Appunti di un giornalista che fa il suo mestiere

Appunti di un giornalista
che fa il suo mestiere

di Iannozzi Giuseppe

journalist

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L’Arte è morire un po’ di più ogni volta che viene portata agli uomini. L’Artista è una persona che accetta di creare il Bello (il Sublime), con la consapevolezza di dar via la sua propria anima, la sua forza vitale a ogni opera che egli crea. Perché l’Artista è un mortale che imita e sfida Dio in un faccia a faccia, dimostrandogli così che anche un mortale è in grado di creare al pari di un dio.

…un tema molto spinoso, l’etica del giornalista.

Quanto è manovrabile un giornalista, e quanto è disposto a lasciarsi usare come un pinocchio dipendente dai fili del burattinaio?

Faccio una breve ma necessaria premessa: il giornalismo di oggi, rispetto a quello di ieri, è cambiato, anche sotto l’aspetto deontologico. Un giornalista famoso, diciamo pure una griffe, ovvero una persona che gode (meritatamente e immeritatamente) del plauso del pubblico e di una certa cerchia di colleghi della stampa, può orientare l’opinione pubblica e in certi casi portarla a condividere in toto il suo pensiero, indipendentemente dal fatto che questo sia giusto o sbagliato, condannabile moralmente. Un giornalista accreditato, con un contratto di ferro – pochissimi quelli che possono dire di non nutrire tema che da un giorno all’altro gli arrivi un calcio nei fondelli o una randellata sulle gengive -, in un certo senso detta legge: la professionalità gli viene riconosciuta in primis dal fatto che ha un contratto con una grosso gruppo editoriale, quindi che lui faccia informazione corretta o meno è relativo. Dico così, in quanto la griffe deve comunque sottostare a delle regole, o meglio a certe abitudini dell’ambiente giornalistico, se vuole continuare a godere di credibilità, una credibilità che gli viene soprattutto regalata dai colleghi. Ci sono per il giornalista griffato delle abitudini, delle consuetudini, che deve rispettare, perché nonostante non compaiano nel contratto sono regole dell’editore a cui attenersi rigidamente.

Iannozzi Giuseppe - scrittore, giornalista, critico letterario

Iannozzi Giuseppe – scrittore, giornalista, critico letterario

Faccio un esempio pratico: poniamo il caso che domani esca in libreria un libro firmato da Caio, Tizio che è giornalista accreditato (griffato) è tenuto a recensire il libro di Caio e a dirne bene, e se proprio non gli è possibile dirne completamente bene, allora la carta da giocare è quella della diplomazia, ovvero dirne senza far capire una emerita mazza al pubblico – che vorrebbe farsi una opinione in merito – e ai colleghi, i quali cominceranno a lambiccarsi il cervello per (far finta di) capire dove volesse andare a parare Tizio con la sua critica! Ne consegue così che i colleghi di Tizio produrranno una miriade sterminata di articoli intorno alla critica diplomatica – di cui non si capisce un’acca – di Tizio, articoli che non potranno fare a meno di tirare in ballo il libro di Caio offrendogli dunque su di un piatto d’argento (a volte d’oro) tanta e tanta immeritata e non dovuta pubblicità. Se per assurdo fossi io Antonio D’Orrico potrei sparare tante e tante corbellerie, poi, al massimo, si alzerà un polverone di sédicenti critici che diranno che io D’Orrico faccio male il mio lavoro, e proprio questi critici parlando della critica firmata da me che sono D’Orrico diranno, per forza di cose, del libro che io D’Orrico ho recensito tessendo lodi oltremodo esagerate. E’ questo un metodo semplicissimo per creare dal niente un  capolavoro con la “c” minuscola, ovvero un prodotto commerciale che non ha alcun valore letterario e che però attira la curiosità del pubblico e di (quasi) tutti quei critici, che si agitano per far notare all’intellighenzia italiana di quanto acume sono dotati.

