I giovani e il mondo della comunicazione

I giovani e il mondo della comunicazione

Ovvero come è facile crearsi una identità su misura
o perderla tentando di comunicare con il pianeta Terra

di Iannozzi Giuseppe

N.B.: Questo articolo è dell’aprile 2000. Non è privo di errori. Ma riproponendolo oggi, non ho operato correzioni sui contenuti, soltanto piccoli accorgimenti a favore dello stile, che comunque rimane particolarmente grezzo.

webmasterIl mondo dell’informazione ha subito, da qualche anno a questa parte, una vera e propria rivoluzione culturale; se ieri la carta stampata e la radio erano i principali mezzi di comunicazione, il Duemila ci prospetta canali informativi per certi versi completamente nuovi. Chi non ricorda le atmosfere rarefatte di Blade Runner (pellicola basata su una storia di Philip K. Dick), film culto nonché romanzo degli anni Ottanta? Il film anticipava, per certi versi, molto di ciò che la società odierna sta attraversando.

E’ parere di molti sociologi che la nuova linea informativa adottata dal mondo della comunicazione non può che essere considerata come una evoluzione positiva, in quanto canali come Internet e Televisione interattiva permetterebbero a tutti di essere pieni fruitori delle notizie, notizie un tempo riservate ai soli ‘letterati’, mentre ora chiunque (ad esempio attraverso Internet) può informarsi e su un accadimento particolare e su un argomento specifico. Tuttavia i sociologi avvertono che chi naviga negli spazi virtuali della Rete, spesse volte, lo fa senza interpretare correttamente il mare di informazioni che gli vengono trasmesse (o propinate). A spaventare non è tanto il modo che si sceglie per raccogliere le informazioni, piuttosto è l’Anarchia informativa che fa temere sociologi e divulgatori, a qualsiasi livello.
Internet fino a tre anni fa era in Italia una cosa quasi impossibile da pensare come fenomeno sociale e culturale esteso a tutto il territorio nazionale; erroneamente, si credeva che dovesse estinguersi al pari di un fuoco fatuo, o rimanere isolato ad una certa elite di personaggi già inseriti in un contesto lavorativo multimediale. Così non è stato: oggi nel Web milioni di italiani, più o meno giovani, navigano e s’imbattono nei siti più disparati; chi naviga in Rete, spesse volte, rimane intrappolato dalla ‘rete’: questa, infatti, ospita milioni di siti dedicati a tutto e a niente, e chi viene – per usare un gioco di parole – pescato nella Rete a navigare senza bussola, sono più le volte che rimane intrappolato in uno spazio virtuale inutile che non in uno spazio realmente informativo.
La Televisione sta producendo gli stessi effetti deleteri dello spazio anarchico, della Rete: non a caso sono sempre più i canali che si dedicano anima e corpo (più col corpo che con l’anima – o per essere più precisi si potrebbe azzardare l’idea di una anima materiale, una anima-corpo) a proporre nella loro programmazione veri e propri spazi dove da casa l’utente può interagire con chi fa spettacolo televisivo – o perlomeno si tenta di dare questa illusione.
La carta è ritenuta un qualcosa di indefinito e obsoleto: molti sono ormai i giornali che  possiamo trovare in Rete, dai quotidiani ai settimanali ai semplici bollettini informativi; stessa sorte sta toccando ai libri che vengono ‘commercializzati’ nello spazio anarchico: così stando i fatti, gli editori si stando impegnando a diffondere libri e grandi nomi editoriali in edizione economica presso le edicole, sistema già da tempo in voga in America: tuttavia i risultati sono ancora poveri di un riscontro massiccio da parte dei lettori.
Anche Bill Gates fa la sua proposta per dare nuova vita al campo editoriale: non a caso ha di recente lanciato l’idea che, prossimamente, il lettore medio non sarà più quello classico che i nostri genitori ricordano, bensì sarà un lettore nuovo in tutti i sensi. L’idea di Bill Gates è quella di offrire al pubblico un mezzo che sostituisca il libro, completamente: tuttavia si rende conto della difficoltà di un progetto così grosso e, per una volta tanto, non lo nasconde, sempre però con un buona dose di ottimismo.
