“Universi che cadono a pezzi” di Francesca Rispoli (Bruno Mondadori) – recensione di Iannozzi Giuseppe

Universi che cadono a pezzi

Francesca Rispoli

di Iannozzi Giuseppe

Universi che cadono a pezzi - Francesca Rispoli

Universi che cadono a pezzi – Francesca Rispoli

Francesca Rispoli collabora con l’Ufficio per le Attività Cinematografiche del Comune di Venezia per la redazione di testi del mensile Circuito Cinema; attualmente sta partecipando a un progetto di ricerca sui temi dello spazio e del tempo nel cinema.
Nel saggio Universi che cadono a pezzi, la fantascienza di Philip K. Dick, Francesca Rispoli analizza non tanto la vita dello scrittore quanto la sua opera letteraria: il saggio prende in considerazione quasi tutti i romanzi di Dick, ne spiega la nascita e ne riassume i contenuti per sommi capi.
L’attenzione della Rispoli è tutta incentrata sugli universi dickiani che cadono a pezzi: i personaggi dei suoi romanzi sono prigionieri di un’illusione, quella di vivere in un mondo stabile e significativo. Questo mondo si trasforma invece, inesorabilmente, in un universo che cade a pezzi, dimostrandosi un’illusione di realtà generata dalla volontà di imporre un ordine all’esistenza. Già demistificante rappresentazione del mondo contemporaneo, dove niente può durare per sempre, la fantascienza di P.K. Dick diventa così una illuminante indagine sulle manifestazioni di un’esigenza esistenziale che è universalmente presente nell’uomo, ma che nella società contemporanea genera infinite contraddizioni: le stesse contraddizioni in cui i personaggi che popolano i suoi mondi immaginari rischiano di perdersi, ma che ognuno di loro cerca di superare.

Philip K. Dick, dopo la morte avvenuta nel 1982, è oggetto di continue rivalutazioni culturali: molti critici e semplici appassionati si stanno impegnando nel tentare di scrivere la sua biografia, un’impresa per niente facile. Philip non era una personalità facile da capire in vita, figurarsi riuscire a “scrivere sulla sua vita” dopo la sua morte, quando si hanno a disposizione mille indizi per mille verità tutte uguali e al contempo diverse. La biografia sicuramente meglio riuscita è quella di Lawrence Sutin, “Divine invasioni: la vita di Philip K. Dick” (1989), quella che maggiormente analizza oggettivamente l’artista e l’uomo senza scadere in inutili e ipocriti sentimentalismi o razionalismi dottorali e aridi.

Si è detto tante volte che Philip ha assunto (specialmente) nel suo periodo giovanile cocktail di droghe e che ormai negli anni Settanta il suo cervello aveva subito danni irreversibili; e chi sostiene questa tesi riesce a vedere nelle sue ultime opere solo dei prolungati lamenti allucinati. Per contro, molti scorgono nell’ultima produzione dickiana la vera essenza dell’uomo e dell’artista. I pareri sono discordi: la rivalutazione del lavoro dickiano oggi è assai difficile; su quali basi ci si dovrebbe basare per definire la sua produzione? Ed esistono delle basi? Ad esempio, Philip era dell’opinione che un lavoro come “Le tre stimmate di Palmer Eldritch” non era degno della sua migliore produzione, e contro Palmer Eldritch, soprattutto nella seconda metà degli anni Settanta, cominciò ad avvertire una sorta di odio: infatti diceva del romanzo che era stato scritto quando era sotto l’effetto di allucinogeni e parlava troppo di Dio, e riteneva che fosse un libro addirittura pericoloso per sé e per chi lo leggeva. Degli oltre cinquanta romanzi e innumerevoli racconti, Philip salvava poco più di cinque romanzi, quelli che riteneva essere i più veri, forse utili a sé stesso come scrittore e uomo.

P.K. Dick non ha mai negato la povertà che ha dovuto superare (e sopportare), perché uno scrittore di SF era (ed è purtroppo ancor oggi vero) sottopagato rispetto a uno scrittore classico, guardato con sospetto e additato come pazzo; Dick era un pessimista anche se gli era praticamente impossibile ammetterlo. Ma in alcuni casi sapeva esser anche ironico, infatti in alcuni suoi scritti si descrive come un vecchio freak perennemente innamorato delle donne, pur non negando il rapporto difficile con il sesso femminile.
Per Dick gli scrittori di fantascienza sono tutti amici fra di loro, anche se vedono il mondo in modo diverso; ma si spinge oltre asserendo che chi scrive sci-fi non è semplicemente un autore che conosce il solo panorama della SF, infatti per P.K. Dick, lo scrittore di fantascienza è una persona che ha letto i classici (come lui stesso ha fatto) partendo da Platone per arrivare a Pascal ma anche ad Hemingway e Faulkner, scegliendo di scrivere SF perché, in un certo senso, essa è rivoluzionaria, capace di guardare al passato, al presente, al futuro interrogandosi “e se questa cosa si fosse sviluppata in modo diverso?” Sembra quasi che per P.K. Dick il mondo sia costituito di “realtà possibili”, presupposto essenziale per scrivere un buon romanzo di fantascienza. E la vita di Philip K. Dick fu soprattutto contrassegnata da realtà possibili.

Il rinnovato interesse da parte della critica nei confronti di P.K. Dick si può forse spiegare guardando all’attuale momento storico che la società mondiale sta attraversando: il fondamentalismo religioso, la volgare globalizzazione, il terrorismo dilagante in ogni dove, hanno fatto di Dick un poeta visionario, che nelle sue opere ha descritto un futuro che oggi, purtroppo, è un inquietante presente.
Francesca Rispoli con precisa attenzione, analizza, con un linguaggio a tutti accessibile, gli universi dickiani e spiega perché questi cadono a pezzi prima che si abbia tempo di spiegarli: non si ha tempo di considerare una realtà che subito questa viene sostituita da una sua gemella, ma la sorte che toccherà anche a questa è quella di essere barbaramente decostruita per dar corpo ad altre realtà alternative.

Universi che cadono a pezzi di Francesca Rispoli si offre al lettore come uno strumento introduttivo essenziale per comprendere le multiformi realtà dickiane, realtà che ormai sono strumento di indagine, narrativa e sociale, e per gli scrittori di SF e per i sociologi.

I contenuti del volume:

1. La vita di Philip K. Dick. 2. Il sogno della realtà oggettiva e l’ineludibile natura soggettiva di qualsiasi realtà: la fantascienza di Philip K. Dick. 3. L’universo caduto a pezzi. La realtà che non esiste ovvero l’illusione del reale. 4. Universi che cadono a pezzi. L’illusione del potere. 5. Universi che cadono a pezzi. Quando l’universo dei propri sogni diventa un incubo. 6. Individui che cadono a pezzi. L’uomo-macchina. 7. Individui che cadono a pezzi. Droghe allucinogene e schizofrenia. 8. Quando “Dio” diventa personaggio. 9. 1974-1982. Le due anime di Philip K. Dick: costruire la realtà e falsificarla. 10. Philip K. Dick al cinema. Documenti. Bibliografia: Le opere di Philip K. Dick. Bibliografica critica su Philip K. Dick.

Universi che cadono a pezzi – Francesca Rispoli – Collana: Testi e pretesti – Bruno Mondadori – 210 pp. – ISBN : 8842497207 –  € 11,36

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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