RONZIO – Giuseppe Viroli – Cicorivolta edizioni – comunicato stampa

RONZIO

Giuseppe Viroli

Cicorivolta edizioni

© 2013 in copertina, “No me moleste Runrùn”, by Paolo West

Piergiorgio, affetto da ronzio in testa e da crisi familiare, sogna di chiamarsi Lodovico e di trovare Lodovica, ex compagna di scuola, ritratta in una rivista porno.
Il sogno, ad ogni appisolamento, prosegue fra strane banche ecclesiastiche, incursori mediatici rivoluzionari, open day carcerari, disturbi neurologici umanizzati, con Lodovica che sfugge di continuo. In realtà c’è un vuoto nella memoria del protagonista, un buco nero che il sogno seriale aiuta a poco a poco a riempire. Sarà infine Lodovica ad attirarlo a Limerick Junction, scambio ferroviario in mezzo al nulla, e…

Cicorivolta edizioniUn autore divertente, con un bel modo di raccontare, capace di intrattenere con una trama fresca e una scrittura interattiva piena di immagini e dai dialoghi sagaci. – (Paolo West)

Giuseppe Viroli è nato nel 1963 a Cesena, dove vive.
È attore, autore, regista e insegnante di teatro. Lavora prevalentemente nel teatro per l’infanzia. Recita, scrive copioni, tiene laboratori e seminari, costruisce oggetti e pupazzi. Ha fondato nella sua città la compagnia Teatro Distracci, e da anni collabora anche con Drammatico Vegetale di Ravenna. È impegnato in progetti di teatro e salute mentale.
Ha esordito nella scrittura molto giovane con il racconto “La strada delle conchiglie” (Amadeus Ed.). In seguito ha scritto soprattutto per il teatro. Tra il 2009 e il 2012 ha pubblicato due libri di narrativa per bambini: “La Fata Verdura” e “L’omino di zucchero” (Edizioni SI).
Diversi suoi racconti, favole, testi teatrali sono sul sito www.teatrodistracci.com

Ronzio – Giuseppe Viroli – Cicorivolta edizioni – collana i quaderni di Cico – ISBN 978-88-97424-64-2 – € 14,00 – pp.277

Brano tratto da “Ronzio”

1

Prima notte

“Non è possibile”, pensò il geometra Lodovico Pignatelli posando lo sguardo sulla foto di Lodovica Piancastelli, sua compagna alla Scuola Media Numero Due di Montelanoso, persa di vista trentaquattro anni prima.
“Non è possibile. Lodovica?”. Al tempo aveva provato una sottospecie di innamoramento: nonostante lei fosse secca, occhialuta, all’antica nei modi e nel vestire. Del resto nemmeno lui al tempo, né ora, era dotato di bellezza. Forse per questa somiglianza di sventure, forse per altro, se ne era invaghito.
“Non è possibile. Ma è lei”. Lodovica e Lodovico all’epoca erano due grigi adolescenti, mal propensi a comunicare tra loro, con i coetanei, con gli adulti. Qualche malandrino si era divertito a imbrattare i loro diari scolastici prima con due cuori trafitti poi con pelosi attributi, insinuando una mostruosa relazione tra i due, che ovviamente non aveva mai avuto corso.
Dopo le medie si era iscritto all’Istituto per Geometri. Lei no. E per trentaquattro anni era uscita dalla sua esistenza.

