Libri morti e sepolti (O la storia di Cassio Longino). Racconto di Iannozzi Giuseppe

Libri morti e sepolti

(O la storia di Cassio Longino)

di Iannozzi Giuseppe

libri

Fa un caldo boia nonostante si sia solo ai primi di maggio.
Carletto sbuffa. Il sole a picco su cose e persone non gli piace affatto. Non posso dargli torto. E’ un sole innaturale quello che ci fa sudare e che illumina la capitale dopo le tre del pomeriggio.
Decidiamo di entrare in una libreria, nella speranza di trovarci l’aria condizionata.
Né io né Carletto sentiamo il bisogno di acquistare dei libri. Nel corso degl’anni abbiamo letto forse più di chiunque altro in questa città di ignoranti bestiali e tanto fa.
Non c’è nessuno. Lungo gli scaffali pile e pile di libri, dei soliti autori, dei soliti quattro editori. In realtà non c’è niente che ci interessi. Da tempo non guardiamo più alla narrativa seriale. Abbiamo anche noi digerito la nostra dose di serialità, per cui, a un certo punto, abbiamo detto ‘basta’.
Entra una sorta di nano, pelato, con un riportino esagerato. Dopo di lui uno spilungone che pare tisico. Sembrano usciti fuori da un romanzo incompiuto di Kafka: due metamorfosi ancora in corso, incomplete.
Passano tra scaffali stracolmi di libri che nessuno legge e compra. Gialli. Thriller. Noir. Fantasy. Fantascienza. Nessun genere stuzzica la loro curiosità. Non gl’interessano neanche le ultime uscite seriali. Il bancale in bella esposizione non attira manco una mosca. I radical chic riposano indisturbati sotto gli occhi dei pochissimi disgraziati che, per dispetto o noia, si avventurano all’interno di questa libreria babelica. Ci si potrebbe tranquillamente perdere o nascondere qui dentro.

I classici della Letteratura, purtroppo anch’essi, non vengono degnati d’uno sguardo da parte dei due avventori. Soltanto io e Carletto sfogliamo le nuove edizioni. Perlopiù sono tutti libri che leggemmo tanti anni or sono e che oggi sono i nostri migliori amici.
Carletto getta lo sguardo su una pila di libri intonsi, con la bandella in evidenza: “Credi forse, sul serio, che le tante fascette con su indicato, in grossi e grassi caratteri, ‘vendute 150.000 copie’, siano vere? Solo i boccaloni possono crederci.”
“Certo che non ci credo. Non si legge. Ma in alcuni casi è meglio non leggere affatto piuttosto che leggere corbellerie per intasarsi il cervello e il buco del culo.”
Carletto prende a ridere a crepapelle, tanto in libreria ci siamo solo noi due, il nano e lo spilungone.
“Non si legge, lo dicono tutti. Al limite qualcuno si accomoda con un libro in mano e lo sfoglia, legge qualche pagina e morta lì. Sono i tempi, tempi bui, disgraziati, tempi di grande ignoranza e di povertà diffusa.”
“Un tempo però non era così.”
“Era solo ieri, ma sembra siano passati decenni se non secoli addirittura. Ricordo bene quando i libri si acquistavano anche se poi non tutti li leggevano. C’erano i soldi e si investiva anche su libri che, forse, sarebbero stari letti in un prossimo futuro. Oggi la gente preferisce far la spesa. E come dargli torto!”
“I libri sono cibo per la mente.”
“Una mente in un corpo debilitato e affamato non ti fa andare di corpo”, sentenzio.
“Mens sana in corpore sano”, sottolinea Carletto.
“Esatto. Ma ce di più. Vogliono farci credere che ogni libro che esce sia un capolavoro. Niente di più falso. Credi forse che le classifiche dei libri più venduti siano veritiere? Io no. Non serve a granché pubblicare con un grande editore, se poi la proposta editoriale è di per sé invalida. E non importa neanche il nome altisonante dell’autore, o del presunto autore. Tantissimi libri, che non comprerei mai per diverse ragioni, con la fascetta o senza, continuano a far bella mostra di sé in libreria. O meglio: tolgono spazio a tanti e tanti libri che invece meriterebbero d’essere esposti e che però sono pubblicati da editori indipendenti. Oggi come oggi, chi diavolo vuoi che acquisti un libro a 21 Euro? l’ultima cagata d’un evangelista o stalinista in odor di santità, che ha fatto uno due tre quattro passaggi in un programma fazioso di e per radical chic? E’ tutta apparenza. La verità è che nessuno vende più 10.000 copie. Figuriamoci 150.000 o 200.000. E’ fumo negl’occhi, nient’altro che questo.”
Il nano, o quel che è, il tipo con il vistoso riporto ci fissa con occhi porcini e malevoli. Il suo sguardo io e Carletto ce lo sentiamo addosso.
In un orecchio, sottovoce, Carletto mi spiega: “Quello è un editor, uno di quelli che producono spazzatura seriale per…”.
“Lo so”, bisbiglio io. “Lo spilungone non so però chi sia.”
“E’ il suo ultimo acquisto! Un esordiente entrato nelle grazie di quel diavolo di editor, Cassio Longino (*). Uscirà a breve con un romanzo, che, ovviamente, Longino ha rivisto e riscritto…”.
“Insomma, la solita solfa.”
Getto un’occhiata a Longino e al suo protetto tirando fuori il mio sorriso più luciferino. Longino mi fa la linguaccia, ma inciampa andando a sbattere il grugno contro una pila di libri, che subito cadono sul pavimento aprendosi come farfalle.

