“L’ultimo segreto di Nietzsche” di Iannozzi Giuseppe – Acquista la tua copia su La Feltrinelli – un brano del libro per Voi

L’ultimo segreto di Nietzsche

di Iannozzi Giuseppeacquista la tua copia su La Feltrinelli

Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum

L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino)  Beppe IannozziCicorivolta edizioni – ISBN 9788897424772 – pagine: 230 – © 2013 – prezzo: € 13,00

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Brano tratto da L’ultimo segreto di Nietzsche

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Un uomo ricco, molto ma molto ricco, un certo Gioacchino, era solito raddoppiare le sue offerte dicendo: “L’eccedente è per il popolo intero; è invece destinato al Signore quanto devo perché mi rimetta i peccati e mi usi misericordia.”
Il giorno del Signore, i figli di Israele erano soliti presentare le loro offerte.
“Non è lecito che sia tu il primo offerente, perché non hai generato figli in Israele”, così gli venne detto da Ruben.
Allora Gioacchino si gettò a capofitto nel deserto, piantò la sua tenda e ci rimase a digiunare per quaranta giorni e quaranta notti: “Non scenderò né per procurarmi cibo né per procurarmi alcuna pietanza finché il mio Signore non mi avrà visitato: sarà la preghiera il mio cibo e la preghiera la mia pietanza.”
Nell’intanto, Anna, moglie di Gioacchino, piangeva la sua vedovanza. Ma un giorno le apparve un angelo del Signore che bello bello le annunciò: “Anna, Anna, il Signore ha accolto la tua preghiera e partorirai!”
E Anna tutta presa dalla gioia rispose: “Com’è vero Iddio, che sia maschio o femmina, il frutto di questo parto lo offrirò al Signore perché lo serva per tutti i giorni della sua vita.”
Gioacchino fece ritorno a casa informato da un angelo della buona novella. Il nono mese Anna partorì una femmina che chiamò Maria.
Quando Maria ebbe due anni, il padre decise di condurla seco al Tempio del Signore per adempiere alla promessa fatta. Ma Anna replicò al marito che Maria doveva compiere almeno tre anni, e così fu.
Il sacerdote baciò la bambina e disse: “Il Signore Iddio ha magnificato il tuo nome per le generazioni a venire. Al compimento dei tempi del Signore renderà manifesta in te la sua Redenzione.”
Giuseppe protestò: “Ho dei figli e sono vecchio, mentre lei è una ragazzina: che io diventi lo zimbello dei figli di Israele!”
Il sacerdote non ammise repliche e così Giuseppe disse: “Io ti ho ricevuta dal Tempio del Signore. Ora ti lascio nella mia casa e vado a lavorare alle mie opere.”

