Pietro Melis. Intervista all’autore di “E giustizia infine fu fatta. Sette giudici uccisi in sette giorni” – Cicorivolta edizioni – di Giuseppe Iannozzi

PIETRO MELIS

Intervista all’autore di

E INFINE GIUSTIZIA FU FATTA

Sette giudici uccisi in sette giorni

di Giuseppe Iannozzi

E giustizia infine fu fatta. Sette giudici uccisi in sette giorniPietro Melis – Cicorivolta edizioni – collana: temalibero – ISBN 978-88- 97424-72-7 – € 18,00 – pp. 424

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E GIUSTIZIA INFINE FU FATTA

E GIUSTIZIA INFINE FU FATTA

1. “Il prof. Petix ripeteva: io non volevo nascere”. E’ questa una espressione di volontà, fuor di dubbio forte. Ed è anche una provocazione, forse. Prof. Melis, leggendo la sua ultima fatica letteraria E GIUSTIZIA INFINE FU FATTA (Cicorivolta edizioni) si ha quasi l’impressione che Lei creda poco o nulla nell’umanità e in quei valori che, nel corso di centinaia di anni, si sono configurati presso quelle che, oggi, vengono indicate come delle civiltà democratiche e civili. I motivi li ha ampiamente spiegati nel suo libro, potrebbe però riassumere qual è il motivo centrale che le fa dubitare dell’umanità e della sua bontà?

Lei, come tutti, si riferisce ai cosiddetti valori morali che si sarebbero configurati nel corso di centinaia di anni. E io le rispondo che per me i valori morali non esistono, almeno in quanto sono soltanto un’invenzione umana. Non esistono valori morali universali. Come scrisse il sociologo Max Weber, non si uscirà mai dal “mortale conflitto tra valori morali”. Ed infatti, aggiungo io, i valori sono soltanto quelli espressi da determinate culture oppure sono i valori dei vincitori. Se Hitler avesse vinto la guerra l’Europa avrebbe avuto i valori morali del nazismo, fondati sulla superiorità della razza ariana tedesca. Ingiustamente il nazismo ha fatto riferimento ad una concezione darwiniana perché secondo Darwin non sopravvive la razza più forte, ma quella che meglio si è adattata all’ambiente per selezione naturale. Vi sono, per esempio, dei pesci ciechi che sono diventati tali perché perfettamente ambientati nei fondali marini dove non arriva la luce del sole. Con il solito discorso sui valori morali non si esce da una concezione antropocentrica della natura. In natura esiste la tendenza di ogni organismo alla propria auto-conservazione. Da tale tendenza si può trarre il principio naturale della tendenza della vita ad autoconservarsi, che, anche se impropriamente, può tradursi nel diritto naturale. Dico impropriamente perché non esiste in natura un diritto, avendo tale termine di una connotazione antropomorfica. Tuttavia si può parlare egualmente di diritto naturale all’autoconservazione quando tale diritto sia inteso come derivante dalla suddetta tendenza, che è una LEGGE naturale. Infatti se si negasse l’esistenza di questa legge naturale si dovrebbe negare la stessa tendenza. Intendo il diritto naturale come ricavabile da questa tendenza allo stesso modo in cui si deve intendere la tendenza di ogni corpo a mantenere il suo stato di moto rettilineo uniforme o di quiete. Come si vede, negare il diritto naturale significherebbe andare contro natura, perché si negherebbe il principio naturale della tendenza di ogni organismo a conservarsi in vita. Lo si chiami principio naturale o diritto naturale, per me è lo stesso. Per conformarmi ad una tradizione storica continuo ad usare l’espressione “diritto naturale”. Il limite del diritto naturale alla vita di un organismo è il diritto naturale di un altro organismo alla vita, come nella catena preda-predatore. Il predatore ha il diritto naturale di uccidere per vivere e la preda ha il diritto naturale di sfuggire al predatore. Pertanto erroneamente è stato confuso da filosofi come Hobbes e Spinoza il diritto naturale come diritto della forza. Essi non hanno tenuto conto che in effetti il diritto fatto valere in natura dal più forte è solo il suo  diritto alla sopravvivenza. In tale errore incorse anche Nietzsche, che rimase sempre entro una concezione morale nel suo richiedere una trasmutazione dei valori morali (vedi allegato 1)
Gli animali non umani non uccidono per crudeltà, come fa l’uomo, che ha agito sempre contro il diritto naturale come sopra specificato. Gli uomini, come gli Stati, hanno sempre ucciso per sete di danaro e di potere (gli uomini anche per un falso inteso amore, considerato come possesso del corpo altrui). E’ la cultura che ha depravato gli uomini. Gli animali si limitano a difendere il proprio habitat, e non attaccano altri animali per conquistare habitat altrui. Io vedo dunque nell’umanità un’animalità depravata dalla cultura, inferiore in ciò all’animalità. La cultura (con le varie concezioni filosofiche-religiose) l’ha portata a credere di essere l’ombelico dell’universo. In questo modo continua a vivere entro una concezione del mondo antiscientifica. Quando dico che per me un uomo può valere meno di un cane – ma che dico? meno di un insetto nocivo – rifletto sul fatto che l’insetto non sa di essere nocivo e dunque è innocente. Odio, per esempio, la schifosa zecca. cicorivolta danceMa vi sono uomini che sono peggiori delle zecche. La filosofia degli esistenzialisti ha portato alla conclusione che gli uomini si differenziano da tutti gli altri animali perché nell’uomo l’esistenza precede l’essenza (la specie).
Dunque ogni singolo uomo dovrà essere giudicato per la sua individuale esistenza e non per la sua essenza (per il suo appartenere alla specie umana). La religione abramitica si aggiunge poi con il dire che l’uomo è stato fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Dunque Dio dovrebbe somigliare anche ai peggiori criminali della storia. Se la conseguenza è errata vuol dire che la premessa è errata. Da qui traggo anche il mio essere stato sempre favorevole alla pena di morte (vedi vedi allegato 2  tratto da un capitolo del mio libro Io non volevo nascere). Mi sarebbe piaciuto fare il boia per hobby contro certi criminali come quelli appartenenti alle organizzazioni mafiose. Tutti dovrebbero nutrire disprezzo per gli ipocriti. Ora mi dica se non abbia ragione ad avere disprezzo per quasi tutta l’umanità, se essa mangia carne ma, da ipocrita, fa finta di non sapere da dove e come provenga la sua bistecca pulita, racchiusa in cellofan nei supermercati, e non avrebbe però mai il coraggio di ricavarsela da sé almeno una volta nella vita in un mattatoio sparando in testa ad un vitello, dissanguandolo, scoiandolo e squartandolo. Disse Tolstoj, cacciatore pentito, che, se i mattatoi fossero palazzi di vetro nel centro cittadino molti smetterebbero di mangiare carne. Oggi, invece, i mattatoi sono stati posti fuori e lontani dalle città per alimentare l’ipocrisia umana.

2. In un certo qual senso, Lei, prof. Melix, come Michel Houellebecq, è dell’idea che soltanto il cane è in grado di donare all’uomo un amore del tutto disinteressato. Houellebecq espresse questa idea nel romanzo “La possibilità di un’isola”. Il cane è un mammifero carnivoro.  L’uomo, nel corso dei secoli, adattandosi, da erbivoro che era, è poi diventato onnivoro. Non le par strano che il migliore amico dell’uomo sia proprio un carnivoro?

