Grimus, il primo romanzo di Salman Rushdie

Grimus, il primo romanzo di Salman Rushdie

di Giuseppe Iannozzi

Salman Rushdie

Salman Rushdie

Volenti o nolenti, è dovere intellettuale riconoscere a Salman Rushdie di essere “eclettico” quanto Shakespeare, ma anche, moresco, lisergico, filosofico e ambiguo in una declinazione tutta intellettuale. A guardarlo bene in faccia, be’, non lo si può dire uomo affascinante o confortante: la genialità è in quel suo volto severo, quasi ebreo, e gli occhiali e la barba grigia completano la sua immagine. Rushdie ha sicuramente un debito di riconoscenza non indifferente nei confronti di tanti intellettuali e uomini di spettacolo; ciò non toglie che ogni sua storia ci scaraventa in un universo bastardo, tragicamente remoto e reale, magicamente reale e allo stesso tempo irreale. Dopo I versi satanici, Rushdie ha avuto non pochi guai, e usando le sue stesse parole parodiate si potrebbe dire che si attirò le “furie” addosso, e queste hanno tenuto duro veramente, ma il capo dal busto non sono riuscite a spiccarglielo. Forse qualcuno ricorda The Ground Beneath Her Feet, la colonna sonora a The Million Dollar Hotel di Wim Wenders: bene, il testo della canzone, l’ha scritto quel geniaccio di Rushdie, rivelandosi anche ottimo paroliere o poeta che dir si voglia (il testo tradotto de La terra sotto i suoi piedi di Rushdie è riportato in fondo a questa recensione).

Scrive lo stesso Salman Rushdie a proposito di Grimus: “mi era stato rifiutato un romanzo, ne avevo abbandonati altri due e pubblicato uno, intitolato Grimus, che fu (a voler essere generosi) un vero fiasco.” Accade a molti che un romanzo sia un fiasco, soprattutto quando si è agli esordi, poi, stranamente, per le leggi del mercato editoriale ma anche per quelle della fama, se si riesce a diventar famosi, quello che era un fiasco diventa un capolavoro, o nel migliore dei casi un romanzo da riscoprire che era stato sottovalutato. Purtroppo, il più delle volte, rilanciare sul mercato il primo lavoro di uno scrittore coincide con un quasi suicidio operato e concertato (forse inconsapevolmente) dall’autore. Per nostra fortuna, Grimus non è una bieca operazione commerciale o di rilancio dell’autore più maledetto e dandy di questi ultimi decenni: da questo romanzo, Signori, aspettatevi un Rushdie furioso, ottimamente in forma, capace di tradurvi all’interno di mondi paralleli, ma anche in mille vortici di incastri filosofici che si risolvono non tramite risposte, bensì tramite altri quesiti sempre insoluti. Ci troviamo di fronte a una opera che garantisce tutta la profondità del Michele Mari più “maturo”, quello di Tutto il ferro della torre Eiffel; Salman Rushdie non ci offre soluzioni, solo labirinti da scoprire nel vano tentativo di trovare una uscita. Ma anche quando fossimo fuori dal Dedalo, questo si ricompone e smonta tutte le nostre certezze.

Rushdie gioca i miti e le leggende di diverse culture, rielaborando, con assoluta originalità profondamente dickiana, alcuni elementi tipici della science-fiction. Grimus è composito da universi che cadono a pezzi in declinazione dickiana, ma anche dal sogno mitizzato dell’immortalità in chiave umoristica, il cui sapore ci ricorda I figli di Matusalemme di Robert A. Heinlein. E il gioco filosofico che è Grimus si complica ulteriormente quando Rushdie inserisce visioni lisergiche à la Aldous Huxleyper poi deformarle in un tributo tribale, che ci traduce nella crudeltà antropologica senza speranza d’un regno che pare appartenere a Il signore delle mosche di William Golding.

Grimus, lo si potrebbe definire un “fantasy futuristico”, ma sarebbe ingiusto, perché il gioco che opera l’autore è di ben altro spessore: sfrutta sì alcuni stereotipi della letteratura di “genere”, ma li trascende in originalità shakespeariana. Il protagonista di questo romanzo è un giovane indiano appartenente alla fittizia tribù degli Axona: ha una sorella più grande che lo svergina e lo inizia all’amore, ma è misteriosa, non a caso il suo nome è Cane da Penna. Un giorno qualsiasi, la sorella di Aquila Svolazzante incontra un tipo strano che le fa dono di due fiale: una di esse concede il dono dell’immortalità. Aquila Svolazzante si decide, dopo non poche scaramucce con la sorella, a ingollare la fiala dell’immortalità, ma presto la vita eterna comincia a diventargli motivo di disgusto. Per settecento anni naviga, si perde tra le genti del mondo, cerca qualcosa da imparare, fa sue molte conoscenze; tuttavia la conoscenza non è maturità, e Aquila Svolazzante lo capisce nel momento in cui il mondo perde ogni significato ai suoi occhi. L’unica maniera per trovare una giustificazione alla sua vita troppo lunga è di recarsi presso la montagnosa Calf Island, dove, forse, potrà tornare ad essere un uomo mortale. Peccato che ad ostacolarlo ci sia Grimus, una entità intelligente, aliena, astratta, che farà penare non poco Aquila Svolazzante. Chi è in realtà Grimus? Uno spirito, o piuttosto un’idea? Forse un gioco partorito dalla mente, ma di chi o di che cosa? Non si sa, certo è che Grimus comanda il destino di tutti.

Grimusè opera che parla di ibridazione, sradicamento, esilio, in pratica dell’uomo e del Centro dell’Universo, che si presume debba esistere da qualche parte però non v’è certezza, non si è certi di niente nell’Universo-puzzle senza Centro che Salman Rushdie disegna con dissacratoria intelligenza.

La Terra sotto i suoi piedi

di Salman Rushdie

Tutta la vita ho adorato lei
La sua voce d’oro, il suo battito di bellezza
Il modo in cui ci faceva sentire
Il modo con cui mi rese vero
E la terra sotto i suoi piedi
E la terra sotto i suoi piedi

Ed ora non posso essere sicuro di niente
Il nero è bianco ed il freddo è calore
Perché ciò che adoravo
Mi portò via l’amore
Era la terra sotto i suoi piedi
Era la terra sotto i suoi piedi

Vai leggermente giù per il tuo sentiero buio
Vai leggermente sottoterra
Io sarò laggiù in un altro giorno
Non avrò pace finché non ti avrò trovata
Lascia che ti ami, lascia che ti salvi
Lascia che ti porti dove due strade s’incontrano
Oh ritorna su
Dove c’è solo amore
E la terra sotto i suoi piedi
E la terra sotto i suoi piedi

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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