Nadezhda Georgieva Slavova. Intervista all’Autrice per “La tredicesima porta” e “L’iride della poesia” – di Iannozzi Giuseppe

La tredicesima porta

Intervista a

Nadezhda Georgieva Slavova

di Iannozzi Giuseppe

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1. Nadezhda Georgieva Slavova, La tredicesima porta (Rupe Mutevoli edizioni) è il tuo primo romanzo ed è di chiaro stampo autobiografico. Prima di parlare nel dettaglio del tuo lavoro, mi preme di chiederti chi è Nadezhda Georgieva Slavova: raccontaci un po’ di te, chi sei e come ti sei avvicinata alla letteratura.

Sono una bulgara-italiana o un’italiana di Bulgaria. Sono sposata, ho due figli, e vivo da 17 anni ad Alessandria. L’amore per la scrittura ha lo sguardo di una bambina: amavo leggere e scrivere da piccola; diciamo che era anche un modo per sfuggire da una realtà non sempre da favola.

Nadezhda Georgieva Slavova

Nadezhda Georgieva Slavova

2. Come già evidenziato, La tredicesima porta è la tua biografia in forma di romanzo. Perché scrivere un romanzo su di te, piuttosto che inventare, di sana pianta, una storia? Parrebbe che, oggi come oggi, i romanzi autobiografici non vadano per la maggiore, nemmeno se scritti da autori blasonati e conosciuti in tutto il mondo.

Sono d’accordo e aggiungo che non mi manca la fantasia per poter scrivere un romanzo inventato. Ho deciso di pubblicare la mia storia perché è la “fantascienza” più reale che potessi immaginare. Dentro c’è solo un terzo di quello che ho vissuto, c’è solo la parte “dimenticata” di me stessa.

3. La tredicesima porta racconta la tua vita, dall’infanzia sino alla maturità. Oggi, Nadezhda, sei una donna realizzata, una madre. E però hai sentito la necessità di mettere nero su bianco quello che è stato il tuo travaglio esistenziale per arrivare ad oggi e comprendere che la grandezza dell’uomo sta nel perdono. Nadezhda, che valore ha il perdono nell’attuale società?

Io scrivo sin da bambina, e non ho fatto altro che mettere la mia vita e le mie emozioni nero su bianco. Il perdono penso sia un valore assoluto che determina il passaggio tra una società fondata sulla barbarie ed una società progredita eticamente: il mio perdono personale va oltre la comprensione.

rupe mutevole edizioni4. Tu, Nadezhda, sei più versata a una filosofia di vita illuminista, materialista, o spirituale? E, credi in Dio?

Niente di tutto questo. Io sono per una vita dove ognuno di noi dà il meglio di sé stesso. Se poi quel meglio è poco, non sta a me a giudicarlo. Apprezzo, non giudico ed amo a prescindere.

Dio? Non ha un volto, ma di certo sono parte di un Dio. Che non definisco assolutamente “buono” e nemmeno “cattivo”. È la materia di cui è fatto il pensiero, l’energia stessa. Però anche questi sono pensieri che germogliano ora sul momento. Quindi non assoluti.

5. Esiste o non esiste il Diavolo? Gli aguzzini certamente sì: ne parli, in modo piuttosto ampio e senza nulla tacere, proprio ne La tredicesima porta. Chi sono gli aguzzini? E: come riconoscerli?

Il male abita l’uomo da sempre come il bene. In ognuno di noi convive un aspetto di santità e perdizione. Gli aguzzini sono coloro che non ti fanno realizzare come persona umana.

6. Quali autori ti hanno aiutata ad affrontare la vita, a trovare delle risposte, a dare un senso al nostro esistere? Per quali ragioni?

