Morire a Natale. Poesie dark di Iannozzi Giuseppe illustrate da Valeria Chatterly Rosenkreutz

Morire a Natale

di Iannozzi Giuseppe

Chatterly

Chatterly

Chatterly è opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz


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la_lebbra_di_iannozzi-giuseppe_il_foglio_letterario.jpgLa lebbra
Giuseppe Iannozzi
Ass. Culturale Il Foglio

Collana: Narrativa
Data di Pubblicazione: 2013
Pagine: 150
ISBN-10: 8876064540
ISBN-13: 9788876064548
Prezzo: € 14

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«La lebbra» di Giuseppe Iannozzi – la pagina dedicata al libro


Ho sognato un mondo

Tu non sai: ho sognato un mondo d’amore
di tette al vento, di volti gentili aperti al sole
L’erba alta sfogliata dalle carezze degli amanti
in cerca d’un filo d’ombra prima di fare all’amore;
e alberi frondosi, verdi, carichi di fiori
che domani saranno frutti maturi succosi

Tu non sai: ho sognato un mondo
Quelle labbra, oh quelle labbra sì rosse
che a morderle illanguidiscono l’anima;
la tua bocca così dolce, rifugio di baci,
e la mia mano sul tuo nudo volto
a sfiorar con la punta dell’indice
l’incertezza tua sospirata a metà
prima di darti all’ardore della lingua mia,
mentre già scivola la sinistra lungo le gambe
nude in bellezza, dal calore di dio baciate

Nel culo del Diavolo

“Respira, respira, respira” gridano in coro
“Non star sul ciglio della fossa col fiato corto!”
“Respira! Facci vedere che polmoni tieni”
E giù cado, praticamente affondo,
e la mente frana in un cortocircuito
“Sputa, sputa, sputa” gridano pian pianino
mentre dall’ano però ben forte evacuano

Spiriti

Del gatto gli occhi son spiriti di ieri
Ti osservano dall’inferno dell’essere
in sette vite e in nessuna in particolare
Ti osservano
Altro non possono
Vengono da lontano, da oltre il Nilo
E l’uomo che t’ama
è appena andato via per le sigarette
In fondo lo sai che presto tornerà,
come sempre, stanco d’aver perso
un’altra volta la sua scommessa
Ti racconterà di come ha provato a bere
da un finto specchio d’acqua in un deserto
E di nuovo in tuo possesso sarà

Sulle sponde dove Caronte

Bella ragazza, la sola bellezza
che conta
sotto scacco mette la giovinezza
e quand’è passata è passata;
null’altro resta se non il lamento
delle budella e ‘l vuoto nel cervello
E poi, per cosa o chi soffrir mai?
Per chi! Chi varrebbe così tanto
da meritare eterna bellezza
da tener sempre,
per sempre al proprio fianco?
Niuno su questa terra
che valga un’unghia o un pelo in più
di quel che Madre Natura ha disposto

Bella ragazza, non t’angustiare:
presto passa l’età e con ugual premura
i peli nelle orecchie crescono veloci,
come le ortiche e le altre male piante
di quel giardino che ha ordito ‘l primo bacio,
sprecato per uno che non valeva un pitale
né pieno né vuoto di quella urina
limpida e gialla uguale al sole
eppur sì tanto disprezzata da ogni signora

Bella ragazza, niente rimane:
giovinezza è una piccola briciola
che non s’ha tempo d’ammirarla,
tosto vien divorata; uno sguardo basta
o anche meno perché dell’alabastro
rimanga solamente un po’ di secco fango
scavato da rugosi profondi canali,
che davanti allo specchio non risparmiamo
né il passo cedono a un pelo di compassione
Così, forse è meglio non cercare
il riflesso che ci appartiene, se già l’ombra
basta a metterci addosso il terrore
quando di notte pei vicoli passeggiamo
in cerca d’uno spicchio di luna
e d’un filo d’avventura

