“Partita di anime”. Intervista a Giovanni Agnoloni a cura di Giuseppe Iannozzi

Partita di anime

Intervista a Giovanni Agnoloni

di Iannozzi Giuseppe

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1. Partita di anime è lo spin-off del tuo precedente romanzo, Sentieri di notte. Qual è stata la necessità (impellente quasi) di spiegare come la tecnologia potrebbe disumanizzare la nostra società?

Giovanni Agnoloni

Giovanni Agnoloni

Io con la tecnologia ho un rapporto di amore-odio. O forse, più correttamente, di necessità-fastidio. Facendo di lavoro il traduttore, oltre che lo scrittore, ne dipendo, c’è poco da fare. Però ho un costante bisogno di “ritornare alla natura”, camminando, nuotando e respirando. Inoltre, mi fa veramente rabbia, tutte le volte che, anche solo spostandomi in tram, vedo la gente con gli occhi incollati su smartphone e tablet, impegnata in qualcosa che, sarei disposto a scommettere, nella stragrande maggioranza dei casi è assolutamente inutile. Mi vengono in mente le parole di Papa Francesco in una sua celebre omelia pronunciata a Lampedusa: «La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza».

2. Partita di anime accoglie una introduzione in forma di lettera e due racconti a sé stanti, il primo piuttosto lungo mentre il secondo molto breve. Qual è il fil rouge che lega Partita di anime a Sentieri di notte?

Galaad edizioniApparentemente le due opere sono molto slegate tra loro. E questo serve, da diversi punti di vista. Si tratta, senza dubbio, di una serie, la serie “della fine di internet”, appunto, che ipotizza, tra il 2025 e il 2029, il collasso e tentativi imperfetti di ripristino della Rete. E, infatti, la lettera di Emanuela (uno dei personaggi del sequel di Sentieri di notte, che uscirà a fine 2014) a John Myers (che compariva in Sentieri di notte), oltre a legare i due racconti che compongono Partita di anime, introduce a personaggi che saranno al centro del sequel: su tutti, Kasper van Der Maart, autore olandese (che, nella finzione narrativa, è colui che ha scritto il primo dei due racconti, appunto Partita di anime) e G.A., l’autore semi-anonimo del secondo racconto, Il sepolcro del nuovo incontro, che saranno entrambi presenti nel sequel. Detto questo, ogni libro della serie, compreso questo breve ma denso interludio, ha una sua natura e consistenza autonome, e come tale può essere letto e apprezzato. Di fatto, è una serie-non-serie, nella misura in cui non solo le opere che la compongono sussistono pressoché perfettamente anche da sole, ma hanno pure, ciascuna, una propria chiave stilistica e un proprio nucleo di riflessione indipendente. Esiste un fil rouge, come tu ben sottolinei, allo stesso modo in cui, tanto per fare un esempio cinematografico (scevro da qualunque intenzione di confronto, sia chiaro), esiste tra i tre film Blu, Bianco e Rosso della celebre Trilogia dei colori di Krzysztof Kieślowski, ma resta il fatto che ognuno ha – come in quel caso – un suo mood di fondo, che ne fa una tappa a sé lungo il percorso. Del resto, stiamo parlando di un mondo che cambia, anche radicalmente, in poco tempo: come potrebbero non cambiare le atmosfere e le soluzioni stilistiche atte a rappresentarle?

3. Seppur di fronte a due racconti a sé stanti, sono essi però legati da “un filo sottile” in una Europa dove internet è oramai decaduto. Tu, Giovanni Agnoloni, pensi davvero che presto o tardi internet decadrà, proprio come hai profetizzato in Sentieri di notte e Partita di anime?