Il giornalista che fa informazione dovrebbe essere il più preciso possibile e sempre corretto: per quanto ho sopra esposto, non può e, spesse volte, non vuole essere corretto, perché avrebbe tutto da perderci. La nostra società è basata sull’informazione e su come essa viene distribuita: non dico tutti, ma molti giornalisti griffati hanno affossato l’informazione riducendola a un teatrino mafiosetto, di clan, di verità manipolate. Sin tanto che si parla di critica letteraria, seppur il problema resta grave, non produce comunque disastri irrimediabili, in quanto il capolavoro con la “c” minuscola, finita la moda del momento, finisce giustamente nel grande pozzo dell’oblio totale; gravissimo invece quando l’informazione dovrebbe fornire a tutti delle notizie sulle condizioni della politica, della società, di un paese. Si pensi a quanti “insabbiamenti”, a quante volte le notizie non sono state dette o sono state dette a metà, come in quei non pochi casi di preti pedofili, per non dire delle guerre – ahinoi – in atto nel mondo. Un reporter di guerra che dovesse scoprire delle verità scomode e avesse intenzione di pubblicarle, di portarle all’attenzione pubblica, rischia grosso: basti pensare alla triste fine di Ilaria Alpi, di Enzo Baldoni… crediamo davvero di sapere come e perché sono morti? Vittime? E se sì, vittime di chi, per quale motivo? Io so di per certo che Ilaria Alpi ed Enzo Baldoni sono morti in zone di guerra, forse per quello che avevano scoperto! La storia del giornalismo è costellata di esecuzioni, di giornalisti assassinati. Quanti quelli assassinati in Messico, in Brasile, in Sudafrica, in Russia, ecc. ecc. Anna Politkovskaja: chi è stato ad eseguire la sua condanna a morte? La Politkovskaja, prima del ferale evento che le ha portato via la vita, era già finita più volte nel mirino di chi la voleva far fuori, tentativi di avvelenamento e altro ancora. Alla fine Anna Politkovskaja è stata freddata dalle pallottole. Oggi: i magistrati hanno incriminato un tenente colonnello del servizio russo d’intelligence, che sarebbe coinvolto nell’omicidio della giornalista anti-Cremlino Anna Politkovskaja, dice l’agenzia stampa Interfax. L’agenzia, citando una fonte vicina all’inchiesta, dice che le accuse riguardano il tenente colonnello Pavel Ryaguzov del Servizio federale di sicurezza (Fsb).Ryaguzov era stato arrestato ad agosto nell’ambito di un altro caso. Sono scettico, non credo che con Vladimir Putin al governo verrà mai fuori la verità circa l’assassinio di Anna Politkovskaja. Se qualcuno verrà condannato e riconosciuto colpevole, nutro tema che sarà un capro espiatorio.

Il freelance è un “precario”, ma ha forse più possibilità di fare e dare una informazione maggiormente corretta; tuttavia ricordiamoci che anche lui è un uomo e in quanto tale ha giustamente bisogno di mangiare. I giornalisti, siano essi griffati siano essi freelance, sono manovrabili dagli interessi delle testate. Chi sceglie di non farsi manovrare in alcun modo, chi sceglie d’essere libero, di fare informazione corretta, è una persona che rischia la fame, il ludibrio dei colleghi e l’isolamento anche.

Un freelance, che ha deciso di non piegarsi per nessuna ragione al mondo alle logiche del mercato editoriale, diciamolo chiaramente: con gli articoli che gli vengono pagati (quando e se gli vengono pagati) non sbarca il lunario, o comunque molto difficilmente, quindi deve cercare di integrare le sue entrate con un’altra attività al di fuori del giornalismo, ovviamente se ci tiene un po’ a vivere in maniera dignitosa e con un umile ma onesto futuro davanti. Quasi inutile sottolineare che si fa un culo della madonna.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Appunti di un giornalista che fa il suo mestiere

  1. furbylla ha detto:

    Trovo questo post vada condiviso è utile molto utile..
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Mi auguro che siano in tanti a pensarla come te. Sono semplicemente degli appunti di uno che fa il giornalista e non è legato a nessuna casta editoriale o politica. Ma essere indipendenti ha un costo, talvolta alto, come scrivo.

    Grazie infinite, Mamma Lupa ❤

    bacione

    beppe

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