Morire sotto lo stalinismo di Putin come Anna Politkovskaja

Morire sotto lo stalinismo di Putin
come Anna Politkovskaja

di Iannozzi Giuseppe

Anna Politkovskaja

Anna Politkovskaja

Anna Politkovskaja, la giornalista investigativa famosa in tutto il mondo per le sue battaglie sempre molto critiche nei confronti della Cecenia e dell’amministrazione di Vladimir Putin, è stata assassinata nel suo appartamento di Mosca.

“Perchè non mi piace Putin? Non mi piace per il suo cinismo, per il suo razzismo, per le sue bugie… per il massacro di innocenti”, argomentò la Politkovskaya nel suo libro “La Russia di Putin”, pubblicato in molti paesi stranieri – in Italia da Adelphi, La collana dei casi – ma non in Russia.

Stando alle prime informazioni pervenute, la giornalista è stata trovata morta nell’ascensore dell’edificio in cui viveva, da una vicina. Sul luogo del delitto, la polizia avrebbe trovato una pistola Pm e ben quattro cartucce.
Da non dimenticare che nel settembre 2004, mentre si apprestava a recarsi a Beslan per seguire il sequestro e il massacro degli ostaggi nella scuola del capoluogo dell’Ossezia del Nord, la giornalista era stata avvelenata ma per fortuna se l’era cavata: in seguito Anna attribuì il fattaccio ai servizi segreti russi.

In passato, inoltre la giornalista Politkovskaja era stata arrestata e più volte minacciata per la sua opposizione al governo e per le sue denunce di violazioni dei diritti umani commesse in Cecenia. Nell’ottobre del 2002, durante l’assalto al teatro Dubrovka di Mosca da parte di un commando di una cinquantina di terroristi ceceni, aveva fatto da mediatrice.

Anna Politkovskaja stava lavorando a un’inchiesta su casi di rapimenti e torture in Cecenia. Lo rivelano Dmitry Muratov e Vitaly Yerushinsky, il direttore e il vicedirettore della Novaya Gazeta, il quotidiano per cui lavorava la giornalista. Anna Politkovskaja, rivelano i due colleghi, aveva già  raccolto molte testimonianze e le foto di diversi corpi che presentavano inequivocabili segni di tortura. Sul suo sito web, il giornale azzarda anche due ipotesi sui mandanti dell’omicidio: “Non sappiamo chi la abbia uccisa” scrive il giornale proponendo due possibili scenari: “…una vendetta del premier ceceno (sostenuto dal Cremlino) Ramzan, o l’azione di gente che vuole mettere in difficoltà  il premier ceceno facendo cadere i sospetti su di lui”.

Mikhail Gorbaciov ha così commentato la morte della giornalista: “Un crimine grave contro il Paese, un crimine contro tutti noi. […] La sua morte è un colpo all’intera stampa democratica e indipendente”.

Nella Russia di Vladimir Putin i giornalisti scomodi vengono fatti fuori: il 9 luglio del 2004 venne assassinato a Mosca il reporter americano Paul Klebnikov, direttore dell’edizione russa di Forbes. L’omicidio resta a tutt’oggi un caso insoluto. Anche il barbaro assassinio di Anna Politkovskaja rischia di diventare presto un altro caso insoluto. Uno dei tanti, perché la Russia è tristemente famosa per la sua politica stalinista: la libertà di espressione è negata, se diventi troppo fastidioso e coraggioso vieni fatto fuori.

Anna Politkovskaja era la giornalista più libera e coraggiosa e obbiettiva di tutta la Russia. La libertà che la Russia le ha negato l’ha pagata con la sua propria vita.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Morire sotto lo stalinismo di Putin come Anna Politkovskaja

  1. furbylla ha detto:

    è stata una vera perdita. ma da allora nulla è cambiato anzi..
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ stata una grandissima perdita.
    Non è cambiato nulla se non in peggio.
    Putin è Stalin redivivo, forse ancor più peggiore di Stalin. 😦

    beppe

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