“El mal menor” di Carlos Eduardo Feiling. Un Capolavoro della Letteratura latinoamerica che da troppo tempo manca nelle librerie

El mal menor di Carlos Eduardo Feiling

Un Capolavoro della Letteratura latinoamerica
che da troppo tempo manca nelle librerie

di Giuseppe Iannozzi

Carlos Eduardo Feiling

Carlos Eduardo Feiling

Lovecraft ci ha abituato a un mondo dominato da numi malvagi che vogliono la corruzione dell’umanità, numi che esistono nell’intorno quotidiano e di cui noi, mortali, ignoriamo l’esistenza, fingendo di non riconoscerli. H.P. Lovecraft, per primo, ha descritto un mondo ascoso dove le tenebre non sono solo il sudario che avvolge la Terra per restituirla al dolore cosmico. La visione lovecraftiana del mondo non è sicuramente delle più ottimiste, ma è proprio questo che affascina ancor oggi il lettore moderno. Con “Il Talismano” (scritto in collaborazione con Peter Straub), “It”, “L’Ombra dello Scorpione”, Stephen King ha riesumato le tematiche lovecraftiane per adattarle ad un horror facilmente commerciabile; tuttavia, “It” e almeno “Il Talismano” rimangono, nel loro genere ‘commerciale’, dei lavori non facilmente imitabili, che se nulla di nuovo aggiungono alla letteratura d’essai, per lo meno non la deprezzano.
“La vida es demasiado pobre para non ser también inmortal”, ovvero “la vita è troppo povera per non esser anche immortale” ebbe a dire il famoso scrittore argentino Jorge Luis Borges; ed ancora nell’“Elogio dell’ombra”, con la sua poesia sempre sospesa fra un grande senso di umanità visionario e misticismo gotico, il poeta ci avverte che “Nella vita son sempre state troppe le cose; / Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare; / il tempo è stato il mio Democrito. / Questa penombra è lenta e non fa male; / scorre per un mite pendio / e somiglia all’eterno”, un concetto poetico che bene si coniuga con il sentimento del romanzo di Carlos Eduardo Feiling, “Il male minore”.

E’ giudizio di Sergio Pent, che ha firmato la postfazione all’ultima fatica di C. E. Feiling, che “il significato di questo romanzo va cercato, secondo noi, nella incapacità umana di definire le proprie angosce; oltre i limiti – le Recinzioni – della ragione, non siamo più in grado di riconoscerci e di appartenerci, e la soglia del Mistero si può spalancare come un abisso, concretizzando tutte le più ancestrali paure. Definire questo lavoro di Feiling… come un divertissement, significherebbe sminuirlo di tutte le simbologie che hanno caratterizzato da sempre la narrativa latinoamericana… l’atmosfera ci sussurra che è lecito andare oltre le supposizioni… Eppure, viene da dire, questo non sembra un noir, piuttosto un romanzo a tinte fosche che ci fa riaffiorare a un passato in cui le ombre maligne delle presenze mefitiche create dal Solitario di Providence – il sommo Lovecraft – o dal suo quasi coetaneo Abraham Merritt, causavano turbamenti inafferrabili alle nostre serate adolescenti… Feiling è un altro tardo epigono del romanzo gotico? Anche qui, le case infernali di Richard Matheson, le ghost story di Peter Straub, non abbiamo che l’imbarazzo della scelta. Eppure no…”.
La letteratura latinoamericana vanta nomi illustri di scrittori, che pur non affrontando apertamente il noir, hanno dato vita ad un immaginario folcloristico che affascina e spaventa allo stesso tempo; ad esempio, “Paradiso” dello scrittore cubano José Lezama Lima affronta con raffinato lavoro linguistico il mito di Faust nella vita quotidiana: “Che cos’è Paradiso…? E’ mia madre, è la mia famiglia, è l’amicizia. E poi c’è la presenza di Oppiano Licario: una specie di dottor Faust, un ente tibetano, l’uomo che vive nella città delle stalattiti, l’Eros dell’assoluta lontananza”, spiega Lima. “Paradiso” di Lima richiese più di dodici anni di lavoro e venne pubblicato nel 1966 all’Avana: un romanzo forte, cupo, che subito fece arricciare il naso ai benpensanti americani, e solo grazie al tempestivo interessamento di Fidel Castro fu evitato il sequestro e la condanna dell’opera, una opera massima della cultura latinoamericana, che meriterebbe di esser riletta con attenzione dalle nuove ignoranti generazioni. “Dell’amore e di altri demoni” insieme a “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez sono altri due notevoli esempi di come la cultura latinoamericana è sempre riuscita a dosare nelle giuste proporzioni elementi fantastici e reali nella propria cultura letteraria: inquadrare lo stile artistico di Carlos Eduardo Feiling è pressoché impossibile, anche se si ha la tentazione di accostarlo a nomi quali Borges e Lovecraft. Sicuramente Feiling ha risentito – e non poco – dell’influenza di entrambi così come di Edgard Allan Poe e Stephen King; tuttavia collocare Feiling tra gli autori horror o dark non è completamente possibile: C.E. Feiling, ho l’impressione che rifiuti di indossare la veste dello scrittore di settore.
“Il male minore” di Carlos Eduardo Feiling è stato pubblicato in Argentina nel 1996 e, con un ritardo notevole, è arrivato anche fra le mani del lettore italiano, che purtroppo, non potrà far a meno di notare i grossolani errori di traduzione; ma è già quasi un miracolo che l’ultima fatica dello scrittore argentino sia stata pubblicata in Italia, sparendo però subito dalle librerie e davvero non se capisce la ragione.

