“12 anni schiavo” di Solomon Northup. Libro e film, capolavori immortali

12 anni schiavo. Solomon Northup

Libro e film, capolavori immortali

di Iannozzi Giuseppe

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Pienamente meritato l’oscar a 12 anni schiavo di Steve McQueen, pellicola perfettamente corrispondente al libro di memorie pubblicato nel 1853 da Solomon Northup.

Certi criticoni che sparano nel mucchio, be’, farebbero bene a leggersi il libro, dalla prima all’ultima pagina prima di aprire bocca e dire che è un film di bianchi per bianchi. E’ evidente che non hanno letto il libro, altrimenti saprebbero che la sceneggiatura è tale e quale al libro, tranne per qualche accadimento di nessuna importanza ai fini della denuncia portata da Steve McQueen; saprebbero che il finale felice c’è pure nel libro; saprebbero che c’è il bianco buono (Brad Pitt) che parla e dice e fa le stesse cose che sono nel film di Steve McQueen.

A parlare è Samuel Bass (nel film Brad Pitt): “Le dirò io cos’è, Epps. E’ uno sbaglio, un grande sbaglio, signore: non c’è nulla di giusto. Non prenderei uno schiavo neppure se fossi ricco come Creso, cosa che non sono, come è ben noto, soprattutto ai miei creditori. Eccola qua un’altra impostura: il sistema del credito. Un’impostura bella e buona, signore. Niente crediti, niente debiti. Il credito induce l’uomo in tentazione. Il denaro contante, ecco cosa ci può salvare dal male […] con che diritto lei reputa suoi questi negri? […] La legge dice che lei ha il diritto di possedere un negro, ma con buona pace della giurisprudenza tutta, la legge mente. Sì, Epps, quando la legge dice quelle cose mente, non c’è verità alcuna. Una cosa è giusta solo perché la legge la permette? E se passassero una legge che le toglie la libertà e la rende schiavo?”

Ahinoi, in certi casi è d’obbligo sospettare, almeno sospettare che qualcuno il film l’abbia visto fuori dal cinema; che solo l’abbia visto per sentito dire, perché McQueen fa cinema di denuncia senza iperboli. Steve McQueen non fa della mediocre finzione come Quentin Tarantino.

C’è voluto molto coraggio da parte di McQueen, il regista, per parlare dello schiavismo in maniera così tanto cruda facendo vergognare l’America di sé stessa. Steve McQueen ha fatto un ottimo lavoro senza concedersi inutili sentimentalismi, descrivendo invece la brutalità dell’uomo indipendentemente dal colore della sua pelle. Non a caso, lo stesso Solomon Northup nel suo libro di memorie spiega: “Non ho commenti da fare sull’argomento della schiavitù. Chi legge questo libro potrà formarsi una propria opinione di questa ‘istituzione peculiare’. Non millanto di sapere come si presenti negli altri stati; in queste pagine, è sinceramente e obiettivamente per ciò che è nella zona del Red River. Questa non è finzione, non ci sono iperboli. Se ho fallito in qualcosa, è stato semmai nel presentare al lettore gli aspetti meno bui della schiavitù. […] Punito e sottomesso nell’animo dalle sofferenze patite e grato al buon Dio grazie alla cui misericordia sono tornato alla gioia e alla libertà, spero d’ora in poi di poter condurre una vita onesta…”. Northup racconta e non fa politica. L’autore ha voluto raccontare la sua storia, perché quei 12 anni come schiavo non fossero un patimento estremo e inutile. Si consideri inoltre l’audacia e il coraggio che ci sono voluti per pubblicare un simile libro nel lontano 1853.

Impossibile non raccomandare a tutte/i di leggere il libro edito da Newton Compton, 12 anni schiavo di Solomon Northup. Una lettura essenziale che apre le coscienze e che mostra, senza infantilismi e retorica, senza esprimere giudizi e pregiudizi, quella che è la tragedia dello schiavismo, che ancor oggi perdura, in Italia, negli USA, nel mondo orientale e non solo.

Solomon Northup (1808 – 1863?), afroamericano, nacque libero all’inizio dell’Ottocento a Saratoga Springs, nello Stato di New York. Venne rapito nella città di Washington e venduto come schiavo. Cambiò diversi padroni e lavorò nelle piantagioni in Louisiana per 12 anni prima della sua liberazione. Il racconto autobiografico di quella drammatica esperienza è convogliato nel libro 12 anni schiavo, pubblicato nel 1853, diventato uno dei capisaldi della letteratura americana.

Differenze di poco o nessun conto fra il libro e il film:

– Solomon aveva tre figli. Nel film sono due.
– Solomon non fa sesso con una schiava. Nella biografia di Northup non ce n’è traccia.
– Solomon racconta di uno schiavo morto durante il viaggio in nave a causa del vaiolo. McQueen invece racconta di un marinaio che uccide uno schiavo.
– La moglie di Epps cercò di convincere Solomon a uccidere Patsey, gelosa degli impulsi sessuali del marito nei confronti della ragazza. Nel film Patsey invece prega Solomon di ucciderla per sfuggire alle attenzioni di Epps.
– Patsey non centellina il tè insieme a nessuna donna nera diventata moglie di un grosso proprietario di piantagioni.

12 anni schiavoSolomon Northup – Newton Compton – collana i volti della storia/narrativa straniera – ISBN 978-88-541-6062-0 – Pagine 288 – Euro 9,90

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a “12 anni schiavo” di Solomon Northup. Libro e film, capolavori immortali

  1. Paolo Lacqua ha detto:

    Ciao Giuseppe, ed un saluto a Tutti i Tuoi lettori.
    Ho recentemente assistito alla proiezione della pellicola (ma non ho letto il libro) e devo dire che nel complesso mi è molto piaciuta sia dal punto di vista recitativo degli attori che dal punto di vista della regia e della strepitosa fotografia.
    Vado al di là della “semplice” storia narrata e mi lascio trasportare nel triste tema, ben più complicato, della schiavitù che non dobbiamo credere debellata anzi….
    Purtroppo ad oggi, anno 2014, gode diabolicamente di ottima salute!
    Una pellicola per riflettere seriamente non solo in chiave passata sull’argomento.
    Buona notte a Tutti Voi…Paolo.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ciao caro Paolo.
    La storia, come ho evidenziato nella recensione, è perfettamente corrispondente alla trama del libro eccetto per alcuni cambiamenti di nessun conto, che comunque ho evidenziato.
    Un film spettacolare che ha raccolto 3 Oscar, anche se ne avrebbe meritati davvero di più. In ogni caso questa pellicola rimarrà nella storia, per l’interpretazione degli attori, per la fotografia, per il tema sociale trattato e non solo. Purtroppo, come bene evidenzi, ancor oggi la schiavitù è una piaga tutt’altro che debellata. Illudersi che non esista più lo schiavismo è da sciocchi. Il passato è, ahinoi, anche il presente. Ci sarà sempre qualcuno che vorrà degli schiavi, degli uomini sottomessi ad altri uomini. Il cammino verso una vera e completa emancipazione sociale è ancora lungo, molto lungo.

    Grazie a te d’esser intervenuto, felice che il film di Steve McQuenn ti ha sì tanto conquistato. Fuor di dubbio è una meritata frustata alle nostre coscienze.

    giuseppe

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