11 Angeli in marmo. Poesie d’amore di Iannozzi Giuseppe

11 Angeli in marmo

di Iannozzi Giuseppe

angelo in marmo

Angelo in marmo n. 1

Da quando t’ho confessato
il mio amore,
sei fuggita in lontananza
presa da un assurdo spavento
che però sapevo da sempre
ti sarebbe venuto a cuore
più del mio battere i denti
per freddo aspettando
invano l’arrivo del bacio
del disgelo dalle tue labbra
rosse, rosse d’un amore
che non è per me

Angelo in marmo n. 2

Dicesti, dicesti parole d’amore
Dicesti, dicesti sarebbe stato per sempre
vivere e morire insieme
Dicesti, dicesti non te lo dirò due volte
Resta al mio fianco, sono caduta dal cielo
E’ la vita che è così, un po’ triste

Le tue parole fiume in piena
Ma la luna non regala argento
e nemmeno lacrime

Vivere giorno dopo giorno
E’ la vita che è un po’ triste, così e così

Ti ho vista a spasso in città
Sembravi felice
di non avermi accanto
Ti ho chiamata
e non hai sentito
Ho provato a raggiungerti
e sono caduto in una pozza di piscio

Vivere giorno dopo giorno,
questo morire lento
è lenta eterna agonia

Dicesti, dicesti parole d’insonnia
Dicesti, dicesti sarebbe stato per sempre
incontrarsi per caso per un attimo
Dicesti, dicesti non te lo dirò due volte
Resta al mio fianco, sono caduta dal cielo
E’ la vita che è così, un po’ triste

Angelo in marmo n. 3

Non fuggire,
potrei impazzire
o morire senza te
Non fuggire
Ho paura
– come lupo fuori dal branco –
se non mi stringi
la mano, se non mi dici
sì, tutto a posto
Non farmi questo
Portami lontano
da queste chiese in marmo
che sanno solo il bronzo
delle campane a morto

Bisogno è
d’un’ingenua vergine
che mi dia il rosso del vino
e quello dell’estasi

Potrei morire
se te ne vai via così
su due piedi,
ma coi tacchi alti
a farmi eco nella testa

Angelo in marmo n. 4

A te ci tengo tantissimo
Che colpa ne ho io
se ami un altro e non me?
Io ti prenderei così, a scatola chiusa
Avresti giorni di gloria e di pioggia
Ti sarei sempre accanto
e non per un momento soltanto
E però al cuore non si comanda
e tu vuoi soffrire perché il dolore
credi nobiliti l’animo degl’amanti

Sei sempre la solita, l’amica
che piange in silenzio e mai uno sfogo
Solo alla sera sciogli i capelli
e perdi rigidezza di scoglio,
e allora capisci che una lacrima
avrebbe potuto far la differenza
In un momento l’asciughi
respingendo la forza del rimpianto
Togli lo smalto dalle unghie
e graffi i sogni che stanno per venire
E dormi, e non senti più niente
E dimentichi che a te ci tengo
Dimentichi che ci sono a te accanto

Angelo in marmo n. 5

Sei vendetta sul mio povero cuore
Stupida questa scollatura
– smagliatura su i baci che ti lascio
perché tu li colga
come rose o crisantemi
Mi vien voglia della Donna Cannone
Ho voglia di te,
del tuo clamore sputato
per l’abito bianco da sposa

Ti voglio, ti amo

Ma le catene non le desideri
e io rimango pesce fuor d’acqua
tentando di non cadere nel tranello
del signore che tiene gl’anelli
e poi li battezza e poi li seppellisce
insieme agl’uomini di pace di guerra

Eva, sei angelo che non perdona
Tuo è il volto di rossore e rancore
come bambina viziosa – seviziata –
dall’ultimo guerriero vestito
da Adamo-Adone
Mi porti dove ogni pensiero che penso
non ha più importanza

Sei vendetta, il sospiro
che m’ha strozzato il respiro
Fra le mie braccia
vendetta maledetta

Così uguali, così siamo insieme noi
in mezzo agli spalti d’un teatro greco
dall’assenza di spettatori assassini invaso

Angelo in marmo n. 6

Ah, l’amore!
Fa più morti
di quel dio
tremendo
che dicono
si faccia
chiamar
Marte…

Ah, Eros!
Monello
senza cervello:
tutto cuore
non lo sa
quanto può
far male
al cuore di noi
che siamo
qui in terra
mortali

Come cristalli
ci spezziamo
in due
al minimo
cambiamento
d’umore

Angelo in marmo n. 7

insignificante e povero
per essere il tuo cuore,
rimango da solo a contare
i giorni che mi rimangono
pria d’affidar al cielo
quella che dicono anima
e cui non credo

le donne innamorate
belle sono all’occhio
di chi le guarda,
tenerezza portano all’acerbo
che nelle vene dei vecchi scorre
ma non al giovane che l’amata
la perde tra fiori d’arancio
e spruzzate di bianco riso
quasi a smorzare l’eco
delle risate felici, di beffa,
tutte d’attorno

così io perdo te
senz’aver avuta una sola speranza,
una pallida scintilla del tuo amore

