altre cose che non so – HALLOWEEN – Iannozzi Giuseppe – illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz

altre cose che non so

HALLOWEEN

Iannozzi Giuseppe

Halloween Lights by Chatterly

Halloween Lights by Chatterly

Halloween Lights by Valeria Chatterly Rosenkreutz

CREATURA DELLA NOTTE

a Valeria Chatterly Rosenkreutz,
Creatura della Notte

Dolce Creatura della Notte,
Regina che nel suo cuore dimori,
io, al solito, spengo candele
in punta di piedi,
e sempre ho bianchi guanti
che si macchiano di bruciato

Dolce Creatura della Notte,
ogni ora dura più dell’infinito
quando qui, in questa casa,
ogni lume è spento
e nella solitudine rimango immerso,
affacciandomi alla finestra
a contar del cielo pallide stelle
che a malapena scorgo
con la coda di quell’unico occhio
che m’è rimasto quasi buono

Dolce Regina, sol ti chiedo
d’accendere una luce per me,
una luce brillante che assomigli a te
perché mi possa io spengere
in quell’Eternità abissale
che porta il probo oltre il male

RONDINI
AL CIMITERO

Di rondini
che i cieli solcano
tante,
e tutte muoiono
pria che possano
sfiorare
il passo dell’ombra mia
proiettata
sul freddo marmo
di questo cimitero
di avelli tutti uguali

Primavera
resiste qui
giusto un lampo
e nemmeno quello;
si tornerà allora
a scavare
nell’algida terra
per seppellire
bene in profondità
della caducità
il residuo calore

MI RICORDO DI TE

Io mi ricordo di te
Dei tuoi occhi
così abbandonati
nei miei
ma così abbottonati
ogni volta
che ti chiedevo
qualcosa in più
Io mi ricordo
che dicevi
che gli amori
sono rondini
che muoiono
su i loro rami
Mi ricordo
quando sbattesti
la porta in faccia
a me e al destino
Ricordo
ogni cosa
Ricordo
ogni lacrima e sorriso
Ricordo l’epitaffio
che ha scritto il poeta
sul nostro amore
troppo giovane
troppo maturo
Ricordo tutto questo
e non me ne faccio
una ragione
anche se questo inverno
– lo devo ammettere –
rompe forte
il culo ai passeri

NON PUOI VENIRE

Non puoi venire,
subito scappare,
lasciare un saluto
E chi s’è visto
s’è visto
Quando tutto quello
che voglio è un amore
che mi metta il cappio
al collo
Che mi leghi a una pietra
e tagliarmi così di netto
in due la gola
per poi trascinarmi
a fondo, e sul fondo
del mare abbandonarmi
senz’alcuna pietà

AMATA MORTE

A qualcun altro
mandali quei tuoi baci,
tremendi assegni a vuoto
che fanno però sempre centro
nella rabbia
che mi scuce gli occhi
dall’Amata Morte

PICCOLO REGNO

Amo Byron
ma non la morte
sotto il sole
feroce della poesia
Amo la notte
che prende su sé
le negre tinte
che dànno vita
a inesperti sentimenti
Amo esser l’unico Re
del mio Piccolo Regno
che affonda
in un mare di carte
di Alfieri e Regine

BLAKE

Nell’estasi dell’amplesso
Morte venne sì,
miagolò piano piano
perché tu non la potessi sentire
Sì, ti prese con sé;
e poi lontano, in un altro mondo
dove l’unica gioia
quella dell’eterno pianto
E in bocca tutta la poesia di Blake

MY LONELY BLUES

Smettila di pensare
Non ne hai bisogno
Hai il rossetto su,
ed è già troppo da sopportare
Smettila di pensare
Smettila di spogliarti solo per me
Ti conosco bene
Quel tuo musino non m’incanta più
Dovresti avercelo pure tu
un faccia a faccia con Gesù
Poi sì, magari mi capiresti
Ma per ora, smettila di pensare

Bimba, stai parlando con me?
con me? con me?

Lascia perdere,
prova più tardi
Ti avverto:
mi stanno girando di brutto
e l’amore se ne fotte,
se ne fotte altamente di me

Bimba, stai parlando con me?
con me? con me?

Bimba, sei divertente, così stupida
Bimba, ancora le tue piccole bugie
Credi non facciano male lo stesso?
Non ne ho bisogno
Chiudi il becco, chiudi il becco
Metti a tacere tutto
E non perdere altro tempo con me

Bimba, stai parlando con me?
con me? con me?

Bimba, sto cercando una puttana
Dammi retta, non pensarci e fallo!