“Non avere paura, Maria, perché hai trovato grazia al cospetto del Signore di tutte le cose e concepirai dal suo Verbo”, così si pronunciò l’Angelo davanti alla giovane inesperta Maria. E lei: “Concepirò per opera del Signore Iddio vivente come partorisce ogni donna?”
E l’Angelo: “Non così, O Maria, perché la virtù del Signore ti copre come un’ombra. L’Essere sacro che nascerà da te sarà chiamato Figlio dell’Altissimo. E gli darai il nome di Gesù, perché salverà il suo popolo dal peccato.”
E fu quasi un mezzo scandalo. Giuseppe si rivolse a Maria: “O prediletta di Dio, perché hai fatto ciò?”
E Maria, innocentemente: “Io sono pura e non conosco alcun uomo. Com’è vero Iddio, mio Signore, io non so donde venga questo che è in me.”
Giuseppe non sapeva come comportasi. Nel corso della notte un Angelo gli si parò davanti e papale papale gli disse: “Non temere per questa fanciulla, perché quanto si è compiuto in lei è opera dello Spirito Santo. Partorirà un figlio e gli metterai il nome di Gesù, perché salverà il suo popolo dai peccati.”
Giuseppe dovette rendere conto dell’accaduto davanti al sacerdote: “Com’è vero Dio, mio Signore, io sono senza macchia riguardo a lei.”
Tuttavia il sacerdote non credeva che fossero vere le parole di Giuseppe: “Non affermare il falso e dì piuttosto che ti sei unito in maniera fraudolenta a lei. Non l’hai fatto sapere ai figli di Israele e non hai chinato il capo sotto la potente mano di Dio, affinché il tuo seme fosse benedetto. Restituisci la vergine che hai ricevuta nel tempio del Signore.”
Giuseppe scoppiò a piangere.
Il sacerdote continuò la partaccia: “Vi farò bere l’acqua della prova del Signore, che renderà manifesto lo scandalo ai vostri occhi.”
Giuseppe obbedì: bevve l’acqua tutta d’un fiato e anche Maria la bevve ed entrambi si recarono sui monti, e tutt’e due tornarono sani e salvi: ciò poteva solo significare che scandalo non c’era stato. Una cosa inaudibile, un miracolo.
Tre giorni dopo la nascita del Signore, Maria uscì dalla grotta che l’aveva accolta; poi entrò in una stalla dove depose il Bambino nella mangiatoia. E il bue e l’asino lo adorarono. Si compì così quanto era stato annunciato per bocca del profeta Isaia: “Il bue ha riconosciuto il suo padrone e l’asino la greppia del suo Signore.”
I due animali, avendolo in mezzo a loro, non un solo attimo smettevano di adorarlo riscaldandolo coi loro fiati bestiali. Fu così che si compì quello che era stato annunciato per bocca del profeta Abacuc: “Ti farai riconoscere in mezzo a due animali.”
Giuseppe e Maria rimasero insieme al Bambino per tre giorni.
Erode era livido di rabbia: “Uccidete tutti i bambini dai due anni in giù.” L’ordine di Erode non ammetteva repliche e nessuno degli uomini a lui vicini osò protestare.
Giuseppe fu avvertito in sogno da un Angelo del Signore: “Prendi con te Maria e il Bambino e fuggi in Egitto per la strada del deserto.”
Giuseppe obbedì.
Nel corso del duro cammino, Giuseppe si rivolse al Signore: “Signore, l’eccessivo calore ci distrugge. Se ti piace, facciamo la strada che costeggia il mare per transitare dalle città marittime e lì riposare…”. E Gesù fece in modo che il lungo tragitto venisse coperto in un solo giorno. Arrivarono così presso il territorio di Ermopoli, in Egitto, e quando Gesù passò tra gli idoli del Tempio, questi tutti crollarono. Presso un’altra città stava una donna indemoniata, una strega a detta della popolazione locale, sposa del Diavolo. Maria volle incontrarla e il Diavolo fu costretto ad abbandonare il corpo dell’indemoniata gridando: “Che sventura! La colpa è di Maria e di suo Figlio!”
Si spostarono dunque sino a Misr e dopo dovuta visita al faraone si stabilirono qui per tre anni.
All’età di tre anni Gesù vide dei bambini e si mise con loro a giocare…
Attraversando la piazza della città insieme a Maria, Gesù vide un maestro che istruiva i suoi scolari: dodici passerotti in lotta tra di loro caddero dal muro sulle ginocchia del maestro, che stava facendo lezione ai fanciulli. Gesù non riuscì a rattenere la sua risata. Il maestro non sopportò l’arroganza di questo discolo e subito comandò ai suoi allievi di prendere Gesù affinché lo portassero da lui. E quando l’ebbe davanti, subito gli domandò: “Che hai da ridere così tanto?”
Gesù non si fece pregare e a muso duro gli rispose: “È accaduto così: io ho mostrato loro le mie mani ricolme di chicchi di grano e essi hanno corso il pericolo di correre a raccoglierlo. Per questo erano in lotta fra di loro, per
dividersi i chicchi.”
Il maestro odiava Gesù per questo colpo gobbo e si adoperò affinché venisse scacciato. Allora un angelo del Signore apparve a Maria: “Prendi il Bambino e torna nella terra dei Giudei, perché chi tramava contro la sua vita è morto e così pure ogni accolito.”
Così fece la famiglia di Gesù.
“Vi meravigliate che un bambino dica simili cose? Perché non credete a quello che vi ho detto? Siccome ho detto che so quando siete nati, voi siete rimasti attoniti. Ebbene, vi dirò cose più grandi, così che maggiore sia la vostra stupefazione. Abramo, che voi dite vostro padre, io l’ho visto e ho parlato con lui ed egli ha visto me… Sono stato con voi, in mezzo ai bambini, e non mi avete conosciuto. Ho parlato con voi come a persone sagge e non avete inteso la mia voce, perché siete più piccoli di me e non avete abbastanza fede. Vi ho parlato con un racconto, ma io so che non siete forti e vivete nell’ignoranza.”
Fu così che Gesù venne affidato al maestro Levi affinché lo istruisse nelle lettere. Gesù era però refrattario a rispondere al maestro Levi: “Perché mi batti? Sappi che, in verità, proprio chi è stato picchiato ha da insegnare a chi lo picchia molto più di quanto da questi si può apprendere. Io ti posso insegnare infatti le cose che tu dici di sapere.”
E Gesù insegnò al maestro che fu costretto a ribattere: “Può quindi continuare a vivere sulla terra costui? No di certo! Merita piuttosto d’essere appeso a una grande croce, perché riuscirebbe a spegnere il fuoco e sarebbe in grado di vanificare ogni altra forma di tortura. Io sono convinto che costui esistesse già prima del diluvio: quali viscere l’hanno partorito?”
Gesù, ridendo di lui, si rivolse a tutti i figli presenti e disse loro: “Diano frutto quelli che sono sterili, vedano i ciechi e camminino gli storpi, godano di prosperità i poveri e risorgano quelli che sono morti: tutto ciò perché ciascuno, tornato allo stato primitivo, rimanga in quella che è la radice della vita e della perpetua felicità.”
Non appena Gesù ebbe finito di parlare, si avverarono subito le sue parole: e nessuno osava più dirgli nulla o ascoltare qualcosa da lui.

