“La curva del latte” di Nico Orengo. Genialità e fantasia per un moderno capolavoro. Recensione di Iannozzi Giuseppe

“La curva del latte” di Nico Orengo

Genialità e fantasia per un moderno capolavoro

di Iannozzi Giuseppe

la curva del latte

la curva del latte

Ha detto Cesare Segre a proposito di Nico Orengo e della sua infinita fantasia: «La fantasia di Orengo è in questo romanzo inesauribile… Bravissimo a mescolare il riso e un filo di amarezza». Provate ad immaginare una notte perfetta, ma non troppo, una notte che potrebbe profumare di gelsomino e fico, una di quelle notti che tutto sembra essere chiaro e che i totani aspettano solo di essere pescati. Con un’ambientazione così, probabilmente, anche voi sareste indotti a consumare un po’ del vostro spirito in intrighi e tradimenti. Ma forse, perché la trasgressione possa essere viva in voi come qualcosa di magico, dovreste tornare idealmente indietro nel tempo, negli anni Sessanta, subito dopo il primo Dopoguerra, quando le discoteche ancora non esistevano e uomini e donne vivevano alla giornata. Siamo però sicuri che gli anni Sessanta fossero davvero incontaminati? Nico Orengo ci svela ne La curva del latte che l’innocenza umana non esiste se non come idealismo, o forse come scoperta; inevitabilmente, in entrambi i casi, si consumerà presto perché travolta dal tempo e dagli accadimenti.

Nico Orengo, sapiente narratore, disegna una Italia “piccina piccina”, un microcosmo che è il perfetto quadro degli anni Sessanta, dei suoi sogni, delle sue speranze, ma anche quel prodromo che porterà la società a prostituirsi al “materialismo”, al “facile”, all’”ipocrisia”. Ora, intendiamoci, Nico Orengo non afferma affatto che gli anni Sessanta fossero esenti da imperfezioni, anzi le evidenzia e le mette a nudo, ma disegna anche il dubbio che forse ieri si agiva con meno predeterminazione rispetto a oggi. I giorni non possono fare a meno di trascorrere sotto la coperta della notte, ma questa è lacerata, improvvisamente, da un urlo, e dopo questo urlo “bestiale”, niente sarà più lo stesso: il paese cambierà, e con esso gli uomini che lo abitano. L’urlo risveglia vecchi rancori, passioni assopite, ma anche un mondo fantastico che è patrimonio del futuro. Il paese sulla curva del Latte descrive, con accorta sapienza, gli uomini che lo abitano, ma, soprattutto, la storia che ci appartiene, quella di oggi e che è tanto simile a quella di ieri. E’ un ritratto ironico di una Italia che è fermento di passioni civili e amorose.