Angelo in marmo n. 8

Quel Merlino! Quello
tutte le domeniche
ti mette in catene
e non ti permette
neanche d’andare
in chiesa a pregare
per la povera anima mia

Quel negro mago
non ti potrà mai amare:
ha altre cose a cui pensare,
tipo la macina la farina
le olive il frantoio
l’uva e piedi sugl’acini
Quello lì
vuol dannarti corpo
e anima in un sol colpo

E’ questo che vuoi?
Ed è questo che ami?

Quello lì
ti mette in catene
e ti fa mortale
senza né poesia
né redenzione

E’ questo, è questo
che vuoi, al di là
dei miei occhi innamorati?
Le eterne catene di Merlino
e non un angelo mezzo buono
mezzo normale
che le spezzi dal marmo
per prenderti per mano

E’ questo, ed è questo
che vuoi?

Quel Negro Merlino

Amore, il tuo nome sì
l’ho urlato ai quattro venti
ma invano
L’ho urlato sempre
per farne inutile eco

Angelo in marmo n. 9

Dimenticherai, di me
ogni segno e gesto
Dimenticherai, di me
il sasso scagliato
e l’allegria triste
che m’illuminava il viso
Sì, mi dimenticherai
e ti porterai sul cuore
un uomo migliore di me
E farai l’amore per amore
fra grida d’angeli
e risate dal mare
di vergine bianca spuma
sulla non mai
troppo calda sabbia
Mi dimenticherai, e sì,
non sarà peccato
all’alba scoprire
che sei viva più che mai

Angelo in marmo n. 10

Non uscire, non stasera
Il cielo promette Luna
e scandalosa luce
in ogni angolo d’amore

Non uscire, non stasera
In strada sfilano donne incinte
che il ventre si pettinano
In strada mille disoccupati
prendono a calci i cassonetti,
tirano poi il pavé strappato
dalla carne d’asfalto
per un tradimento
subìto dai sindacati
– da quei figli
che hanno allattato al seno

Non stasera, non le tue labbra
Non darle al pallore della Luna
Così preziose! Non stasera, aspetta!

La Torre di Babele, alta e assurda,
il cielo sfida – sì simile a un fallo
E non cadono in ginocchio gl’uomini
Sputano però l’anima e a nudo mettono
il petto offrendolo all’ira d’un dio
di silicone, di anoressia firmata Armani

Non è la Primavera, non è la Rondine
E’ creatura senz’ali che muove l’aria
Non è Vlad, è disegno ben peggiore
Così ti prego, non uscire stasera

Ti guarderò negl’occhi
Scambierò l’amore col sesso,
ti ubriacherò di barzellette
che non so inventare
Ci proverò a tenerti lontana
dal pericolo, da quei coni di luce
che fanno la posta
a ogni angolo di strada

Non stasera, non stasera
Proviamoci almeno ad amare
tutto il dolore che dà l’amore
fatto in casa

Angelo in marmo n. 11

Una storia,
una lunga?
Ho il naso lungo lungo
e la parola facile
Ho il naso lungo
e lo sguardo corto
Non ne azzecco una
Ma le fate amo
e gl’occhi d’agnellino
Non ne azzecco una
Racconto barzellette
per meno di trenta danari
Porto in giro tutti
Scarifico l’anima di Gesù
perdendo per strada
l’abbecedario
e la croce di legno
che qualche spirito lassù
m’ha caricato addosso
E tu ce l’hai un cuore,
o sei Pinocchio come me?

Ho il naso lungo
Son rimasto bambino
Non credermi innocente
Le sparo grosse
Alzo le gonne alle donne
Mostro il naso ai preti
e il sedere alle suore di carità,
e non la dico mai la verità
Ma tu ce l’hai un cuore,
o senti anche tu quel prurito
che ti fa correre a far la pipì?

Ho il naso lungo lungo
Ho venduto il poco che avevo
e il vestitino di carta è tutto rotto
In culo alla balena ci son finito
e m’ha soffiato via per partorirmi
al mondo, per buttarmi nel sale
Ho il naso lungo lungo
e nemmeno un profilattico
oggi che son finito
nel Paese dei Balocchi

Son rimasto bambino
Troppi consigli da Lucignolo
Non li so dimenticare
Mi piace l’azzurro
che dipinge il cielo
E però mi piace anche
frustare a sangue gli asini

Ah, innocente non sono
Ce l’ho lungo lungo
Sempre un metro di più
a ogni minuto che passa

E tu, ce l’hai un cuore,
o ti accompagni a me?

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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