Ciao, Hank! Lettera aperta a Charles Bukowski – di Iannozzi Giuseppe

Ciao, Hank!

Lettera aperta a Charles Bukowski

di Iannozzi Giuseppe

Charles Bukowski

Charles Bukowski

Ciao Hank,

come ti butta? Lo so, sarebbe proprio il caso di mandarmi a farmi in culo. Certe domande non hanno proprio senso. Sai, oggi è una giornata strana, il cielo è d’un rosso rubino e c’ho addosso il blocco dello scrittore, guardo la vecchia Olivetti 35 e non riesco a battere una sola sillaba. Ho appallottolato non so neanche io quante poesie. Stanno meglio nel cestino della carta straccia. Tanto lo so che poi le riprenderò, le stirerò malamente, e le caccerò nella macchina, per scrivere ancora altre poesie che non mi faranno contento. Volevo parlare con qualcuno, solo questo. I tuoi libri sono in bella vista nella mia libreria, e non ti nascondo che sono sporchi di vino e non solo. Forse è il caso che compri delle edizioni più pulite, ma i libri puliti non mi piacciono, così credo proprio che mi terrò la tua opera omnia con tutte le sbavature che in questi anni ho saputo accumulargli addosso.
Ma non ti volevo parlare di questo… è questo solo un modo come un altro per attaccare bottone. Non ho proprio idea… come tu abbia fatto a diventare Hank: sospetto che uno ci nasce, o è fottuto. Sai, oggi la poesia ti farebbe paura, ma qualcosa hai già visto coi tuoi occhi, e ricordo che non ne eri entusiasta. Spesse volte hanno detto di Raymond Carver come di un Bukowski raffinato. Che diavolo significa “raffinato”? Raffinato: non c’è sul mio vocabolario. Carver ti ha dedicato anche una poesia, ma è così pulita che non mi dice niente. Un poeta è qualcosa di più di un po’ di talento e un po’ di raffinatezza. La raffinatezza esiste solo nell’occhio del lettore, non è qualcosa che si possa macabramente scrivere. E tu lo sapevi bene. Se leggo oggi una tua poesia, so che domani continuerà a suonare nel mio cuore sbronzo, se leggo “Donne” capisco che io non ho mai capito un cazzo e che le donne, in fondo in fondo, mi hanno sempre giocato. Qualche volta penso sia meglio lasciar perdere le vere scopate e quelle inventate, penso che sia meglio tuffarsi nella mischia di una corsa di cavalli, scommettere e perdere. E se vinco, vecchio Hank, sai che festa mi tiro!

Non so mica io raccontare storie come te, ma scrivo comunque, e tanto! Non passa giorno che non butti giù su carta, e anche nel cesso, qualcosa. E’ il mio mestiere ed è quello che so fare.
Adesso ti dico cosa dice di te Fernanda Pivano: “Bukowski era un grandissimo scrittore, uno scrittore della levatura di un Hemingway, di un Norman Mailer (e con l’ambizione di entrambi), uno scrittore nato che si metteva lì, con occhi socchiusi da animale braccato e quel sorriso alla Mickey Rourke, a rispondere sottovoce, lentamente, finché la risposta non prendeva forma e diventava intensa. Così, presto, ci accorgevamo di ascoltare un racconto, di quelli che poteva benissimo pubblicare, intensi, come tutto quello che scriveva, senza futuro, sempre intrisi di dolore, senza speranza e senza sorriso: solo in compagnia del vuoto di chi ha conosciuto la sabbia portata dal vento tra le immondizie e gli scarafaggi”.

Sai una cosa, Hank? In parte credo sia vero, però penso che così ti ha tirato un po’ troppo romantico e ingenuo. Che fossi meglio di Hemingway e Mailer, lo credo anch’io, ma soprattutto so che sapevi sorridere anche se gli scarafaggi ti facevano compagnia quando eri sbronzo o quando scrivevi una poesia o un racconto, e poi invano tentavi di cercare un editore in America, una America troppo vasta per riuscire a comprendere la tua levatura. E che cazzo! Non eri bello, ma le donne ti stavano dietro & davanti. E’ tutto nei libri che hai scritto. Te la ricordi Fernanda Pivano? Quando ti intervistò, tu continuavi a snocciolare parole ubriache e sorridevi; mi sa che lei non se ne è resa manco conto, almeno lì sul momento. Ormai avevi rilasciato un bel pacco di interviste ed eri famoso. Quanto hai dovuto aspettare? Troppo. Ma meglio tardi che mai. Scrivere è scommettere su un cavallo, e non si sa mica se sarà quello vincente, però tu pensi che lo sia, e ci credi. Il più delle volte si perde anche se il cavallo era dato vincente; la volta che si vince però, allora è tutta un’altra storia: una vittoria tira l’altra.

