“Io suono sempre due volte”. Poesie erotiche di Iannozzi Giuseppe e segnalazione “La lebbra” (Il Foglio letterario)

Io suono sempre due volte

di Iannozzi Giuseppe

il postino suona due volte


la_lebbra_di_iannozzi-giuseppe_il_foglio_letterario.jpgLa lebbra
Giuseppe Iannozzi
Ass. Culturale Il Foglio
– Collana: Narrativa
Data di Pubblicazione: 2013
Pagine: 150
ISBN-10: 8876064540
ISBN-13: 9788876064548
Prezzo: € 14

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dall’editore Il Foglio letterario


Il Paradiso di Dio

Dio intimò di tacere al mio petto
quando t’ho vista tutta nuda svestita
I miei occhi hanno scoperto la tua vita
dalla vìta in giù, e ho dovuto ricredermi:
il paradiso che mai avevo considerato,
che avevo schernito con voce ora fioca
ora violenta come la brace, il paradiso
di Dio il tuo intimo, ora fiore da cogliere
Ma la paura mi fece molli i ginocchi
mentre il desio m’accecava gli occhi

Sul tuo seno

Di coccole soltanto ho oggi bisogno
Ho graffi di solitudine sulla schiena,
il fantasma della tua bocca nella mia
Mi sento proprio giù di morale
Ho bisogno di coccole e non di zoccole
Ho bisogno d’un abbraccio
che m’addormenti
sul tuo tiepido seno di seta di luna

Mi sento proprio alla deriva oggi
Mamma dice che è troppo tempo
che vivo la parte del duro tutto da solo
Mamma dice che dovrei trovarmi una donna
Mamma è una donna tanto tanto sola
E in strada sparano fuochi d’artificio
per la festa, ma è la solita rapina
a volto coperto
Domani la nera lo dirà a chiare lettere
E intanto io mi sento come un delitto
mai consumato, qui nel mio freddo letto
a immaginare le stelle e le donne
che ho avuto per un momento soltanto,
per poi subito tradirmi all’alba
scomparendo

Avrei bisogno d’una donna
che non abbia paura d’incontrarmi
in questa fredda città di vicoli e bottiglie vuote
Avrei bisogno d’una bocca di rosso rossetto
che mi sporchi le labbra consumate da mute parole
Le donne hanno tacchi alti per camminare,
io gli stivali che ho preso da mio padre
quand’è morto nella trappola del suo sogno

Del suo sogno che non ha mai detto a nessuno
E che io suo figlio sapevo meglio di lui

Per tutta questa solitudine
avrei oggi bisogno di tante coccole
Del tuo caldo seno di seta di luna
prima di cadere per sempre nel sogno
che fu di mio padre, che fu

Mai romantico

No, non dirmi romantico,
Amor Mio di beltà tremendo
Faresti uno sbaglio,
lo sbadiglio più grande
dal sonno alla vita
No, non dirmi quel che sono
e non sono, t’inganneresti
Soltanto una piuma sono,
una piuma pesante scucita
dalle ali d’un angelo indemoniato
Ho occhi di falco per il dì
e di gufo per la notte
Alba e tramonto fanno a gara
per confondersi dentro all’alma
che, come àncora, rimane
dentro alla fragilità
di questo corpo di carne, di dolori,
di amori sorpresi
– scoperti in tutta la loro nudità,
ma solo per esser presto soppressi
da un crudele destino
che non ti oso cantare,
Amor Mio

L’aria punge le gote
prese dal freddo, da quella neve
che vien giù quando vicino è il Natale:
quanta solitudine è nel cuore
di chi t’ama, quanta impazienza
tu, Amor Bello, non sai
Anelando sempre a ricucir lo strappo
che ci portò via dalle mani il calore
del nostro appena nato amore,
io vado avanti, ed è un andare stordito
per niente eccitante
Se manchi tu al mio cuore
è come non aver vita in petto

No, non dirmelo
che son romantico
Finirei col crederci,
questo rischierei
E allora in me scopriresti debolezza
e ne avresti supremo orrore
Fuggiresti là dove
non ti potrei più incontrare
Non mentire, Amor Mio,
ti faresti d’ombra e di buio
cercando rifugio
fra braccia più robuste delle mie

Così, non dirmi romantico
Pensalo soltanto, con timidezza

Indecente graziosa

Desideravo averti a me accanto
come desiderio che tosto si fa falena
che dall’amore, sia esso acerbo
o il più infiammato, non si lascia
né sfiorare né sfiorire

Il sospiro m’ha strozzato piano la gola:
t’ho vista così tanto, di sfuggita
sotto una luce piena che la tua beltà velava,
quasi che gli occhi al mattino aperti
ancora dentro a nebbie dell’alma dormiente

E in quest’alba che tu non mi sei accanto
canto il tuo incanto; ed è già il tramonto
pesante più d’ogni parola e nuvola d’amore
che potrei mai donarti, indecente graziosa

La tua carne sì soffice l’immagino calda
di velluto, di pesca delicata, succosa
– più del frutto del peccato originale

Qual palpito rapisce il mio core, qual tumulto
dentro al petto squassato, nel languore di te
impegnato sofferto, eppur sol immaginato!

Amore, amore, amore,
quante volte dovrò chiamarti
sulle mie sì tanto aride labbra
che voce non hanno senza te!

Ma tu dormi, di tutto il mio amore ignara
Sei la solita bambina dispettosa; che amo

Sottocoperta

D’altre coccole ho bisogno
D’altri baci
Ma non mi far male
Le tue coccole d’amore
mi fanno andare in fallo

Ahio. Ahio. Ahio.

Divento poi scurrile:
un mare di sale sotto
il maestrale,
e più in là una vela
e dopo una rete di pescatori
– pescatori brutti come dio
che tornano a casa
col sedere all’aperto
e con un sol pesce in mano,
quello che madre natura gli ha dato
per naturale scherzo gioco o avventura,
per qualche raro naufragio di coraggio
nella conchiglia femminile
più ferale d’ogni oceano e bonaccia

Ahio. Ahio. Ahio.

E venti che non oso;
e che però da basso poi vengono
pel troppo mangiare
aria sogni
e politiche fuori stagione

Sottocoperta!
C’è uno strano orizzonte
che si fa avanti:
voce di sirena,
occhio gigante di malia
Domani
gli uomini tutti maiali

Domani, Ahio!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a “Io suono sempre due volte”. Poesie erotiche di Iannozzi Giuseppe e segnalazione “La lebbra” (Il Foglio letterario)

  1. furbylla ha detto:

    io le ho trovate dolcissime 🙂
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ed infatti lo sono. C’è erotismo ed erotismo. Eh Eh Eh

    Bacioni

    beppe beppaccio

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