Ho letto di tutto senza distinzione e tematiche precise. Praticamente mi innamoravo dei libri leggendo e non del titolo perché già conosciuto o l’autore perché già noto. Si scoprono delle cose meravigliose. Preferenze: alcuni nel Novecento che per le loro caratteristiche mi sono più vicini: Alberto Moravia, Primo Levi ed Italo Svevo. Il primo è un interprete chiarissimo nell’esporre il mondo dei sentimenti e le difficoltà connesse al vivere la vita, di Svevo mi piace la sua profonda indagine psicoanalitica sull’uomo e la coscienza, Primo Levi per lo stile descrittivo-realista, per i suoi dettagliatissimi resoconti del dolore e della sofferenza dell’uomo, senza però giudicare, preciso ed asciutto.

7. Ne La tredicesima porta, in qualità di autrice, Nadezhda, tu metti a nudo la tua anima, il tuo esser stata bambina, i tuoi sogni, oltreché il rapporto conflittuale con tua madre e con tuo nonno. Si potrebbe dire che cerchi, o meglio ancora, che scopri le tue radici. Per riuscirci intraprendi un percorso di psicoanalisi, sulla falsariga della new age. In certi passaggi, il tuo romanzo potrebbe ricordare certe tematiche care a Paulo Coelho. E’ così? Motiva la risposta, per cortesia.

Io direi che agisco secondo il mio istinto e non mi ispiro a nessuno: nel mio libro, o diario, come meglio piace, io metto tutta me stessa con tutto ciò che sono e sento ed ho sentito, non condanno né assolvo nessuno ma cerco di ricordare e scrivere ciò che è stato. Nulla dentro è stato inventato se non il dehors per rendere scorrevole la mente. Partendo dal presupposto che quello che ho scritto non è nato come un libro ma come una confessione a me stessa si potrebbe dire di tutto, meno la ricerca di un quadro preciso. Nella sua sincerità colpisce proprio per questo. Solo un racconto, tornando nelle origini della mente umana che così tanto mi ha affascinata. Scoprendo che alla fine io stessa nascondevo pezzi del puzzle del mio vissuto.

8. Nadezhda o Speranza: questo il tuo nome. Perché Speranza?

In realtà Nadezhda è Speranza. Il mio nome tradotto dal bulgaro non è altro che la parola Speranza. Perché? Devo il nome al mio padre e penso che non esista nome migliore per un anima come la mia. Mi appartiene, di nome e di fatto, Speranza.

9. Tu sei anche autrice di un libro di poesie, L’iride della poesia (Rupe Mutevoli edizioni). La tua poesia è elementare, pervasa da una certa genuina innocenza. Speranza, par quasi che tu sia ancora la bambina birichina e testarda che eri ieri: “Lacerante ferita/ sul dorso della mano/ mi sveglia dal dolore/ immenso,/ un dolore/ che aveva messo radici/ ed ora stronca il mio respiro./ Lo sguardo non tace…/ gli occhi cercano quel puntino/ del cielo azzurro. […] / ma è nella mia natura/ svegliare la morte/ per poi scapparle lontano.”
Qual è l’anelito che ti spinge, sin da bambina, a fare poesia?

Scrivere poesie è necessità, piacere, amore, libertà, coscienza. Io mescolo tutto questo con l’emozione che mi vive da sempre dentro. E non esiste una cosa che non mi emoziona. Mi basta uno sguardo fuori, un anziano che cammina con i passetti veloci appoggiandosi sui muri … ed è già poesia.

10. Ne La tredicesima porta, tra le altre cose, racconti anche della tua prima passione, quella di scrivere poesie. A questo punto è d’obbligo che tu, Speranza, ci metta al corrente della tua idea poetica. La tua poesia a chi è destinata?

È come chiedere il sole per chi sorge … mentre lo fa, c’è chi cammina e non se ne accorge, talmente abituato ai raggi, c’è chi alza lo sguardo ed ammira il cielo amando. La poesia, non solo la mia, non è per tutti. È per pochi, ma quei pochi sono le anime con cui vale la pena camminare. La mia poesia nasce come un fiume. E lo dico letteralmente.