Fino a quella mattina, quando all’edicola dei giornali Lodovico vide Lodovica sulla copertina di una pornorivista. Non ebbe dubbi sull’identità. La riconobbe dal viso allungato, dal naso e da un neo prossimo al sopracciglio sinistro. Lodovica aveva, come lui, quarantasette anni. In prima analisi la foto poteva risalire a qualche anno prima. Ma chi poteva dirlo.
Chiedendosi il perché di una trasformazione così radicale, nel corpo e forse nello stile di vita, Lodovico decise di comprare la rivista.
Girò intorno all’edicola, fingendo di cercare periodici nelle vetrine. Infine, giunto al punto vendita, si sporse verso Luigi proprietario del chiosco.
– Ciao – mormorò – Oggi ho una richiesta particolare.
– Ciao. Dimmi.
– C’è una rimpatriata di scuola, e per scherzo devo mettere un giornaletto porno nella borsa di… – Si accorse, dal provvidenziale occhiolino dell’edicolante, di non essere solo.
Accanto a lui il sacerdote Nerio, parroco della vicina Santa Helga, sbirciava i quotidiani.
Cercò di svicolare senza andarsene.
– Do un’occhiata al “Teodolite” – recitò a voce alta. Seguì un minuto di silenzio. Infine Don Nerio, che conosceva di vista e dal quale altrettanto di vista era conosciuto, si girò ad affrontarlo.
– Buongiorno.
– Buongiorno padre – disse Lodovico facendo l’indiano ma preparandosi alla ramanzina.
– Non vorrei disturbarla.
– Per carità.
– Lei è geometra?
– Geometra Pignatelli – Fece l’atto di dargli una mano, il prete ignorò il gesto.
– Se può, avrei bisogno di un consulto – disse il prete – Consulto… – corresse – È una domanda innocente. Se può.
– Prego.
– Vorrei fare l’ampliamento della sacrestia.
– Teoricamente è possibile.
– Teoricamente. Nella pratica, invece, lo studio tecnico al quale mi sono rivolto e che per correttezza non nomino mi chiede il dieci per cento in più del dovuto.
– Come mai? – Don Nerio sbuffò, acquistando più colore in viso.
– Può immaginarlo.
– I geometri sono mediamente a corto di fantasia.
– Detto brutalmente: le sembra il caso di pretendere la Tassa Fracchiolla pure da Nostro Signore?
– Potrebbe parlare un po’ più piano? – disse Lodovico guardandosi intorno, e chiedendosi se non fosse stato meglio un cazziatone sulla pornografia. La Tassa Fracchiolla era la tangente che spettava a Ubaldo Fracchiolla, ingegnere capo del Comune di Montelanoso, per ogni pratica edilizia.
– Glielo chiedo – riprese Nerio con tono più moderato – Perché suppongo che anche lei paghi quei generi di tasse.
– Converrà che è difficile affrontare la questione sul marciapiede – mormorò Lodovico.
– Perdoni la sfrontatezza, frutto dell’esasperazione. Sono il parroco di Santa Helga.
– La conosco di vista, come lei conosce me.
– Glielo ricordo perché sappia dove trovarmi, se le venisse voglia di parlarne, e magari consigliarmi una soluzione al problema. Se esiste. Mi scuso ancora se l’ho importunata. La lascio ai suoi giornali – e accennò con il capo all’ultimo numero del “Teodolite”, prima di allontanarsi con passo acidulo.
Luigi guardò il geometra, sorridendo.
– Dai, ridi – fece il geometra.
– Non rido. Rifletto.
– Torniamo all’argomento?
– Se volessi ingrandire il chiosco ci sarebbe quella tassa in più?
– Oltre al suolo pubblico. Vuoi ampliare l’edicola?
– Così, per tornare all’argomento, potreste sbavare sui giornaletti nell’angolino interno.
– Io non sbavo sui giornali.
– È vero, adesso c’è il web. Però ne vendo ancora, di quelle porcherie.
– Adesso ne venderai un’altra.
– Per la rimpatriata. Che tenerezza.
– Tirami fuori quel giornale.
Tre minuti dopo, con la disinvoltura di due scassinatori improvvisati, Luigi l’edicolante e Lodovico estrassero dalla vetrinetta la rivista, denominata “Caldatopa”. Scoprirono che da nessuna parte ne era indicato il prezzo. Figurava come Numero Zero. Luigi non ricordava di averla mai ordinata. Lodovico insisté per pagare cinque euro forfettari e si portò a casa il misterioso periodico.