VORREI

Vorrei esser
a ogni istante
il tuo solo uomo,
quello che chiami
maschiaccio cattivo

Vorrei, vorrei
per una volta,
per una soltanto,
poter piangere
senza vergognarmi
di me sul tuo seno
E morderti, morderti

Vorrei un desiderio
Vorrei il tuo amore
senza condizioni

Vorrei amarti
come enigma
Come donna
La Mia

LA MIA VERGINE

Sei la mia vergine
La dolce creatura
che invade ogni silenzio
Che prende ogni sogno
E io un bianco unicorno
che nel tuo abbraccio
felice sospirerà

DONNA

Oramai sei una donna
Oramai sì, e non puoi più fuggire
Non puoi più dirmi di no
che non mi ami e che non mi vuoi
lì con te, al tuo fianco

Oramai sei una donna
Oramai sì, e non vorrei proprio
che ti perdessi come bianca colomba
in balia delle tempeste della Passione,
anche se sei tu impossibile da vivere
Sempre con la luna lunatica e di più,
e l’amore in petto tutto da bruciare
Sempre lì da sola con te a sognare,
a indicare qualcuno diverso da me

Oramai sei una donna
che deve scegliere chi e dove
per gettar lo sguardo
tra voli di gabbiani e diavoli
che a un primo sguardo
sembrano tutti dannati e uguali
per forma e intenti
Ma oramai sei una donna,
ogni giorno un po’ di più
E io mi devo arrendere
a questa realtà, anche se fa male
pensarti non più la mia Bambina

Oramai sei la Donna
E così per sempre ti adorerò

UNA LACRIMA, UNA BARA

Ti lascio una sola lacrima
addormentata in una bara,
quel piccolo Gesù
che m’albergava nel cuore
quando eri tu a scomporre
le trame delle mie gioie
per farle tue

Sol ti lascio questo Addio
d’infinito silenzio
perché Vergine Libertà
possa tu desiderare al di là
del mio sporco ricordo
– che mai tormenterà
le tue labbra né la tua alma

PRIMAVERA (IL DISGELO)

Il Natale cadeva in bianchi fitti fiocchi:
erano tempi di festa, così ci si illudeva.
Nessuno aveva da dire un bel niente,
tutti però parlavano veloci per le strade:
si era così superbi e innocenti
da fare pena a dio, se solo non fosse stato
il prematuro parto della nostra fantasia
o, piuttosto, della disperazione.
A ogni modo, tutti facevano finta
d’esser più buoni col prossimo,
e tutti ci credevano veramente d’essere…
destinati a qualcosa di speciale.
Poveri stupidi!

Si viene a questo mondo innocenti,
viene poi l’età del senno e quella della follia,
solitamente allo stesso tempo,
e allora si smette di credere nelle favole;
e alla domenica la chiesa è lontana
con le porte chiuse: in fondo sospetto
che tutti noi, a un certo punto,
ce ne accorgiamo di non essere affatto speciali
ma solo degli stronzi in mezzo a tanti altri stronzi,
e però evitiamo di raccontarlo in giro.
E però diciamo per le strade di quella
che se l’è fatta con quello che non era suo marito;
e poi pensiamo a una preghiera che blateravamo
quand’eravamo bambini. Non siamo poi colpevoli,
non troppo: è solo che siamo così, stupidi – stronzi -,
quasi divertenti se non fossimo portatori di morte
con le nostre invidie e gelosie,
con le smanie di potere.

A ogni modo ognuno di noi faceva finta,
sì, come i clown, d’esser felice e persino buono:
una monetina qua e una là, una tirata e una sigaretta
e una nuvola di fumo, il sorriso a trentadue denti
e il saluto al mìmo e pure a Santa Claus,
e la mancia sganciata al postino
– intrappolato dalla mole della posta,
caricato come un somaro,
postino che il prossimo anno non ci sarà
perché è solo uno a tempo determinato
che ha preso il posto, ma solo per le vacanze natalizie.
Insomma, la vita è così, una merda calpestata di fresco.
Che poi in primavera, con il disgelo, è ancora lì,
solo più spiaccicata e secca: però la puzza uguale.

Pensavo d’aver una storia da raccontare:
mi sono illuso, per disperazione di questa primavera
che è venuta davvero troppo presto a menarci
le spalle, a farci assonnati i passi
con la sua finta aria portatrice di vita…

IN COMMOZIONE

Se oggi smetti
di commuoverti
domani mi vedrai piangere
ai tuoi piedi
Mi vedrai indifeso
a imitare il sorriso di Monna Lisa
Mi dovrai sopportare
perché le mie lacrime bagneranno
i tuoi nudi piedi
E poi ti toccherà attraversarmi
e calpestarmi per sempre

Se oggi smetti
d’amarmi, domani io no
Cadrai ancora:
il tacco della tua scarpetta
si romperà in un tenero lamento
uguale al mio,
perché sì, mi attraverserai
ormai mutato in fiume di salse lacrime
Non ti lascerò però affondare
fino a morire; mi lascerò invece
da te calpestare per farti arrivare
al di là di me, sulla sponda buona
dove resiste un rosso fiore di verginità
uguale alle tue labbra mai baciate

Se oggi smetti
di commuoverti,
io no: lo farò io per te
Anche se è ingiusto

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a altre cose che non so – HALLOWEEN – Iannozzi Giuseppe – illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz

  1. furbylla ha detto:

    son così tutte belle .. scavano senza pietà ma è giusto così..
    buongiorno Beppe
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Mi piacciono queste, sì, mi piacciono, perché anche in quelle che sembrano più svagate si nasconde un evidente dolore.

    Bacione

    beppe

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