Gli anni passarono e Giuseppe morì.
“La profezia di mio Padre si è avverata in Adamo a causa del suo peccato di disubbidienza e la volontà di mio Padre si realizza in tutto ciò che egli desidera. Dunque, quando l’uomo trasgredisce i comandamenti di Dio e si vota alle opere di Satana, macchiandosi di scandali, se la sua vita si prolunga è perché lo si vuole risparmiare, nella speranza che si penta e si renda conto che dovrà essere consegnato nelle mani della morte. Se invece l’uomo compie buone azioni e la sua vita si prolunga, è perché i fatti e gli avvenimenti della sua vecchiaia acquistino fama presso gli uomini probi e vengano da costoro imitati. Se vedete un uomo irascibile, i suoi giorni saranno abbreviati: questi sono gli uomini che vengono portati via a metà nel fiore dell’età. Tutte le profezie fatte da mio Padre dominano sui figli degli uomini: devono necessariamente giungere a loro compimento. Per quanto riguarda Enoch ed Elia, come mai essi vivano ancora nello stesso corpo sin dalla nascita, mentre mio padre Giuseppe non è stato lasciato come loro nel suo corpo, è certo che l’uomo, anche se vivesse migliaia di anni, deve alla fine cambiare la vita con la morte. E io vi dico, miei cari, che anche quei due alla fine dei tempi dovranno lasciare il mondo e morire in un giorno di trasformazione, di turbamento, di sofferenza e di angoscia. L’Anticristo infatti ucciderà quattro corpi e ne spargerà il sangue come acqua per la vergogna che gli tireranno addosso.”
E gli Apostoli di rimando: “Signore nostro, nostro Dio e Salvatore, chi sono quei quattro uomini cui hai accennato, dicendo che l’Anticristo li toglierà di mezzo per il biasimo che gliene verrà?”
E il Salvatore: “Essi sono Enoch, Elia Schila e Tabhita…”.

