La Poesia della Carne. Poesie erotiche di Iannozzi Giuseppe

La Poesia della Carne

Iannozzi Giuseppe

contenuti espliciti

poesia della carne

ALLARME ROSSO

Tempi disgraziati per i dannati
Repubblica delle Banane, allarme rosso
Occhio per occhio, dente per dente

Amico, stai perdendo ai punti colpo dopo colpo
A breve andrai giù, mentre io mangio banane
L’inferno è di sotto, le fiamme son per tutti
L’inferno si gode fascisti stalinisti e terroristi
allo stesso modo, allo stesso modo se li sbatte

Dici che non lo farai più, che andrai in chiesa
Non ci crede nessuno, non ci crede nessuno
Gli occhi acquosi mentono all’utero materno
Però l’inferno è di sotto che ti aspetta
di mostrarti il volto di tuo padre
che t’ha riconosciuto Com’è che si dice?
Meglio tardi che mai

Stai per andare al tappeto, il bronzo alza note stonate
Dalla chiesa si diparte un codazzo di uomini in nero
Piangono e all’orecchio si bisbigliano falce e martello

Qualcuno al caffè legge il giornale sotto il sole
Fidel ha la barba in fiamme e lo Zar non è morto
Che tempi sotto la Repubblica delle Banane
Qualcuno dà per scontato che l’uomo è scimmia
E Mister Hyde si arrapa di brutto per un culo rosso

L’inferno è di sotto, le fiamme sono per tutti
Clamoroso: ibridi tra uomo e scimpanzé!
L’inferno si gode fascisti stalinisti e terroristi
allo stesso modo, allo stesso modo se li danna

La storia non lo assolverà, Fidel ha i giorni contati
perché ormai lo sanno pure i sassi più ostinati
che Gesù cercò rifugio fra le cosce della Maddalena
E Mister Hyde si arrapa di brutto per un culo rosso

L’inferno è di sotto, tira scoregge alte quanto Dio
Non perdona, son questi tempi brutti per i dannati
Com’è che si dice? Meglio tardi che mai

Allarme rosso, qui si spara fitto fitto
La Repubblica delle Banane tira fiamme di rivolta
Ci fa un caldo infernale, ci fa un caldo madornale
Si cade dai rami come scimpanzé presi alle spalle
Si cade dai rami come cesari assassinati dai figli
Che tempi disgraziati per i dannati!

L’inferno è di sotto, allarme rosso
L’inferno aspetta tutti, occhio per occhio
L’inferno aspetta tutti, dente per dente
L’inferno è di sotto, allarme rosso

Allarme rosso, tempi disgraziati
Allarme rosso, ibridi tra uomo e scimpanzé
Allarme rosso, allarme rosso, allarme rosso
L’inferno se li danna tutti allo stesso modo
Se li danna tutti, tutti allo stesso dannato modo

Allarme rosso, all’inferno
Allarme rosso, all’inferno
Allarme rosso, all’inferno

POESIA DELLA CARNE

Mi sento così solo
da quando mi hai lasciato
Conto le notti e i giorni
Lascio il gas aperto
e accendo sigarette
che poi dimentico nel portacenere
Ho sempre la testa in confusione
e gli incubi a occhi aperti:
vedo Dio e milioni di topi
che mi squittiscono d’amare l’alieno

Mi sento ridicolo,
ridotto a meno d’una briciola
e mi chiudo in chiesa per delle ore
spezzando il pane e bevendo il vino
Ne esco sempre a pezzi
e con un torcicollo del diavolo

Da quando mi hai lasciato
Da quando mi hai lasciato
ho una visione storta del mondo

Mi hai abbandonato
proprio quando avevo più bisogno di te

Ho messo su tutti i dischi più tristi
Ma non è servito, non sei tornata
Ho messo il termometro,
ho avuto la febbre alta per te:
e non è servito, e non mi hai amato
Mi hai lasciato da solo a bere mercurio

Angelica, Angelica, Angelica
eri lo specchio della mia anima
Se ho giudicato un uomo l’ho fatto per te
E adesso non riesco neanche più a radermi
senza che il polso mi tremi forte sul collo
Sono un pericolo pubblico
Sparo preghiere da ogni pulpito
Invoco il tuo nome invano

Mi sento così solo
da quando mi hai lasciato
Conto le notti e i giorni
Mi sento così figlio di puttana
Così stanco di girare a vuoto

Mi sento così immenso e solo
da quando mi hai lasciato
Apro a casaccio Stephen Hawking
e sprofondo nella depressione più nera

Angelica, Angelica, Angelica
da quando mi hai abbandonato come un cane
nel mio cuore s’è formato un buco nero
Angelica, da quando mi hai abbandonato
il mondo è diventato un fastidio senza peccato

Ho ancora bisogno di peccare insieme
Ho ancora bisogno d’essere il tuo trastullo

Mi sento così immenso e solo
Così solo, non lo capisci, Angelica?

Così solo che potrei morire
Così solo che potrei castrarmi
Così solo non lo sono stato mai

Mi sento così buco nero…
Non lo capisci, non lo capisci
che mi sto inculando da solo?

