I lager della disoccupazione – di Iannozzi Giuseppe

I lager della disoccupazione

di Iannozzi Giuseppe

disoccupazioneGli Italiani hanno il brutto vizio di sparare a zero contro tutto e tutti: sono eternamente infelici, e i giovani sono i più scontenti. Lo Stato Sociale – che subiamo – è antisociale, è ricco di pregiudizi e facili razzismi. Nulla di nuovo, fin qui tutti siamo più o meno d’accordo.

I giovani sparano contro il G8, la globalizzazione, le privatizzazioni, il malgoverno, la religione, la politica, la scuola, la prostituzione, lo sfruttamento dei paesi poveri, insomma contestano tutto, niente è di loro gusto. I giovani indicano i mali di questa nostra società, gridano forte, si fanno sentire; e spesse volte, contestando, si beccano una bella dose di manganellate sulla schiena, sputano sangue ma hanno dalla loro parte la giovinezza, la blanda sicurezza che “domani è un altro giorno”, e medicate le ferite si tornerà a combattere per i propri ideali, o meglio a gridare in piazza che c’è qualcosa di sbagliato, che sono in tanti a sapere questa verità, che nessuno ha la seria intenzione di risolvere la cosa. E’ ovvio, i giovani gridano con tutto il fiato che i polmoni riescono a contenere; tuttavia ‘gridare’ non basta, anzi se qualcuno osa gridare la propria indignazione, prontamente, il solito borghese benpensante arriva a pestargli le spalle con una bella partaccia, con tono falsamente edulcorato, lo stesso tono littorio dei gerarchi nazisti/fascisti che, con molta cortesia, non troppo tempo fa, hanno barbaramente fatto accomodare migliaia di innocenti presso lager e forni crematori e fosse comuni.

La cortesia che oggi la società soffre (e di cui è anche malata) è falsa alla radice. La società è falsa e propone, attraverso i suoi organi giuridici, soluzioni false; l’equazione sociale è questa: falso + falso = verità. Verità? Scusate, di quale verità stiamo parlando? Io non la vedo questa verità il cui risultato è dato dalla somma di due falsità. Qualcuno è stupidamente, e furbamente, convinto che la somma di due o più falsità di segno uguale fra loro si annullino, quindi il risultato non potrà che essere ‘vero’. Sbagliato: l’equazione è sbagliata, è dunque lapalissiano che anche il risultato non può che essere falso.

Es gibt kein Mittel, um aus dieser Situation herauszukommen (non c’è strada per uscire da questa situazione): possibile che sia effettivamente così? Si, è possibile. La soluzione non esiste perché qualcuno, che ben conosciamo, ha monopolizzato tutte le situazioni, proponendo la solita solfa “o mangi ‘sta minestra o ti butti giù da ‘sta finestra”. Insomma, detto in termini inequivocabili: i giovani gridano il loro scontento, magari vengono pure ascoltati; ma chi li ascolta è un ascoltatore ‘sordo’, uno che propone soluzioni convenienti a lui solo. Allora i giovani ribattono che le soluzioni proposte loro non gli vanno proprio a genio, quindi qualcuno s’incazza e pensa bene di metterli in gabbia come bestie. Niente di cui preoccuparsi: il fascismo usa da sempre simili cortesie nei confronti di chi ha delle idee. Poi (qualcuno) va in camerino e tranquillamente si spoglia della sua camicia nera sporca di rosso sangue giovanile e con somma indolenza esclama: “Ich muB das Hemd wechseln, es ist befleckt” (devo cambiare la camicia, è macchiata), e poi un sospiro, e, quasi sommessamente, aggiunge con tono soddisfatto, “…die Arbeit auf den Feldern ist schwer (…il lavoro nei campi è duro). L’orbace, l’uniforme fascista, è il pigiama di ordinanza che i più di questa nostra società indossano sotto il vestito del tipico borghese, è la nera camicia da notte che è la loro seconda pelle, quella che usano per dormire, fare l’amore, fare la guerra.

