Storia di povertà – di Giuseppe Iannozzi e promo “La lebbra” di G. Iannozzi (Il Foglio letterario) – a fine ottobre in libreria

Storia di povertà

di Giuseppe Iannozzi

venditore ambulante


Non dimenticare di leggere l’anteprima de LA LEBBRA di Giuseppe Iannozzi (immagine di copertina di Chatterly) – Il Foglio letterario, a ottobre in libreria.

La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

La lebbra – Giuseppe Iannozzi – Il Foglio letterario

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– Che c’è?
– Un Euro.
– Come?!
– Ti sto chiedendo un Euro…
– E perché mai dovrei dartelo?
– Perché te lo sto chiedendo… in cambio ti regalo questa collanina portafortuna.
Per levarmelo di torno gli metto in mano l’Euro. Ma quello mi sta incollato alle chiappe.
Dice che ha famiglia, che ha tanti fratelli, che ha bisogno di mangiare.
– Non posso darti di più. Siete in tanti, in tantissimi. Se dovessi dare un Euro a tutti, dovrei essere un Berlusconi.
– Signore, ma tu sei Dottore!
– Ma quale dottore e Dottore. E poi Dottore non significa essere ricchi sfondati.
– Un Euro è poco.
Cerca di cacciarmi in mano un paio di accendini.
Gli dico che non mi servono. Rifiuto, gli dico più e più volte di no, che non voglio i suoi accendini. E lui me li infila in una tasca del giaccone.
– Regalo, sono regalo.
Finge di andare per la sua strada.

Nemmeno due passi ed è di nuovo attaccato alle mie chiappe.
– Cinque Euro, così io mangio.
– Come?
– Cinque Euro, io regalato te accendini.
– Non te li ho chiesti.
Li tiro fuori dalla tasca e faccio per restituirglieli.
Quello fa cenno ostinato di ‘no’ con la testa.
– Senti, kapò, tu presi accendini, adesso paga me.
– No, senti tu: non ho bisogno degli accendini. Riprenditeli.
Si rifiuta di prenderli, allora glieli butto in mezzo alle tante carabattole che si porta dietro.
– Tu prima presi.
– No, non ho preso niente. Tu li hai messi nella mia tasca. Nella tasca del mio giaccone strattonandomi. Diavolo, non permetto a nessuno di mettermi le mani in tasca. Il concetto t’è chiaro o no? Se non t’è chiaro…
– Dottore, tu fascista.
Ingoio un bolo amaro di saliva. E non rispondo all’idiozia di quello lì che continua a starmi dietro.
Cammino e dietro c’è sempre lui.
Non sorride. Ha messo su una faccia cattiva. Se solo potesse mi caccerebbe un coltello nella pancia.
Davanti a noi si profila la Gran Madre di Dio. E’ sprofondata in un crepuscolo sanguigno che non promette niente di buono.
C’è gente sotto i portici, perlopiù coppiette felici o che fingono di andare d’amore e d’accordo.
La gente non fa caso a noi. Il venditore ambulante mi sta dietro. Vuole cinque Euro. Si è intestardito di brutto.
– Tu devi dare me cinque Euro.
– Non ti devo dare niente.
– Tu devi dare e basta.
La mia pazienza comincia a vacillare.
– Senti, non ce li ho cinque Euro da darti. Gli spicci che avevo te li ho dati.
– Tu hai bancomat.
– E allora?
– Tu vai bancomat, ritiri e dai me Cinque euro.
Ha passato il limite.
– Fammi la cortesia, lasciami in pace.
– Perché sennò tu fai male a me?
– No, io faccio che vado a casa e ti pianto qui.
Allungo il passo. Arrivo dove ho parcheggiato ed entro in macchina. Accendo il motore. Faccio per andarmene. Ma lui non me lo permette. Si è piantato davanti al muso della mia vecchia Panda rossa.
Adesso grida. In italiano e nella sua lingua anche.
Grida forte.
Minaccia.
Mi manda a fare in culo.
Promette che me la farà pagare.
Poi tira fuori un coltellino dal sacco delle sue cianfrusaglie e sfregia il cofano della mia povera Panda.
Ride mostrandomi i denti, bianchissimi.
Dovrei chiamare la polizia. Il cellulare serve a questo, o no?
Non lo faccio.
Con due colpi di sterzo esco dal mio buco di parcheggio.
Il venditore ambulante mi sbarra la strada.
Ride. Trentadue denti bianchissimi che io me li sogno.
E’ eccitato, parla nella sua lingua e mi mostra il coltellino.
Do gas. Lo becco di striscio, facendogli saltare in aria la sua povera mercanzia.
Quello grida.
E grido anch’io.
Faccio retromarcia e prendo sotto accendini, collanine, elefantini made in China spacciati però per originali, fatti a mano nel suo paese.
Impreca. E’ nero marcio. Ma il cofano della mia Panda rossa è sfregiato di brutto. C’è andato giù pesante.
Cerca d’assestare dei calci contro la Panda. Forse uno va pure a segno. Non importa però.
Do gas, porto l’auto a 40 km orari. Faccio circa 200 metri. E mi fermo.
Butto l’occhio nello specchietto retrovisore.
Sta raccogliendo le sue cose.
Non cerca di raggiungermi.
Mi ha fatto un danno della madonna. Ha quasi segato la lamiera con il suo cazzo di coltellino.
Sparo improperi a raffica. Non bestemmio: non credo in dio e non lo invoco invano.
Sgommo un minimo e quasi mi capotto in pieno centro città. La Panda non le regge manovre del cazzo, è una macchina male in arnese che è già tanto quando mi riporta a casa tutto d’un pezzo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Storia di povertà – di Giuseppe Iannozzi e promo “La lebbra” di G. Iannozzi (Il Foglio letterario) – a fine ottobre in libreria

  1. Felice Muolo ha detto:

    L’altra faccia della medaglia, purtroppo. Resa bene.

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  2. furbylla ha detto:

    Esattamente come dice Felice. e non porterà a nulla di buono anzi…
    cinzia

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Caro Felice, sì, diciamo che è l’altra faccia della medaglia: una guerra fra poveri, sotterranea, il più delle volte invisibile perché ignorata dalla società benestante (sempre più al lumicino però).

    beppe

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Difficile dire cosa porterà tutto ciò, ma di certo i conflitti sociali si stanno esacerbando sempre più e il rischio è quello d’un conflitto interno.
    Per il momento è una guerra fra poveri, sotterranea, che i più fanno finta di non vedere e quando sì, danno luogo a un buonismo di facciata che però non serve a risolvere la povertà che c’è.

    beppe

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