Si è provato a chiedere ad alcuni giovani perché si preferisce una rivista su CD a una cartacea; la maggior parte ha risposto che la rivista classica è passata di moda, mentre su un dischetto floppy o CD, le immagini possono essere copiate, modificate, duplicate praticamente all’infinito. Parrebbe quasi che l’immagine sia il concetto di fondo della nuova cultura che nel testo scritto non riesce più ad esprimersi..
Sembrerebbe quasi che i giovani del Duemila nella loro costante, instancabile ricerca dell’Immagine, siano in realtà alla ricerca della loro propria Identità, una Identità che gli è stata strappata negli anni Settanta e Ottanta dai loro genitori. In un bellissimo saggio di Umberto Eco (Dalla periferia dell’impero – Cronache da un nuovo medioevo), già nel 1974, Eco osservava che “l’opinione pubblica italiana è stata diversamente agitata da quattro grandi temi: il referendum, gli avvenimenti di Alessandria, gli interrogativi drammatici sul caso Sossi e lo scandalo di Sabina Ciuffini ‘quasi’ nuda su Playboy. Che l’accostamento non paia cinico; se lo sembra è perché l’interpretazione dei fatti sociali esige una freddezza e una curiosità che i poveri di spirito scambiano per cinismo. Ma poiché non muove foglia che il costume non voglia, talora le chiavi esplicative dei grandi fatti risiedono nei piccolissimi, e viceversa… Come è noto per anni ci si è ostinati a costruire oggetti volanti più leggeri dell’aria… mentre il destino del volo umano stava sulle ali del più pesante dell’aria. Del pari, una pericolosa  tentazione paleoumanistica induce a credere che ‘scrivere’ sia soltanto allineare parole su fogli piegati in sedicesimo destinati alle librerie, e che solo  in questa attività consistano sia l’arte che la comunicazione. Invece scrivere significa… Inventare nuove forme di comunicazione…”
A confermarci l’ipotesi della perdita della propria identità è Larry McCaffery, il padre dell’AvantPop: “ …l’AvantPop si fonda spesso sull’impiego di soluzioni estetiche radicali per disorientare, confondere, sorprendere, provocare e, in genere, mandare in corto circuito i comuni fruitori che con esse vengono in contatto… La maggior parte degli americani oggi è abituata a delegare il senso della realtà quotidiana ai ‘mondi virtuali’ accessibili attraverso la televisione, il cinema, i videogames, i computer, e altri sistemi di simulazione. Questa ‘deriva a occhi aperti’ non è esclusiva della nostra epoca ( i libri sono uno di questi sistemi, come del resto quel tipo di esperienza non generata tecnologicamente che è la fantasia a occhi aperti), ma la rapida proliferazione di tali sistemi ha fatto in modo che l’accesso a questi mondi sia diventato quasi un’abitudine, accrescendo la sensazione di vivere in un mondo pluralistico che nel contempo fornisce modelli ideali di comportamento, di comunicazione, regole nel vestire e via di seguito, in grado di plasmare in vari modi la coscienza di ciascuno.”
L’Identità così come l’Immagine dei giovani sembra essere condannata a finire nella Rete: questa infatti propone a detta dei più una memoria eidetica assai precisa, capace di rinnovarsi di minuto in minuto; la Rete si aggiorna, niente sfugge, ogni accadimento o novità che sia passa attraverso lo spazio anarchico, uno spazio che non rinnega di proporre siti stupidi ma anche pericolosi.
I siti dedicati alle armi bianche, alle droghe (a come produrle in casa), alle sette sataniche sono sempre più commercializzati dai motori di ricerca; se il novanta per cento di chi si affaccia per la prima volta in Rete ha in testa una sola chiave di ricerca, ovvero “sesso”, in crescita è la percentuale di chi vuole navigare per provare a cucirsi addosso l’etichetta, il brand, del maledetto della Rete, di colui che naviga per riuscire a farmi un nome ‘in negativo’.