Il bilocale del geometra riceveva una parvenza di luce dal cortile condominiale, plastificato di balconi. Il geometra si era ricavata, lontana dalla finestra, una postazione internet con poltroncina ultramorbida per addolcire il piacere della navigazione e della frequente masturbazione del navigante. Internauta onnivoro, era iscritto a 17 chat line, che spaziavano dall’intento di affratellare l’umanità al sadomaso soft.
Appena rientrato, si mise al computer senza cenare e con il giornaletto accanto. L’apertura della posta elettronica lo inondò di nuovi messaggi:
18-25 settembre – raduno nazionale body art,
Seminario di meditazione parietale,
Firma anche tu contro l’estinzione dell’otaria,
Myelissa cupid vuole parlare con te,
17 impiccaggioni in iran,
Approfitta dell’offerta del mese sexi live cam porn hot,
che fece scorrere nella mente come messaggi quasi subliminali. Constatato che all’interno del giornale non c’erano altre foto di Lodovica né si parlava di lei, digitò l’indirizzo web stampato in copertina. Vu vu vu punto caldatopa punto it.
La barretta iniziò a scorrere e lentamente avanzare, dando l’avviso che era in corso il download. Poco dopo, Lodovico ebbe la seconda sorpresa della giornata.
L’immagine della home page si caricava lentamente dall’alto, e aveva già rivelato una punta di campanile a lui nota. Quando apparvero interi campanile e chiesa, non ebbe più dubbi.
Era Santa Helga, il bunker di Don Nerio. Una scritta inequivocabile recitava:
vuvuvu punto diocesimontelanoso punto it.
Digitò ancora. Vuvuvu punto caldatopa punto it.
vuvuvu punto diocesimontelanoso punto it.
Una disfunzione all’apparenza frutto di un’accurata provocazione: digitando il sito porno, compariva la diocesi di Montelanoso. Il tutto, nel flusso divertito del suo pensiero, si collegava alla nuova immagine di Lodovica, all’origine della scoperta.
Digitò sul motore di ricerca.
“Lodovica Piancastelli”. Zero. “Piancastelli Lodovica”. Nemmeno.
“Lodovica – porno”. C’era qualche foto e video, ma non dell’ex compagna delle medie.
Fece una ricerca nominativa su due social network. Nessuna Lodovica Piancastelli. Cercò se in qualche altro sito o blog c’erano riferimenti alla rivista, ma trovò il nulla.
Allora gli crebbe il desiderio di indagare su di lei. Oppure di rievocare un passato che fino ad allora aveva considerato tale, senza rimpianti né nostalgie. Avrebbe proseguito l’indomani.
Fece bollire due würstel e li mangiò inzuppandoli nella maionese, in mancanza di senape. Ci bevve sopra una birra da tre quarti. Mise un dvd erotico d’autore. I protagonisti parlavano di sesso cerebrale in una metropolitana deserta, per cui dopo venti logorroici minuti si addormentò.
Per trovarsi catapultato nel suo studio, il mattino successivo, a telefonare ad un cliente che lavorava presso l’ufficio anagrafe. Chiese per favore una ricerca su Lodovica Piancastelli.
– Risulta non più residente.
– Non dice dove è trasferita?
– No. Di solito è indicato. Forse è un trasferimento molto vecchio. Di almeno vent’anni.
A metà pomeriggio, con tanto di computer portatile, si recò alla chiesa di Santa Helga, dove non era mai entrato in vita sua. Un parallelepipedo con enormi vetrate azzurre, all’interno del quale regnava la stessa intensità di luce dell’esterno. Varcata la soglia, vide muoversi la tendina del confessionale e vi si diresse. Si inginocchiò bussando sul legno.
– Non serve bussare – disse la voce interna.
– Pignatelli. Il geometra dell’edicola.
– Non l’aspettavo così presto. In nomine patris…
– Mi scusi, padre. A parte che l’uso del latino mi risulta abbandonato dai tempi del Concilio, io non pratico e non sono qui per confessarmi ma per una questione delicata.
– Mi dispiace per lei. Poteva cominciare con i suoi peccati, magari proprio con quelli edilizi.
– Quella è una cosa a parte. Non so bene come iniziare. Guardo foto di donne all’interno di giornali e siti pornografici.
– Abbassi la voce. Quindi lei commette atti impuri. Vede che si sta confessando.
– Le devo riportare un fatto strano.
– Abbassi la voce.
– Mi scusi. Però non c’è nessuno.
– Tenga comunque il volume basso.
– Ieri, nell’aprire un sito di quelli, mi è comparso il sito della nostra diocesi con l’immagine di questa chiesa.
– Mi sta prendendo in giro e non lo trovo di ottimo gusto.
– Giuro che è successo.
– Lei è in vena di scherzare col fuoco divino.
– Ho portato il computer, se vuole. Però avrei bisogno del collegamento.
– Ho l’alta velocità. Andiamo in sacrestia vicino al modem – Don Nerio uscì dal confessionale come un tozzo insetto dalla muta.
La sacrestia era piccola, con le pareti occupate da vecchi armadi e credenze e un tavolo rivestito di fòrmica giallina.
– Ripeta – Lodovico ripeté nei dettagli. Il sacerdote gli fece aprire il portatile, sedette e constatò. Rimase a fissare Santa Helga e parlò con un filo di voce.
– Non diffonda questa cosa. Non capisco un link al sito della diocesi… Sarebbe peggio il contrario. Se cliccando il sito della diocesi di Montelanoso comparisse quella porcheria – Don Nerio rimase mezzo minuto a riflettere – Come prima mossa presenterò una denuncia contro ignoti per vilipendio alla religione. Naturalmente senza fare il suo nome. Segreto confessionale.
Lodovico prese coraggio.
– Le chiedo se per qualche giorno posso occuparmene io, senza che lei vada né dai carabinieri né alla polizia normale o postale.
– La ragione? – chiese Nerio, severo. Lodovico estrasse dalla valigetta del computer il numero zero di Caldatopa, e glielo fece scorrere sotto il naso.
– Sulla rivista corrispondente al sito, mi sono imbattuto nella fotografia di una persona che conoscevo. Vorrei ritrovarla o almeno capire in quali giri è entrata. Sulla rivista non c’è un riferimento. L’unica strada, per ora, mi sembra risalire al webmaster.
– Via tortuosa – disse Nerio – Tutto è possibile.
– Chi gestisce il sito diocesano?
– La nostra Banca ha un servizio domìni e pagine web. “Church on line”. Provi con loro – In silenzio, compilò un foglietto.
“Banca Addolorata. Via del Confortorio 77, Dora”.
– Non aspetto molto, però – aggiunse – Rischiamo di finire sulla stampa non solo locale.
– Tre, quattro giorni. Ragionevole? – Nerio, sospirando, glieli concesse. In cambio Lodovico descrisse il teatro delle pratiche edilizie a Montelanoso, l’obbligatorietà della Tassa Fracchiolla e la scarsa utilità della denuncia penale: dieci per cento della Tassa a polizia di stato e, si vociferava, magistrato competente.
Prima di congedarlo, il prete aprì la finestra della sacrestia e gli mostrò un orto malmesso. Da sotto una pianta di pomodoro un tigrotto li fissava, prendendo l’ultimo sole.
– Volevo farlo lì, l’ampliamento. Una volta c’erano le perpetue e le galline, negli orti delle chiese. Adesso non ho più nemmeno i chierichetti perché vanno a musica poi a pallavolo.
Stavolta, congedandolo, gli strinse la mano.

Il giorno dopo Lodovico si svegliò con la ronza in testa, che negli ultimi tre anni lo aveva risparmiato. Il disturbo era stato studiato da neurologi, particolarmente il dottor Campodoni, senza formulare una diagnosi diversa da “cause ansiogene”. Ma Lodovico coscientemente non provava ansia.
Il ronzio al suo arrivo era un lontano concerto di cicale. Poteva durare giorni o minuti. Oscillava di intensità, tra massimi e minimi molto distanti. Migrava da una zona all’altra, nascendo per esempio in un orecchio per spostarsi subito al centro della fronte. Non si traduceva in dolore: esisteva come ronzio, apparentemente di vita propria, infischiandosene della sua provenienza e dei suoi effetti.
Per più di tre anni lo aveva illuso, rintanandosi chissà dove. Tuttavia il geometra accolse serenamente il suo ritorno, traducendolo in un segnale: quel giorno non doveva andare al lavoro ma recarsi a Dora, presso la Banca Addolorata, a cercare tracce che lo portassero a Lodovica Piancastelli.

