“Tutto il ferro della torre Eiffel” di Michele Mari. Capolavoro da rileggere – di Iannozzi Giuseppe

Tutto il ferro della torre Eiffel

Michele Mari

di Iannozzi Giuseppe

Michele Mari

Michele Mari

Michele Mari è nato a Milano nel 1955. Alcuni suoi libri da ricordare e rileggere: Di bestia in bestia (Longanesi, 1989), Io venìa pien d’angoscia a rimirarti (Longanesi, 1990 e Marsilio, 1998), La stiva e l’abisso (Bompiani, 1992), Euridice aveva un cane (Bompiani, 1993), Filologia dell’anfibio (Bompiani, 1995), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori, 1997), Rondini sul filo (Mondadori, 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco, 2000) e l’ultimo Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi, 2002), La quotazione di azioni nei mercati regolamentari: profili negoziali e rilievo organizzativo (Giappichelli, 2004), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta, 2004).
Parigi, 1936: Walter Benjamin è seduto al tavolino di un caffè insieme a Marc Bloch, a bere Pastis studiando le mosse di una drammatica partita a scacchi contro Erich Auerbach. Ma presto, W. Benjamin è inseguito da un demone meridiano, e sarà costretto a girovagare per passages e mercatini, collezionando feticci e oggetti d’affezione tanto vivi da comporre un’enciclopedia magica del nostro Novecento. Sempre nel 1936, i falangisti fucilano Garcìa Lorca, Gide torna dal suo viaggio in Unione Sovietica, Hitler e Mussolini stabiliscono l’Asse Roma-Berlino, Céline consegna all’editore Denoël un rovente libello intitolato Mea culpa, mentre a Milano muore la madre di Carlo Emilio Gadda. Ma Tutto il ferro della torre Eiffel è anche la Parigi geometrica di Haussmann che sembra pronta ad arrendersi a un catastrofico destino. Nei passages, in questo romanzo fantastico di Michele Mari, l’autore rimescola i tempi storici facendo incontrare i vivi e i morti in un sottomondo onirico carico di reminiscenze e di premonizioni. Ci sono luoghi e tempi, nella Storia, in cui tutto si sfiora: il gioco doloroso e affascinante di questo libro è fermarsi sul crocevia, provare a dar vita alle parole mai dette, alle più insospettabili somiglianze. E’ un gioco surreale che fa dialogare il nano di Autodafé con Louis Renault, la bambola di Alma Mahler amata da Kokoschka con gli scrittori morti suicidi, Lindbergh con il dottor Caligari, la nascita della modernità con il demone che la divora.

Michele Mari lega tra loro numerose coincidenze: nella storia da lui narrata fa incrociare persone realmente vissute, personaggi libreschi, ma anche, e soprattutto, presenze fantastiche; alcuni incroci sono veri, altri probabili, ma alcuni del tutto impossibili se non nella sbrigliata fantasia di Michele Mari e di chi si addentra nel suo mondo rushdiano contaminato da deboli echi secondo lo stile di Umberto Eco. Gli uomini e gli emblemi del Novecento convivono sul palcoscenico della modernità con il loro carico di ossessioni, premonizioni e sofferenza. Intorno a Benjamin, a spasso per i mercatini di Parigi in cerca di oggetti feticcio che rappresentino l’”aura” dell’epoca, si aggirano individui malefici e grotteschi. Tutte le vicende, e gli stessi personaggi, sembrano duplicazioni (simulacri), copie o anticipazioni di un qualcosa di oscuro, tenebroso, surreale, forse una chimera. E anche il fantasmatico passage dei suicidi, dove rivivono gli scrittori del Novecento che si sono dati la morte, non è che un luogo in cui reminiscenza e premonizione si confondono, dove la coscienza dell’Europa si agita inquieta in attesa del grande suicidio di massa. Una finzione dolorosa e affascinante quella giocata da Mari, dove la modernità, le catene di montaggio, il cinema, la tecnologia, il nazismo e ovviamente il surrealismo, sono attraversati da un demone autodistruttivo, che divora come per magia i protagonisti e quindi la nascita stessa della modernità.
Tutto il ferro della torre Eiffel è romanzo che disegna la storia di un grande incontro mancato, ovvero quello fra Walter Benjamin e Céline nella Parigi del 1936. Fra i coprotagonisti e le comparse, lo storico Marc Bloch, il filologo Erich Auerbach, l’editore Denoèl, gli industriali Citroen e Renault, gli scacchisti Alekhin e Capablanca, Saint-Exupéry, Marlene Dietrich, l’omino della Michelin e tanti altri ancora. Una galleria di personaggi che interrogano il passato in cerca di risposte esistenziali, ma anche, e soprattutto, protagonisti che guardano al presente che è già proiettato nel futuro.
Michele Mari con questo romanzo dà corpo ad un mondo fantastico dove tutto sembra un circolo vizioso di alienati intellettuali, di simulacri, di mostri partoriti dalla fantasia che s’impadronisce, quasi forzatamente, del mondo reale. Poco accademico, Mari già dall’incipit lascia presagire quale sarà il ferale destino del protagonista: leggere questo romanzo, per il lettore significa soprattutto riscoprire il divertimento di cercare sé stesso attraverso i passages parigini, quelli reali e quelli inventati. L’unico rischio è quello di rimanere divorati dallo stile brillante dell’autore.

Michele MariTutto il ferro della Torre Eiffel – Einaudi – Collana Supercoralli – pp. 278 – € 16.50

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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