Bettino Craxi. Sono dei Pesci ascendente Squalo – di Iannozzi Giuseppe

Bettino Craxi

Sono dei Pesci ascendente Squalo

di Iannozzi Giuseppe

Craxi

Craxi

Bettino Craxi nella scena politica italiana è stato da sempre al centro dell’attenzione: un personaggio scomodo a molti; nato a Milano il 24.02.1934, il motto di spirito circa la sua nascita era quello di dire “sono dei pesci ascendente squalo”. Una battuta, questa, che per certi versi può sembrare sibillina; ma oggi che Craxi è scomparso, oggi che la sua carriera politica ed umana è stata  quasi del tutto scritta… la sua immagine ne esce distrutta: assai poco rimane da indagare e portare alla luce, o forse, ancora tanti punti oscuri sono da definirsi, così tanti che per il momento non vale la pena di parlarne.

Il padre di Bettino, avvocato siciliano socialista antifascista, gli ha forse trasmesso molto del suo carattere, quel carattere testardo che Bettino ha adoprato per suo esclusivo vantaggio ignorando le radici paterne: il giovane Bettino, sbattuto in collegio dal padre, rifiuta un simile trattamento e fugge, frequenta ragazzi del borgo e, con verve polemica e pesante, non si tira indietro dal dare addosso al mondo ecclesiastico.
Diciottenne si iscrive al Partito Socialista Italiano e diventa il leader politico degli studenti; nel ‘59, a Palermo, in una competizione politica viene fatto fuori dal più testardo Achille Ochetto: è questo un colpo che Bettino assorbe ma non saprà dimenticare. Nel ‘64 viene nominato segretario della federazione socialista provinciale di Milano: suo braccio destro è Antonio Natali, che più tardi sarà accusato per aver riscosso tangenti sulla costruzione della metropolitana milanese. Nel ‘65 PSI e PSDI hanno in progetto di unificarsi: Crazi non è il benvenuto, nonostante ciò gli riesce di strappare la carica di segretario del PSI a Milano.
Il ‘68 è un anno tragico per il PSI: le elezioni per la Camera sono un fallimento; viene eletto deputato senza tuttavia abbandonare la carica dii segretario del PSI.
Nel ‘69 il PSI e il PSDI si separano; sempre malvisto, ciò non gli impedisce di acquistare una nomina all’interno della Commissione Esteri. E’ in questo periodo che Craxi comincia ad avere rapporti e amicizie con gli “affari esteri”, soprattutto con l’America che vorrebbe per suo tramite indirizzare l’Italia a decidersi per una politica di Destra.
Nel ‘70 Bettino Craxi comincia a prendere le distanze dal PCI e si avvicina alla DC; nelle elezioni del ‘75 la DC prende il 35% dei voti mentre il PCI il 34,75%; tuttavia Craxi rifiuta acidamente una alleanza con quest’ultimo. Nel ‘76 diventa segretario nazionale del PSI: la sua è una politica di interessi e compromessi con la DC. A dargli contro è il socialista Fausto Gullo, che si schiera decisamente contro il democristiano Giulio Andreotti già messo in relazione con lo “scandalo di Fiumicino”; Craxi, tuttavia, riesce a far perdere la candidatura al Consiglio Superiore della Magistratura all’avversario-compagno Gullo.
Nel ‘78 è l’anno delle Brigate Rosse: impossibile non ricordare il rapimento del democristiano Aldo Moro; si propone uno scambio con brigatisti prigionieri; PC, PCI e PSI non sono d’accordo perché nulla vogliono avere a che fare con le Brigate Rosse, ma Craxi andando contro tutti (o quasi) si dice pronto ad accettare lo scambio. Sempre nello stesso anno Patrizia Piccolo, entreneuse implicata nella mala milanese, dice di aver visto più volte Bettino in compagnia di Francis Turatello “faccia d’angelo”. Turatello è indagato dal sostituto procuratore di Milano per favoreggiamento alla prostituzione, alle bische clandestine, etc. etc. La Piccolo chiamata a deporre riferisce di Craxi come un amico di Ugo Filocalo del clan Turatello. Dopo l’assassinio di Turatello, il mafioso Salvatore Sanfilippo dichiara agli inquirenti che Turatello avrebbe finanziato l’attività politica di Craxi.
Nel ‘79 le elezioni mettono in ginocchio il PSI; tuttavia il partito rimane al governo con la DC sotto la presidenza di Francesco Cossiga. Nello stesso anno ancora forte è l’eco del rapimento Moro e Cossiga è il bersaglio di tante illazioni, perché, nonostante lo spiegamento di forze adoprato per trovare la prigione di Moro, i risultati sono stati nulli. Si ipotizza che il gruppo d’intervento spiegato da Cossiga sia coinvolto nella Loggia P2. L’inchiesta sulla P2 mette in rilievo che il capo della loggia, Licio Gelli, aveva finanziato candidati socialisti toscani e probabilmente lo stesso Bettino Craxi.