Pilato uscito dal pretorio, come penitente: “Il sole mi è testimone che io non ho trovato alcuna colpa in quest’uomo che voi dite dello scandalo”.
E gli Ebrei di rimando: “Se costui non fosse un malfattore non te lo avremmo consegnato”.
E Pilato: “Allora prendetelo voi e giudicatelo.”
E gli Ebrei: “A noi non è lecito uccidere nessuno.”
E Pilato: “Dio ha proibito a Voi di uccidere. L’ha forse consentito a me?”
Pilato rientrò e ancora parlò con Gesù e nuovamente tornò dagli Ebrei e di nuovo ripeté: “Io non risconto in lui alcuna colpa.”
E gli Ebrei: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli.”
“Che devo fare di te?”, domandò allora Pilato a Gesù.
“Secondo quanto ti è stato concesso. Mosè e i profeti hanno annunciato la mia morte e la mia resurrezione.”
E gli Ebrei: “Hai ancora bisogno di sentire un’altra bestemmia?”
E Pilato: “Se questo parlare suona come bestemmiare, allora prendetelo voi, portatelo alla vostra sinagoga e giudicatelo secondo la vostra legge.”
E gli Ebrei: “La nostra legge prescrive: se un uomo commette colpa contro un altro uomo, merita quaranta colpi di frusta meno uno, ma chi bestemmia contro Dio deve essere lapidato.”
E Pilato: “Allora giudicatelo secondo la vostra legge!”
E gli Ebrei: “Vogliamo che sia crocefisso”
E Pilato: “Ma perché deve morire?”
E gli Ebrei: “Perché ha affermato di essere figlio di Dio e Re.”
Inutile fu che alcuni Ebrei miracolati da Gesù prendessero le sue difese. Alla fine Pilato disse a Gesù: “Il tuo popolo ti ha condannato perché vuoi essere Re. Per questo io ho ordinato che tu venga prima flagellato secondo le disposizioni dell’imperatore e poi crocifisso.”
Gesù venne lapidato e crocifisso, sul monte Golgota. così chiamato dagli Ebrei. E tutta la terra si gonfiò di tenebre e il luogo del cranio, il Golgota, in quel tragico momento fu avvolto da negre tenebre, mentre le donne tutte piangevano, Maria compresa: il sole fu oscurato e si squarciò nel mezzo.
Gesù sulla croce con il titulus INRI, Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum, prima di spirare, con l’ultimo fiato di vita, disse: “Eloi Eloi, lama sabactani? (Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?) Padre, affido il mio spirito nelle tue mani.”
Pilato riunì gli Ebrei e sentenziò: “Avete visto quanto è accaduto?”
E gli Ebrei: “Una normale eclisse del Sole.”
Immensa fu la paura quando si venne a sapere che Gesù era risorto.
E ancor oggi dura.

Pilato si reggeva la testa fra le mani. Gli doleva, da impazzire. Non avrebbe dovuto condannare un Giusto per accontentare la sete di sangue degli Ebrei. Si era fermato presso le Porte Palatine per trascorrere la notte, ma il cielo vuoto e buio gli era subito precipitato nell’anima. Lacrime di sudore freddo gli imperlavano la fronte, e le ossa le sentiva scricchiolare tanto gli dolevano. Invano cercò di trovare una posizione un minimo comoda sullo scranno… cadde in un profondo deliquio per pochi istanti, ma furono abbastanza per dargli la visione di sé stesso legato a dei buoi e trascinato nella polvere. Spalancò gli occhi sul terrore. Il cuore gli martellava in petto, e dabbasso, non senza vergogna, Pilato scoprì d’aver rilasciato lo sfintere.
Non avrebbe visto ancora molte albe, lo sapeva bene: la condanna gravava su di lui. Tossendo si levò dallo scranno, lasciando che urina e feci scivolassero lungo le gambe nude.
Uscì all’aperto. Nemmeno Selene sputava su di lui un solo raggio d’argento. Le Porte Palatine stavano alle sue spalle, maestose e minacciose.
Uno schiaffo di vento lo frustò in pieno viso. E poi un altro e un altro ancora. Pilato cadde in ginocchio piagnucolando:
“Non io lo volevo morto, non io.” Poi stramazzò a terra.
Lo svegliò un pallido sole. Aveva dormito all’addiaccio. In bocca almeno mezzo pugno di polvere. Per puro miracolo non era soffocato nel sonno. Il peggio però doveva ancora venire.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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