In realtà no, almeno non in senso letterale. Penso semmai che, nell’arco di una decina di anni da adesso, si potrebbe assistere, da un lato – come i fatti sembrano già confermarci – all’affermarsi sempre più pervasivo di maxi-colossi della comunicazione che, controllando la Rete, di fatto controlleranno le nostre vite, e dall’altro a una progressiva saturazione dei canali comunicativi internettiani, per cui la gente finirà per stancarsi di una percezione/fruizione di contenuti rapidi e spesso superficiali. Rimane un punto interrogativo su quello che seguirà. Insomma, per molti versi questo “picco” attuale è destinato a sgonfiarsi, ma resta in piedi una domanda: come reagirebbero, gli internet-e-tecnologia-dipendenti, se la Rete collassasse veramente? L’umanità riuscirebbe a tornare indietro, al prima? In che misura i mezzi di iperconnessione ci hanno allontanati dall’unica connessione che conta davvero, che è quella con la Natura, con il Profondo e con l’Altro (in altre parole, con la Cultura nel senso più completo del termine), immergendoci in una finta connessione, fuorviante e straniante, con immagini del mondo e degli altri che non sono che idoli, immagini fittizie capaci di generare dipendenza e omologazione?

4. Se Sentieri di notte si nutriva di peculiarità marcatamente fantascientifiche, in Partita di anime le angosce distopiche che proponi sono invece diverse. Perché?

Volevo modulare in un’altra tonalità, perché il mio “pallino” è sempre stato quello di scrivere una narrativa che non sia rigorosamente “di genere” (e non certo perché disprezzi aprioristicamente la narrativa di genere – dopo tutto, come scrittore nasco come saggista intorno alle opere di Tolkien!), ma contamini elementi diversi (in Sentieri di notte, stilemi fantascientifici e filosofico-spirituali, in Partita di anime elementi noiristici e “weird”), ma rimanendo comunque ancorata alla realtà. Il mio è un “realismo arricchito”, e non tanto per la presenza di un androide – come in Sentieri – o di doppi, come in Partita, ma perché, ricorrendo a queste “sponde” (gli stilemi in questione), cerco di andare in buca (l’intuizione di significato che vi sta dietro) in modo più risonante e ricco di sfumature di quanto non potrebbe fare una narrazione di stampo “veristico” (insomma, un colpo secco, da giocatore di snooker). In altre parole, con lo stesso spirito con cui un impressionista o – essendo io toscano – un macchiaiolo non avrebbe rappresentato un panorama con l’aderenza alla realtà di un paesaggista puro, ma con una lieve “deformazione” tecnica, capace però di suscitare emozioni. Sono profondamente convinto (come, se non erro, parlando di poesia ebbe una volta a dire Thomas Stearns Eliot) che la letteratura debba prima di tutto raggiungere il cuore, anche là dove il significato non è immediatamente chiaro alla mente. Ecco, penso che il ricorso a stilemi diversi, a un’ibridazione che non è mera “mescolanza”, ma tendenzialmente una miscela ben dosata, permetta di sollecitare livelli emozionali che il realismo tout court non riuscirebbe a toccare. Inoltre, le storie oggetto dei due racconti di Partita di anime attengono eminentemente al tema della scissione dal Profondo e dalla Memoria, laddove il panorama di crisi dipinto in Sentieri di notte era di portata più generale, direi “sociale”. La distopia, del resto, sia nell’uno, sia nell’altro libro, è talmente pervasiva da interessare tanto il mondo interiore quanto quello esterno, per cui, alla fine, penso che in entrambi i libri (come del resto in quelli che li seguiranno) i veri protagonisti siano i luoghi (Berlino, Cracovia, Amsterdam, Firenze), intesi come universi percettivi in linea di continuità diretta con le personalità, spesso scisse e smarrite, dei loro abitanti e visitatori.

5. Nel primo racconto ci troviamo faccia a faccia con un giornalista-investigatore. Un assicuratore italiano, Ettore Olivieri, viene freddato in pieno centro, ad Amsterdam. Pur essendo questo un giallo che sfrutta gli stilemi narrativi tipici del genere, non mancano delle ossessioni dickiane, talvolta misteriche e magiche. Potresti approfondire?