Di treni per Dora ce n’era uno ogni quaranta minuti.
Lodovico possedeva un’auto sul genere cafon/trendy, una Sparta rossa acquistata in un accesso di yuppismo. Scelse il treno per il timore di parcheggiare a Dora. Correva voce che la Sparta fosse una delle superfici preferite dai graffitari doresi.
La leggera foschia che annunciava l’autunno accentuava la tinta pannacotta sporca della stazione ferroviaria, e dell’intera Montelanoso.
La stazione aveva un solo sportello di biglietteria, collocato in fondo ad un budello di corridoio. In un angolo languiva una biglietteria automatica, fuori servizio come da cartello. Per giunta, proprio in quel mattino diversi pendolari rinnovavano l’abbonamento. Di conseguenza la fila era lunga.
Lodovico si trovò in una cometa di particelle umane di variegato umore, vestiario, colore, linguaggio, opinioni, capacità reattiva.
Guardò l’orologio. Mancavano venti minuti al treno successivo.
Il ronzio era leggermente aumentato. Ma il vero problema stava dentro la biglietteria. Il bigliettaio sembrava a disagio con le parlate forestiere. E almeno metà della fila era straniera neoimmigrata, per cui le spiegazioni riguardo a biglietti e abbonamenti richiedevano tempo e allungavano la cometa.
Lodovico, oltre a un ronzio di media intensità nell’orecchio destro, cominciò a sentire nel naso un effluvio di sudore umano e insieme di mortadella, unito alla pressione di un’entità morbida e calda contro la schiena.
– Stai bene a vedere che mi incazzo se perdo il treno – sentì ansimargli dietro. L’uomo era evidentemente grasso, e quella che premeva contro la schiena di Lodovico era una pancia sudata. L’alito di mortadella proveniva dalla stessa fonte.
Il nervosismo dell’uomo era causato da tre famiglie senegalesi in fila davanti a loro. La più vicina capitanata da una ragazzona vestita di un lungo bubu, che sgridava in wolof stretto un pargolo frignante tra le sue braccia, trattenendone altri due con le dita larghe.
– Troia. Impara la lingua – mormorò tra i denti l’uomo nervoso. Lodovico si voltò. Il tipo era più grosso di come se l’era immaginato, con la camicia aperta, i capelli corvini intrisi di gel e gli occhi quasi orientali, socchiusi e infossati nell’adipe degli zigomi. Il viso roseo, perfettamente sbarbato. Naso, bocca, occhi, sopracciglia, zigomi sporgevano come rilievi appena accennati.
– Cosa c’è? – chiese minaccioso a Lodovico.
Pensò che non ne valesse la pena e si girò. Immediatamente sentì picchiettargli sulla spalla un pezzo di carne che doveva essere un dito dell’uomo grasso.
– Dì…
Lodovico sentì aumentare il ronzio. Si girò nuovamente.
– Hai bisogno? – chiese l’altro.
– No – rispose Lodovico, la cui massa corrispondeva, a occhio, a un quarto di quella dell’interlocutore.
– Stai attento – gli bofonchiò l’altro, mentre gli partiva l’ennesimo miasma di mortadella in macerazione. Lui non reagì.
La fila avanzò di mezzo metro. Si sentiva, amplificata dal microfono, la voce stridula del bigliettaio alle prese con un padre e tre figli cinesi.
– Lidutone – diceva il padre.
– Non ho capito – ribatteva seccato il bigliettaio.
– Riduzione – azzardò Lodovico – Riduzione, si capisce.
– Questi due maroni che si capisce – disse il pericoloso a denti stretti e con un respiro asmatico.
– Per la riduzione ci vogliono i documenti – Silenzio – I documenti dei bambini e i permessi di soggiorno. Ha capito?
– Questi due maroni che ha capito – scandì nuovamente il grosso.
– Basta… – mormorò Lodovico.
– Ce l’hai con me? – Lui non rispose. Di nuovo l’altro gli picchiò sulla spalla. Lodovico si voltò leggermente.
– Potrebbe smettere di toccarmi?
– Stai attento. Hai capito?
– No, mi dispiace.
– Stai attento – Lodovico ricorse a una nozione di diritto incontrata casualmente sul web due giorni prima.
– Le ricordo che la minaccia sta sul codice penale. Cinquanta euro di multa a querela della parte offesa – L’altro tacque, aggravando tuttavia il respiro asmatico.

Riuscì a salire sul treno previsto, un minuto prima che partisse. Un vecchio intercity, con gli scompartimenti da sei posti e le sedie in pelle marrone triste sbiadito. Ne trovò uno vuoto e si chiuse dentro. Tirò la tendina, per meglio concentrarsi su quanto dire ai funzionari della Banca Addolorata.
Passarono a malapena trenta secondi che la porta venne aperta di scatto.
Lui e l’uomo grosso si guardarono.
Il ronzio, che nel frattempo era calato, tornò al livello precedente e migrò verso l’orecchio sinistro.
L’altro richiuse la porta scorrevole e sedette agli antipodi, senza guardarlo, in un silenzio pieno del suo respiro da toro infuriato.
Dopo un minuto la porta si riaprì, per fare entrare il giardino d’infanzia senegalese. La mamma variopinta sgridò i figli e li fece sedere.
Ora la mistura del suo ronzio, della famigliola e dell’uomo che odiava lui e gli altri, non gli consentiva di pensare. Aveva bisogno di pensare per fare un discorso coerente a quelli del servizio “church on line”.
“Sono qui per segnalare una questione delicata…” Ronzio verso la zona occipitale. “Riguarda il sito della Diocesi di Montelanoso”. Ronzio vagamente circolare e voci dei bambini.
“Ho avuto segnalazioni circa una disfunzione del sito”. No, non era tecnicamente una disfunzione.
Il pericoloso allargava le narici e strabuzzava gli occhi.
“Mi hanno segnalato che da un sito pornografico…”.
Si alzò con la valigetta del portatile. Uscì dallo scompartimento tra l’apparente indifferenza degli altri cinque.

