Raccontare Piombino – AA.VV. – a cura di Emilio Guardavilla. Recensione di Iannozzi Giuseppe

RACCONTARE PIOMBINO

AA.VV. – a cura di Emilio Guardavilla

recensione di Iannozzi Giuseppe

Il Foglio letterario

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Il Foglio letterario - di Gordiano LupiUna rosa di scrittori, più o meno noti, con diverse esperienze alle spalle, raccontano Piombino, scattano la loro personale polaroid con le parole nel volume edito da Il Foglio letterario Raccontare Piombino (AA.VV.). In tutto undici autori: Umberto Bartoli, Valentina Della Lena, Paolo Ferrari, Alessandro Fulcheris, Emilio Guardavilla, Federico Guerri, Gordiano Lupi, David Marsili, Marco Miele, Simone Pazzaglia e Paolo Silvestri. E le splendide foto di Andrea Frediani, che da sole descrivono Piombino forse meglio di qualsiasi racconto immaginabile e non.

Piombino, città grigia, città che vive nell’acciaio, amata e temuta. Ma chi a Piombino ci vive non può far a meno d’amarne soprattutto i pregi, sempre troppo poco evidenziati dalla stampa.

Non è facile raccontare Piombino, nemmeno per chi la realtà piombinese la vive giorno dopo giorno. Potrebbe sembra una città di mare uguale a tante altre. E però ci sono le acciaierie, c’è la classe operaia e c’è anche la solitudine, e una storia sepolta, dimenticata dai più, come bene evidenzia Federico Guerri nel suo racconto “Ferro e fuoco”. Gordiano Lupi, invece, nel suo racconto “La città vecchia”, facendo ricorso a uno stile melanconico e fortemente poetico à la De André, sottolinea che “la mia città vecchia non è quella di Fabrizio De André anche se in fondo la ricorda. […]”. E c’è la Piombino vista da David Marsili in “Piombinorama”, dove per un incidente, per uno scambio di persona, un omicidio e l’esilio su una gru a torre. E Umberto Bertoli ne “Il pesce rosso” ci ricorda che la città è ricettacolo di passioni, estreme e delittuose talvolta: Bertoli ci restituisce un polaroid noir di Piombino, con tanto di flebite! E poi Paolo Ferrari che in “Time Machine” sembra voler sottolineare come non sia poi troppo diverso il passato dal presente, perlomeno se vivi a Piombino. Tristezza infinita invece per “Storiella triste” di Alessandro Fulcheris, che racconta il suo rapporto con un cocker, cane dal gran naso e che però ha dei seri problemi di salute, proprio come Piombino. In “Tristán e Isotta” Emilio Guardavilla (che è anche il curatore di questa antologia piombinese) preferisce conferire un tono kafkiano al suo narrare sottolineando che “la vita è più forte della morte”. Degni di nota anche “Il porto” di Simone Pazzaglia, “Il muretto” di Valentina Della Lena, “Il sogno” di Paolo Silvestri e nel “… nel mezzo del cammin (tra la pinetina e il campino)” di Marco Miele.

Raccontare Piombino – AA.VV. – Edizioni Il Foglio – collana narrativa – pagine 140 – ISBN 9788876064517 – Euro 14,00

Prefazione in forma di racconto

di Gordiano Lupi

Tornando da Milano rivaluto la mia bistrattata Piombino, piccola città di mare abbandonata tra sentore d’acciaio e profumo di scogliere. Percorro senza sosta vecchie strade, alla ricerca del mare, quel mare che tanto mi manca nella distanza e che do per scontato quando lo trovo a portata di mano, d’olfatto, di vista. Rivedo angoli di tetti sporgenti tra scogliere, cadenti ricordi d’archeologia industriale, pinete che protendono rami nel cielo, braccia ritorte piangendo preghiere. Sogno un bambino che corre tra prati d’illusione, memoria del passato che si fa ricordo, mentre intorno fiorisce una labile primavera. Penso che fino a ieri tutto era neve e dolore, ghiaccio e disperazione, freddo e timore. Scorgo il volo d’un gabbiano. Mi è capitato d’odiare la sua altera presenza, ma adesso mi reca un senso di pace, mi conforta vederlo, mi basta quel profilo imponente sul tetto d’una casa di mare, ché solo a Piombino ho visto condomini sulle scogliere, unica città al mondo edificata a misura d’operaio. Rivedo lo chalet sul mare, il bar nella piazza ai caduti, dove al mattino giardinieri svogliati compongono la scritta Salivoli con piante grasse. È il bar dove ho bevuto l’ultimo caffè con mio padre, prima che se ne andasse, il bar dove ogni tanto lo rivedo sorridente davanti alla tazzina di caffè. E poi dicono che non esistono i fantasmi. Non vi fate ingannare. Certo che esistono, invece. Sono dentro di noi, accompagnano una vita raminga, provvisoria, sono la nostra guida, per noi che non siamo Dante ma non possiamo restare orfani di Virgilio. Il vento di scirocco mi penetra i sensi impregnato di salmastro. D’un tratto comprendo l’angoscia di Cabrera Infante, le ultime ore in un letto d’ospedale, lontano dalla sua terra, al termine d’un esilio che supera i confini della vita. Povero Guillermo, che quando scriveva di cinema si faceva chiamare Caín, quanta tristezza morire a Londra sognando il lungomare dell’Avana, i ragazzini bagnati dagli schizzi dell’oceano, i venditori di rum, i froci, le puttane, le case cadenti, i cabaret sulle scogliere, gli alberghi di undici piani che scoprono un cielo stellato. Quanta tristezza. (Gordiano Lupi)

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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