Un grido, da dove è partito? Perché si è fatto sentire proprio sopra la curva del rio Latte? E chi ha trafugato la testa della Madonna, simbolo del paese, senza che nessuno se ne rendesse conto? E poi, lo Sputnik, che è da poco stato lanciato in orbita, è davvero in grado di emettere onde elettromagnetiche capaci di cangiare gli uomini in mostri pelosi, o si tratta solo d’una fantasia, d’una leggenda paesana elaborata dalla fantasia di uomini signorilmente ignoranti?
Jolanda, ribelle sin da piccola, ha un figlio, e nessuno sa chi sia il padre. Intanto i sentimenti di Libero e dei suoi Compagni, incaricati dal Partito di tenere sotto controllo il paese che vive il tempo delle elezioni, si troveranno coinvolti in una storia incomprensibile, assurda. La testa trafugata della Vergine di Sant’Anna continua a far parlare di sé: le beghine del paese la reclamano a gran voce, e qualcuno si spinge a mettere in circolazione la voce che sia stato il prevosto del paese a trafugarla tanto tempo fa. Ed intanto si favoleggia intorno al matrimonio di Grace Kelly e sulle colline, improvvisamente, appare l’ultimo mostro creato dalla bizzarria del conte Voronoff. E’ il 1957 e gli anni Sessanta sono proprio alle porte. Le passioni civili non riescono a stemperare completamente quelle religiose, o meglio fideistiche, legate all’idolatria d’un’immagine. E poi c’è anche un insegnate che si diletta con la musica, un tipo se non stravagante, almeno molto timido che con le donne riesce sempre a trovarsi in forte imbarazzo; e questo geniale dilettante ha in testa una musica, delle parole, che andrebbero benissimo per il Festival di Sanremo. Le donne, spinte dalla curiosità per questa insospettata fisima artistica dell’insegnante, presto cominciano quasi a soffocarlo con la loro curiosità.
Nell’intanto, Libero, Marti, Baciui, Luisò, amici e, soprattutto, vecchi compagni di una guerra solo “idealmente vinta “e “pragmaticamente perduta”, combattono ancora insieme per sconfiggere le pulsioni moderniste che arrivano in paese e che non riescono a comprendere. Ma il paese è piccolo, e si sa, “la gente mormora” e “si dà da fare” a tessere relazioni extraconiugali, che servono (o almeno, che dovrebbero servire) anche a occultare sinistri traffici in nome del Partito. E mentre tutto accade velocemente, troppo, per essere compreso appieno, si lavora per una Rivoluzione che appare, di minuto in minuto, sempre più improbabile agli stessi rivoluzionari-protagonisti.
Gli uomini, si sa, non possono vivere senza donne, e il paese ne accoglie tante e tutte sono particolari: Jolanda è bella, Luaiana è focosa e infedele, Dolora è “acqua cheta”, ma tutte, indistintamente, nascondono un segreto che mai potrebbero confessare neanche in confessionale; e poi la matura maestra in pensione Canzani, procace e capace di stimolare gli uomini meglio di quand’era giovane, si mette in comunicazione con le giovani vittime della Repubblica di Salò attraverso una rustica radio a onde corte, mentre l’insegnate continua a scrivere note e parole per far partecipare la sua canzone al Festival di Sanremo. Questa maestra vede un fantasma, quello di un giovane della Repubblica di Salò, lo vede tutte le sere, e lei si veste bene per “lui” indossando una provocante vestaglia e reggicalze. E lei sarà l’esca, che permetterà agli uomini del paese sopra il rio del Latte di catturare il mostro peloso che si aggira nelle campagne. Forse.

Ritratto ironico, sfrontato, dell’Italia, Nico Orengo disegna un mondo pulsante di passioni: le pagine vagamente svagate conducono il lettore lungo una strada lieve che è memoria della nostra storia. Il Dopoguerra è ormai quasi una porta che si sta per chiudere alle spalle degli italiani e gli anni Sessanta bussano prepotentemente alle porte del paese. Il cambiamento è ineluttabile: ogni giorno passato non si ripete, e la nuova alba porta seco la consapevolezza, che per quanto il paese possa essere tagliato fuori dal mondo industriale, alla fine sarà conquistato. Questa lingua di terra compresa fra il Ponente ligure e la geografia francese presto, molto presto, non sarà più la stessa, perché il mare è blu, perché le onde corte della radio vengono raccolte e soffocate dalla naturale prepotenza della profondità del mare blu e dai suoi marosi, perché la canzone dell’insegnante tanto timido forse diventerà simbolo della canzone italiana, del Festival di Sanremo.
Nel ’57 sembrava che la supremazia dovesse essere quella sovietica, ma alle elezioni vincevano i democristiani; i distributori di benzina furono presto sostituiti dai ristoranti, e gli uomini vecchi, volenti o nolenti, si rassegnavano a vivere la modernità, a mangiare la cucina dei grandi ristoranti, però non smettevano di combattere contro i miasmi chimici che coprivano il saporoso sentore di un passato di rose e garofani.

Nico Orengo disegna tutto questo con stile impeccabile: i significati non possono essere contraddetti dalla suscettibilità del lettore, perché sono significati universali, metastorici.
La curva del latte è un romanzo straordinario che ordina perfettamente le nostre passioni, le contestualizza nel tempo presente, e soprattutto ci indica le “radici” di noi Italiani. Par quasi superfluo raccomandare questo romanzo – eppure è necessario come i “venti di cambiamento” -, perché è perfetto in ogni singola riga e merita veramente di essere letto e compreso “nel mare blu dipinto di blu!”.

La curva del latte – Nico Orengo – Einaudi – Collana Einaudi tascabili – ISBN 9788806190934 – pp. 214 – Euro 10,50

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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