Lo scompartimento accanto era aperto e senza tende tirate. Una donna robusta leggeva una rivista di informatica. Gli diede un’occhiata di striscio.
– Un posto c’è, suppongo – disse Lodovico. Lei guardò sorridendo le poltrone vuote. Lodovico sedette su quella più lontana da lei, accanto al finestrino. La donna chiuse la porta dello scompartimento. Aveva capello nero corto, mascella mascolina e zigomo cadente. Occhi forti, densi di rimmel e mascara e concentrati sulla lettura. Accavallamento placido delle gambe. Tailleur marrone e calze retate. Anfibi neri. Lodovico si rivolse al finestrino, dove poteva sbirciare in primo piano alcuni particolari propri e, in secondo piano, l’immagine riflessa della viaggiatrice.
Si sentì una botta nello scompartimento accanto, e una voce da contralto senegalese che cantava il rimprovero ai bambini.
Girò lo sguardo sulle mani di lei. In linea con la corporatura: larghe, forti, con l’unghia tagliata corta e senza smalto. Appena constatata l’assenza di anelli, il suono di cicale ripartì violentemente verso l’orecchio destro.
– Qualcosa non va? – chiese lei.
– Mal di testa – Si alzò – Esco un attimo. Lascio la borsa.
– Certo. Ha bisogno di aiuto?
– Grazie, credo che basti un po’ di movimento – Mentre le passava accanto per uscire, lei scavallò le gambe. Lodovico si diresse al bagno. Doveva chiamare il neurologo. Una volta in bagno estrasse dal taschino interno della giacca un enorme cellulare.
– Pronto.
– Dottor Campodoni? Pignatelli.
– Pignatelli. È molto che non la sento.
– Due anni.
– Buon segno. Come va?
– Va che è tornato. Molto insistente.
– Le è capitato qualcosa di particolare?
Lodovico non fece in tempo a rispondere. La porticina del bagno, che non aveva bloccato, si aprì con violenza, scaraventandogli naso e resto del corpo contro lo specchio.
Contemporaneamente una mano simile a una morsa cominciò a stringergli il retro del collo e il trapezio, e gli tenne la faccia schiacciata contro il vetro per un tempo indefinito.
Sentì due respiri che si fondevano. Il suo e quello dell’aggressore.
Poi questo tempo finì. La morsa si allentò, scomparve.
Lodovico riprese a respirare. Vide il cellulare dentro il lavandino. Una goccia di sangue cadde sul display. Come un sole deforme, sparse minuscoli raggi.

Quaranta minuti dopo Costanza Lasagni, la donna dello scompartimento, lo aiutava a tamponarsi una narice nel bagno femminile della stazione di Dora.
– Il naso le fa male?
– Sì, ma non è rotto. Credo.
– Ha dei segni dietro il collo.
– Tutti si chiederanno chi mi ha strozzato.
Il telefono suonò. Il dottor Campodoni voleva spiegazioni sulla telefonata interrotta.
– Possiamo uscire dal bagno? – chiese Costanza – È pieno di mie simili che ci guardano – Proseguirono nell’atrio affollato. Il dottore gli consigliò di recarsi da lui in caso di persistenza del ronzio.
Terminata la conversazione, Costanza lo guardò.
– Magari la accompagno al suo appuntamento. Così, per stare tranquilli.

