“Poeta per impiccagione” di Iannozzi Giuseppe con illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Poeta per impiccagione

di Iannozzi Giuseppe

The Blue Crow by Chatterly

The Blue Crow è opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Son io il Re

Son io il Re…!!! Dio, perché, perché io che mai tradii la tua lama? Non ho forse mandato all’Inferno più uomini di quanti tu, Onnipotente, nelle ère abbia mai creato? Non ti ho forse liberato da quei nemici astuti che volevan prendere il sepolcro dell’unico tuo Figlio? E così mi ringrazi. Così! Levandomi la corona, gettandomi nell’onta d’esser più misero d’un paggio. Ingrato, ingrato ti dico. Ingratitudine è il nome che t’appartiene. Te lo dona il servitore tuo, rammenta questo; e se domani deciderai per la mia malasorte, ricorda che anche tra le fiamme a ogni diavolo dirò quale la tua vera natura.

Poeta per impiccagione

I.

Mia Musa, tu più non rammenti che sul bianco tuo corpo col sangue vergai la più alta e umile mia poesia! Tra avelli senza nome e nude sepolture, tra lattiginose spire di nebbie, ora m’aggiro: dirai di me che sol più incarno lo Spavento? Seppur sì triste fama si rivelasse infine vera, per quanto indegnamente appiccicata a chi fu poeta per cortesia – dall’eletta schiera dei sommi Vati sempre ben lontano –, non credi che, almeno almeno, meriti d’esser impiccato all’albero più alto e vecchio affinché chi, per sbaglio o necessità, in questo spoglio cimitero entri possa gittar l’occhio sul cappio, sulle nere tue calze di seta?

II.

Della verde etade che mi vide gigolò non a caso, sol più rimane la lingua blu fuori, giù a penzoloni. Come un Giuda qualunque, impiccato laddove non un’anima viva mai si presenta, costretto sono a resistere insieme all’immortale mia ombra al corpo ancorata; così, dì dopo dì, più forte si fa la putrefazione, mentre neri corvi scavano nell’orbite del teschio mio cercando profondità al di là del Diavolo e di Dio perché sia la Vendetta l’ultima rosa per Te, perduto amor mio!

III.

Perduto amor mio,
se così ciechi gl’occhi tuoi oggi
davanti all’immagine mia;
se così morto t’appaio,
considerato meno d’un fantasma;
se più non sei tu Gerusalemme
e nemmeno Sodoma e Gomorra,
perduto mio biondo fiore,
ti prego di slegare il cappio,
di lasciarmi cadere nel fango
perché possa almeno dormire
accanto alla mia ombra
per essere niente nel Niente
Questo ti chiedo, sol questo
e la promessa Vendetta
sol sarà rosa mancata
sull’immobile mio petto

Dell’orizzonte

Dell’orizzonte di domani
non v’è certezza;
sì presto si spenge
del sole la luce;
nelle tenebre avvolti
per ore e ore mai si è certi
che un’alba nuova sarà.

Streghe belle

Son le streghe belle
che dominio tengono
del core e dell’anima
d’ogni uomo, sia esso
di buona volontà o meno;
rassegnazione dunque
– l’anima in croce
non soffre poi sì tanto
come certe invasate damigelle
in lungo e in largo van dicendo
la bellezza sempre maledicendo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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5 risposte a “Poeta per impiccagione” di Iannozzi Giuseppe con illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz

  1. Lord Ninni ha detto:

    Ecco una delizia che il bravo Iannozzi ci regala.
    Una delle sue poesie che fanno vibrare l’Altissimo ponendolo con le spalle al muro. (Dio, perché, perché io che mai tradii la tua lama? Non ho forse mandato all’Inferno più uomini di quanti tu, Onnipotente, nelle ère abbia mai creato?)
    Ecco balenare, fra le righe di questo splendido spazio web, alcuni versi del “nostro”.
    Versi potenti, malinconici, nostalgici.
    Di primo acchito ricordano il Vate e il suo Alcyone. La bellezza, però, non si ferma a queste immagini. Cercare non sempre è trovare, come guardare non sempre è vedere. Qui, invece, trovo la musicalità della parola. Quella musica che, leggendo, si srotola nella mente per poi raggiungere il cuore riscaldandolo.
    L’immagine, che ci offre Beppe Iannozzi, può essere letta tra tutti i versi. La stura, però, viene data dalla potenza del verso:

    ti prego di slegare il cappio
    e lasciarmi cadere nel fango
    perché possa almeno dormire
    fianco a fianco della mia ombra
    per essere niente nel Niente
    Questo ti chiedo, sol questo
    e la promessa Vendetta
    sol sarà rosa mancata
    sull’immobile mio petto

