Mademoiselle Fureur. Il figlio di Abraxás – di Iannozzi Giuseppe – Concorso: «Scopri i significati esoterici nascosti all’interno del racconto e vinci una copia de “La lebbra”»

Mademoiselle Fureur

Il figlio di Abraxás

di Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe by Walter Togni

Iannozzi Giuseppe by Walter Togni

Giuseppe Iannozzi by Walter Togni

concorsoScopri i significati esoterici nascosti all’interno del racconto e vinci una copia autografata de La lebbra di Giuseppe Iannozzi, romanzo edito da Il Foglio letterario di Gordiano Lupi.

Saranno ritenute valide le risposte nel box commenti di questo blog e quelle sul mio profilo Facebook.

Buona fortuna a Tutt*

Giuseppe Iannozzi

“Buongiorno!”
La riconosco, è lei. Non più di trent’anni, ma ne dimostra almeno quaranta. Inacidita. E’ la classica zitella che ce l’ha su con tutti perché non ha dato al mondo un figlio.
Rispondo con un cenno del capo.
“In cosa posso esserle utile?”
Mi guarda storto. Non mi sono tolto il cilindro dalla testa in segno di rispetto. Per dispetto tocco una falda del cappello con l’indice, squaderno poi un sorriso luciferino. Taccio. Osservo la sua reazione.
La Fureur arrossisce.
Non soddisfatto accarezzo il pomo d’avorio del bastone, un vecchio bastone di famiglia, che mio padre ha ereditato dal suo. Sul letto di morte il mio vecchio mi raccontò che fu ricavato dal cuore d’un albero preso in pieno da un fulmine in una notte di tempesta e tregenda, di streghe a baciare l’ano del Diavolo. Il pomo ritrae una creatura demoniaca, un Gargoyle. Mio padre, Dio l’abbia in gloria, mi disse di starci ben attento.
La Fureur attende che parli, mentre, con sguardi furtivi, cerca di carpire i dettagli del pomo che nascondo sotto la mano inguantata.

Mademoiselle Fureur

Mademoiselle Fureur

Glielo si legge in faccia che ha paura. Avrebbe dovuto pensarci prima, prima di farmi lo sgarbo.
“Sono qui per via delle tele, delle lettere…”, dico con tono volutamente flemmatico.
“Ah! Lo immaginavo.”
“Vengo da lontano, da molto lontano, e non mi piace essere qui, oggi.”
“Non so che dirle.”
“Perché non ha risposto alle lettere?”
“Vede…”. Ma la voce le muore presto in bocca.
“Mi spieghi. Sono qui apposta, per una sua spiegazione.”
“E’ che la sua proposta non è d’alcun interesse per questo atelier”, sputa alla fine incassando la testa nelle spalle. “Fosse stato per me l’avrei ben accolta”, prosegue in tono di scusa: “Ma io sono soltanto una dipendente”
“Non mi risulta. E’ lei che ha l’ultima parola”, la correggo guardandola dritta negl’occhi verdi. “E fa anche da modella, a tempo perso ovviamente”, puntualizzo. “Lei non sa mentire, non come le ha insegnato Monsieur Escroc.”
La donna si morde il labbro inferiore.
Posso sentire la paura che le affoga l’anima e il cervello.
“Non si dovrebbe mai mentire. E’ peccato!”, le faccio notare portando la mia faccia a mezzo centimetro dalla sua. “Chi pecca partorisce l’inferno”, sibilo.
La Fureur resta in silenzio, ma è chiaro che muore dalla voglia di sputarmi in un occhio.
Non può però, non nell’atelier.
Furente mi indica la porta.
“Mademoiselle, le tele che le avevo proposto Lei non le ha fatte vedere a Monsieur Escroc. Le tante missive che le ho inviato, Lei le ha stracciate senza leggerle. E’ questa la verità”, e così dicendo levo in alto il bastone perché lo possa vedere bene, in tutta la sua diabolica eloquenza.
La Fureur sbianca in volto.
Sta per perdere i sensi.
Ha riconosciuto il Gargoyle, quel che significa.
La donna perde conoscenza, e io mi tiro fuori dall’atelier.

