…perché non faccio più critica letteraria… pagina di diario di Iannozzi Giuseppe

…perché non faccio più critica letteraria

pagina di diario di Iannozzi Giuseppe

SupermanLa mia attività di critico, per il momento finisce qui. Ho da guardare ad altre cose… non qui in Italia, perché l’Italia è bell’e morta, in ogni senso. Bisogna battere altrove, dove c’è Cultura e dove la Cultura ha ancora un valore (anche monetario), dove la Cultura non è una semplice parola in bocca alla gente…

Non so quando e non so nemmeno se tornerò in qualità di critico. Ho dato parecchio in questi anni, ho scritto migliaia di recensioni e intervistato tantissimi artisti, noti e meno noti. Centinaia di autori sono passati fra le mie mani. Se raccogliessi tutte le recensioni e le interviste fatte in questi anni non basterebbero né uno né due né tre tomi. Bisogna anche sapersi fermare per non morire, per non rimanere sempre e solo un critico.

Sono stanco e ho fatto fin troppo nel corso degli anni recensendo non so più neanche io quanti e quanti libri di autori contemporanei… Ho fatto e ho fatto e ho fatto la fortuna di molti… e tutti a volere/pretendere una mia buona parola… Adesso però BASTA.

O meglio, sì, critica, recensioni, etc. etc., sì, potrei farne ancora, ma solo se PAGATO PROFUMATAMENTE E SULL’UNGHIA. Diamo un valore alla mia firma allora: la mia firma vale 200 Euro sull’unghia. La recensione 1.000 Euro sull’unghia. Firma del sottoscritto e recensione 1.200 Euro sull’unghia: direi che è un presto onesto.

Si tenga conto che devo leggere il libro.
Il libro è fatto di tante pagine, non meno di 200.
Ci vuole tempo per leggere il libro con somma attenzione.
Ci vuole tempo per scrivere una VERA RECENSIONE e non le solite quattro balle tipiche di un po’ tutti, vale dire “questo libro è bello, è brutto… l’ho trovato scorrevole…”. Critiche fatte così non sono critiche. Tutt’al più sono dei pensierini della domenica.

Il fatto è che scrivere una vera recensione in merito a un libro e non un pensierino parrocchiale – cosa che purtroppo fanno i più, anche quelli che hanno fama d’essere dei critici superblasonati, più di Superman e Spiderman – è un lavoro che costa tempo, tanto tempo e fatica, tanta maledetta fatica. E poi c’è un’altra cosa che ho rilevato e che non mi è piaciuta affatto: l’OPPORTUNISMO. Molti, moltissimi chiedevano recensioni, poi un ‘grazie’ o nemmeno quello e al ‘fanculo, facendosi presto invisibili, perché tanto oramai lo scopo di ottenere una recensione dal sottoscritto… Al diavolo tutti quanti!

Non so dire, non con precisione, quanti hanno finto d’essere miei amici per ottenere una bella recensione, una intervista coi controcazzi, e poi sbattermi la porta in faccia. Quanti hanno usufruito della mia disponibilità critica per poi addirittura estromettermi dalle amicizie su Facebook. E’ il colmo e se non fosse ridicolo direi che è drammatico.
I furbetti – perché ci sono anche loro – invece si inventavano lodi sui miei libri, libri che però non hanno mai letto: ottenuta poi la recensione, l’intervista e quant’altro, sparivano.

Signore/i, così no, non va affatto bene. Proprio per niente.

Detto questo, ecco spiegato perché il lavoro di critico non mi dà più alcuna soddisfazione. Mi sentivo… ero uno schiavo in catene sodomizzato senza neanche l’accortezza d’usare un minimo di vaselina.

L’attività di critico letterario non è per primaria. Ho fatto, ho dato. Ora basta. Chi ha avuto ha avuto. Nessuno o quasi ha dato una virgola in cambio della mole immane di lavoro che ho svolto.

Adesso penserò molto di più a ME STESSO, ai miei libri, alla scrittura, etc. etc. Ma senza cercare in Italia. All’estero le cose funzionano meglio: negli USA se ti pubblicano un racconto te lo pagano; in Italia TUTTI (o quasi) pretendono e pretendono moltissimo senza dare una virgola, senza sprecarsi manco con un grazie ma sempre ostentando una ipocrisia stomachevole.

Ecco, io ho altro da fare. Ho da pensare a me stesso, alla mia attività di scrittore, dopo che ho fatto per centinaia di autori, il cui 99% si è dimostrato ingrato all’ennesima potenza.

Avete bisogno che il vostro bellissimo ultimo libro sia recensito coi fiocchi e i controfiocchi?
Bene, gli oratori e le parrocchie sono piene di critici della domenica che non aspettano altro che di mettere le mani sui vostri capolavori… rivolgetevi a loro e pregate il Signore!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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Una risposta a …perché non faccio più critica letteraria… pagina di diario di Iannozzi Giuseppe

  1. Lord Ninni ha detto:

    Amico mio, leggo quanto scrivi in questo tuo pregevolissimo articolo e mi fai
    riflettere. Premesso che sono pronto a sottoscrivere quanto da te esposto, con
    giustezza e giusto risentimento, sono a confidarti quelle che sono le mie
    deduzioni. Il lavoro. Eccolo la. Il lavoro, quella degna espressione che serve a
    farci vivere e convivere con il resto dell’Umanità. Una Umanità, imperante in
    quanto mltitudine, ma ogolcofobica quando, una delle parti, si ribella. Questa
    Umanità che, in nome (e con le minacce) della nostra sopravvivenza, ci impone un
    cliché che è aduso a ucciderci. Venendo, però, a quanto hai scritto le tue
    ragionisono sacrosante. Una prevaricazione intellettuale è sempre, figlia della
    cattiva abitudine. Devo dire che, in tutti questi anni in cui ho avuto l’onore
    di frequentarti, ho trovato in te e nel tuo modo di interporti, tanta e
    tantissima disposizione verso terzi pur di “agiarli” nelle loro esternazioni. In
    due parole: sei sempre stato ultra disponibile, cosa che – parlando per me – non
    ho mai fatto. la coscienza, poi, di quanti hanno abusato e abusano dei tuoi
    interventi è dato dall’atto di pubblicità dell'”atto” stesso.

    In questo, tuo, spazio web – e sempre strettamente attinente al tuo esposto, i
    “classati” si vedono e si leggono.

    L’arte, la bravura e l’impegno non trovano ingegno (perdona la rima) quando si
    crede che, abusando della tua cortesia (ovviamente commisurata al valore della
    tua prestazione), tutto sia dovuto.

    Dovuto cosa? L’interesse di un professionista è dovuto nella misura in cui
    l’interesse stesso è funzionale al professionismo. Il professionismo, dunque, è
    impagabile, improcrastinabile e ineludibile. Essere plastici, con la ragione
    altrui, è comodo.

    I mali dell’esssere e quelli del divenire. Non so se sono in grado di
    convincerti, ma – sia chiaro – la buona disposizione è strettamente connessa
    alla “qualità” offerta. Se i tuo servigi e la tua disposizione portano, come è
    noto, a risultati tangibili, quella tangibilità è legata alla giusta
    remunerazione che porterà ad una soddisfazione, anche economica, del
    richiedente.

    Ritengo, dunque, giusto quanto da te scritto. Hai sempre la mia stima, per il
    professionista che sei e l’amicizia per la “bella” persona che vive. Ciao, un
    abbraccio

    Ninni Raimondi

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