
Senti anche tu che siamo noi la minaccia?

Tutto è così terribile e triste e bello
Così triste, la neve bagnata di sangue
Il plotone, la gente che passa e passa avanti

Oh, gli angeli così freddi, così privi di vita
Non poteva essere in modo diverso
Non poteva
che essere questo il capolinea di tutto

Rondine

Han detto
quando son nata
che sarebbe stata
la prima e l’ultima volta
Avevan ragione
non lo nego;
ogni dicembre però
quando fredda l’aria
e di più la gente
d’attorno, indaffarata
per scelte di doni
col Natale ch’è vicino
e che le anime rende
vuote tanto tanto,
sempre ripenso
agl’anni volati via
in un batter di ciglia,
così una lacrima
e poi un’altra giù
più dolce della prima;
sì tiepida si posa
sulla guancia la carezza
che conosco;
e ti ho davanti
come sempre bella
d’immortale sorriso,
sei tu, mamma,
mia sola primavera
unico amor
su cui possa contare
oggi come allora

Strane percezioni

Non è strano
Solo normale
E per ciò ho paura
Non è strano

La tua vita
Quella mia
Sono alla deriva
Gioco del destino
Ma non è strano
Lo sguardo sfacciato del mio Io
L’illusione d’esser dio

Cancro rimbaudiano
Poesia nelle notti insonni
Il tuo sguardo fisso sul mio
Tu, bella come non oso dire
Tu, puttana e madonna del letto
Tu, mani così piccole
Tu, polsi così sottili
Tu, dolci seni di latte materno
Tu, ventre così morbido
Tu, gambe annodate alla mia vita
La tua pelle delicato velluto
– carezza di delicatezza
E gli occhi tanto tanto grandi
E il cuore tanto tanto grande
Muovono a commozione
Costringono alla lussuria
E’ stancante esser matador
Uccidere la verginità
– che magari non c’è
Tutto questo solo per vivere

La vita
Quella tua
E’ strana
La comprendo
Come uomo
E oltre non vado

La vita
Quella mia
Così simile alla tua
E dico che non è strano
E’ normale

Dovrei aver paura
Per una volta
Almeno
Lasciarmi andare
Alla paura

Hollywood Walk of Fame

Avanti, buttati giù dal letto a piedi nudi
Non importa se hai su un bel niente
Buttati giù!
C’è il sole e un diavolo in carne e ossa
che aspetta con la cinquecento rossa
per portarti fino al Promontorio della Paura
dove sta quel grande vecchio faro
che ti fa tanta tanta paura

Avanti, non fare la stupida
Hai sempre amato piangere
e legarti al mio collo
come colomba strapazzata dalla tempesta
Avanti, gli assassini sono già giù in strada a far festa
Manchiamo solo noi, manchiamo solo noi

Euridice va a letto con chiunque alzi il pollice
La strada per arrivare è lunga e piena di curve
Gli indiani fanno la fila per farsi ammazzare
e Hollywood non è mai stata così piena di star

Continuano a crescere capelli e unghie ai morti
E’ meraviglioso, è meraviglioso
vedere il fumo uscire lento lento dai camini
Dovremmo provarci anche noi a non far niente
tutto il santo giorno
– prima o poi capiterà anche a noi

Andiamo, la strada è lunga
Gli spiriti dicono che non c’è altro da fare
I taglialegna spaccano i ceppi in due metà esatte
e il cacciatore spara a vista dritto in fronte
Manchiamo solo noi, manchiamo solo noi
Leviamoci da questo mortorio
Incoronami con l’ultimo raggio di sole
e uniamoci agli altri così come siamo

Inverno a Natale

Benché fosse quasi Natale
stagnava nell’aria frizzante sentore
odor di verde
perso tra l’erba alta e le garrule risa
di bambini a rincorrersi felici
birichini
lungo il prato in pendio
– del freddo, del bianco verno ignaro –
che la coda dell’occhio vedeva
e non vedeva.

Regnava forte tra noi
un magico silenzio,
sì tanto forte
che una piuma d’angelo
candendo
son certa avrebbe spezzato
l’incanto.
Raccontavi
e ogni storia era musica quasi
filtrata per i miei soli orecchi.
Guidata da arcana forza
a confessar i miei peccati di bambina
nel tepore del ristorante
eccomi davanti a ricche vetrine
addobbate a festa
per far gola a tutte le fantasie
e malinconie
che nascono col Natale.
E tu ridendo invece mi rimbambivi
con le tue estati passate nei campi
dietro a grilli e fichi rubati, per celia
nascosto nelle camicie ad asciugar al sole
per arrivare all’ora del tramonto
rosso prigioniero sulla testa rasata
delle colline accarezzate dal vento serotino.
E mentre mi mettevi
davanti agl’occhi tutto questo,
crollava la mia ingenua costruzione
di stuzzicadenti in bilico l’uno sull’altro
sotto l’impeto d’un imprevisto starnuto.

Tardi, le lancette dell’orologio
impietose segnavano ch’era l’ora
di tornare, d’affondare nell’intimità
del letto: complice la notte.

Miagolava un gatto annoiato
e la luna bella di luce divina
veniva sui nostri volti accaldati
tra le lenzuola sconvolte
dall’amor consumato. E ancora la luna
ostinata illuminava noi e la nostra passione;
tu m’abbracciavi stretta e recitavi
per me soltanto: “Fammi morire, fammi morire!
A poco a poco fammi morire,
solo per gioco ma fammi morire
in questa notte di luna piena…
Tutte le stelle di Dio bruceremo,
fino a quando esausto reclamerò pietà
e in un sussurro ti dirò, basta!
Basta, son morto!”

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Pamela e Jim Morrison. Poesie della percezione

  1. furbylla ha detto:

    Strano,finito di leggerle ho avuto la sensazione come avessi affrontato un cammino ineluttabile..Molto belle
    buongiorno
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    A parte Rondine, che è forse la più lieta, le altre sono tra le cose più tristi che abbia mai scritto. Perlomeno questa è la mia opinione. Non saranno perfette, ma mi piace la solitudine lisergica che mettono in campo, una dannazione benedetta.

    Bacione ❤

    beppe

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