Carlos Eduardo Feiling con “El mal menor” ha rinverdito la tradizione culturale latinoamericana con una espressione personalissima di quel mondo lovecraftiano dominato da atri numi, che spalancano porte verso un mondo maligno di zolfo e corruzione ‘gnostica’. La storia è quella di Inés Gaos, cocainomane, che si trasferisce in un appartamento, apparentemente, innocuo presso San Telmo, un quartiere povero di Buenos Aires. Insieme all’amico Alberto apre e conduce un ristorante: entrambi tirano larghe piste di coca, ma Inés, rispetto ad Alberto, sembra più fragile e difatti comincia ad avere strane visioni, che, poi, si riveleranno per quel che sono in realtà, manifestazioni concrete del Male e non semplici suggestioni dovute all’abuso di stupefacenti. Inés incontra Nancy, inquilina impicciona, che la mette in guardia circa le presenze faustiane che invadono la casa; tuttavia la snob Inés è troppo presa da sé stessa per dar retta ai vaneggiamenti di Lucy, e per un certo periodo di tempo finge che la casa non sia realmente infestata dai dèmoni, ripetendo a sé stessa che è solo autosuggestione. Però la morte del suo fidanzato, uno dei suoi tanti amanti, farà di Inés una donna con i nervi a fior di pelle: la morte dell’uomo, a dir poco strana, aprirà la mente di Inés all’accettazione dell’idea che il mondo potrebbe esser effettivamente sotto il controllo di oscure forze malefiche. L’incontro con Nelson Floreal, cartomante uruguayano, le spiegherà molte cose, e anche Alberto Leboud finirà con il prestar fede alla storia del cartomante: il mondo non precipita nelle tenebre perché la Recinzione che gli Arconti tengono insieme non permette ai dèmoni di scorrazzare liberamente e far danni a destra e a manca. E Nelson Floreal è uno degli arconti: Inés finalmente si convince dell’onestà del cartomante e l’affianca nella lotta contro il Male, ma questo ha il sopravvento su Nelson, che a stento riesce a proteggere Inés e ad eleggerla sua adepta prima di tirar le cuoia. Insieme ad Alberto, Inés si mette alla prova contro il Male, che ormai ha fatto già fuori un buon numero di Arconti sparsi per il mondo: vani tutti i tentativi di Inés, gli Arconti ancora in vita non le rispondono o non sanno come risponderle o sono già morti.
La donna, che non ha nulla affatto rinunciato a tirar di coca, indarno si batte contro il Male, finisce a letto con Alberto che aveva sempre (o quasi) considerato solo un amico… e alla fine scoprirà di esser Lei stessa parte integrante del Male che circola per il mondo reale, Lei che non ricorda quando ha sterminato la famiglia di Nancy… E Alberto intanto ride a sua insaputa di Lei, di Lei che trova nel suicidio l’unica provvisoria via di uscita da un mondo corrotto.

“Il male minore” di C.E. Feiling è un ottimo romanzo nella migliore tradizione latinoamericana, che vede i protagonisti dividersi nei fumosi vasti lisergici corrotti territori argentini e cubani. Oltre ad essere un romanzo cupo, è uno sguardo – forse disincantato ma non troppo – sulle ultime vicissitudini che hanno segnato la vita dell’Argentina, un grande romanzo che C.E. Feiling ci ha regalato, sua opera ultima prima della dipartita avvenuta assai precocemente all’età di trentasei anni a causa di una forte forma di leucemia.
Se H. P. Lovecraft è stato il grande insuperabile maestro del pessimismo cosmico, C.E. Feiling con questo lavoro non gli è da meno: ma Lovecraft e Feiling sono due scrittori distinti, e anche se Feiling è stato influenzato da Lovecraft, l’originalità dello scrittore argentino è indiscutibile, e per rendersene conto basta leggere “Il male minore”.

Dannazione, qualcuno si premuri di ripubblicare questo Capolavoro, “El mal menor” di Carlos Eduardo Feiling, invece di buttare sugli scaffali delle librerie immani quantità di inutile paccottiglia.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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