I portici di Via del Confortorio erano in quel momento deserti, e nessuno usciva dalla porta a vetri della Banca Addolorata.
– Vuole fare denuncia? – chiese Costanza.
– A dire il vero non l’ho visto in faccia.
– Io l’ho visto in corridoio dopo che lei è uscito.
– Il respiro e il fiato di mortadella erano inconfondibili.
– Provi a togliere il tampone – Lodovico lo fece – Tiri su col naso. Mi sembra che non sanguini più.
– Il colletto è pulito?
– Miracolosamente. A questo punto la lascerei.
– Ha da lavorare?
– Ancora no, per un’ora e mezza. Poi ho un cliente.
– Cliente?
– Vendo software. E lei, se non sono…
– Piccolo geometra. A Montelanoso.
– E ha il conto qui?
– Non esattamente. È una lunga questione – Lodovico propose a Costanza Lasagni di accompagnarlo all’interno, se voleva ascoltare una storia curiosa.
Nell’atrio della Banca Addolorata c’era aria condizionata, profumo di lavanda, un’aiuola con stelle alpine e una fontanella, il tutto sotto una cupola di plexiglass. Davanti a loro, un grande sportello informazioni conteneva un preticello tutto occhiali, simile a un dittero.
– Cerchiamo l’ufficio che si occupa dei siti.
– Tei siti? Wep? – disse l’altro con cadenza austroungarica.
– La banca fa i siti per le diocesi.
– Ah, il procetto church on line.
– Giusto. Quello.
– Ti là – disse il preticello indicando, come un robottino, un punto indefinito.
Una targa, raffigurante due campanili con un globo terrestre al centro, identificava l’ufficio “Church on line”. Lodovico bussò. Riconosceva, dietro la porta, l’Ave Maria di Schubert.
– Avanti – disse una voce tremula.
Li accolse, seduta al tavolo, una suora minuta e dagli occhi azzurri. Dalla scrivania emergeva, come un iceberg, un enorme computer a forma di uovo. Il resto dell’ufficio consisteva in una grande libreria di ferro bianco e un piedistallo con computer portatile e sgabello alto.
Gli occhi della suora erano contornati da un cespuglio di rughe. Sembrava una bambina dentro un corpo decrepito.
– Sono abituata – disse – A ricevere segretari di vescovi. Voi non ne avete l’aria.
– Infatti – disse Lodovico – Siamo venuti a segnalare… una disfunzione – Il ronzio, che nel frattempo si era attenuato, tornò – Mi scusi – Lodovico occupò una delle due seggiole bianche davanti alla scrivania. Costanza lo raggiunse sull’altra.
– Tutto bene? – sussurrò.
Come evocati dal sussurro, risuonarono alcuni passi pesanti.
Da una porta laterale entrò l’uomo grasso del treno, senza dire nulla e senza guardare né loro né la suora. Posò sul tavolo un fascio di buste. Uscì e richiuse la porta.
– Vi conoscete? – chiese la suora a Lodovico, notando il suo leggero tremore. Lui rispose sbottonandosi il collo della camicia e mostrandole i segni.
– È stato sul treno – disse Costanza. L’altra sospirò.
– Matteo… È stato ammesso al lavoro esterno. Rientra nella categoria dei socialmente utili.
– E in quella delle mine vaganti – disse Lodovico.
– Come potete immaginare, ha un passato problematico.
– Anche il presente non scherza.
– Perché l’ha aggredita?
– Non gli piacevo – La suora sospirò.
– Dovrei segnalare il fatto al magistrato… D’altra parte vi chiedo di essere indulgenti. Non era mai successo, da quando è con noi – Prese un campanellino dal cassetto, lo suonò. Pochi secondi dopo, Matteo rientrò nell’ufficio. Guardava timoroso la suora, evitando ancora di posare gli occhi sugli altri due.
– Matteo, credo che tu e il signor…
– Geometra Pignatelli.
– Credo che tu debba ringraziare il geometra Pignatelli. Non è vero? – L’altro non reagì – Non è vero? – scandì la monaca. Matteo accennò un sì impaurito, fissandosi i piedi – Il geometra Pignatelli non ti fa tornare in carcere. Va bene? – Completamente in balìa di quell’esserino, Matteo annuì – Dagli la mano – L’aggressore si avvicinò, gli occhi sempre piantati sul pavimento. Porse la mano. A Lodovico non rimase che stringerla. Si era trasformata in una mozzarella.
– Poi parliamo – mormorò la suora, mentre Matteo usciva senza avere alzato lo sguardo.
Seguì qualche secondo di Schubert.
– Sono Suor Greta – disse assorta.
– Pignatelli.
– Lasagni.
– Non sta bene, geometra?
– Una specie di cefalea.
– Mi dispiace. Veniamo a noi.
– Qualcuno ha deviato il sito della diocesi di Montelanoso – La suora socchiuse gli occhi – Il sito della diocesi compare digitando un altro indirizzo.
– Lei è un fedele?
– No. Sono un peccatore – Costanza si mise a ridere. Suor Greta la guardò, incuriosita.
– Non è mio marito né fidanzato – precisò Costanza – L’ho soccorso sul treno poco fa.
– Volevo collegarmi a un sito pornografico.
– Credo che l’abbiamo capito entrambe – disse Suor Greta – Ha l’indirizzo di quel sito?
– Scrivilo su un bigliettino – disse Costanza – Lo batto io – Lodovico scrisse caldatopa punto it su un foglietto, Costanza si mise al portatile, Suor Greta si alzò e le andò dietro.
– È vero. Diocesi di Montelanoso. Con un orrore di chiesa – disse Costanza.
– Sono d’accordo sulla chiesa – disse Suor Greta – Ad ogni modo questo è un hacker.
– Non c’è l’inverso – disse Costanza – Digitando il sito della diocesi è tutto regolare.
– Poteva segnalarlo alla diocesi – disse la suora, assorta – Perché si è preso la briga di venire fin qui?
– Sto cercando una persona. Chiedo scusa – Pignatelli estrasse dalla valigetta il numero di Caldatopa – Questo è il giornale che dovrebbe corrispondere al sito. E questa è Lodovica, una compagna di scuola media. Non la vedevo da trent’anni e mi sono stupito di trovarla qui.
– Lodovica e Lodovico? – chiese Costanza.
– Pignatelli e Piancastelli.
– Stai scherzando?
– No. Ho la sensazione che abbia dei problemi e vorrei rintracciarla. Visto che dai motori di ricerca non ottengo risultati, e all’anagrafe di Montelanoso non risulta più, ho pensato di risalire al giornale. Ma sulla rivista non c’è niente e il sito come vedete è inaccessibile… Sono venuto qui sperando che ne sapeste qualcosa.
– Purtroppo no. Però le sono debitrice.
– Per Matteo?
– Già. Cercheremo di risalire all’hacker. Ma è quasi impossibile – Rimase a riflettere – Potrebbe essere un fedele, chiamiamolo così, che vuole rovinare la giornata a chi guarda i siti porno. E lei pensa di potere rintracciare la sua amica partendo da qui?
– Vado per tentativi.
– Faremo quel poco che possiamo, geometra – concluse Suor Greta – Grazie ancora.