Sì, tutto questo rientra in un’atmosfera generale di nevrosi e paranoia indotta non solo dall’universo comunicativo onnipervasivo – che peraltro in Partita di anime rimane più sullo sfondo, rispetto a Sentieri di notte – ma soprattutto dal senso di smarrimento che i singoli protagonisti vivono. L’ossessione sta nelle occasioni mancate, nelle scelte non sentite, compiute per convenienza, pigrizia o mancanza di coraggio. È allora che l’anima si lacera e la personalità si frammenta, perdendo il senso di unità-continuità che regge le sue dinamiche evolutive ed esperienziali. L’elemento misterico, in questo contesto, è senza dubbio presente, come evidenziato soprattutto dall’episodio dell’incontro della donna senza nome con il prete del Begijnhof, uno dei luoghi più magnetici e ricchi di spiritualità di Amsterdam: un punto in cui l’anima riesce a riflettersi in se stessa, incontrando le sue guide interiori e prendendo atto, socraticamente, della propria perduta unità e della – sia pur dolorosa – possibilità di ricostituirla.

6. Il secondo racconto è ambientato in Italia, in una Firenze notturna e cimiteriale. Protagonista è uno scrittore che ha avuto una storia d’amore, per rimanere infine più solo della sua stessa ombra. Mi ha un po’ sorpreso questo racconto, Giovanni Agnoloni, e non ti nego che mi ha fatto pensare a certe storie di Carolina Invernizio. Mi ha un po’ spiazzato: perché?

Intanto bisogna dire che i due racconti, nella finzione narrativa, sono figli di mani diverse: Partita di anime è opera di un saggista, Kasper van der Maart, da poco convertitosi alla narrativa, che vuole esemplificare una sua tesi con una storia ricca di atmosfera, mentre Il sepolcro del nuovo incontro è opera di un sedicente “giovane autore”, che si firma con le iniziali G.A. (solo occasionalmente coincidenti con le mie). Insomma, sono opere di autori diversi, perciò non potevano che essere differenti l’uno dall’altro. Venendo alla mia esigenza personale, nel momento in cui, nella vita reale, l’ho scritto, si trattava di un approfondimento di certe venature intime e inquietanti della Firenze notturna, che pochi approfondiscono, perché le persone di solito preferiscono rivolgersi alle splendide vedute della città sotto la luce del sole. Invece a me, sia da (ormai di rado, per via del lavoro) frequentatore di luoghi di gozzoviglia in orari notturni, sia da amico di un musicista, Krishna Biswas (http://www.krishnabiswas.com/), che ha vissuto dentro un cimitero monumentale (bellissimo), quegli scorci di buio fiorentino hanno sempre trasmesso vibrazioni speciali.

7. Il tema dei doppi, o dei simulacri che dir si voglia, è prepotente in tutti i tuoi scritti, Giovanni Agnoloni. In una società come la nostra, sempre più globalizzata e dozzinale, dove l’identità personale e comunitaria viene annichilita, che valore assumono su di sé i doppi presenti nel tuo modo di far letteratura?

Il mio modo di scrivere è una costante ricerca della nota “giusta”, che forse è un undestatement per “pura”. Mi comporto – anche qui, senza far paragoni, ma anzi rifacendomi alla lezione di ascolto dell’amico Krishna Biswas, ottimo compositore per chitarra acustica – un po’ come Keith Jarret nel fare musica. Insomma, cerco la parola, l’immagine e la situazione che sollecitino quel determinato stato emotivo nel lettore, che poi è quello che io sento dentro di me e da cui mi viene l’ispirazione (letteralmente, mi detta quello che devo scrivere). Ecco, se quella parola “giusta” è il mio obiettivo, vuol dire che lì c’è il Sé, il punto dove lo scrittore (e con lui il lettore) può essere a contatto con la propria emozione, e dunque “uno”, “intero”. Lo “spazio nel mezzo” è il territorio di separazione figlio di una scissione, e dunque, junghianamente, il territorio in cui si snoda il percorso di individuazione, che è sempre una pista nel mondo – di dentro e di fuori – fino ad arrivare al luogo dell’Incontro.

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Sentieri di notte – intervista a Giovanni Agnoloni a cura di Iannozzi Giuseppe

Partita di animeGiovanni Agnoloni – Galaad Edizioni – marzo 2014 – pagine 88 – ISBN-13 9788898722082 – prezzo: € 10,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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