NEL BOSCO NERO. Poesie dark di Iannozzi Giuseppe

NEL BOSCO NERO

di Iannozzi Giuseppe

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BOSCO NERO

Dalla profonda gola del Bosco Nero
pretendono loro un’attenzione speciale;
e non considerano
degli spirti di passaggio il muto pianto
Pretendono che tutto gli sia dovuto
e le voci levano alte il silenzio guastando

Vendicativo e vero il Bosco Nero
gli fa sonora eco in un vaffanculo

CHE HANNO FATTO
AL TUO SORRISO?

Che hanno fatto al tuo sorriso?
Ride di disgusto e di piacere
tra ciminiere e voli d’airone
E qui scende piano
una breve distratta pioggia,
che non si ripeterà mai più, mai più
E vola lontano il disco dalla finestra
che ha dimenticato la canzone
che era nostra, che era a due voci

Si vive sol più
Si resiste per quel poco che basta
come un capriccio in un corridoio d’ospedale,
e fa male ogni santo in paradiso
E fa male ogni diavolo per capello

Ma alle porte di Gerusalemme
si trascina la voce assetata d’un angelo
senza ali, senza cristi in cielo
Così continuo a chiedermi
perché hai sprecato il tuo sorriso
se è tutto qui il nudo paradiso promesso,
se è tutta qui la sola aria che ci resta
da bere per soddisfare la vita

…quella vita romantica come un errore
ma sbagliata sotto la luce del sole
che non vedi mai e che prosciuga terre e uomini

Ma alle porte di Gerusalemme
hanno piantato una croce uguale a un violino
Ma alle porte del Paradiso
hanno dimenticato un’unghia, e il tuo sorriso
E il tuo sorriso, che conta trentadue lacrime
più una, di lingua ingoiata per voce inespressa

LA TUA MANO

Ma,
dove corri?
E,
dove posso
raggiungerti
per tenere
il tuo passo,
e così, presto,
innamorarmi
della tua mano
nella mia?

Così folle
questo giro
intorno
al mondo,
passando
di camera
in camera,
come fantasmi
– duri
a perire
nella fatica
di mille baci
ripetuti
da qui
all’infinito.

NATALE DI SILENZIO

Ho bevuto tutto,
tutto d’un fiato;
e sul tavolo
la bottiglia vuota
disperata
mi taglia lo sguardo
in rosse lacrime,
mentre spazzo via
briciole di niente
col palmo della mano

Poi sol più inghiotto
il nero della notte
per dar magro corpo
all’ultima cena

Ed è già il Natale
al silenzio uguale

CONFESSARE A TE

Vado dunque sul sicuro
se ora m’appresto
a confessarti
che l’amore sei
fra tristi spirti
e odalische dal sole
accecate!
O mi dovrò tosto prendere
d’un rutto e d’un singhiozzo
in un sol medesimo tempo?
E poi rimettere al tempio
ogni giacenza e dono
che ‘l sogno m’aveva
consegnato prendendomi
per mano, come ingenuo
fanciullo…

L’ASSENZA

Fino all’ultimo
ho sperato
che fosse sbagliata
l’assenza tua
E invece
eccola ormai
qui determinata

Ma ovunque tu sia,
che almeno stasera
ti giunga il mio
primo virginale bacio

[SENZA TITOLO]

E’ una storia sbagliata. Non serve altro. Perché Pasolini è morto, e sparger ceneri non serve, e nemmeno il cilicio può più nulla, anche quando mette su di sé nomea corsara.
Così torno a Paolo, a quello originale, e non a tutto l’altro, che s’ammanta d’aura di trombettiere. Perché io Pasolini me lo ricordo rileggendolo, e non leggendo corsari dell’ultimo minuto.

NEBBIE

Forse ciò di cui più nutriamo tema è l’ombra nostra, la stessa che ci accompagna per tutta la vita, seguendo – di nascosto – i nostri passi e ad essi rimanendo incollata. L’ombra che per noi diventa infernale flagello fra giochi di nebbie, di foschie a muoversi in spire prima basse basse (ad altezza d’uomo), poi sempre più alte, quasi a voler coprire il cielo tutto per farne pesante sudario. E l’occhio nostro, irrequieto, indarno cerca di penetrare al di là, per trovare una ferita nel brumoso cielo, per amare un’ultima volta uno squarcio di soffocata luce, se destino è quello di rimanere coi piedi ben incollati all’ombra che ci è compagna, però traditrice, uguale alla paura che si fa affanno dentro alla strozza, per poi condensarsi al primo freddo contatto con l’aria. Così fragili siamo, impalpabili quasi.

ARTE E MORTE

In fondo l’uomo crea, attraverso l’arte, ovvero per mezzo d’un artifizio, nel tentativo di equipararsi a Dio e acquistare così qualità d’immortalità. La civiltà tende a occultare la morte, evidenziandola però attraverso icone e croci bene in evidenza quasi che l’iconografia possa in qualche modo mascherare (fare bella) la morte, nostra sola eterna certezza.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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3 risposte a NEL BOSCO NERO. Poesie dark di Iannozzi Giuseppe

  1. furbylla ha detto:

    veramente un bel post nonostante non sia il mio genere forse perchè son dark ma non darkissime 🙂 A fine disco.
    cinzia
    ah buongiorno!

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Buongiorno a Colei che non ha letto la prima intervista dove parlo del mio libro. 😥 Sì, questo è il modo di farmi piangere, Stregaccia. 😀

    Dark è solo una etichetta. Io spero sempre si vada oltre le etichette. Gli argomenti trattati sono indiscutibilmente attuali e forti, ma le liriche ti sono piaciute ed è questo ciò che conta.

    Buondì, Stregaccia… ^_*

    beppe

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  3. furbylla ha detto:

    vorreii sapere come ti sei permesso di dubitare che Colei non l’avrebbe letta.Cosa che farò Gioventù impaziente.Colei arrabbiata 😉
    Colei ahahaha

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