Per Giulio Maffii le mucche non leggono Montale. Ma forse, bene o male, leggono qualcos’altro! – di Iannozzi Giuseppe

Per Giulio Maffii le mucche non leggono Montale

Ma forse, bene o male, leggono qualcos’altro!

di Iannozzi Giuseppe

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Che ci siano più scrittori che lettori, in Italia e non solo, è purtroppo un fatto assodato; con un po’ di sfrontatezza potremmo dire che siamo di fronte a una verità assoluta.
L’èra dell’informatizzazione ha fatto sì che foglio e penna venissero presto sostituiti da un più economico e veloce foglio elettronico di videoscrittura. Blog e forum hanno aiutato non poco sedicenti scrittori e poeti a dirottare in Rete le loro presunte opere. I più non hanno che una conoscenza approssimativa delle opere di Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi e Ugo Foscolo; ciononostante, probabilmente (anche) in buona fede credono (si illudono) di essere loro e proprio loro ‘il nuovo’ che avanza. Oggigiorno in Rete è possibile reperire milioni di testi, il 99% dei quali scritti da veri e propri dilettanti allo sbaraglio: il Belpaese è invaso da poeti e scrittori parrocchiali, cosa che è bene evidenziata nel pamphlet di Giulio Maffii, Le mucche non leggono Montale edito nella collana graffiature da Marco Saya Edizioni.

Marco Saya edizioniTanti i poeti parrocchiali che scrivono, senza posa alcuna, poesie su poesie, che però, nei migliori dei casi, a voler essere molto ma molto generosi, sono soltanto dei pensieri elementari. Chi oggi si dice poeta, sempre con non poca prosopopea, non saprebbe distinguere un carme da una melopea, né una elegia da un sonetto acrostico. Perlopiù, i poeti parrocchiali pensano di scrivere in versi liberi, ma la forma del verso libero non significa libertà di scrivere, di imbrattare il foglio bianco con delle parole; il verso libero ha delle sue precise regole; la polimetria e l’anisosillabismo, il verso lineare e il verso-frase, ahinoi, sono cose che non passano neanche per l’anticamera del cervello dei poeti della domenica. E anche il verso sciolto, troppe volte confuso con il verso libero, pur essendo caratterizzato dall’assenza di rime, è un endecasillabo. I poeti della domenica si illudono di scrivere in versi liberi o sciolti; in realtà mettono nero su bianco dei non-versi, vale a dire un mero pastrocchio discorsivo e null’altro. E pochi, davvero pochissimi, con consapevolezza, sono in grado di mettere assieme dei versi in prosa poetica evitando così di finire nella gabbia dei poeti della domenica. E’ dunque vero quanto asserisce Giulio Maffii nel suo pamphlet Le mucche non leggono Montale: “Nonostante quindi che qualche unto del Signore affermi il contrario, la poesia non è tra i bisogni istintivi primari e notiamo, ad esempio, che le mucche non leggono Montale e sopravvivono lo stesso. Continuando negli esempi è anche vero che tante pecore non leggono Caproni e questo è un male. La non conoscenza o meglio il rifiuto a leggere non può portare che ad un disastro sociale che vedrà i poteri forti usare l’ignoranza come centro di comando. In poesia è lo stesso: come si può pretendere si scrivere se non si approfondisce con la lettura?”.
A ben guardare il problema però non sono i poeti parrocchiali che, al pari di chiunque altro, hanno il sacrosanto diritto di scrivere, talvolta riuscendo persino a scrivere una o più poesie decenti. Non sono il problema perché non arriveranno mai a farsi pubblicare da un editore un minimo serio. Il problema serio e grave è invece da ricercarsi tra i finti poeti pubblicati (solo perché hanno un nome altisonante) e portati all’empireo da grossolane strategie di mercato grazie all’aiuto di alcuni critici che fanno la Casta. Questo aspetto, purtroppo, forse per mancanza di spazio, Maffii non lo affronta nel suo pamphlet né accenna che oggi la poesia è anche in chi fa musica, ovvero nei testi dei cantautori. Fernanda Pivano in “I miei amici cantautori” (Mondadori, 2005), con grande acume, faceva osservare come oggi la poesia la possiamo trovare in cantautori quali Lou Reed, Patti Smith, Bob Dylan, Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, un discorso in presa diretta che continua attraverso delle interviste in “Complice la musica. 30+1 cantautori italiani si raccontano a Fernanda Pivano” (Rizzoli, 2008). Non possiamo dunque ignorare la poesia che è nei testi di Paolo Conte, Roberto Vecchioni, Vinicio Capossela, Samuele Bersani, etc. etc.
Giulio Maffii par quasi non accorgersi affatto della Beat Generation, che è persino sbarcata nelle sale cinematografiche con l’Urlo di Allen Ginsberg. E dimentica pure Charles Bukowski e Raymond Carver, un errore questo che purtroppo commettono quasi tutti gli accademici. E però la poesia che oggi va per la maggiore tra i giovani è proprio quella di Bukowski, guarda caso scoperto proprio da Fernanda Pivano.
In ogni modo, Le mucche non leggono Montale è un pamphlet e questo soltanto, non può dunque essere esaustivo, né può farsi carico di tutta la poesia che avanza e che si sta imponendo nella cultura pop e in quella classica.

Le mucche non leggono Montale – Giulio Maffii – Marco Saya edizioni – collana: graffiature – ISBN: 9788898243013 – Euro 8,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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Una risposta a Per Giulio Maffii le mucche non leggono Montale. Ma forse, bene o male, leggono qualcos’altro! – di Iannozzi Giuseppe

  1. poesiaoggi ha detto:

    L’ha ribloggato su poesiaoggi.

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