Poiché per onestà non ho mai dato ad intendere di conoscere cose che non conosco dico innanzitutto che in fatto di letteratura sono un ignorante perché ho letto pochi autori da giovane (oltre a classici di avventure come Kipling, Mark Twain, Verne, Salgari letti da bambino), autori come Dostoevskij, Tolstoj, Kafka, Mann, Celine, ma soprattutto il grande Pirandello (di cui ho letto tutte le novelle andando ben oltre il numero di novelle compreso nell’esame di letteratura italiana all’Università, comprendente anche I Malavoglia e Mastro Don Gesualdo. Oltre, naturalmente, a quella barba de I promessi sposi, perché costretto dal programma di studi al ginnasio. Ho tratto il nome Petix del protagonista del mio libro dalla novella di Pirandello La distruzione dell’uomo). E non mi vergogno di essere ignorante in fatto di letteratura. Infatti la letteratura non mi dava conoscenze. D’altronde, con tutto ciò che dovevo leggere per tenermi al corrente non avevo tempo per leggere romanzi. Uno scrittore, diceva Giorgio Bocca, quando scrive ha la scrivania vuota di libri. Uno studioso l’ha tutta coperta di libri. Nei miei scaffali ho solo qualche migliaio di libri di scienza e di filosofia (studiati con fatica e non soltanto letti, come si leggono i romanzi). Perciò non sapevo nemmeno dell’esistenza di Houellebecq. Avrei potuto bluffare dando ad intendere di conoscerlo perché oggi internet permette di bluffare. Dunque ho dovuto passare una sera e una notte leggendo riassunti e recensioni di due suoi libri: Le particelle elementari e La possibilità di un’isola. L’impressione che ne ho tratto è che Houellebecq sia uno che ha fatto del sesso una sua mania con cui riempire i suoi romanzi, sino all’accusa di pornografia per tutti i dettagli. Egli è accusato di nichilismo per non aver mai trovato un senso nella vita in una società decadente priva di valori morali, tutta dedita ai piaceri del corpo. I suoi personaggi si rifugiano nel sesso come se questo fosse l’unica finalità della vita per distrarsi dal suo non senso. Non vi era bisogno che leggessi Houellebecq per scoprire la verità di ciò, che il piacere sessuale è l’unica consolazione della vita, che serve come distrazione dal non senso della vita. Ma purtroppo ad una certa età viene a mancare anche questa distrazione. E perciò sotto questo aspetto mi riconosco in Houellebecq. Nonostante Lord Chesterfield dicesse: la fatica è tanta, il piacere è breve e la posizione è ridicola. Ma, come ho scritto, questi piaceri brevi sono isole di felicità in una vita senza senso. Houellebecq ha ragione nel suo vedere la vecchiaia come una triste condanna che prelude al nulla. Però avrei da osservare quanto un vecchietto che camminava lento e curvo trascinandosi con un bastone rispose ad un ragazzo che lo sfotteva dicendogli: brutta cosa la vecchiaia! Vero? Eh sì, ragazzo mio, rispose il vecchietto, tanto brutta che ti auguro di cuore di non arrivarci. Infatti l’alternativa è morire giovani. La vecchiaia è brutta, come ho scritto nel libro, perché, pur non venendo a mancare certi desideri che si hanno da giovani in fatto di sesso con una bella ragazza, tuttavia non si possono manifestare se non a costo di apparire ridicoli e maniaci. Ma chi ha molti soldi (come Berlusconi) si può sottrarre anche al ridicolo di stare con una bella di 27 anni, di cui potrebbe essere il nonno.
Ma torno a Houellebecq: egli pare voler risolvere il non senso della vita con la fantascienza (altra accusa mossagli da molti). Ricorre infatti alla clonazione, ma trascurando che la clonazione non riproduce lo stesso individuo con la stessa coscienza come se vi fosse una continuità di vita. E ciò fa meraviglia in un autore laureato in agraria.
Ma, a parte ciò, anche questo tentativo poi fallisce quando il clone di Daniel1, divenuto immortale, scopre la sua origine e preferisce il sesso all’eternità (se non ho capito male il finale de La possibilità di un’isola). Una conclusione veramente inconcludente. Ma lasciamo perdere la ricerca dell’immortalità tramite la clonazione (che appare anche nell’asserito capolavoro che sarebbe, secondo i critici, Le particelle elementari. Non posso affatto riconoscermi in Houellebecq per tutto il resto. Infatti egli giunge ad un nichilismo totale partendo da una concezione antropocentrica che considera una nullità i valori morali. Ma questo l’aveva detto anche Sartre (di cui ho letto tutte le opere filosofiche ma non i romanzi). Infatti ne L’essere e il nulla, con una profondità di pensiero che Houellebecq si sogna, la coscienza è un vuoto di essere e i valori morali sono dunque fondati sul nulla del vuoto di essere. Peccato che sia Sartre che Houellebecq siano rimasti entro una concezione antropocentrica. Infatti è vero che i valori morali non esistono. Ma, se tutti e due avessero affacciato la testa fuori dalla finestra della loro piccola stanza, si sarebbero accorti che la vita umana non può essere considerata al di fuori di una evoluzione dell’universo sin dalla sua origine, compresa l’origine della vita. Infatti si sarebbero affacciati al limite della conoscenza, dove tutto è mistero anche per la scienza. La vita umana non può essere scissa da una comune origine di tutte le forme di vita. E solo per l’uomo la vita non ha senso perché solo l’uomo può porsi la domanda “che senso ha la vita?”. Per gli animali non umani ha un senso perché manca la domanda. Tutto allora appare sensato scientificamente ponendoci dal loro punto di vista. La vita ha avuto un’origine almeno circa tre miliardi di anni fa. E’ tutto dovuto al caso o vi è un disegno nascosto? Scientificamente il disegno intelligente è antiscientifico, però è anche vero che ai limiti della conoscenza (la cosmologia) la scienza può affacciare solo ipotesi. E Leopardi direbbe che “naufragar m’è dolce in questo mare” dell’infinito. Ma l’universo è finito o infinito? Non si sa. Non lo sapremo mai. Siamo umili come lo fu Newton (che credeva in Dio antiscientificamente) e non pretendiamo di conoscere tutto tramite la scienza. Perciò mi definisco agnostico e non ateo. Per cautela. Oltre i limiti della conoscenza scientifica vi è mistero. Inoltre Houellenbecq nel suo nichilismo arriva ad affermare che non esistono nemmeno i diritti umani. E qui commette il solito errore di tutti (compresi tutti i filosofi contemporanei tranne Nozick, uno dei maggiori filosofi contemporanei), nel confondere i valori morali (che non esistono in natura) con i diritti. Nozick (Anarchia, Stato e Utopia, 1974, opera di difficile lettura) partendo dal diritto naturale nelle prime pagine estende coerentemente il diritto naturale a tutti gli animali. Supponiamo, scrive Nozick, che degli alieni di intelligenza assai superiore a quella degli uomini vengano sulla Terra e schiavizzino tutta l’umanità avendo delle armi di una potenza a noi sconosciuta. Supponiamo che essi scoprano che la carne umana risulti ad essi assai gustosa, soprattutto quella tenera dei bambini. Essi avrebbero il diritto di mangiarci?
Sì se non esistesse il diritto naturale e il loro preferire la carne umana fosse solo una questione di palato e non un motivo di sopravvivenza. L’unico argomento da poter opporre agli alieni sarebbe il diritto naturale all’autoconservazione, che nei predatori si traduce nel mangiare la preda solo per la necessità di sopravvivere e non per una questione di palato. Pertanto Nozick condanna anche la caccia. In conclusione, il nichilismo di Houellebecq è fondato sul relativismo dei valori morali, con cui egli confonde i diritti umani. Non dico che il diritto naturale offra un rimedio al non senso della vita. Ma è certo che ponendoci da un punto di vista che non sia antropocentrico si può spiegare il non senso della vita come derivante dalla pretesa umana che solo l’esistenza umana debba avere un senso. Se si supera l’antropocentrismo si ottiene almeno una conquista positiva che consiste nel considerarci tutti, umani e animali non umani, nella stessa barca evitando tutti i conflitti religiosi e nel diminuire le sofferenze su questa martoriata Terra di cui l’uomo continua a considerarsi padrone, schiavizzando e sfruttando le vita non umana. E vi è una minoranza di umanità (a cui io appartengo) che può ritenersi superiore quando coscientizza una comune origine di tutte le forme di vita. Diversamente, dal punto di vista di Houellenbecq, non vi sarebbe alcuna differenza tra il peggiore criminale e Schweitzer. Ed ogni tentativo di migliorare l’umanità diminuendo le sofferenze sulla Terra non si potrebbe nemmeno giustificare. Vi è però un’altra cosa che mi accomuna a Houellebecq, il suo essere stato accusato di “islamofobia” dai deficienti e pazzi islamici per aver detto in una intervista che l’islamismo era la religione più stupida (io avrei detto più pazza). Ma fu assolto perché si riconobbe da parte dei giudici che la sua affermazione era una espressione tutelata dalla libertà di giudizio. Io fui accusato di antisemitismo a causa di un mio saggio sul diritto naturale inviato al rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni (saggio pubblicato nel 2004 negli Annali della Facoltà). Evidentemente gli ebrei non si possono toccare, mentre io attaccavo anche gli islamici per lo stesso motivo, cioè per il fatto che condannavo la maggiore sofferenza che veniva inflitta agli animali nei mattatoi a causa della macellazione kosher (senza previa rimozione della coscienza) corrispondente a quella islamica halal. Avevo aggiunto una provocazione per stanare quel fanatico Di Segni e costringerlo a reagire pubblicamente scrivendo che avevo il diritto di non commuovermi degli ebrei che erano morti nelle camere a gas se essi avevano rispettato o condividevano per fanatismo pseudoreligioso la macellazione kosher. Riuscii a stanarlo ma dovetti subire un processo sino alla Cassazione. Ho quasi pronto da un anno un libro su questa vicenda (in cui espongo le pazzesche sentenze con le difese mie e degli avvocati). Esso sarà intitolato Vergognatevi! Il diritto naturale condannato anche in Cassazione. Sono stato condannato a 4000 euro di multa sotto condono e senza menzione perché questi farabutti di giudici dovevano pur accontentare almeno con una multa questi pazzi che ancora credono che il povero animale diventi impuro se viene prima privato della coscienza. Non sto a qui a descrivere le terribili sofferenze documentate in un documento dei veterinari di Torino, documento da me prodotto inutilmente in giudizio. Sentenza sporca e disonesta perché preconfezionata. Ecco la differenza tra me e Houellenbeck: con i suoi romanzi non ha contribuito nemmeno un poco a diminuire le sofferenze. Ha contribuito solo a far soldi per se stesso.