    Letteratura italiana pura e sopraffina.
    Una letteratura che manca nel nostro parco macchine colmo e ricolmo d’indifferenza e globalizzazione parolaia. Se quel pregevolissimo verso, però, ci regala – donandocelo – il paradiso nella lettura, quelli che seguono non sono da meno.
    Delicatezza, fragranza, ma anche speranza attraverso le lacrime e il dolore

    … non soffre poi sì tanto
    come certe invasate damigelle
    in lungo e in largo van dicendo
    la bellezza sempre maledicendo…

    Ecco la garanzia che Tu, carissimo Beppe, lasci ai tuoi lettori entusiasti e appassionati: la bellezza comunque.
    Decisamente soddisfatto.
    Ciao e un abbraccio

    Ninni Raimondi

    PS: In ultimo, ma non per ultimo, il pregevolissimo corredo fotografico ideato e realizzato dalla brava Valeria Chatterly Rosenkreutz, è un vero ed autentico valore aggiunto.
    Complimenti

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  2. furbylla ha detto:

    beh non credo ci sia molto da aggiungere 🙂
    cinzia

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Tu dici?
    Io penso invece di sì. 😉

    Come in maniera assai arguta ha fatto notare Lord Ninni, qui ho fatto poesia sul serio, in bello stile, pienamente dannunziano ma senza tralasciare i contenuti.
    Fosse per me scriverei sempre adoprando uno stile alto; problema è che se presentassi un racconto o un romanzo scritto così a un editore, o anche solo ai miei abituali lettori, nutro tema che mi manderebbero a quel paese; e forse solo qualche mosca bianca, come il carissimo Lord Ninni e te… Io auspico un ritorno a un bello stile che sia anche di contenuti, ma in una società come la nostra che non legge e se legge si limita a rosicare i soliti quattro cliché e un vocabolario ridotto all’osso, temo sia pressoché impossibile.

    bacione

    beppe

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Cos’altro aggiungere, carissimo Lord Ninni, alla tua già perfetta analisi della mia poesia, o prosa poetica che dir si voglia?
    Non nego che “Poeta per impiccagione” vuol essere una prosa dannunziana, non però scevra di contenuti. Amo il bello stile ma anche la sostanza e credo che in letteratura stile e sostanza dovrebbero essere sempre presenti. Ahinoi, oggi se presentassi un romanzo scritto in bello stile, deh, nutro tema che non verrebbe preso in alcuna considerazione, questo perché, purtroppo, la più parte dei lettori si sono abituati, oramai da una lunga pezza, a leggere sol più romanzetti che si basano sui soliti quattro abusati cliché e per giunta con un vocabolario ridotto all’osso.

    E’ forse la mia una domanda oziosa, ciò nonostante me la devo porre: “Usciremo mai da questo buio?”. Più i giorni passano e più mi rendo conto che sarà ben difficile: imperano libri di nessuna sostanza, scevri di stile. Tuttavia, se è vero che la storia è ciclica, un giorno la luce tornerà sulle Patrie Lettere e quello che oggi viene venduto nei supermarket domani sarà per sempre tumulato in quella immensa fossa che è l’Oblio.

    Volerà ancora alto l’arcangelo Gabriele!

    Un forte abbraccio, carissimo Lord, ringraziandoti di tutto cuore per la tua precisa analisi e la tua attenzione.

    beppe

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  5. Pingback: Ninni Raimondi su “Poeta per impiccagione” di Iannozzi Giuseppe | Iannozzi Giuseppe in arte "Beppe Iannozzi"

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