11. E’ più importante la tecnica narrativa o piuttosto l’emozione che un autore riesce a trasmettere attraverso le storie che narra?

Entrambe. L’emozione rapisce, la tecnica restituisce. Sono legati insieme.

12. Il tuo narrare è “di parole che entrano e portano al cuore dell’uomo”. E’ una tua precisa scelta, stilistica anche. Non temi d’incorrere nell’incomprensione dei critici più accademici?

Io cerco di essere solo me stessa. La semplicità è un modo di essere, non una cosa da condannare. I critici? Non amano la Speranza a prescindere, quindi, ho solo da guadagnare (sorridendo).  Mi curo poco della critica, ciascuno elabori una sua idea personale: non ho l’ambizione di piacere a tutti.

13. A chi sono indirizzati La tredicesima porta e L’iride della poesia? A tuo avviso, c’è un pubblico maggiormente sensibile, un pubblico eletto cui i tuoi lavori potrebbero far piacere e portare un po’ di luce?

La bambina che si racconta nel mio romanzo non ha un volto. Sono tutte le bambine che non hanno ascoltato la favole raccontate di notte. Non è solo la sensibilità che può colpire ciò che ho narrato. Ognuno si vedrà proiettato attraverso il mio racconto in un mondo parallelo. Del proprio vissuto. Bisogna vedere cosa cambierà in loro dopo aver “viaggiato”.

La tredicesima porta – Nadezhda Georgieva Slavova – Rupe Mutevole edizioni – Collana: oltre il confine – pagine 100 – ISBN: 9788865912942 – Prezzo: € 10

L’iride della poesia – Nadezhda Georgieva Slavova – Rupe Mutevole edizioni – pagine 100 – ISBN: 9788865913130 – Prezzo: € 10

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Nadezhda Georgieva Slavova. Intervista all’Autrice per “La tredicesima porta” e “L’iride della poesia” – di Iannozzi Giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    diciamo che la personalità dell’autrice non mi è consona specialmente alcune sue risposte scontrano con il mio modo di vedere. anche questo potrebbe però essere un motivo per leggere.
    buongiorno
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sai, Cinzietta, io ho imparato, da una lunga pezza oramai, direi da quando ho cominciato a imparare a leggere, di non pormi problemi del tipo, “questo rientra nelle mie corde e questo invece no”.

    Nadezhda Georgieva Slavova racconta un terzo della propria vita. Non posso svelare la terribile verità che scoprirà, una verità che aveva dimenticato per seppellire un dolore troppo grande. Ma se leggerai “La tredicesima porta”, al di là di quelle che sone le tue convinzioni, scoprirai che è un libro molto attuale, che tratta un tema dolente e purtroppo all’ordine del giorno.

    Lo stile di Nadezhda Georgieva Slavova è semplice, dettato dal cuore prima che dalla tecnica. E’ una scrittura al femminile, che talvolta lascia trasparire una certa ingenuità bambina: ma proprio questo è il suo punto di forza, ritrarre il dramma con una ingenuità spiazzante.

    Beppe

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  3. roberto ha detto:

    penso che sia un romanzo portato senza retorica o forzature a carpire l’interesse della gente….una storia da mangiarsi in una notte…sperando di digerirla

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Caro Roberto, è un romanzo soprattutto scritto con il cuore, che sì, non porta retorica. Si puo’ leggere tranquillamente nel giro di una notte, o anche meno: questo dipende dal ritmo di lettura che ognuno di noi ha. E come hai ben intuito, forse perché già lo hai letto, c’è una cruda verità, più che mai attuale, da digerire e non è nulla affatto facile digerirla. Un romanzo che non posso fare a meno di consigliare di tutto cuore e come semplice lettore e come critico. Nadezhda affronta un argomento difficile, molto difficile, con levità senza però per questo non porre l’accento sulla paura e il dramma.

    giuseppe

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