3. Al pari di Houellebecq, anche Lei prof. Pietro Melis, sostiene che l’Europa (e non solo) sarebbe oggi terra invasa dall’Islam. L’Islam sarebbe dunque per la civiltà moderna un nemico. Eppure, come Lei ben sa, senza scomodare troppe fedi e teogonie, nessuna religione (rivelata) ha dalla sua l’esclusività di una possibile verità; ciononostante, nel corso dei secoli, le religioni sono state un fatto squisitamente politico per tenere il popolo nell’ignoranza. La politica delle religioni ha rallentato, in maniera drastica, il corso del progresso scientifico. Ed allora perché considerare l’islamismo un pericolo, quando, ad esempio, il cattolicesimo si è macchiato di genocidi di massa ben più gravi nel nome di Gesù Cristo, di un uomo di cui non v’è alcuna prova storica che sia realmente esistito? Perlomeno Maometto è esistito e le prove storiche ci sono.

Non è vero che tutte le religioni hanno ostacolato il sapere scientifico. Mi sto battendo da anni per far capire che il cristianesimo (nonostante il caso Galileo e Giordano Bruno, che non era uno scienziato) fu traghettatore della razionalità greca (Logos) tramite la trinità (dove il Logos è il Verbo). Il grande storico della scienza Alexandre Koyré scrisse (Studi galileiani) che la scienza moderna fu una vittoria di Platone contro Aristotele. E quale pensiero filosofico fu all’origine della trinità? Il pensiero filosofico dei neoplatonici con la triade (Uno-Intelletto- Anima del mondo=Padre-Figlio (Verbo o Intelletto)-Spirito Santo (che aleggia sul mondo). Oggi la Chiesa ha accettato anche l’evoluzione biologica mandando in soffitta la favola di Adamo ed Eva. Vada a dirlo agli islamici: rischia grosso. E’ proibito nelle università islamiche insegnare Darwin. Lo sapeva? Se qualcuno ci prova ci può rimettere la vita. E allora per favore, non confondiamo il cristianesimo (oggi in difesa persino in Occidente a causa degli ignoranti) con l’islamismo (oggi all’attacco in tutto il mondo), che è la più grande disgrazia della storia. Lo dice un agnostico come me. Perciò non dica che sono ateo. Se lo fossi sarei un dogmatico. Sono agnostico come lo fu Darwin. Nessuna scoperta scientifica è mai stata data dal mondo islamico, che vive da parassita del mondo occidentale, compresa in esso l’Asia occidentalizzata come la Cina e il Giappone.    Vi sono fenomeni che non possono essere spiegati fisicamente sebbene facciano parte dell’esperienza. Io non ho mai assistito a tali fenomeni ma, come ho detto nel libro, ho conosciuto persone serissime che non avevano alcun interesse a dire il falso. Coltivarono lo spiritismo filosofi come William James (fondatore della psicologia sperimentale e filosofo PRAGMATISTA) nonché scienziati come Oliver Lodge. Un mio conoscente ateo incallito, e rimasto tale, mi raccontò molti anni fa che si divertiva con alcuni amici a porre le mani sopra un tavolino , ma senza toccarlo, per farlo sollevare da terra e portarlo da una stanza all’altra sempre senza toccarlo. Gli domandai: come lo spieghi? Mi rispose: esistono forze fisiche che non conosciamo. Mah! Nel libro non voluto citare i testimoni delle capacità paranormali di Gustavo Roll (tra questi testimoni che asserirono che non vi erano trucchi vi furono Churchill e Federico Fellini). Come si concilia con il mio non credere nelle religioni cosiddette rivelate? Risposta: esistono limiti quando si arriva ai confini della conoscenza scientifica (cosmologia e origine della vita). Ma la scienza, quando non si varcano questi limiti, ed è dunque fonte di verità in una realtà esterna, contrasta con tutte le religioni (oltre al fatto che sono contraddittorie). Le faccio un esempio circa il cristianesimo (lasciando perdere il Corano che nel suo contenuto è una pazzia totale): un non credente può anche ammettere che un credente creda nei miracoli di Gesù, ma non può ammettere che creda nelle contraddizioni profonde e irrisolvibili dei Vangeli e delle Epistole di Paolo. Se Lei legge l’Epistola ai Romani trova tutto e il contrario di tutto. Il valore delle opere per la salvezza e la negazione delle opere ai fini della salvezza (Lutero e Calvino presero quest’ultimo corno per trascurare l’altro, mentre il cattolicesimo fece prevalere con S. Tomaso le opere). Il cristianesimo, ho scritto, nacque CORNUTO.
Gesù dice che bisogna perdonare 70 volte 7 e amare anche i nemici, ma prima di salire in cielo dopo la resurrezione dice: andate e predicate per le nazioni. Chi crederà e si farà battezzare sarà salvo, altrimenti sarà condannato. Un Gesù schizofrenico.

4. Perché lambiccarsi il cervello su Dio, sulla sua natura, se Lei, più volte, con decisa forza, asserisce che non voleva nascere?

Non capisco il senso di questa domanda. Il mio dire che preferirei non essere nato è indipendente dalla domanda se Dio esista o non. Se tratto dell’esistenza di Dio ne tratto solo al fine di rilevare tutte le contraddizioni insite nei testi cosiddetti sacri, che risalgono a periodi di grande ignoranza almeno rispetto alle conoscenze scientifiche di oggi, alla luce delle quali tutti i racconti religiosi risultano solo favole. In ogni caso: supponiamo che Dio esista e con lui l’anima immortale. Mi spaventa anche un’eternità di puro spirito, se pure in una condizione di beatitudine. Infatti non riesco a pensare in che cosa possa consistere questa beatitudine. Sarebbe una beatitudine di noia senza corpo, senza i piaceri del sesso. Mi si può accusare di materialismo. Ma noi conosciamo solo la materia. Se poi Dio non esiste e non esiste l’immortalità allora a che è servito nascere se si deve vivere sempre pensando che prima o poi si è costretti a fare l’esperienza della morte? Se io ho terrore del ritorno nel nulla (come se non fossi mai nato) perché altri mi debbono convincere che questo terrore non debbo averlo? Nessuno può imporre ad altri i suoi sentimenti cercando di convincerlo che è comunque meglio essere nati che essere rimasti nel nulla. La gente che pensa così cerca di rimuovere la paura (che per me è terrore) della morte distraendosi e cercando di darsi degli scopi nella vita che la distraggano dal suo non senso.