Fuori dalla banca, Lodovico fece per congedarsi. Costanza gli confessò di essere incuriosita, soprattutto per quell’impeto di carità dopo trent’anni.
– Ad ogni modo non sono affari miei, che dici? – concluse – Immagino che tu debba riprendere il treno – aggiunse stringendogli formalmente la mano. Ma la stretta di mano durò più del previsto, diventando sempre meno formale.
– Senti Pignatelli. A dire il vero, lavorando nell’informatica, potrei conoscere qualcuno. Forse non ti serve ma…
– Fammelo incontrare.
– Credo sia libero nel pomeriggio, se devi tornare ci accordiamo per un’altro giorno.
– Posso rimanere.
– Come ti ho detto adesso ho un cliente. Facciamo così: passiamo da casa mia, tu sali e mi aspetti.
– Ti fidi?
– Vado a sensazioni. Intanto chiamo questo amico. Forse può darti qualche dritta, forse no.
Solo a questo punto Lodovico e Costanza staccarono le mani e gli occhi.

Mezz’ora dopo Lodovico camminava come un detenuto in cinquanta metri quadri di mansarda, incastonati nel centro medievale di Dora, accompagnato da un ronzio soffice nelle orecchie e un’erezione in atto.
Da ogni angolo si affacciavano immagini erotiche in bianco e nero, soprattutto fotografie con borchie maschere e catene, in volume oppure appese alle pareti. Pensò che farlo entrare lì, e soprattutto lasciarlo solo in un piccolo eden del feticismo, era un’evidente provocazione.
“Resistere” si disse.
Costanza rientrò all’ora preventivata, e annusò intorno.
– Faccio un’insalata. Non ho altro, sono a dieta.
– Ti aiuto.
– Stai comodo. Mangiamo veloce e andiamo. Ah, complimenti.
– Per cosa?
– Non sento odore di seme maschile. Hai resistito.
Lodovico sedette a tavola con una sensazione di forte calore in viso.
– Allora, è una perversione? – chiese Costanza.
– Perversione?
– Cercare la tua amica dopo trent’anni perché hai scoperto che forse fa la puttana.
– Non lo so. Alle medie ne ero innamorato.
– Alle medie non è amore.
– Era quasi più bruttina di me – D’improvviso, l’onda del ronzio che aumentava portò parole. Le articolava la sua stessa voce, ma in un altro spazio e tempo.

“Ho pensato a lei per un’ora. Invece di fare matematica. Poi mi sono sbottonato i pantaloni. Non potevo alzarmi e chiudere a chiave. Altrimenti la prof e la vecchia sentivano. La prof è mia mamma, è anche la nostra prof di francese. La vecchia è mia nonna, sua mamma, abita di sotto. Stanno sempre lì a parlare del geometra, mio babbo. Devo stare attento. Ogni tanto aprono la porta senza chiedere permesso.
A scuola si dice che Lodovica è brutta e sembra vecchia. Lo so che Katia per esempio è bella, ma io non ci posso nemmeno pensare a Katia. Non è per me. Lodovica mi piace perché è adatta a me. Se glielo chiedo forse ci sta.
Ho sentito il coso duro mentre pensavo a Lodovica. Ho dovuto metterlo fuori dai bottoni. Se entravano mi scoprivano, perché hanno messo la scrivania che appena entri vedi cosa sto facendo”.

– Hai sentito?
– No, scusa. Hai detto?
– Che quel mio amico ci aspetta.
– Il tuo amico. Sì. L’esperto…
– Il pirata.
– Insisto a chiedere se ti fidi.
– Mi fido perché ho verificato.
– Cosa?
– Ho amici nella pirateria informatica. Sicuramente qualcuno in certe sfere lo sa, e tu potresti essere uno spione. Uscita dalla banca ho verificato che sei effettivamente geometra, scapolo, senza dipendenti, guardi siti progressisti moderati oltre che porno. Nell’ultimo mese non hai chiamato la polizia postale, né la Banca Addolorata. Sei pulito, credo. Usciamo, così ti sporchi.

A piedi raggiunsero la zona straniera del centro storico. Spacci di saponi, riso, birre senza etichetta, assorbenti e pannolini, fotocamere usa e getta. Tutti aperti, alcuni incustoditi.
Entrarono in una bottega deserta, identica alle altre.
– Il pirata sta qui?
– È zona franca. Da un anno la polizia non varca il confine – Dietro uno scaffale colmo di sacchi di riso, si apriva una porta che conduceva allo scantinato. Nella penombra, tra ennesimi sacchi di riso, si sentiva il ronzio dei monitor.
Il pirata sembrava un impiegatino da racconto satirico. Maglioncino liso, occhiali spessi, pelle ingiallita, riporto e alitosi.
– Moreno Romagnoli – disse sbirciando Lodovico – Siedi – Lodovico si trovò faccia a faccia con lui, davanti a vecchi computer a torre scoperchiati.
– Pignatelli, mettiamolo subito in chiaro – Il pirata si tolse gli occhiali. Si strinse il naso tra due dita piccole e annerite – Un giorno potrebbero farti delle domande. Nel qual caso, questo è lo spaccio alimentari di Selim Tlichi. Se ne parlerai in altri termini, fornirò le prove che hai acquistato materiale pedopornografico e ti farai tre mesi di isolamento. I normali detenuti ti cagheranno e pisceranno davanti alla cella. Questa è tua – Gli allungò la sua carta di credito.
– Come avete fatto?
– Sono borseggiatrice dentro – disse Costanza.
– Ti ho clonato la carta, a garanzia – disse Moreno – Naturalmente, se ne farò uso improprio, tu rivelerai l’esistenza di questo luogo. La garanzia è reciproca.
– Chiedo scusa. Perché tanto impegno su di me?
– Domanda legittima. Ci interessa l’hacker della diocesi. Un concorrente che potrebbe diventare alleato. Oltre tutto, se lo troviamo, forse potremo risalire al tuo giornaletto e alla tua omonima.
Lodovico sentiva il bisogno di fare ordine.
– Chi siete?
– Moreno Romagnoli, graffitaro della prima ora. Molti anni fa ho dato un calcio nelle palle a mio padre, e non in senso figurato. Per diventare poi un Incursore Mediatico Rivoluzionario, collezionando 72 capi di imputazione senza arrivare al processo. Domani prenderò per il culo la Pindaro Telefoni. Sostituirò una nuova offerta agli abbonati con una mia forbita comunicazione.
– Costanza Lasagni. Meno furba di lui. Ho preferito lo scontro diretto dopo Piazza dei Ferraioli – Tornarono le parole interne.