Più di cinquanta anni a fare la fame, a inventarti mestieri, a scommettere, a ubriacarti, a vivere storie di sesso e amore che erano sesso e amore, e poi, finalmente, è arrivata Linda e ti sei detto che quella era proprio la donna fatta per te. E l’hai sposata. Non lo avrei mai detto che tu fossi un tipo da pantofole, casa e mogliettina. Anche da sposato hai continuato ad essere profondamente te stesso; e quando hai potuto permetterti un computer per scrivere ci litigavi spesso; e poi, quasi sempre, il gatto pisciava addosso al pc e questo andava a farsi fottere. Per fortuna la macchina per scrivere con i fogli di carta era lì insieme a te che aspettava. E poi qualcuno voleva da te qualcosa per Hollywood, tu però eri scettico. Pensavi che ti volessero dissanguare. A trentacinque anni il sangue te l’hanno dato con una trasfusione, e adesso che eri famoso qualcuno pretendeva di togliertelo. E tu, testardo fino all’ultimo, non hai acconsentito. Già, non eri mica una puttana che si dava in pasto al mercato editoriale e/o cinematografico. Molti altri si sarebbero venduti, tu no.

Questi miei ricordi di te sono sconclusionati, ma so che ti piaceranno così. Che me ne frega a me di scrivere una critica sulla tua opera? Tu non avresti voluto. Ed è forse per questo che pochi ci si sono provati a parlare di te, con profonda onestà critica. La critica è un moloch assurdo. O uno sa scrivere o non sa. E tanto fa. La critica è meglio lasciarla a chi non sa scrivere perché la vita non l’ha vissuta. Lasciamo che i critici si illudano che scrivendo critiche su critiche abbiamo cacciato le dita nella marmellata della nonna. Ma le nonne sono furbe, e prima o poi li beccheranno con le mani in fallo. Già la sento una vecchina che grida addosso ai critici e consiglia loro d’andare a spararsi una sega, giusto per imbiancare un po’, almeno un pochettino, il cesso.

Penso che esistono uomini che non sono capaci di morire anche quando finiscono sotto due metri di terra. Tu sei immortale: forse il tuo corpo è concime, ma tu, Hank, sei ancora con noi. No, non parlo di te nel come spirito o fantasma. Il fatto è che sei ancora con noi in carne e ossa. I fantasmi e gli spiriti lasciamoli ai poveri di spirito che pregano in chiesa per un’impossibile vita eterna che mai gli verrà accordata, perché dio non c’è in nessuna coniugazione verbale, e tanto fa. A noi ci basta di sapere che la vita terrena continua anche dopo la morte.
Da giovane eri un po’ nazifascista, un anarchico nichilista, tipo Louis-Ferdinand Céline, e però l’ideologia non ti garbava mica. Ti atteggiavi, ti fingevi un po’ fascista e morta lì: era un modo come un altro per dire al mondo che non esistevano solo gli altri, loro, ma anche tu. Acqua passata, comunque. Poi l’impiego alle Poste, un lavoro che non so come hai fatto a digerire per tanti anni. Alla fine, ti sei sganciato. Hai mandato a quel paese tutto & tutti. Hai preso una bottiglia di vino, ti sei messo davanti alla macchina per scrivere, e hai cominciato. Un autentico torrente in piena era la tua scrittura, tante storie la vita ti aveva raccontato e solo aspettavano che tu le rendessi immorali.

Ti voglio dire ancora una cosa, Hank: avevi una faccia da schiaffi, davvero brutta, butterata, eppure era la tua bellezza che sorrideva anche se le labbra sembravano serrate nel dolore.
Adesso penso che tornerò ai fatti miei, perché ti ho già stressato abbastanza. E non ho ancora uno straccio d’ispirazione. Me ne frega una sega! Provo a scommettere che…

Ciao Hank, ciao. E stammi accanto quando dimentico che quello che so fare è scrivere alla mia maniera.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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19 risposte a Ciao, Hank! Lettera aperta a Charles Bukowski – di Iannozzi Giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    oh quanto mi è piaciuto.. quasi commossa non so perchè rubo
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Forse ti è piaciuto perché ho messo in evidenza il lato umano di Bukowski, senza però adottare un tono accademico che avrebbe snaturato il racconto. Parlo un po’ di lui, delle sue tante traversie prima di arrivare al successo. Ma ne parlo come se lo avessi di fronte a me, faccia a faccia.

    Grazie infinite, Cinzietta

    Bacione

    beppe

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  3. Felice Muolo ha detto:

    Mi piace quando hai la mano leggera. Un saluto.
    Felice

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ho usato la mano leggere perché non c’era bisogno d’una mano pesante. Ma tu pensa se dovessi scrivere di una banda di assassini: beh, temo che se usassi una mano leggera non risulterebbero credibili manco a una qualsiasi Liala d’accatto.

    beppe

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