5. Meglio dunque non nascere, o rifiutare la nascita come un lieto evento ricorrendo all’aborto? Il prof. Petix, suo alter ego, è stato felice quando, pagando di tasca sua 300.000 Lire, convinse la sua compagna ad abortire (si era negli anni Settanta). Il prof. Petix, con cinico egoismo, arriva al punto di considerare la non-nascita di suo figlio un evento felice.

Io ho tratto coerentemente le mie conclusioni da quanto dichiarò Giovanni Paolo II nel documento (non enciclica) Evangelium vitae, dove, rivolgendosi alle donne che avevano abortito, scrive che i loro mancati figli erano stati “accolti nella gloria di Dio” (letterale). Non commisi mai un errore. Lo commisi per insistenza di una ragazza che aveva comprato lei stessa un preservativo, evidentemente di marca scadente (hatù). Il preservativo si ruppe. Io non volevo avere figli. Anche uno mi avrebbe rovinato l’esistenza. Soprattutto economicamente. Nessuno ha chiesto di nascere. Dunque a chi tolto la vita? A chi non l’ha chiesta, ammesso, e non concesso, che un embrione possa considerarsi individuo già dotato di coscienza? Non cada anche lei nel luogo comune, che non tollero perché è una stronzata, consistente nel dire che io sarei stato un cinico egoista. A chi e che cosa avrei tolto qualcosa con l’aborto? Uso il termine stronzata nel senso del filosofo statunitense Harry G. Frankfurt autore del libro On bullshit tradotto letteralmente nel 2005 da Rizzoli con il titolo Stronzate. Frankfurt distingue tra menzogne e stronzate. Le menzogne sono proposizioni dotate di pensiero logico ma risultanti false alla verifica. Le stronzate sono luoghi comuni di dire, proposizioni che sono prive di pensiero logico. Per me è una stronzata dire “il dono della vita”. E’una espressione priva di pensiero logico, una stronzata, perché quando si dona qualcosa è necessario che vi siano un donatore e un ricevente. Dove sta in questo caso il ricevente? Solo un imbecille può pensare che il ricevente nell’atto del concepimento sia uno dei milioni di spermatozoi che corrono verso l’ovulo per suicidarsi tranne quell’uno che riesce a raggiungere l’ovulo (al massimo due o tre in caso di parto plurigemellare non monozigote). In verità, a ben vedere, se proprio si vuol parlare di dono, bisogna dire che la vita è un dono del cazzo. Se la vita non è un dono non può essere nemmeno un bene. Infatti il bene deve poter essere donato. Ma ho detto che in questo caso manca il ricevente del dono. Dunque la vita non è di per sé un bene. Appare un bene perché, come dice il filosofo Hobbes (De cive, pref.) una volta nati la morte appare il peggiore dei mali. Ma prima bisogna essere nati. E perché dicendo “il dono della vita” non si ha il coraggio di dire “il dono della morte?”.
Una stronzata maggiore è dire che la vita è “un dono di Dio”. Qui entra in ballo la fede. Bisogna dire che la Chiesa cattolica non ha alcuna prova del momento in cui appaia l’anima immortale. S. Agostino affermava che essa era infusa da Dio tra il secondo e il terzo mese di gravidanza. S. Tomaso affermava che essa era infusa da Dio alla nascita. Chi aveva ragione? Nessuno lo può dire. Oggi la Chiesa dice, ma non so da quando, che l’anima appare dal momento in cui lo spermatozoo di unisce all’ovulo. Ma come fa ad affermarlo? Sono tutte affermazioni campate in aria. Le Scritture tacciono su questo punto. Nei Vangeli non si accenna minimamente alla questione dell’aborto. Ma ammesso che esista l’anima immortale sin dal concepimento, Giovanni Paolo II non si accorse che aveva trasformato l’aborto in una fabbrica di anime beate, anche perché ormai da decenni la Chiesa ha abolito il Limbo, dove diceva andassero le anime prive di peccato ma non battezzate. Io mi domando: questi papi sono in comunicazione diretta con Dio? Quale peccato avrei commesso io inducendo una ragazza ad abortire e quale peccato avrebbe commesso la ragazza (che oggi ha tre figli, naturalmente fatti con altro) se tutti e due abbiamo spedito un mancato figlio “nella gloria di Dio”? Se avesse ragione Giovanni Paolo II io avrei un figlio in paradiso da 36 anni che mi sta ringraziando per non averlo fatto nascere risparmiandogli l’esperienza della morte. Che cos’è una vita di cento anni di fronte ad una sicura eternità di beatitudine nella “gloria di Dio”. NULLA. E allora. Gli ho risparmiato un possibile purgatorio, se non l’inferno. E poi non sarebbe stato meglio che molte donne avessero abortito? Faccio un esempio: non sarebbe stato meglio che la madre di Hitler avesse abortito? Non sarebbe stato meglio che il Dio cristiano avesse causato un aborto nella madre di Maometto per non far nascere un pazzo che sarebbe stato il peggiore nemico del cristianesimo come dimostrano ancora i tragici fatti di cronaca? Anche la vita di Hitler e di Maometto fu un bene invece che il loro aborto? Si risponda, invece di usare i soliti luoghi comuni, stronzate. Non si nasce dall’amore. Anche questa è una stronzata. Si nasce o per  sbaglio (figlio non voluto) o per egoismo dei genitori che per vari motivi vogliono un figlio. Perché lo vogliono? Lo vogliono perché hanno la necessità di esorcizzare il non senso della vita creandosi dei falsi ed illusori scopi nella vita rendendosi responsabili nei riguardi dei figli, in cui vedono, per istinto, animale, il proseguimento della loro vita per trasmissione del loro DNA.
Soprattutto vuole un figlio la donna perché non si sente realizzata se non riempie l’utero almeno una volta. Ma è soltanto un’illusione. Perché dei nonni, che i nipoti perdono da giovani, non rimane conoscenza e memoria nelle ulteriori generazioni se i nonni non diventano personaggi più o meno storici. Al massimo qualche fotografia o vecchio video negli album di famiglia. Bisogna essere al livello dell’animalità per far figli. Infatti gli animali non umani non si pongono la domanda “che senso ha la vita”? Rimane la domanda, indipendentemente dai figli: perché ci si sposa? Da giovani spesso ci si sposa per amore accompagnato dalla paura della solitudine quando si arriva ad una certa età. Non si pensa alla perdita della libertà e alla costrizione innaturale alla reciproca fedeltà voluta dallo Stato. Soprattutto l’uomo trova interesse ad avere assistenza nel corso degli anni, quando ormai l’amore diventa solo un dovere coniugale senza passione. Ma per questo basterebbe la convivenza. Infatti l’amore di coppia e la successiva reciproca assistenza non richiedono il matrimonio. E tanto meno è necessario sposarsi per avere un figlio. L’uomo che si sposi non accontentandosi della convivenza penso che non abbia un interesse personale a sposarsi se non ha una pensione di reversibilità da lasciare alla vedova, giacché la donna senza il matrimonio non avrebbe diritto ad una eventuale pensione di reversibilità. Il matrimonio conviene più spesso alla donna per avere una maggiore sicurezza economica in caso di separazione e divorzio. Pertanto ho scritto che soprattutto all’uomo conviene un lungo periodo di convivenza che serva come prova di compatibilità dei caratteri prima del matrimonio per non subire le conseguenze economiche del mantenimento di una ex moglie.