Ho visto tanti e tanti giovani con in mano proposte concrete per cambiare la società e tutti sono stati malamente violentati dai Padroni; tutti sono stati pestati a sangue nell’anima; alla fine hanno dovuto sotterrare i loro ideali per non soccombere, per limitarsi a sopravvivere. I giovani non hanno la sola assurda pretesa di gridare in piazza il loro malcontento: molti hanno proposte concrete, ma molti di più sono quelli che stanno nel loro paradiso artificiale targato Tangenti & Compagni di Merenda, S.p.A.; e queste proposte concrete non le vogliono assolutamente sentire o leggere. I più arditi osano spedire le loro idee ai capi, nutrendo l’illusione che una buonanima dia loro ascolto; e bussando bussando, alla fine, una buonanima risponde ma con consumata falsità. “Bene, avete questo progetto che vorreste vedere realizzato. Ma sapete com’è: mancano i fondi, poi anche a rivolgersi a un privato, a uno sponsor, i rischi di un insuccesso, capite? No, non è proprio possibile. Sono amareggiato quanto voi, ma comprendete bene che proprio non si può fare. Io ho le mani legate come voi”. Finito che ha di parlare, stralcia il progetto; ma non manca di certo di segnalare i nomi di questi giovani idealisti alle autorità competenti (Nostro Signore, il Grande Fratello) perché li tengano sotto stretta sorveglianza.

Le proposte concrete da parte dei giovani ci sono, fatto è che queste non vengono prese in considerazione; non è più una questione che mette sul banco degli imputati il Capitalismo e/o il Socialismo, perché, purtroppo, oggi è assurdo e assolutamente velleitario parlare di Destra o Sinistra, difatti le due fazioni politiche sono gemellari e negli scopi e negli intenti. Seppur esistesse una lieve differenza fra Destra e Sinistra, questa è così sottile che non ha peso alcuno sullo Stato Sociale in/di questo particolare momento storico. Dare addosso come testa d’ariete contro il sistema è praticamente impossibile: i tempi del Maggio Francese sono finiti, letteralmente scaduti; e di tentare una strada diplomatica, neanche a parlarne. Nessuno è disposto ad ascoltare.

In primo luogo per costruire qualcosa occorre che ci sia la disponibilità ad ascoltare senza pregiudizi le intenzioni dei giovani, le loro proposte dunque: ascoltare è il primo step costruttivo.

Ma chi è che ha la volontà di ascoltare? Can you hear me? Nessuno. Questa è la cruda, violenta realtà, che tutti i giorni si consuma sulle strade delle nostre metropoli avvinazzate da ideali panamericani. La cultura Statunitense si è innestata nel nostro tessuto sociale: gli imprenditori sono stati i primi ad accettare questo innesto, questo stupro alla intelligenza italiana, perché l’Italia, nonostante tutti i suoi difetti, storicamente parlando, ha anche saputo dimostrare di saper scegliere fra il bene e il male (non sempre), ma qualche volta ha fatto delle scelte coraggiose. Oggi, il capitalismo e il puritanesimo americano sono diventati il nostro pane quotidiano, o meglio, a dirla tutta, è quel pane che ci viene offerto come una offesa, un pane rancido che ci viene cacciato direttamente nella strozza. La storia degli ultimi accadimenti ce lo dimostra: la Seconda Guerra Mondiale ha visto l’Italia alleata dell’America (perché si doveva salvare il culo, poco importava quale prezzo in futuro avrebbe poi dovuto pagare), l’Italia è così uscita dal conflitto, ha stretto la mano all’America ed è diventata subito la sua ombra.

Per oltre cinquanta anni l’Italia non ha fatto altro che chinare la testa con ossequio, srotolando la lingua a mo’ di tappeto rosso al volere americano; non ha voluto, e non ha saputo, prendere decisioni autonome. L’America diceva all’Italia “Tu devi fare questo!”, e i nostri bravi governanti hanno risposto con una educata genuflessione a novanta gradi.