Bella ragazza, le galline aspettano l’alba,
i vecchi nei letti la morte
e una bella donna che li accompagni
sulle sponde dove Caronte già li desidera
col sorriso tirato e il vestito della festa

Bella, bella ragazza, tu non sai della guerra,
di quante donzelle l’occhio di porco
han dato via per un tozzo di pane, o meno
E quante han preso solo sterco in faccia,
non te lo voglio dire perché l’orecchio tuo
non abbia troppo a soffrire dell’empietà
di questo mondo di rifiuti colmo oltre misura

Bella ragazza, quel rocchio d’oro conservalo
Quando gli anni saranno diventati pesanti
e lo specchio troppo sincero, servirà
a darti un bel tòzzo, ben disposto a soddisfare
capricci e altro ancora, perché si sa
che ‘l viro più che il pelo di figa ama i danè
Non chiedermi perché, ma fidati, così è

Bella ragazza, non mi puntare strano
Quelle candele oggi apparecchiate e accese,
domani, te l’assicuro, non avran più senso:
solamente moccoli brevi, questo saranno
e tu mi odierai per la verga insufficiente
Non t’ho presa che la verginità t’era virtù,
ed io ero già collo scolo di non so quanti
e quanti bordelli, quindi non illudiamoci:
al mondo apparteniamo, per quanto sporco;
così, ora che giovinezza sta al tuo fianco,
il buon consiglio te lo porto col cuore in mano
perché presto, molto presto, la vecchiaia
mi farà egoista e ti porterà in spregio
Accettalo dunque ora che giusto è ‘l tempo
E forse anche domani un po’ mi amerai
al ricordo d’averti bene consigliata

Ma non pensiamoci più, ora; godiamo invece
Bella ragazza, scopiamo, scopiamoci per bene
Ancora siamo d’un sol pezzo, belli e giovani,
sfruttiamo dunque senza ambagi la situazione
e diamoci dentro fino all’esaurimento,
perché godimento sia per l’anima e per il corpo,
finché bellezza ce lo consentirà

Di tutte le mie belle armi

Di tutte le mie belle armi
non una me ne rimane
in mano:
vuoti i palmi
rivolti al cielo,
al comando
né al potere anelano

Io so solo che:
il tempo inesorabile
imparziale giudice
ha già spazzato via
tanti
e tanti millantati capolavori
ai quattro angoli della bussola
e nulla memoria ne è rimasta

L’uomo
che per la vita intera
sull’immortalità s’arrovella
presto muore dimenticato,
senza neanche
la consolazione d’un epitaffio

… non penso:
meglio non essere da subito,
meglio vivere di quello che dì
dopo dì sulla stadera c’è
senza la necessità
di guardare la strada fatta,
perché rughe di rimpianto,
lo so, non m’adombrano il volto

Destinati

destinati ad amare
per due graffi di solitudine sulla schiena
destinati a fare i buffoni
per un sorriso di piorrea e una dentiera
destinati a cauterizzare l’occhio
per non vedere chi vicino a noi muore

destinati ad essere eterni stupidi stupiti,
pallottole lanciate nello spazio
per incontrare la fragilità della carne

…lecchiamoci le ferite
o cominciamo a cadere
come foglie al vento
nella tomba dell’oblio

Per dove

Tu te ne vai
col vento
Ti porti in altro dove
dove non posso io
raggiungerti
e né in ginocchio
chiederti di nettarmi
dal solo occhio buono
che m’è rimasto
quella lacrima
che tu sì tanto ami
vedere scivolar
giù sul mio mento

E’ quasi il giorno
che ci ha visti
l’uno accanto all’altra,
e deciso hai
che è arrivata l’ora
di dimenticare
il buono e il cattivo
allo stesso modo
Ti fai lontana,
lontana come foglia
che il vento la suona
per farne sua armonica
di libertà
se non proprio di verità

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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