6. Scriveva Bertrand Russell: “La scienza, che cominciò come ricerca della verità, sta divenendo incompatibile con la veridicità, poiché la completa veridicità tende sempre più al completo scetticismo scientifico. Quando la scienza è considerata contemplativamente, non praticamente, ci si accorge che ciò che crediamo lo crediamo per la nostra fede animale, e che alla scienza dobbiamo solo i nostri disinganni. Quando, d’altro canto, la scienza si considera come una tecnica per la trasformazione di noi stessi e di quanto ci sta attorno, vediamo che ci dà un potere del tutto indipendente dalla sua validità metafisica. Ma noi possiamo solo usare questa potenza, cessando di rivolgerci delle domande metafisiche sulla natura della realtà. Eppure queste domande sono la testimonianza dell’atteggiamento di amore verso il mondo. Così, solo in quanto noi rinunciamo al mondo come amanti, possiamo conquistarlo da tecnici. Ma questa divisione dell’anima è fatale a ciò che vi è di meglio nell’uomo. Non appena si comprende l’insuccesso della scienza considerata come metafisica, il potere conferito dalla scienza come tecnica si otterrà solo da qualcosa di analogo alla adorazione di Satana, cioè, dalla rinuncia dell’amore… La sfera dei valori sta al di fuori della scienza, salvo nel tratto in cui la scienza consiste della ricerca del sapere. La scienza, come ricerca del potere, non deve ostacolare la sfera dei valori, e la tecnica scientifica, se vuole arricchire la vita umana, non deve superare i fini a cui dovrebbe servire”.
Lei, prof. Melis, si è anche interessato di esoterismo, quando filosofia e religioni non sono riuscite a portarle nessun valido motivo per amare (o per imparare ad amare) la vita così com’è. Ma lo spiritismo è una pseudoscienza, un inganno, una presa per i fondelli, una faloticheria più vecchia delle religioni e che, però, continua ancor oggi a fare non pochi proseliti. Perché tentare di prendere il diavolo per la corna rivolgendosi ad una pseudoscienza?

Russell aveva ragione nel ritenere che la scienza sia indipendente dalle costruzioni metafisiche  che l’hanno manipolata. Vedi filosofi matematici come Withehead (che scrisse con Russell i Principia Mathematica ma che costruì un poema metafisico nel suo libro mattone (su cui mi ruppi la testa) Il processo e la realtà, dove un Dio ambiguo, tra il trascendente e l’immanente, è guida di tutto il processo cosmico. Un altro esempio è Bergson, il maggiore filosofo spiritualista del XX secolo, che ha utilizzato la biologia evoluzionistica per introdurre come guida del processo uno spirito divino immanente alla natura (Evoluzione creatrice). Altri esempi di manipolazione metafisica della scienza sono il filosofo realista Alexander (Spazio, tempo e deità) che vede nell’universo un processo volto verso il progresso guidato da una deità e il filosofo idealista Bradley (Apparenza e realtà) che svaluta la scienza considerandola solo come conoscenza dell’apparenza a cui oppone l’assoluto che è Dio. Oggi non vi sono più manipolazioni metafiche della conoscenza scientifica se non in teologi, come Vito Mancuso. Infatti la scienza sta al di fuori dei valori perché è avalutativa, potendo poi, nelle sue ricadute sulla tecnologia, sulle sue applicazioni, essere impiegata come si vuole, per migliorare la vita umana (soprattutto nella medicina) o per distruggerla. La sfera dei valori, come ho già detto, non esiste in natura. E’ un’invenzione umana che non ha alcun riscontro nella realtà. Infatti non esistono valori universali. I valori dipendono sempre dalle culture, e perciò ci portano sempre al relativismo culturale, mentre la scienza trascende i confini culturali, essendo metaculturale. L’uomo deve cessare di essere culturale per diventare metaculturale lasciando il culturale alle credenze private, tollerabili quando non siano in contrasto con la metacultura, che include, oltre alla conoscenza scientifica, il diritto naturale. Tutto il resto è convenzionale. Riconosco che vi sono tuttavia fenomeni FISICI che non possono essere spiegati scientificamente. Per questo preferisco definirmi agnostico. Pretendere di conoscere la verità sull’universo, su come si sia formato quello visibile a iniziare dal Big Bang, sulle cause che portarono la materia a prevalere sull’antimateria nell’universo visibile nato dal Big Bang significa sostituire certezze ad ipotesi giacché in questo caso siamo ai limiti della conoscenza. Una cosa è conoscere le leggi fisiche che si imparano nei manuali scolastici (e queste sono verità scientifiche ormai indiscutibili) un’altra è pretendere di spiegare tutto scientificamente. Che vi siano pochi proseliti in fatto di credenze riguardanti fatti fisici non spiegabili e definiti paranormali significa niente. Non è infatti la maggioranza che possa stabilire se essi esistano o non prima di avervi assistito. Quando lei dice che i fenomeni paranormali siano una pseudoscienza le do ragione. Infatti non pretendono di essere spiegati scientificamente. Ma non significa negarne l’esistenza. Come spiegare l’ipnosi regressiva che permette ai soggetti in stato di ipnosi di parlare lingue straniere mai imparate in vita e di descrivere luoghi e avvenimenti mai vissuti in vita? Qui non si ha la pretesa di spiegarli scientificamente, e pertanto è una pseudoscienza proprio quella che pretendesse di spiegarli scientificamente. L’accusa di pseudoscienza si ritorce contro quelli che attribuiscono il termine pseudoscienza ai fenomeni FISICI inspiegabili scientificamente e che non pretendono di assurgere a verità scientifiche.

7. Cosa le fa pensare che gli animali siano migliori degli uomini? In un remoto passato, la specie dominante era quella dei dinosauri, probabile dunque che anche l’uomo un giorno o l’altro si debba estinguere; ma non è affatto detto che la specie che prenderà il suo posto sarà migliore. E’ d’accordo?

Mi sembra che a questa domanda si possa rispondere nello stesso modo e negli stessi termini in cui si può rispondere alla domanda 8. Qui posso aggiungere che non posso fare previsioni. Se l’umanità continuerà ad aumentare la sua pazzia sfruttando l’ambiente degradandolo industrialmente e con gli allevamenti di morte che causano il 18% dell’inquinamento dell’aria e del terreno, se l’umanità non cesserà di credere di essere padrona della terra, allora gli ultimi sopravvissuti sulla Terra saranno gli insetti, i primi a colonizzare la Terra. Se si racchiudesse in un anno solare tutta l’evoluzione biologica di tre miliardi di anni (almeno cioè a partire dalla formazione della cellula procariotica dei batteri e delle alghe azzurre, da cui derivò per simbiosi la cellula eucariotica di tutte le altre forme di vita un miliardo di anni fa), l’uomo apparirebbe negli ultimi secondi dell’anno solare. E quest’essere, ultimo arrivato, si crede il padrone della Terra. Un’umanità sarà migliore quanto più si allontanerà da una identità culturale che porta al conflitto tra culture. Più una popolazione è primitiva e più ha bisogno di una cultura per sopravvivere nel suo ambiente. Pertanto, tanto più ci si allontana dalla cultura e più ci si libera verso l’universale dello spazio della non identità culturale. La povertà nel mondo è proporzionale al radicamento in una etnia e nelle tradizioni locali, che sono culturali.

8. In E GIUSTIZIA INFINE FU FATTA, il prof. Petix si sfoga contro la crescita demografica e l’ antropocentrismo. Secondo il prof. Petix l’uomo ha rovinato la Terra, sempre non tenendo conto del diritto naturale, quello degli animali. Per Petix la morte di centinaia di persone al giorno non è un (suo) problema, e, oltretutto, non prova pietà alcuna per chi muore fra gli stenti o in guerra: in pratica, per il suo alter ego la vita di un qualsiasi animale è non meno importante di quella di un bambino. E però, forse il prof. Petix dimentica che la maggior parte degli animali sono dei carnivori; e forse dimentica anche che alcune specie animali sono ben più crudeli dell’uomo nella loro animalità; e dimentica pure di dire che l’omosessualità è ben diffusa fra alcune specie animali. Come mai il prof. Petix dimentica tutte queste cose, che non possiamo certo definire come dei particolari trascurabili?