Gli anni Ottanta sono stati per l’Italia un periodo nerissimo sia sotto il profilo sociale, sia sotto quello politico, sia sotto quello lavorativo: la disoccupazione si è diffusa come la peste bubbonica, la Fiat ha licenziato su due piedi migliaia di operai, mai i quadri o i dirigenti leccaculo (la Fiat oggi dà – dava – lavoro a metà degli italiani); i padri di famiglia, da un giorno all’altro, si sono trovati sulla strada con una moglie disoccupata pure lei perché anche lei faceva parte della grande catena di montaggio Fiat, e con dei figli da mantenere. E i figli di queste famiglie sono stati indottrinati da una televisione stile soap-opera Dallas e spettacoli d’intrattenimento made in Drive-In; questi figli non hanno avuto dei genitori perché troppo preoccupati di trovare un altro impiego (questa loro cerca è stata pura fantascienza, e infine i disoccupati degli anni Ottanta sono ancora quelli del Duemilasei); questi giovani innocenti sono stati infatti illusi che anche loro, senza troppi sforzi, potevano diventare dei manager rampanti. Lo scontro con la realtà per questi innocenti è stato però devastante: i manager rampanti sono venuti fuori, peccato che siano stati partoriti dai soliti figli di papà, mentre i poveri giovani con alle spalle una istruzione strettamente statale si sono visti sbattere in pieno muso tutte le porte. Per questi giovani sfrattati dalle loro aspirazioni (non dico che fossero giuste) l’unica strada per tentare di alleviare il morso del dolore è stata la rassegnazione, ovvero tornare a far parte della strada. E la strada accoglie sempre tutti: qualcuno si è associato alla delinquenza locale, poi qualcun altro ha cominciato a crocifiggersi con l’aiuto di una siringa con poca droga dentro e tanto AIDS. E tutti hanno capito che per loro, nel mondo, non c’era davvero posto. Se negli anni Ottanta i giovani nutrivano ambizioni borghesi, negli anni Novanta hanno mandato al diavolo la propaganda falsamente idealistica del decennio alle porte; i più forti, quelli che hanno resistito all’ingiuria, all’umiliazione della disoccupazione, hanno dato vita a sé stessi, perché fino ad allora erano stati orfani di sé stessi. Hanno guardato i loro genitori disfatti, consumati, ridotti a zombie, costretti ad umiliarsi davanti allo Stato per avere un misero sussidio assolutamente inadeguato anche alla più umile e modesta famiglia cristiana, hanno guardato a fondo gli occhi disperati dei loro genitori ed hanno spolmonato la loro indignazione, la loro volontà di riuscire a cambiare qualcosa nonostante tutte le avversità. Si sono aggregati nei centri sociali (almeno una buona parte di loro), e alcuni sono diventati anarchici perché hanno compreso che la Destra non esisteva e soprattutto la Sinistra non esisteva; ma portare alta la bandiera dell’anarchia socialista non violenta seguendo l’esempio di Gandhi è stato solo un tentativo, perché subito la polizia gli ha dato addosso e li ha schedati. E questi ragazzi delle idee costruttive ce le avevano in testa ed erano pure belle: nessuno li ha ascoltati, o meglio li ha ascoltati per gettarli in pasto alle prigioni.

Qualcuno, no!, molti, ex giovani delusi hanno ingoiato l’amaro bolo di un’altra delusione: chi propugna gli ideali del pacifismo, per la società, è solo un illuso, allora questi ex giovani hanno preso una decisione estrema; “in un mondo completamente sordo che ti sputa in faccia, che ti castiga, che ti castra, non serve a niente continuare a masticare il vangelo, quindi tanto vale diventare dei bastardi a tutti gli effetti, almeno se ci devono castigare, ci castigheranno per un motivo più o meno giusto, quello della sopravvivenza”. Se prima propugnavano gli ideali della non violenza, dopo hanno cambiato bandiera perché non avevano più nulla da perdere, più nulla da guadagnare: alcuni sono diventati fratelli e compagni della Mafia, altri hanno messo su la tratta delle bianche e delle nere, altri ancora sono diventati spacciatori, insomma si sono adeguati alla vita violenta della strada. Alla fine sono diventati dei fascisti. Esistono tante sfumature di fascismo, ma due sono le più importanti: i fascisti del saluto romano e i fascisti di strada; i primi sono quelli che amano sbattere la porta in faccia al prossimo, gli altri sono quelli che hanno subito un trattamento fascista.

I campi di concentramento sono più attuali che mai: non illudiamoci che non esistano più, ogni strada è un lager. Ogni strada appartiene a un pusher, a un pappone, a un piccolo mafioso, o, più semplicemente, a un barbone. E tutto questo è successo perché qualcuno ha pensato bene di tapparsi le orecchie con cotone idrofilo continuando a vendere profilattici fallati in televisione.