Nell’81 Craxi ha ormai definito pienamente la sua linea politica: il Garofano Rosso troneggia sul Monte Pellegrino a Palermo; l’Italia accoglie i missili americani Pershing e Cruise puntati contro l’Unione Sovietica: Craxi è la “mano” degli States. Craxi medita sulla repubblica presidenziale proponendo lo sfoltimento dei partiti politici a favore di una subordinazione del potere giudiziario a quello esecutivo. Ottiene l’elezione diretta del segretario da parte dell’assemblea congressuale.
Nell’84 Craxi diventa pieno amico della Chiesa Cattolica e firma un concordato che vede il Vaticano riempito oltremodo di privilegi: la scuola, d’ora in poi, risentirà pesantemente dell’impronta cattolica nell’insegnamento. Nello stesso anno, grazie alle pressioni di Bettino, il criminale di guerra Walter Reder, responsabile della strage di Marzabotto, ottiene la grazia. Decide di appoggiare Giulio Andreotti votando contro l’accusa di un suo coinvolgimento nello “scandalo petroli”: Andreotti ne esce pulito per l’ennesima volta e il Parlamento nulla può contro le accuse mosse contro Andreotti circa la sua attività politica.
Nell’85 Bettino rifiuta di consegnare agli USA gli autori del sequestro dell’Achille Lauro; in compenso lascia che gli Americani portino i loro missili in Italia. Craxi appoggia fortemente le banche e le grandi imprese lasciando morire gli altri settori economici; iniziano i tagli salariali: ne consegue che la Borsa ne trae grande vantaggio anche grazie al calo dell’inflazione. L’Italia diventa il 5° paese più ricco; tuttavia a pagarne le spese sono i lavoratori ed è questo il punto forte che vede Enrico Berlinguer, segretario del PCI, a dar contro a Craxi. Nell’intanto Craxi ha visto in Silvio Berlusconi un alleato potenziale; nell’84 le reti televisive di Berlusconi vengono dichiarate fuorilegge, ma grazie al decreto di Craxi, le reti televisive non vengono oscurate.
Nel ‘90 scoppia lo scandalo “Gladio”: la struttura para-militare vede tra i suoi fondatori Francesco Cossiga al momento Presidente della Repubblica; Giulio Andreotti rende noto il dossier sullo scandalo e Craxi decide di perorare la causa di Cossiga. Nel ‘91 Bettino Craxi invita a non andare a votare per il referendum per la preferenza unica, un invito che gli italiani non accettano. All’interno del partito craxiano si aprono le prime spaccature: Martelli e Signorile danno contro la politica craxiana senza mezzi termini.
Nel ‘92 l’immagine di Craxi comincia fortemente ad appannarsi: il PSI perde molte adesioni politiche alle elezioni; il Governo è ora capeggiato da Giuliano Amato che, nonostante tutto, cerca di restare fedele alla linea politica tracciata da Craxi: si abolisce del tutto dai salari l’indennità di carovita, un colpo basso che gli Italiani non digeriscono nulla affatto. L’Italia esce dallo SME. Le elezioni amministrative vedono il PSI sconfitto. Arriva da parte dei giudici il primo avviso di garanzia contro Craxi. Nel ‘93 riceve il secondo; fanno seguito altri due avvisi di garanzia al braccio destro craxiano, Claudio Martelli: ormai è scoppiato lo scandalo delle tangenti, scandalo che porta Martelli alle dimissioni subito imitato da Craxi. Il ‘93 è un anno tragico per Craxi: ormai è impossibile arginare o nascondere le sue implicazioni in truffe e tangenti. L’Italia è tutta contro di lui. Inizia per Bettino un periodo di continui pellegrinaggi che lo vedono braccato in ogni dove: l’Italia è arrabbiata e Tangentopoli e Mani Pulite gli sono alle costole con ogni mezzo. Ovunque ripari, viene perseguitato. Malato, screditato, dopo anni di inutili tentativi di riabilitare la sua immagine, Craxi muore a seguito di serie complicazioni di salute. La sua morte non serve a placare gli animi politici e civili italiani; pochi sono oggi i personaggi che si sentono disposti a difenderlo: anche coloro che gli furono amici prendono le distanze o dicono di Craxi commenti pacati e privi di significato.

La morte di Craxi ha segnato l’Italia così come avrebbe potuta segnarla la morte di un qualsiasi anonimo lavoratore sottopagato ed ignorato dal mondo borghese, civile, politico, sindacale; tuttavia Craxi rimane vivo come una pagina di storia italiana, mentre gli onesti lavoratori sono tutti anonimi condannati a non rimanere nella storia neanche come comparse. Certo è che la figura craxiana è tutta in negativo, ma non poteva essere diversamente.
La sua morte, tuttavia non significa nulla affatto che gli affari craxiani siano tutti ormai di dominio pubblico: ancora si dovrà indagare, ancora si dovranno scoprire molte verità, e forse, tra le tante verità ancora ascose, una tornerà a vantaggio di Bettino Craxi, forse una sarà una verità che almeno un po’ riabiliterà la sua immagine; ma è questa una speranza assai blanda che nessuno (o pochi irriducibili fanatici neocraxiani) vuole sperare.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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