Io non voluto figli, anche per non stare economicamente peggio. Dovrebbe essere proibito in teoria permettere di far figli ai poveri. Se qualcuno mi considera pazzo per questo sappia che disse le stesse cose Darwin nel libro La selezione sessuale (21° ed ultimo capitolo): “Entrambi i sessi dovrebbero astenersi dal matrimonio se sono deboli nel corpo e nella mente in modo accentuato… Tutti coloro che non possono evitare la povertà per i propri figli dovrebbero evitare il matrimonio (far figli); infatti la povertà non solo è un gran male, ma tende al proprio incremento portando alla sconsideratezza nel matrimonio. Il prudente evita il matrimonio, l’incauto si sposa, e i membri inferiori tendono a soppiantare i membri migliori della società”. Esiste un proverbio sardo (citato da mia madre): nasciu su poveru e impiccau (nato il povero e impiccato). Sono proprio le popolazioni povere che stanno affamando laTerra. Il più grande genetista sperimentale del XX secolo Theodosius Dobshansky scrisse (L’evoluzione della specie umana, Einaudi) che la stupidità nel mondo è destinata a crescere perché sono normalmente i poveri (se per poveri si intendono quelli mancanti di una educazione scolastica elevata, come in Africa) a fare più figli. Inoltre, perché dovrei preoccuparmi dei figli degli altri, di quegli incoscienti che fanno figli pur non potendo mantenerli ed assicurare loro una vita decorosa? Sento tanti disoccupati che non hanno mai avuto un lavoro stabile, ma sempre precario, dire: ho tre figli da mantenere. E perché li hai fatti incosciente? Te li ha prescritti il medico? All’inizio del XX secolo la popolazione mondiale era di un miliardo e mezzo. Oggi è di 7 miliardi. Mi domando se questa non sia un’umanità pazza. E’ stato sperimentato che i prolifici topi in condizioni di scarsità di cibo cessano di accoppiarsi e far figli. Questa è un’umanità peggio dei topi. La medicina ha sottratto l’umanità alla selezione naturale. Se esiste la selezione naturale per gli animali che vivono in libertà perché non dovrebbe esistere sul piano naturale per la specie umana? Perciò mi lasciano indifferenti le immagini dei bambini africani che la propaganda televisiva invita ad aiutare per sottrarli alla fame. Io li vedo già adulti ed aumentare la popolazione su una Terra già sovraffollata e antropizzata. Io mi preoccupo degli animali che per colpa dell’uomo vengono cacciati in Africa, compresi elefanti per le zanne d’avorio e i rinoceronti per il loro corno che la superstizione ritiene contenga sostanze afrodisiache. Mi preoccupo degli animali che rischiano l’estinzione per colpa dell’uomo, come gli orango e i gorilla di montagna. Purtroppo quella umana è una specie che non rischia l’estinzione, se non sarà essa stessa a rendere inabitabile la Terra a causa dei mutamenti climatici da essa causati. Gli animali, anche quando sono predatori, non sono crudeli perché uccidono per motivi di sopravvivenza. Ho visto in un documentario dei leoni bere nella stessa pozza d’acqua insieme a zebre e gazzelle, perché queste avevano capito che per qualche giorno potevano stare sicure avendo i leoni già ucciso uno dei loro compagni. L’uomo è invece crudele perché, divenendo un animale culturale, ha superato il livello dell’animalità e ha usato la ragione per soddisfare la sete di potere e di dominio, come dimostra tutta la storia umana, storia di guerre. Anche lo scontro tra culture è stato spesso all’origine delle guerre. Si pensi alle guerre di invasione dell’islamismo, che, oltre tutto, invece di portare progresso con la conoscenza scientifica, è stato causa di regresso. La cosiddetta fioritura araba durante il nostro Medioevo è dovuta a filosofi imbevuti di cultura classica (greca). Essi si avvalsero delle traduzioni dal greco in arabo fatte dai cristiani nestoriani rifugiatisi in Persia perché ritenuti eretici nell’Impero Bizantino (dove la lingua nazionale era il greco). Negavano infatti che Maria fosse anche madre di Dio e negavano che la natura umana e quella divina di Gesù fossero unite nella stessa persona invece che divise. Senza la traduzione dal greco all’arabo non vi sarebbe stata la cosiddetta fioritura araba, con filosofi come l’aristotelico Averroè (ateo) e il neoplatonico medico Avicenna (per altro persiano e non arabo). Gli arabi si rifiutarono sempre di imparare il greco perché non volevano apprendere alcun’altra lingua fuori dell’arabo, la lingua sacra del Corano. Quando finirono di copiare e commentare i filosofi e gli scienziati greci, senza apportare contributi notevoli in fatto di scoperte, sparirono dalla storia come pensatori. Alla conquista araba si sovrappose poi quella peggiore dei Turchi, popolo dalla grande ignoranza, tanto è vero che era proibito nell’impero ottomano stampare libri traducendoli in turco. Circa l’asserita omosessualità non è vero che essa esista tra gli animali. L’accoppiamento tra maschi è solo apparente, puramente rituale e simbolico. E’ soltanto un rito che serve al capo branco a far capire agli altri maschi che è lui il capo e che non ammette che altri maschi possano sostituirsi a lui soprattutto nel possesso delle femmine. E’ un atto che simboleggia la sottomissione degli altri maschi. Il falso accoppiamento tra maschi avviene proprio per il motivo contrario: per la conservazione delle femmine da parte del capo branco. Ciò si vede soprattutto tra le scimmie.

9. Tra i tanti nemici del prof. Petix ci sono anche la destra e la sinistra. Il professore non ama la politica. Asserisce di aver perso l’abitudine di andare a votare sin dal lontano 1994. Il prof. Petix avrebbe preferito di gran lunga non nascere, lo ripete in continuazione, come una preghiera; indarno tenta un colloquio con Dio, o meglio cerca di capire se un Dio esista o meno, ma più si interroga più si rende conto che non è possibile asserire con certezza che un Dio esista o meno. Per assurdo, arriva quasi a fare dell’ateismo una fede non troppo dissimile da altre forme di fideismo. Come lo spiega?

Ho spiegato nel libro tutti i motivi per cui non mi sento rappresentato da alcun partito. Sono stato sempre di anima socialista e nemico del capitalismo che fa del profitto il fine dell’esistenza umana. Ma oggi non esiste più una sinistra. Anche essa ha accettato l’Unione Europea, la perdita della sovranità monetaria, la globalizzazione dell’economia finanziaria, oltre ad essere promotrice di un relativismo facente capo alla follia della società multiculturale e multirazziale, perdendo così la sua matrice laica.
Essa è ormai il cavallo di Troia dell’invasione islamica con la sua politica delle porte aperte ai clandestini, che vorrebbe riconoscere anche come cittadini. Nel suo relativismo ormai essa è anche il supporto della cancellazione della distinzione naturale tra il culo e la vagina e sostenitrice dell’equiparazione delle coppie omosessuali alla famiglia naturale. Essi sono i più accaniti oppositori di una riforma dell’ordinamento giudiziario e dell’introduzione di una responsabilità civile personale dei giudici, che continuano ad essere una casta intoccabile. Quanto all’esistenza di Dio, ho già spiegato al punto 6. perché io non sia ateo ma agnostico. E ho anche spiegato come sulla base delle conoscenze scientifiche, soprattutto in riferimento all’evoluzione biologica da una comune origine di tutte le forme di vita, si possa trarre il non senso della vita contro la pretesa che l’esistenza umana abbia un maggiore significato rispetto a quella di qualsiasi altra forma di vita. La differenza tra la vita umana e quella non umana consiste solo nel fatto che gli animali non si pongono la domanda “che senso ha la vita?”. Le mie riflessioni su Dio riguardano la difficoltà, anzi l’impossibilità, di dimostrarne l’esistenza di Dio, essendo tutte le religioni fondate sulla fede e non sulla ragione. Esse, ho già detto, sono nate tutte in epoche di grande ignoranza. Oggi nessuna nuova religione potrebbe nascere. Le religioni sono nate dalla superstizione dell’immaginazione degli uomini primitivi che credevano esistessero gli spiriti buoni e maligni, e in ciò erano incoraggiati dalla credenza che le immagini oniriche provenissero da entità esterne. Da qui è nata anche la credenza nell’immortalità dell’anima, conservata poi nelle religioni pagane. Successivamente le religioni cosiddette rivelate (di origine abramitica) hanno assunto questa primitiva credenza nell’immortalità in una concezione che valeva sempre come rimozione della paura della morte. Ma bisogna notare che originariamente gli ebrei non credevano nell’immortalità dell’anima. Soltanto a partire dal II a.C. secolo presso l’ebraismo (lo dimostra il libro di Daniele che è di quel periodo), incominciarono a credere nell’immortalità dell’anima con i farisei influenzati in ciò dalle culture confinanti, tra cui principalmente quella greco-alessandrina. Infatti i sadducei, ritenendosi custodi severi della tradizione dell’Antico Testamento, continuarono a negare l’immortalità dell’anima. Pur riconoscendo che ogni conoscenza scientifica congiura contro l’esistenza di Dio, tuttavia ho sempre riconosciuto che ai limiti della conoscenza (origine della vita e dell’universo visibile) non si possono avere certezze ma solo ipotesi. Pertanto ogni scienziato dovrebbe definirsi agnostico. Il termine stesso “ateismo” denota una sorta di supponenza che vorrebbe offrire certezze oltre le ipotesi circa l’universo. Ripeto poi che esistono fenomeni FISICI inspiegabili scientificamente. Credere nell’esistenza di forze non spiegabili scientificamente e persino in un’anima immortale non significa per questo dover presupporre che esista un Dio trascendente. Se ognuno si rendesse conto di ciò non vi sarebbero conflitti religiosi, che nascono sempre da credenze fideistiche in religioni cosiddette rivelate, mentre di rivelato vi è nulla.

