La Sinistra di Giuseppe Civati non lavora bene

La Sinistra di Civati non lavora bene

di Giuseppe Iannozzi

E Giuseppe Civati vota la fiducia al governo Renzi.

(25 febbraio 2014)

Sinistra. La Sinistra. Un anacronismo. Già Bertrand Russell, Premio Nobel per la letteratura “quale riconoscimento ai suoi vari e significativi scritti nei quali egli si leva in alto a campione degli ideali umanitari e della libertà di pensiero“, ad inizio Novecento, evidenziava di nutrire il terrore di vivere in una società marxista (comunista) o in una capitalista. Più tardi George Orwell provò sulla sua propria pelle le due facce del Potere, di quello stalinista e di quello nazifascista. Da Aleksandr Solženicyn alcuni, forse molti, non hanno saputo trarre alcun insegnamento; e così anche da Albert Camus che denunciava gli errori del ‘partito’ entrando in polemica con Jean-Paul Sartre.

Se la Sinistra italiana volesse cambiare sul serio, per migliorarsi, innanzitutto non dovrebbe più sostenere l’ultraliberista Mario Monti. Giuseppe Civati non consiglia di staccare la spina al governo Monti: non è tra le 10 cose buone per l’Italia. E invece dovrebbe essere la prima cosa che la Sinistra italiana dovrebbe oggi fare, subito e immediatamente. Oggi, Destra e Sinistra fanno in modo che il programma ultraliberista di Monti continui a mietere vittime. Ricordate quel racconto di Charles Bukowski, La politica è come cercare di inculare un gatto? Dissacrante e corrosivo come sempre, Hank, senza inutili giri di parole, senza farsi forte d’un inutile politichese ieri come oggi molto in voga, scriveva: «“Caro M. K.:

A cosa serve? Cioè, cosa c’è di nuovo? – lo sanno tutti che il lardo sta bruciando.”

il nostro delirio si svolge in maniera estremamente tranquilla mentre noi siamo lì a fissare i pelucchi della moquette – e ci domandiamo che diavolo possa aver causato lo scoppio di un vagone pieno di leccalecca proprio su il lato dove stava appeso il cartellone di Braccio di Ferro, il Marinaio.
è un condensato di tutto: il bel sogno è andato, e una volta andato, è andato tutto. il resto sono dei giochetti merdosi per i generali e gli accumulatori di soldi. […]»


Giuseppe Civati - 10 cose che la sinistra Giuseppe Civati punta molto sulla tecnologia, sulla Rete, su un sistema informatizzato di controlli, dimenticando che siamo in Italia, dove una filiale bancaria riesce a restare ferma per ore e ore perché non c’è nessun tecnico disponibile (e capace) di ripristinare il sistema, le applicazioni che permettono delle semplici operazioni di cassa. Ma salviamo Valentino Rossi, certo che sì. Il Fisco accertò che non aveva dichiarato la bellezza di 60 milioni. Wikipedia ci viene in soccorso e ci ricorda che:

«Il 3 agosto 2007 l’Ufficio di Pesaro dell’Agenzia delle Entrate contesta a Rossi compensi non dichiarati per 58.950.311 euro, relativi al periodo 2000-2004. Considerando Irpef, Irap e Iva, l’evasione fiscale è pari a 43,7 milioni di euro. Il fisco chiede anche il pagamento delle sanzioni e degli interessi, per un totale complessivo di 112 milioni di euro. Per tutti e 5 gli anni in questione, Rossi aveva presentato una dichiarazione Irpef con un reddito inferiore a quello reale. Lo stesso dicasi per l’Irap e l’Iva del 2000, mentre per il quadriennio 2001-2004 non ha presentato alcuna dichiarazione Irap e Iva.

Il pilota si è difeso affermando di aver rispettato la legge e di aver pagato tutte le imposte dovute nel Regno Unito, dove risulta residente.