Iannox el Diablo (Iannozzi Giuseppe)Qualche giorno dopo non mi sorprendo leggendo su Le Figaro che l’atelier di Monsieur Escroc, in Place de la Concorde, ha preso fuoco nella notte. Le sole tele a salvarsi dal rovinoso rogo sono firmate Abraxás. Le mie. Il giornalista spiega che non sa dare una spiegazione razionale: «Perché nell’infernale incendio, soltanto i 300 quadri d’un misconosciuto Abraxás non sono stati ridotti in cenere?».
Come mi aspettavo non c’è stata una sola vittima.
Sorrido soddisfatto e m’appresto a uscire, non senza l’amato mio bastone.

Mademoiselle Fureur ha avuto una crisi. I medici pensano a un ictus dovuto allo stress.
Si trova adesso in un ricovero di quart’ordine.
I capelli che prima erano d’un rosso tizianesco sono ora grigi. E non ha avuto un ictus come sospettano i segaossa di questo diavolo di ricovero. E’ incinta e lei lo sa. Nel suo ventre c’è mio figlio. Ce l’ha messo per me il Gargoyle, quello sul mio bastone.
La Fureur apre gli occhi, giusto un momento. Un grido di silenzio si diparte dalla sua bocca esangue.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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15 risposte a Mademoiselle Fureur. Il figlio di Abraxás – di Iannozzi Giuseppe – Concorso: «Scopri i significati esoterici nascosti all’interno del racconto e vinci una copia de “La lebbra”»

  1. Francesca Ancona ha detto:

    vabbè ma è un riferimento sessuale che altro c’è da dire, il bastone ecc ecc

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    No, sei proprio tanto tanto lontana. Non è un riferimento sessuale. Acqua. Acqua. Acqua.

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  3. Francesca Ancona ha detto:

    mmm 😦 triste

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    No, dai, triste no.
    E’ che davi per scontato che fosse un riferimento sessuale.

    Diamo allora il primo aiutino. Ha a che fare con la stregoneria.

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  5. Francesca Ancona ha detto:

    il riferimento sessuale però c’è, è esplicito quasi, ecco, forse troppo esplicito per essere celato…vediamo un po’

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Che però non è il punto cardine del racconto. Il bastone, ricordati, che è qui usato non come metafora freudiana, bensì come oggetto esoterico capace di… E’ sotto i tuoi occhi la risposta. Non c’è posto migliore per nascondere una cosa che metterla sotto gli occhi di tutti.

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  7. Francesca Ancona ha detto:

    è difficile, le tele mi portano a Caravaggio e al diavolo, così come la donna incinta a un suo dipinto , ma tutto ciò non c’entra con la magia di una bacchetta…

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  8. furbylla ha detto:

    “collegamento” fra vita e morte?
    buongiorno 🙂
    cinzia

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  9. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Vedi che sei una stregaccia. 😀

    Fuochino

    buondì

    beppaccio

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Eppure proprio nelle tele c’è un dato molto molto indicativo che ti porterebbe dritta al fuoco e quindi alla soluzione.

    Pensaci, non è difficile.

    beppe

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  11. mondidascoprire ha detto:

    La slealtà è rovinosa, la lealtà è fertile…

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  12. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Questa è la morale del racconto. Ma non è la risposta esatta. 😉

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  13. mondidascoprire ha detto:

    Allora il Gargoyle è il diavolo che la mette incinta e provoca l’incendio.

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  14. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Dunque, no.

    Vi do un indizio: 300. E’ il numero delle tele che non sono andate bruciate. Che significato ha il numero 300? Non ho messo 300 tele a caso.

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