10. La non-nascita è per il prof. Petix un valore (?) che la cosiddetta civiltà moderna dovrebbe prendere in seria considerazione. Pur disprezzando gli uomini e le loro opere (nel bene e nel male), il prof. Petix si ostina ad essere: “Odio, dunque esisto”. Forte di ciò, il professore cita diversi filosofi del passato: Pitagora, Eraclito, Platone, Apollonio di Tiana, Plutarco, Empedocle, Porfirio, ma anche Leonardo, Heiddeger…: “Se l’umanità avesse tratto insegnamento, non dall’esecranda Bibbia, ma da filosofi antichi […] non vi sarebbero state le ‘civiltà’ delle crudeltà sugli animali, gli unici innocenti sulla Terra”. Il prof. Petix forse dimentica che i filosofi da lui citati erano tutt’altro che degli stinchi di santo, ma, soprattutto, forse dimentica che gli animali sono sempre stati maltrattati: usati in guerra senza alcun riguardo, fino alla morte, ma anche per il divertimento del popolo in quelli che erano i giochi del Colosseo, ad esempio. Forse, forse gli animali godono oggi di un cincinnino di rispetto in più rispetto a ieri, anche se la strada da fare è ancora molta lunga, non trova?

Prima di tutto osservo che io ho proposto come modelli superiori di umanità soprattutto Pitagora, Platone, Apollonio di Tiana, Plutarco, Leonardo e Schweitzer. Lei può dire che non furono stinchi di santi, ma io dico che furono meglio degli stinchi di santi. Faccio un esempio. S. Paolo incontrò Apollonio di Tiana e cercò di convertirlo al cristianesimo. Ma non vi riuscì. Ed io ho scritto in altri due libri che sarebbe stato meglio che Paolo si fosse fatto convertire da Apollonio di Tiana, di cui lo stesso storico del cristianesimo Eusebio (Storia ecclesiastica) nella Preparazione evangelica (IV, 13) tesse gli elogi definendolo il Cristo pagano. Apollonio di Tiana, vegetariano come Pitagora e Plutarco, e seguace di Pitagora, scrisse in una delle sue lettere (23) che “se gli dèi non hanno bisogno di vittime, che si dovrà fare per avere i loro favori? Credo si debba aver l’animo ben disposto a beneficiare gli uomini per quanto è possibile, secondo i loro meriti”. Porfirio, allievo di Plotino, il maggiore filosofo neoplatonico, anche lui vegetariano, oppose giustamente la figura di Apollonio a quella di Cristo ritenendo che fosse lui il vero Salvatore. Flavio Filostrato (Vita di Apollonio) riporta un pensiero di Apollonio: “La terra produce ogni cosa e chi vuole essere in pace con gli esseri viventi non ha bisogno di alcunché poiché i suoi frutti si possono cogliere e altri coltivare secondo le stagioni, in quanto essa è la nutrice dei suoi figli: ma la gente, come se non udisse le sue grida, affila le spade contro gli animali per trarne cibo e vestimento”. Il famoso storico e filosofo, nonché uomo politico, Plutarco, anch’egli vegetariano, nell’opera De esu carnium scrive: “Mi domando per quale ragione e con quale animo un uomo per primo abbia potuto avvicinare la sua bocca al sangue coagulato e le sue labbra alla carne di una creatura morta… le cui membra poco avanti belavano, mugghiavano, andavano e vedevano. L’uomo certamente non si nutre di leoni o di lupi per autodifesa… Si nutre di creature innocue, mansuete, prive di pungiglioni o di zanne. Per un pezzo di carne l’uomo le priva del sole, della luce, della durata naturale della vita alla quale hanno diritto per il fatto di essere nate… Che orribile vista ci presenta la mensa dei ricchi, vedere adornarla da cuochi e pasticceri di cadaveri”. La civiltà per Plutarco è dominata dalla follia. Per Plutarco non è naturale cibarsi di carne, che genera malattie, da cui l’uomo è castigato. Gli animali carnivori cacciano “per necessità di pascersi” e non cacciano ogni specie come fa l’uomo. Anticipando ciò che un giorno avrebbe scritto Rousseau (Discorso sull’origine e sui fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini), Plutarco scrive che il corpo umano non ha nello stomaco la capacità di “cuocere e smaltire la gravezza della carne”, considerando la delicatezza dei denti, la piccolezza della bocca. “Si incominciò ad uccidere il bue, nostro operaio, la pecora che ci veste, il gallo guardiano della nostra casa, e così a poco a poco, cresciuta l’insaziabile cupidigia, si pervenne al sangue, agli omicidi, alle guerre”.
Il neoplatonico Celso – di cui purtroppo non ci è rimasta l’opera Discorso di verità (178 d. C), che, anticristiana nel suo affermare che il cristianesimo non aveva alcunché a che fare con la filosofia a causa del suo Dio antropomorfico, ci è nota soltanto per le parti riportate da Origene (184-255) nel suo Contra Celsum – invitava al riconoscimento di una parentela tra uomini ed animali considerando che il mondo non è stato fatto solo per l’uomo. Celso demolisce tutti gli argomenti di Aristotele, degli stoici, dell’ebraismo e del cristianesimo: “Non si pone alcuna differenza tra il corpo di un pipistrello o di un verme, di una rana o di un uomo; medesima è infatti la materia e identica ne è anche la corruttibilità… Nulla è immortale di quel che dalla materia trae origine. Basta questo riguardo a tale argomento e chi è in grado di udire e di compiere una ricerca ancor più approfondita comprenderà che le cose che noi vediamo non sono state donate all’uomo, ma ciascuna nasce e perisce per il bene del tutto”, e il fatto che gli animali non siano dotati di parola non significa che “il dio abbia creato tutto in funzione dell’uomo… Non per l’uomo l’universo è stato creato, ed egualmente nemmeno per il leone, o per l’aquila, o per il delfino, ma perché questo cosmo si realizzasse come opera totalmente divina e assolutamente perfetta… E’ dell’universale che il dio ha cura, è questo che la provvidenza divina non abbandona mai” (IV, 81-99).
Il neoplatonico Porfirio (De abstinentia carnibus), allievo del più grande neoplatonico che fu Plotino, scrisse (De abstinentia carnibus) che fu il massacro degli animali a predisporre gli uomini, ormai avvezzi ad uccidere, ad uccidersi tra loro in guerra, perché identiche furono le armi. La guerra nacque dalla bramosia di possedere di più estendendo agli uomini l’ingiustizia già commessa nei confronti degli animali. Le guerre nacquero dopo la fase successiva dell’allevamento, che portò ad impadronirsi contemporaneamente degli animali e delle terre altrui. Così si è formata la civiltà del dolore. Uomini ed animali fanno parte di uno stesso ordine naturale che comporta misura e giustizia. Pertanto uccidere gli animali per divorarne le carni, il condurli al macello smaschera l’ordine umano e la sua pretesa superiorità rivelandone tutto l’orrore del togliere la vita agli animali, capaci anche di un “discorso interiore” perché più vive sono le sensazioni e più sensati sono gli animali, i quali sono “ragionevoli per natura”, non nascendo la loro ragione principalmente dall’apprendimento, come quella degli uomini. “Gli animali sono dotati di memoria, il cui ruolo è primordiale nell’acquisizione della ragione” (II, 8-9).
Uccidere gli animali per divorarli significa soprapporre un ordinamento umano a quello divino, riempiendo la terra di dolore inutile. E’ possibile superare un universo di dolore inutile. Scrive Porfirio: “Sicuramente Dio non ha fatto in modo che ci fosse impossibile assicurare la nostra salvaguardia senza fare del male ad altri; ciò sarebbe stato in effetti darci la nostra natura come principio di ingiustizia” (III, 12). Porfirio scrive che la violazione originaria della vita degli animali fu compiuta da un sacerdote, che poi diede in pasto della carne alla compagna.
L’imperatore Costantino, un pluri-assassino – fece uccidere un figlio, la moglie Fausta e un nipote di 12 anni, ma in compenso diresse egli stesso il Concilio di Nicea del 325, in cui venne consacrata la divinità di Gesù – emanò contro Porfirio la seguente disposizione: “Porfirio, il  nemico della religione, ebbe quel che meritava, sicché il suo nome sarà nei tempi avvenire nome di ignominia ricolmo d’infamia, mentre i suoi empi scritti sono stati distrutti… Chi verrà sorpreso con opere di Porfirio sarà immediatamente condannato alla pena capitale”. Così incominciò ad affermarsi il cristianesimo. La stessa disposizione fu presa dai successori Teodosio II e Valentiniano III. Da notare che Costantino diresse il Concilio di Nicea appoggiando la tesi vincitrice del vescovo di Alessandria d’Egitto Atanasio avversario di Ario, che negava la divinità di Gesù. Ma poi, visto l’espandersi dell’arianesimo, se ne pentì inviando in esilio Atanasio, che dovette andare in Germania. Ecco come ebbe vittoria il cristianesimo. Vedi allegato 3.
Ne La selezione sessuale (cap. 21) Darwin scrive: “Non mi dimenticherò mai di una riunione di Fuegiani. La loro espressione era selvaggia, vivevano come animali selvaggi di ciò che riuscivano a catturare ed erano spietati con chiunque non appartenesse alla loro tribù… Vorrei essere piuttosto disceso da quella eroica scimmietta che sfidò il terribile nemico per salvare la vita del suo guardiano o dal quel vecchio babbuino che, discendendo dalle montagne, portò via trionfante un suo giovane compagno da una torma di cani stupiti, piuttosto che da un selvaggio che trae diletto a torturare i nemici, consuma sacrifici di sangue, pratica l’infanticidio senza rimorso, considera la donne come schiave ed è tormentato da enormi superstizioni… Dobbiamo riconoscere che l’uomo, pur con tutte le sue nobili qualità, con la benevolenza estesa non solo a tutti gli uomini ma alle più umili creature viventi…porta ancora impressa nella sua struttura fisica l’impronta indelebile della sua infima origine”.
Ora, io mi domando se non siano migliori questi autori, che non erano stinchi di santo, come dice lei, piuttosto che i personaggi dell’esecranda Bibbia. Non erano stinchi di santo perché erano migliori degli stinchi di santo. Come si vede, già nell’antichità vi erano tutti i presupposti filosofici per un giusto rispetto degli animali in quanto esseri senzienti e sofferenti. Ma purtroppo vinse il cristianesimo con la concezione nefanda del Genesi in cui l’uomo è padrone della Terra e di tutte le forme di vita. Io dico che i  veri santi non sono quelli cristiani ma quelli come i filosofi dell’antichità da me citati. Quanto sarebbe stata migliore l’umanità se S. Paolo si fosse fatto convertire da Apollonio di Tiana.
Io nel mio libro ho citato la grande anima di Albert Schweitzer. La cui vita dovrebbe essere considerata come quella di un santo. Se non lo è ciò dipende dal fatto che la Chiesa, sostituendosi a Dio, pretende che si sia santi solo se si appartiene alla parrocchia cattolica. Ma questa è una pretesa ridicola. Come ho scritto nel libro per me vi è un abisso tra Francesco d’Assisi e Albert Schweitzer. Infatti Schweitzer fu assai migliore dell’antropocentrico Francesco, carnivoro e approvante il programma di sterminio dei Catari o Albigesi voluto dal papa Innocenzo III. Anche se Schweitzer non è santo.