La gioventù è sballata: la nuova generazione per la testa ha solo tre cose, discoteca, cellulare e scopate, e droga ovviamente. Non è così strano come si potrebbe pensare: la nuova gioventù ha visto che fine ha fatto quella precedente, allora si è detta che per fare quella fine tanto vale spassarsela, poi, come al solito, “domani è un altro giorno” e magari qualcuno ha già programmato che il futuro sarà quello di esser semplicemente una accompagnatrice per Signori distinti, e qualcun altro ha già cominciato a prendere confidenza con la droga (ecstasy e compagnia bella) perché meglio provare la merce prima di metterla sul mercato, e qualcun altro ha progettato il suo futuro con un Curriculum Vitae in bianco, occupazione barbone di strada.

Ma se la realtà è questa, allora è proprio vero che i giovani non hanno idee concrete per cambiare il mondo?

La Guerra del Golfo, il G8, l’11 settembre 2001, solo per fare alcuni esempi immediati: l’Italia è sempre stata a fianco dell’America perché ancora debitrice nei suoi confronti di avergli salvato il culo dalla follia di Mussolini; quindi, oggi, il governo italiano non esiste se non metaforicamente (o virtualmente), perché chi prende realmente le decisioni è il Presidente americano, mentre il nostro Presidente è solo la mano destra di un semidio mortale nomato ora Bush, ieri Clinton, l’altro ieri boh! Il nostro povero Presidente è solo un fantoccio ostaggio dell’America. Purtroppo non ha carattere, o non ha la possibilità di sganciarsi dal volere americano, ma, forse, gli fa comodo essere la mano destra degli Stati Uniti, perché, in fondo, molto in fondo, le genuflessioni per l’alta società sono considerate dalla stessa welfare society un comportamento molto chic e guai a non rispettare le regole della buona società.

Ora, se un giovane intende metter su una sua piccola attività perché lavoro in giro proprio non ce n’è, la burocrazia è quella delle tangenti: quindi chi non è disposto a sganciare soldi per un suo diritto è irrimediabilmente tagliato fuori. Qualcuno ci tenta lo stesso e mette su una piccola cooperativa: tempo un anno, a dir tanto, e il volume d’affari è subito sottozero e si è costretti a chiudere i battenti. Intanto la religione ce la mena che la Provvidenza aggiusterà tutto sia qui in Italia che nel Terzo Mondo. Andate al diavolo se pensate che la Provvidenza ci darà da mangiare o un futuro in svendita.

Eppure molti non si sono arresi, molti si impegnano nel Volontariato e credono veramente in quello che fanno, ma poi si rendono conto che anche qui c’è qualcuno che ci marcia sopra. In America se non hai soldi, puoi avere anche un tumore al cervello, tanto nessuno verrà ad allungarti la mano per aiutarti: qualcuno dirà “poverino!” e tutti lo lasceranno morire come un animale, no neanche come un animale, perché gli animali sono rispettati assai di più degli uomini, almeno così mi sembra; se un randagio viene catturato, presto viene cacciato in un canile, poi una iniezione indolore e la vita dell’animale si spenge in un muto abbaiare.

Intanto continuano a crescere le organizzazioni private e statali per aiutare i giovani: i consultori familiari pullulano di zombie senza un passato né un presente né un futuro. E però un futuro i bravi psicologi dicono che c’è per tutti: quello dei lager.

I giovani non hanno idee? Ma cosa state dicendo? I giovani, ogni santo maledetto giorno, si sforzano di credere nel prossimo e il prossimo glielo mette nel culo. E il prossimo è sempre la vecchia guardia capitalista, di Destra e di Sinistra. Qualcuno mi suggerisce il Centro, è una opzione… Ma quale opzione! Il Centro è la sporcizia riunita e della Destra e della Sinistra.

Perché i giovani abbiano la possibilità di costruire qualcosa occorre che qualcuno si faccia un serio esame di coscienza e cominci a sturarsi gli orecchi, ad aprire qualche porta, a investire un po’ del suo capitale nelle idee dei giovani, altrimenti la storia di questo nostro presente non potrà che peggiorare.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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