Oggi è scoppiata una bomba a Dora, Piazza dei Ferraioli. Il geometra non ha detto niente. La prof non ha detto niente. A scuola non hanno detto niente.
Mi ronza la testa e il dottore anche l’ultima volta non ha detto niente.
Oggi sono andato all’incontro in parrocchia e anche lì nessuno ha detto niente della bomba.
Nemmeno la vecchia ha detto niente.

– Mi sono salvata perché stavo venti metri dietro ai miei amici – continuò Costanza – Ho vissuto per trovare il mandante. Mi sono iscritta a Quarto Stato. Sognavo di impugnare la pistola ma non ne ho mai vista una. Quando ci hanno presi, avrei potuto parlare e uscire presto. Ma il patto di fedeltà me lo impediva. Così, due anni di militanza misconosciuta poi tre di galera. Ho finito di scontare ai servizi sociali, dove si cominciava a usare il computer. E qui ho conosciuto un buffone – concluse guardando Moreno.

Ascoltando i due incursori mediatici rivoluzionari, Lodovico sentì migrare il ronzio dietro l’osso parietale, e cambiare natura. Come se le onde di un oceano, le foglie mosse dal vento, un sacco di riso vuotato in terra e un calabrone si fossero dati appuntamento all’ombra del suo cervello. Poi il ronzio gli parlò.

Stai bene? Sto bene ma adesso devo andare. Lo so. Domani hai una minitassa da pagare. Fracchiolla mi ha dato l’ultimatum. Stai qui. Perché? Per cercare Lodovica. E se lei non ne ha bisogno? Che c’entra lei, sei tu che ne hai bisogno. Perché ne avrei bisogno? Lo sai tu. Fai il misterioso? No. Io sono solo un ronzio. Non so nulla dei perché. Il ronzio è ignorante. Vuoi dire che esegue? Sì. Gli ordini di chi? I tuoi. Fai il difficile. Come ti senti adesso? Bene. Non mi dai fastidio. Però dove sei? Non ti vedo. Mi vedrai. Quando? Domani, dopodomani, non so. Appena avrò tempo. Ciao. Aspetta…

Pignatelli? – disse Moreno – Tutto bene?
– Abbiamo una proposta – disse Costanza.
– Credo che, lavorandoci, posso risalire al tipo. Come ti ho detto, questo aiuterebbe noi e te. Ci stai a fare uno scambio?
– Avremmo bisogno di un incursore insospettabile. Per domani.
– Dovresti andare al Caffè Zanardelli e startene lì con un microfono e una telecamera nascosta.
– È illegale? – chiese Lodovico.
– Come tutto quello che facciamo. Comunque ti travestiresti. Microfono e telecamera sarebbero irriconoscibili. Ti diamo un’ora per pensarci.
– Non serve un’ora – disse Lodovico – Lo faccio.
Stretta di mano. Quella di Moreno era fredda e molle.

Costanza e Lodovico uscirono per le vie di Dora.
– Grazie – disse Costanza.
– Prego.
– Vai in stazione e torni domani?
– Oppure?
– Ti fermi, così domattina sei già qui.
– Ce l’hai il posto?
– Se te lo chiedo è naturale che ce l’ho.

Il posto non era un letto in più. Non era nemmeno il divano.
Dopo cena Costanza lo fece stendere sul suo talamo da una piazza e mezza. Lo sbottonò e gli strinse il sesso con una mano.
– Morbido – disse – Impaurito?
– No.
– Stupito?
– Non so.
– Un accumulo di cose?
– Non sono molto regolare, in materia.
– Materia?
– Più ne parliamo e peggio è.
– Tranquillo. Stiamo qui stesi.

Costanza rimediò sussurrando un paio di microracconti sadomaso, che lo eccitarono quanto bastava alla penetrazione.
– Senti una cosa – disse Lodovico.
– Rilassa.
– No, guarda che tra un po’…
– Ci sei già?
– Scusa. Trattengo.
– No, va bene così. Lascialo andare.
– Fuori?
– Direi.
Appena Lodovico cominciò a eiaculare sul lenzuolo, oltre la finestra si sentì una sirena in avvicinamento. Costanza si irrigidì.
– È l’ambulanza? – chiese Lodovico.
– Mi chiedo in che mondo vivi per non distinguere l’ambulanza dall’autorità.
Rimasero in silenzio ad aspettare che la sirena si allontanasse. Poi Costanza ricominciò a respirare.
– Non mi posso abituare – disse. Lodovico si mise a pulire la macchia con un fazzoletto di carta.

(…)

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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