Cassio Longino

Cassio Longino

Subito accorrono le cassiere per aiutare Longino. Oltremodo preoccupate lo aiutano a rialzarsi, gli chiedono se si è fatto male, se ha bisogno di… etc. etc. Lo spilungone non fa niente. Si limita a osservare il disastro con occhi vuoti, come uno zombie lobotomizzato. Nell’intanto è arrivato anche il titolare della libreria, più bianco d’un cencio: glielo si legge in faccia che è preoccupato a morte, manco fosse caduto giù dalla croce Gesù Cristo.
“Pago io, non c’è problema”, si affretta a bofonchiare Longino, coccolato e vezzeggiato dalle cassiere.
“L’importante è che Lei stia bene, Signor Longino. Non si preoccupi per i libri. Ne abbiamo a pacchi in magazzino. Quelli rovinati li rendiamo indietro come difettosi”, lo rassicura il titolare della libreria.
Carletto mi rifila un colpo di gomito nelle costole: “Meglio telare!”
“Perché mai?”, dico a voce alta perché tutti mi possano sentire: “Stiamo imparando com’è che si vendono i libri, non è cosa che capita mica tutti i giorni!”
Longino vorrebbe strozzarmi e a anche il titolare della libreria.
Rivolgendomi a Carletto: “Bisogna far tesoro di certi insegnamenti. E’ dai grandi che s’impara a far fuori la porcheria.”
Longino è livido di rabbia. Potrebbe prendergli una sincope da un momento all’altro. Il suo protetto invece è cadaverico, del tutto assente.
A un certo punto Longino prende a sanguinare: un rivolo di sangue gli cola dal naso.
Ecco, adesso sì che è il momento di telare.
“Okay, andiamo pure. Temo non abbia più niente da insegnarci”, dico tra il serio e il faceto.
Ci lasciamo alle spalle Longino lungo disteso: poco ma sicuro che gl’è preso un coccolone.
Senza acquisti passiamo davanti alla cassa, mostriamo le mani vuote a una cassiera sifilitica e infiliamo la porta d’uscita.
Fuori il sole si è spento per lasciare il posto a una nebbiolina serotina.
“Tu dici che…”.
“Dico di sì. Domani lo leggeremo nella cronaca nera, così impara ad andare in giro per librerie a raccomandare zombie.”
“Sei più cinico di quanto sperassi”, fa Carletto che a stento riesce a rattenere il riso.
“Sei davvero molto, molto fortunato ad avere al tuo fianco uno come me che di nome fa Ernesto l’Onesto!”
A questo punto Carletto scoppia a ridere e io insieme a lui.

(*) Cassio Longino, secondo una tradizione cristiana, è il nome del soldato romano che con la lancia trafisse ben bene il costato di Gesù crocifisso per accertarsi che fosse morto stecchito.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Libri morti e sepolti (O la storia di Cassio Longino). Racconto di Iannozzi Giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    questi racconti metton sempre tristezza perchè vi è tanta verità Magari cambierà.. non so..
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    No, non cambierà.
    Sono anni che qualcosa dovrebbe cambiare e qualcosa sì, è cambiato, in peggio però.

    beppe

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