PER DISPERAZIONE

Tu aspetta che ti leghi alla sedia
con rossi nastrini di seta
Tu aspetta che metta la penna
sulla carta per registrare sul bianco
ogni tuo vergine sospiro
Tu aspetta, e vedrai che sorpresa
l’amore, come non l’avevi immaginato
Aspetta che ti soffochi di domande,
che metta a nudo la tua anima,
che ti faccia sentire senza difese
in mio completo potere
E allora non avrai più scampo
Ti toccherà arrenderti, per disperazione
amarmi; e sarà triste e bello
allo stesso tempo, anche se ora
fatichi non poco a credermi

NON MERITA LETTURA

Qualcuno s’è strappato il cuore per te
Immagino che in questo momento
abbia un po’ di problemi al petto
O forse solo si sentirà più leggero
Sia come sia, meglio rimandare
l’ora della morte, anche se per amore
E qualche volta vale quanto un epitaffio
che non merita lettura da occhio umano
A volte si è così irresponsabili
da pensare che il cuore sia nostro
– che ci appartenga più delle parole
A volte il nome che ci portiamo
dal battesimo è la scure del boia
che ci abbatterà in nome della libertà,
quella nostra che abbiamo reclamato
facendo gran casino in piazza

CUNNILINGUS

Sono stonato
Non so cantare
Strimpello la chitarra
E la voce mi fa schifo
Sono stonato
più d’un impiccato

Credimi se ti dico
che è meglio per te
che non te la canti
una ninna-nanna

Non sognare a occhi aperti
Apri invece il tuo cuore
e rimettilo nelle mie mani
Lo saprò medicare
dai mali del giorno
e da quelli del passato

Non mi chiedere
di cantare
perché non so usare l’ugola
La lingua però sa lavorare bene
sulla tua fica di carne di seta
Non sa cantare la mia bocca
Stono peggio d’un impiccato

Non mi chiedere
di cantare parole d’amore
Farei solo danni

Non mi chiedere
di cantare
Chiedimi invece
di essere dentro di te
per sempre

ALBA E TRAMONTO

Invento l’impossibile per te
Alba e Tramonto
– che mai s’incontrano –
li faccio incontrare
perché l’amor che sento
in eterno possa durare

Invento l’impossibile
con un cuore cannibale
che mi morde la dolcezza
nutrita in petto
in tanti anni di solitudine
Invento la tua immagine
e il tuo amore ancora e ancora
per non dimenticare mai
che un dì m’hai amato
dal tramonto all’alba

DAL FUOCO

Zingarella
che mi cammini nell’anima
a piedi scalzi,
ti sento leggera, fragile
come foglia strappata
e al vento affidata
senza meta né verità

Che sogni? Ne hai tanti
di sogni e non uno
che si sia dato a te
Asciuga gli occhi
Ho un grande amore
da proteggere e la gola secca
Non mi posso ubriacare
un’altra volta per rovinarmi
al poker del marinaio
e poi sognare la mia donna
da sola al porto a stropicciare
fazzoletti e bandiere

Zingarella
che vivi l’insonnia,
prendimi nel tuo letto
prima che sia Lucifero
a rapirmi al tuo sogno
Non lasciarmi giocare ancora
Troppi tagli e dita amputate
e subito seppellite

Zingarella che accendi
il fuoco nel tramonto,
dammi alle fiamme della tua anima
Non farmi fare un’altra mano

A piedi nudi camminerò il fuoco
per te, e per te le paure le brucerò

I DENTI DI ANDERSEN

Non hai più speranze
Il destino l’ha avuta vinta
Nulla può risollevarti
Presto un giorno arriverà
preso dal vespro e dall’oblio
e la mano monca d’un inquisitore
scriverà la tua biografia,
e la verità sul tavolo una sola:
l’apparecchio per i denti –
tutti dannati storti e dolenti

Oh, povera anima di Andersen
Che pena perdonarsi
in giochi di fantasia,
in desideri di pederastia
mai consumati sino in fondo

La patria dolente è di denti
che ti martellano il cervello
Nessuna colla ci può:
quando cadono
cadono, e come arti amputati
continuano nel profondo
a farti un male cane

Oh, povero bigolo di Andersen
Che pena masturbarsi
sotto lo sforzo d’una tremula candela
per sterile filosofia sull’incudine
quando il ferro già freddo
più dell’eterna morte improvvisa

STUPIDA CAREZZA

Disperazione m’ha colto
quando parea sereno il cielo

Che ingrata la vita
avuta in destino
quando mio solo desio
un’esistenza d’amore
– una coccola
senza il taglio cesareo
del dolore,
di tutta quell’assenza
che viene dopo
e non si dimentica mai

Una stupida carezza,
una sola sarebbe bastata
a togliermi via
dal peso del negro sudario
che ora mi cade addosso

Bagnato rimango
col cuore spezzato
a contare quante lacrime
dal cielo ancora
sul mio corpo fradicio
che le ossa ha esposte
in perenne magrezza

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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