Tirando le somme, la carta stampata sta soffrendo non poco l’ascesa dei canali web; la già tante volte ventilata maxifusione America On-Line – Time Warner (trattasi del più grande internet service provider e del maggior canale di intrattenimento USA) è ormai realtà: già si grida e ci si spaventa; la preoccupazione di una manovra simile, per molti significherebbe la fine della libertà dello spazio anarchico. Non contenti di ciò, se ancora nel secolo scorso il mondo era invaso dai latifondisti terrieri, oggi il pericolo è rappresentato dai latifondisti di domini: infatti è possibile acquistare un dominio o più domini per poi rivenderli a chi li richiede e le regole sono semplici, infatti è come se si vendesse un vero e proprio lotto di terreno.
La webcam è il primo strumento che, forse, permetterà di sostituire i talk show tradizionali della rete televisiva con vere e proprie incursioni nella vita privata (e non) di chi vorrà mettere sotto controllo la propria  per soddisfare la morbosità dei guardoni: la webcam, questa piccola spia-telecamera, sta imponendosi come mezzo di informazione ‘fittiziamente spontaneo’. Siti web spiano la vita privata della semplice casalinga, della prostituta di professione, ecc. ecc., e sono sempre siti a pagamento e sempre più al centro di critiche. Ma attraverso la Rete è possibile anche vedere concerti dal vivo, manifestazioni, e molto altro ancora.
In definitiva Internet è per i giovani lo strumento più facile per informarsi con estrema facilità; tuttavia il giovane che oggi visita un sito dedicato a un qualsiasi argomento non ha sufficiente spirito critico e così finisce con il mortificare la propria intelligenza.
Dilagano i siti dedicati al ‘superfluo’ e i siti intelligenti, che pure non mancano, non riscuotono successo: il perché a questo punto è semplice… a nessuno sembra interessare il resoconto delle conferenze troppo intellettualoidi sui temi scottanti della vita reale: meglio l’ultimo gossip sulla siliconata Pamela Anderson. Perché ciò accade? Semplicemente perché l’Immagine è tutto, assai più dell’Identità, e a dirla tutta a pochi interessa una Identità umana, meglio una virtuale, interscambiabile e rinnovabile: è così facile scaricare la prima Immagine-Identità dalla Rete e sparare a zero contro tutto e tutti, difatti chi naviga ha l’assurda pretesa di ritenersi una sorta di erudito elettronico – cose dell’altro mondo, pardon, cose della Rete.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a I giovani e il mondo della comunicazione

  1. furbylla ha detto:

    ancor più valido questo articolo.. e sono pienamente d’accordo con te ma questo io penso stia accadendo, ora ancor di più, perchè i giovani non hanno più accanto chi li segue e li aiuta a discernere a capire… forse anche perchè molti adulti quindi anche genitori non sanno più capire e discernere
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    L’articolo ha oramai qualcosa come 14 anni. E’ molto vecchio dunque, ma l’ho postato di nuovo, ripescandolo dal mio archivio, pensando che sia purtroppo ancora fin troppo attuale. Al tempo non avevo previsto che internet, o Grande Fratello che dir si voglia, avrebbe dominato così fortemente le nostre esistenze, però molto di ciò che avevo detto allora è valido e si è trasformato in realtà. Quella che era fantascienza è diventata realtà. E io, per certi versi, non ne sono granché felice: i network dominano le nostre vite, talvolta spingendo persone più deboli di altre al suicidio. Assistiamo alla morte in diretta, oltreché a nuove forme di bullismo. Se ieri il pericolo maggiore era per i minorenni, oggi il pericolo è uguale se non più forte per gli adulti. E con ciò non intendo demonizzare internet. C’è perà chi ne abusa e in maniera tutt’altro che legale. 😦

    beppe

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