Nel febbraio del 2008 è stata resa nota la notizia che Rossi ha raggiunto un accordo con l’Agenzia delle Entrate patteggiando il pagamento di 19 milioni di euro per il periodo 2000-2004 e 16 milioni per il periodo 2005-2006: trenta milioni legati ai guadagni del periodo e 4,8 milioni legati alla mancata dichiarazione. Per eliminare le sue pendenze anche nei confronti della magistratura, nel maggio del 2009 Rossi chiede alla Procura di Pesaro un patteggiamento a sei mesi di reclusione, anche se non sconterà mai tale pena né il suo nome verrà menzionato nel casellario giudiziario.» – [ http://it.wikipedia.org/wiki/Valentino_Rossi#La_questione_fiscale ]

Con qualsiasi altro normale cittadino il Fisco non sarebbe stato altrettanto magnanimo; avrebbe da lui preteso il sangue, e non solo in senso metaforico: i suicidi a quanto ammontano oggi? Mario Monti ci assicura però che in Grecia è successo di peggio. Sin tanto che ci saranno magnanimità e trattamenti di favore nei confronti dei grandi evasori, vero canchero di questa Italietta, il paese non potrà mai sperare di risollevare le proprie sorti. Finché la mentalità dell’uomo politico italiano sarà di stampo machiavellico, Destra e Sinistra non saranno mai nella comunque triste posizione di poter illudersi d’esser accettate e riconosciute dal popolo, da quel popolo che in una democrazia reale sarebbe sovrano. Ma il popolo, nella Storia italiana, sovrano non lo è mai stato: l’uomo politico è ancora troppo italiano, o guelfo e ghibellino.

Troppa disuguaglianza fra cittadino e cittadino: Giuseppe Civati non accenna, foss’anche e solo di straforo, ai tanti ed esorbitanti privilegi che il Vaticano riceve dallo Stato italiano; è invece preoccupato su altri fronti, in primis di sostituire il contante con l’utilizzo massiccio di bancomat e carte di credito, illudendosi che così le transazioni finanziarie sarebbero più facilmente rintracciabili. Non è la soluzione contro l’evasione fiscale. Il perché è presto detto: oggi tutto è hackerabile, il che significa, tradotto in termini molto poveri, che qualsiasi sistema informatizzato può essere bucato (corrotto). Chi ieri evadeva le tasse, continuerà a farlo, mentre il comune cittadino si troverebbe prigioniero d’un sistema in perfetto stile Grande Fratello, dove ogni pisciatina sarebbe controllata e annotata e punita. Non sarebbe invece possibile intervenire nei confronti dei veri grandi evasori, che non faticherebbero davvero molto a trovarsi un hacker con le palle quadrate disposto a corrompere il sistema, sia esso basato su software open source o diversamente. Un sistema inviolabile esiste solo nella fantasia di quel fanboy che lo difende.

Il lardo sta bruciando, lo sanno tutti, chiaro che il popolo non nutra più fiducia nei confronti della politica e dell’uomo politico. Antonio Di Pietro, intervistato da Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera (03 luglio 2012), spiega: “Con Grillo ci sentiamo spesso e volentieri. E comunque guardate i sondaggi: noi in ogni rilevazione abbiamo molto di più di quello che abbiamo ottenuto alle ultime elezioni. Vuol dire che siamo un partito vivo che ha dimostrato di sapere interpretare le aspettative di una parte dell’elettorato del centrosinistra”.

Tante parole, tanto politichese quello di Giuseppe Civati, che non consiglia di staccare la spina all’ultraliberismo di Mario Monti. Non lo fa, se ne guarda bene dal farlo. E così, mentre io finisco di scrivere queste mie considerazioni, il lardo è bell’e bruciato, tutto.

10 cose buone per l’Italia che la sinistra deve fare subito – Giuseppe Civati – Laurana editore – collana Dieci! – ISBN 978-88-96999-19-6 – pp. 196 – € 11,90

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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