Don Camillo e Peppone – Libri di Iannozzi Giuseppe

Don Camillo e Peppone

di Iannozzi Giuseppe

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Libri di Beppe Iannozzi. Acquista dall’editore

La lebbra

DON CAMILLO E PEPPONE

Hai rapito l’Invidia Mia?
Quanto, quanto esoso il riscatto?
E perché, perché mai l’hai fatto?
Non t’aveva fatto lei mai nulla di male
E tu ti sei improvvisato bastone e padrone
E il ruolo l’hai tenuto bene fino in fondo,
ricordandoci che siamo poco al limite del niente
E tu giochi tra un ricordo di Peppone
e uno di Don Camillo;
e tu mi fai sbattere il cervello
contro un lampione
che alla sera splende sfiorando
tutte quelle stelle che lassù stanno
padrone di sé stesse, lontane,
come il domani che non arriva,
che non si fa mai

GATTO NERO

Qui non piove, non nevica,
qui ci si annoia
nel fondo degli occhi d’un gatto nero
che scivola sopra aride pozzanghere
miagolando forte
mentre un brivido si mischia al sudore

Qui si muore
pria che s’abbia tempo di capire
che il sangue nelle vene congelato

BELLA STELLA

Quanti anni qui a cantare
parole che non riposano,
che da sole non vogliono stare

Quanti giorni e quante lacrime,
mia Bella Stella, tu non sai

Ma si perde una volta sola
in questa nostra breve vita
Però che questa verità
non ci sia di consolazione,
ché solitudine è eternità
che non finisce mai
per chi muore
senza nessuno accanto

GUERRA E PORNOGRAFIA

Se il mio amore muore
è Guerra e Pornografia
Rimangono segni di unghie
e il pitale da vuotare,
e un bicchiere di vino appena
da ingollare per dimenticare

Se il mio cuore
dovesse smettere ora di battere,
non sarebbe poi grave
come si potrebbe immaginare,
perché resterebbe l’ombra greve
di esserci detti completamento

E’ Guerra e Pornografia
E’ un dio che s’è impiccato
là dove sorgeva il Muro di Berlino:
il nostro dirci d’amore, sì pesante!

LA MORTE

La morte è.
Altro
non c’è da sapere:
dopo morte avvenuta
domina il niente
sul niente
che siamo stati
quando aria
gonfiava i polmoni.

IN UN SOL COLPO

Ma vennero i tuoi occhi,
e sfiorirono innocenza

Lassù la mano e il cacciatore,
tra colline verdi d’amori nascosti,
sapevano sparare per portar dolore
nella tiepida aria a muover carezze
sopra le rogge del disgelo

Sì che vennero, vennero i tuoi occhi
perché più non ci fosse magia silvestre,
ma solo un tetro lungo richiamo di morte
laddove pria ci s’innamorava di tutto
e di niente, come presso antica corte
a lungo sognata e mai da un dito sfiorata

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Don Camillo e Peppone – Libri di Iannozzi Giuseppe

  1. Lord Ninni ha detto:

    Amico mio,
    qui si parla del trionfo della letteratura.

    Don Camillo e Peppone.
    Ti ringrazio.
    E ti ringrazio a nome dei tanti> che, minoranza silenziosa, amano la buona letteratura.
    Intendo, per puntualizzare, quella letteratura che fa vibrare ‘l core e l’avvi, in cor, ‘l tremòr della flamma, ché tutto illumina.
    I tuoi versi, nella composizione così presentata, sono attuali e antichi. Vivi e mesti. Buoni e acidi in rima che, lontano ‘l bacio, al cor silente, gioia, dona.(Primo Vere, Gabriele d’Annunzio).

    Qui, però, abbiamo l’italiano – anzi l’italianissimo – Giovannino Guareschi.
    Cristo, Beppe, lo scrittore italiano più venduto nel pianeta; il più tradotto (Un centinaio di lingue, tra cui il cingalese e il tamil. Che traguardi).
    Il “Peppone” (
    molto somigliante a quello televisivo) che pensava come un umile, ma deciso, parroco della bassa padama emiliana. Un Don Camillo pieno dei suoi ideali (comunque innocui e comunque puliti) e pieno di tanti discorsi seri, quanto bonari.

    Hai scelto una ispirazione che ti e ci rende orgogliosi quanto un Dante o un Machiavelli.

