Sandro Pertini. Il Presidente degli Italiani

Sandro Pertini. Il Presidente degli Italiani

Sandro Pertini

Sandro Pertini

– Ad Achille Marazza mi legano ricordi indelebili di lotta e di impegno civile e politico. Ne ho sempre ammirato la generosità, la fede democratica, la serenità dello spirito anche nei momenti più difficili, la lealtà con gli avversari. Ci trovammo fianco a fianco nella guerra di Liberazione, divisi poi nelle concezioni politiche, ma affratellati nell’amore per la Repubblica e per l’Italia. È un esempio di vita che è giusto ricordare in questi anni di turbamenti e di incertezze, ma anche di progressi, di crescita e di cambiamenti, che l’opera feconda di uomini come Marazza ha certamente contribuito a rendere possibile. (1987)

– Battetevi sempre per la libertà, per la pace, per la giustizia sociale. La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame. (dal discorso di fine anno, 31 dicembre 1983)

– Mussolini si comportò come un vigliacco, senza un gesto, senza una parola di fierezza. Presentendo l’insurrezione si era rivolto al cardinale arcivescovo di Milano chiedendo di potersi ritirare in Valtellina con tremila dei suoi. Ai partigiani che lo arrestarono offrì un impero, che non aveva. Ancora all’ultimo momento piativa di aver salva la vita per parlare alla radio e denunciare Hitler che, a suo parere, lo aveva tradito nove volte. (da A Milano e a Torino nella fiammata insurrezionale, in Avanti!, 6 maggio 1945)

– Cipriano Facchinetti apparteneva a quella categoria di idealisti che intendono pagare di persona per la loro idea. […] Cessata la tempesta, egli ritornò in Patria; ma non trasformò le sofferenze e le persecuzioni patite in una cambiale da farsi pagare. Gli bastava la consapevolezza, egli puro mazziniano, di aver sempre compiuto il proprio dovere. Questo gli era sufficiente, sicché quando viene nominato Ministro, non si monta la testa: modesto era e modesto rimase. Egli considerò quell’incarico come un posto di lotta, da cui gli derivavano maggiori responsabilità e quindi l’obbligo di compiere con maggiore scrupolo il proprio dovere. […] Apparteneva alla schiera di quegli uomini politici che non vogliono che la politica si trasformi in un mercato, in cui si barattano interessi personali, oppure in un trampolino per raggiungere cariche, prebende, onori. Egli considerava, come noi consideriamo, la politica un’alta missione, che più che procurar diritti impone doveri. Facchinetti pensava che la politica deve esser fatta con cuore puro e con mani pulite. Per questa ragione ha sempre servito in umiltà il suo partito, con piena dedizione, senza mai nulla chiedere, dando sempre. Questa è stata la divisa politica di Cipriano Facchinetti. (da Discorsi parlamentari 1945-1976, a cura di Marina Arnofi, Laterza, 2006)

– [Patrizio Peci] È un uomo di poca fede, non un rivoluzionario. Ha parlato, vuol dire che non ha ideali. (citato in L’infame e suo fratello, 32:17-32:24)

– Ed alla nostra mente si presenta la dolorosa immagine di un amico a noi tanto caro, di un uomo onesto, di un politico dal forte ingegno e dalla vasta cultura: Aldo Moro. Quale vuoto ha lasciato nel suo partito e in questa assemblea! Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi. (dal discorso d’insediamento alla presidenza della Repubblica, 9 luglio 1978)

– I giovani non hanno bisogno di prediche, i giovani hanno bisogno, da parte degli anziani, di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo. (dal discorso di fine anno, 31 dicembre 1978)

– Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica… il fascismo è l’antitesi di tutte le fedi politiche […], perché opprime le fedi altrui.

– Il modo migliore di pensare ai morti è pensare ai vivi. (Dichiarazione a seguito del terremoto in Irpinia)

– L’Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra. Questa è la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire. (Dal discorso d’insediamento alla Presidenza della Repubblica)

– Nessuno può negare che la P2 sia un’associazione a delinquere. (citato in M. Guarino – F. Raugei, Gli anni del disonore, Dedalo 2006, pag. 7)

– Non mi sembrò un tipo umano, Nixon. Mi sembrò molto arrogante, molto pieno di sé. Uh, quella mascella! Non mi piace proprio, quella mascella. E quei lineamenti da bulldog. Non mi piacciono proprio. Denunciano una prepotenza. (da un’intervista rilasciata a Oriana Fallaci, 1973)

– Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire. (dal discorso alla radio di proclamazione della insurrezione generale, Milano, 25 aprile 1945)

– Sono al fianco di chi soffre umiliazioni e oppressioni per il colore della sua pelle. Hitler e Mussolini avevano la pelle bianchissima, ma la coscienza nera. Martin Luther King aveva la pelle color dell’ebano, ma il suo animo brillava della limpida luce, come i diamanti che negri oppressi estraggono dalle miniere del Sudafrica, per la vanità e la ricchezza di una minoranza dalla pelle bianca. (da un discorso del 1982; citato in Michelangelo Jacobucci, Pertini uomo di pace, Rizzoli, 1985)

– Sono del parere che la televisione rovina gli uomini politici, quando vi appaiono di frequente. (alla Camera il 22 luglio 1971, rivolgendosi all’Onorevole Giuseppe Niccolai)

– Sono socialista, da più di mezzo secolo. Per me socialismo vuol dire esaltazione della dignità dell’uomo; e quindi il socialismo non può andare disgiunto dalla libertà. (citato in Gianni Bisiach, Pertini racconta, Milano 1983, pag. 46)

– Per me libertà e giustizia sociale, che poi sono le mete del socialismo, costituiscono un binomio inscindibile: non vi può essere vera libertà senza la giustizia sociale, come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà. Ecco, se a me socialista offrissero la realizzazione della riforma più radicale di carattere sociale, ma privandomi della libertà, io la rifiuterei, non la potrei accettare. […] Ma la libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana. Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero. […] (da un’Intervista – Centro Espositivo Sandro Pertini)

– Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l’appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l’onestà e il coraggio. L’onestà… l’onestà… l’onestà. […] E quindi l’appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c’è qualche scandalo. Se c’è qualcuno che da’ scandalo; se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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