“Giullari a corte”. Vecchie poesie dark di Iannozzi Giuseppe e segnalazione “L’ultimo segreto di Nietzsche” (Cicorivolta edizioni)

Giullari a corte

di Iannozzi Giuseppe

cavalieresenzatesta


frecciaL’ultimo segreto di Nietzsche
(Il ritorno del filosofo a Torino)
nelle librerie Feltrinelli a soli € 11,05

L'ultimo segreto di Nietzsche - Iannozzi Giuseppe
L’ultimo segreto di Nietzsche (Il ritorno del filosofo a Torino)

Beppe IannozziCicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-77-2 – pagine: 230 – prezzo: € 13,00

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Il Giullare

Libero da ogni costrizione
aspetto
che il vento mi trasporti
sulle sue ali;
degli umani spiriti,
finalmente,
libero
posso sguazzare
nell’etere
– linfa del peccato –
e l’apogeo toccare,
baciare,
viverlo,
essere il peccato.

Brunilde

Dolce Regina,
come sei piccina!

In questo talamo
abbiamo condiviso
l’amaro
del nostro amore
come peccato.

E ora il tuo sangue
veloce scorre
tra le vie d’ogni quartiere,
e maledice
il tuo urlo
nella notte
il giorno
che nascesti.

Dormi, dolce Regina!

Dormi,
e non chiedermi
perché ti amo.

Oblio

Che bello è viaggiare
e nell’oblio annegare!

E non chieder a nessuno
che la vita riprenda.

Il Ramingo

Nel buio piange un ramingo,
che non discerne la verità;
e le sue azioni
diventano
a lui nemiche.

Fra i marosi viene scagliato
e in una procella si perde:
la bussola ha smarrito.

Dolce tormento

Dolce tormento
questo lamento
che suona l’amore
ed esperienza non ha.

Dolce tormento
cantare e suonare
questo lamento.

Sarò fulmine

Sarò fulmine che si spegne in te,
sarò tempesta se mi vorrai,
sarò notte e incubo,
sarò una morte improvvisata,
sarò un bacio,
sarò tutto quello che non…
che non hai osato pensare.

Dovrai pur svegliarti
e allora le mie labbra
apriranno altra notte
nei tuoi occhi,
ché l’amore sempre è oscuro
e nessuno lo può comandare
o condannare.

La notte si fa

La notte si fa,
premonizione
che è bacio.

Chi disse peccato?
Chi osò
interrompere
il volo di due stelle
legate
da un bacio infinito
per dirlo colpa?

Questo cuore,
che fragile è,
canta,
batte
il ritmo
di chi m’ispirò
parole immortali,
ma veloci come luce
nell’incanto
dell’Eternità baciata.
E’ nostro questo battere
sempre
e poi sempre
la via
dell’innocenza.

E ora sudami l’amore
perché sia neve,
impronta
e strada
da camminare
contro gli strali del destino.

E ora amami l’amore,
che sappiamo,
per un bacio o due,
perché solitudine c’è,
e niente basta mai
all’Anima mia
che vagola
e trova sentieri profondi
tutti da scoprire
nel tuo corpo,
nella tua Anima.

E Venere sorse in pallore

E Venere sorse in pallore,
poi tutta s’ammantò
di virginale rossore
ché Marte l’aveva cullata
in abbraccio
di gentili fiamme.

Oh Venere!
Sopraffatto
da tue floride grazie,
con un bacio spegni ora
la passione che arde,
che traduce l’alma
in sofisticate evoluzioni
d’amore.

E Marte s’oscurò in bagno di quiete,
ché Venere ora lo teneva seco
appoggiato al seno suo,
cullando il capo stanco
di chi l’aveva amata
oltre l’impossibilità del sogno
per cangiarlo in voluttà
decisa e tenera.

E Venere sorse in pallore.

All’osteria di notte

Nei graffi allungati dei paesaggi
avvolti nella notte,
la botte ha rotto il suo cerchio
per cercare una sfumatura antica
nel sapore del sangue in vino.
Il giovane avventore d’osteria
il volto rifugia
nelle pieghe d’un sorriso
– d’un’anonima ostessa.
Un richiamo stordito si sente
provenire dal vento di fuori,
e il bronzo delle campane
rapisce in una stonatura.

Si versa un altro goccio
nel vetro del bicchiere,
poi si guarda d’attorno,
ebbro negli sguardi
dei pochi insonni
che gli spiano gli occhi:
gli fa male il cuore
a ogni rintocco di campana;
si regala un’altra ubriacatura,
ché sulla schiena
i graffi a pelle della notte
ce li ha ancora stampati.

Lo sa bene l’avventore,
fuori è l’ombra più negra,
che della sua giovane carne
nel vino quasi del tutto affogata
brama non uno ma mille brani.
E dove ora sta c’è quel sorriso
che lo invita a ubriacarsi
un po’ di più. E allora grida:
“Ostessa, ostessa, ostessa,
un altro giro,
un altro ostaggio per Voi,
prima che sia l’Alba!”

L’Amata sepolta

Rabbioso
il cocchiere
frustava la corsa:
“Più veloce, per Dio!”

I neri cavalli lanciati
sudavano
sette umani peccati,
ferendo il sudario
della profonda notte.

Il galantuomo
plorava infinito sudore:
“Dio, abbi pietà di Lei!”

Morti i cavalli
caddero a terra
senza un lamento.

Il gentiluomo
infine ci fu:
e baciando
l’avello dell’Amata,
inginocchiato
rimase statua di sale.

Il cocchiere
impassibile,
nel notturno buio
seppellendosi,
la fossa scavava
per i neri cavalli.

All’incrocio, Dio

Soffre tempesta
di uomini donne bambini
la fragilità d’un angelo
caduto
nell’inverno
delle nevose sue ali.

Ride Dio
in una spettinatura
che l’indice destro
raccoglie
in carezza di vento
su mille e mille
scomposti avelli
che i nomi loro
non sanno.

All’incrocio,
fra Sodoma
e Gomorra,
si spenge il semaforo,
mentre perde
un figlio il seme,
al silenzio confessando
il crimine commesso
nel sonno
d’una scimmia ammaestrata.

All’incrocio, Dio:
vuoto di sé un uomo.

Tirannia

Tirannia la censura,
assenzio dei poveri.
Di spirito.

Il vento
vi soffia
scherno
di Angeli
e Diavoli.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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