    Oggi, amico mio, ricorre un anniversrio che legò l’italianità a fatti mondiali (per allora, almeno).
    Mi riferisco al primo Imperatore (italiano) dei francesi.
    Si, quei signori che non traendo profitto dallo spirito moderno e rivoluzionario di Napoleone Bonaparte, trattarono, agevolando, la fuga dell’assassino Cesare Battisti (che priveremmo, volentieri, di questa nobile identità).
    Io, caro Beppe, mi fermo alla constatazione; all’Ei fu.
    I posteri hanno sentenziato.
    Manzoni, nella sua potenza evocatrice, insegna.

    Grazie a te per ricordarci quanto belle siano le lettere e la letteratura italiana.
    Nessun nazionalismo esprimo, ma il bello di un’esposzione del sentimento scritto, che si affianca e si completa nei vari Milton, Beowulf, Francisco Andrada de Paiva, ecc.

    Don Camillo e Peppone:

    Peppone: Brisa pàr critichér, boia d’un mond léder, ma tì tòt, tràn c’lé un préte! Ah, se c’àl ‘llé (Dio), t’àl vedesse.
    Don Camillo: ‘A’m vàde, bròtt communista. ‘A’m vàde. (Mi vede, brutto comunista. Mi vede…). Prepàret, t’àl deg. Prepàret, si l’ariva, àt magna. (Preparati, ti dico. Se dovesse arrivare, ti mangia).
    Peppone>/b>: A’l và bèn. Dame la man, à n’in pòs brìsa savèr.. (E va bene. Dammi la mano – qua la mano – non si può sapere).

    Grazie per la bella serata.
    Con stima

    Ninni Raimondi

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Son versi mesti, carissimo Lord Ninni, ma non per questo scevri d’una certa impronta dannunziana, pur portando nero su bianco storie che oltre allo stile, spero accolgano almeno almeno un po’ di profondità coheniana.

    Guareschi, come ben sai, preferiva inventarsele le notizie: erano più reali le notizie che inventava che non quelle che avrebbe potuto raccontare se avesse trascritto passo passo gli accadimenti del paese. Fu quella di Guareschi una intuizione geniale: chi oggi non sa di Don Camillo e Peppone? Sono essi il ritratto, ancor oggi vivo, d’un’Italia profondamente divisa. Guareschi non faceva politica con i suoi scritti, ma leggendo oggi Giovannino non possiamo far a meno di pensare che il nostro paese è ancora quello di ieri, forse solo più cattivo cinico e stupido.

    Mi sono fatto dei nemici parlando di Cesare Battisti. Posso difendere io uno come Cesare Battisti? No, non lo posso né posso assolvere. E’ esso un fascista rosso, null’altro che questo; il peggio del peggio, un cinico vigliacco, che non meriterebbe manco d’esser detto fascista rosso tanta è forte la sua vigliaccheria. Assassino? Fascista rosso? Son comunque dei titoli fin troppo nobili per uno come Cesare Battisti. Eppur c’è chi lo difende e a spada tratta. Non staremo però qui a dire altro: non ne val la pena. Potremmo però forse sentenziare che tira più il pelo d’un assassino che un pelo di figa.

    Napoleone, oggi il suo anniversario. Un uomo piccolo di statura (non è però la statura a far d’u uomo un uomo bensì la statura della sua anima e la statura dell’anima napoleonica fu tra le più grandi che il mondo abbia mai conosciuto), un grande stratega, perlomeno fino a un certo punto: meglio di me sai che la sua sconfitta la trovò nelle algide terre della Russia. E però, questo condottiero, questo imperatore, questo intellettuale, non è rimproverabile: a uno come Cesare Battisti avrebbe riservato, senza pensarci su una sola volta, la ghigliottina. Oggi, invece, i francesi sono più flaccidi d’uno stracchino inacidito. Dovrei appoggiare Frédérique Audouin-Rouzeau, meglio conosciuta come Fred Vargas, che ha difeso Battisti in un libro per nostra somma fortuna inedito in Italia? Si fosse limitata a quel libello, ma temo abbia fatto molto di più per agevolare quel mostro che è Cesare Battisti, oggi a panza all’aria in terra brasiliana.

    Carissimo amico, torniamo a leggere, Dante, Boccaccio, Alessandro Manzoni, Gabriele D’Annunzio, Giovannino Guareschi, ma anche Dino Buzzati, Giovanni Arpino…

    Caro Lord Ninni, a Te un forte abbraccio d’amicizia e stima

    beppe

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