11. Il prof. Petix esiste, vive e si prende cura di sé stesso, della sua salute. Perché lo fa, quando per lui sarebbe molto più semplice ed economico cessare di esistere?

Questa è veramente una domanda provocatoria, nel senso che mi si sta dicendo che, dati i presupposti da cui sono partito, il non senso della vita, dovrei suicidarmi. Ma sono sicuro che questa domanda è solo provocatoria perché in base a ciò che ho già detto si capisce che, al contrario, mi considero prima di tutto un animale. E se tutta l’umanità si sentisse animale prima di sentirsi umana essa sarebbe assai migliore. Infatti gli animali carnivori non uccidono per crudeltà ma per motivi di sopravvivenza. E nessun animale non umano si suicida perché sul piano animale prevale sempre l’istinto di conservazione. Come animale, dunque, sono costretto a subire l’istinto di sopravvivenza. Per questo sono costretto prendermi cura della mia salute. Ma allo stesso tempo gli uomini, anche se non tutti sono capaci di porsi questa domanda, possono porsi la domanda “che senso ha la vita?”. Gli animali non umani, invece, non possono porsi questa domanda. Non vi è dunque alcun contrasto tra il riconoscere che la vita non ha scientificamente alcun senso e continuare a vivere per l’istinto animale di sopravvivenza. Si aggiunga che questo istinto nell’uomo può accompagnarsi alla paura cosciente e non solo istintiva del ritorno nel nulla, che può tradursi anche in terrore, che gli animali non umani non hanno. Nemmeno i credenti possono essere sicuri che vi sia un aldilà oltre la morte. La fede infatti non è tale se non è accompagnata dal dubbio. Gli uomini si distinguono dagli animali non umani, che non si suicidano, perché negli uomini può avvenire al livello di coscienza, e non di istinto, una sorta di cortocircuito che impedisce ad essi di trarre ulteriore interesse alla vita per cause sia esterne che interne, come uno stato di estrema depressione che riesce perfino vincere il naturale istinto di vita. Questo stato di depressione può però avere cause esterne, come un grande dolore causato, per esempio, da un lutto. Sino a quando prevale lo spirito animale non è possibile che avvenga un suicidio. La stessa coscienza del non senso della vita non è così forte da potersi opporre alla continuazione della vita, soprattutto quando non manchino, anche a tarda età, una progettualità di vita.

12. Il prof. Petix non esita a consultare il prof. Lorenzo Spotorno, uno dei migliori specialisti in protesi d’anca. Il prof. Petix scopre così che la sua protesi era stata impiantata male; forte di ciò non esita a denunciare, nell’ottobre del 2004, l’ortopedico che in precedenza si era preso di lui cura, per lesioni gravi e colpose, peraltro con la riserva di chiedere i danni. Perché sprecarsi di (a) denunciare qualcuno quando non si ha cuore l’umanità e si preferirebbe di gran lunga saperla estinta? E perché il prof. Petix si ostina a curare i suoi acciacchi se non crede nella validità della vita umana?

La prima di queste due domande mi sembra totalmente priva di senso. Che c’entra l’umanità con il caso specifico dell’incompetenza di un ortopedico che mi rese zoppo per un’operazione sbagliata? Se qualcuno mi causa un danno dovrei subirlo senza reagire? Al contrario, specialmente coloro che colpevolmente causano dei danni agli altri meriterebbero di essere estinti. Avrei pertanto preferito che questa domanda non mi fosse stata fatta. Alla seconda domanda ho già risposto al punto 11.

13. “Non era più tollerabile, aveva aggiunto nel suo libro il prof. Petix, che i giudici potessero continuare a commettere dei gravi errori senza mai pagare personalmente. Dovevano assicurarsi, come medici”. E perché mai? Forse che i medici debbano essere, almeno potenzialmente, migliori e superiori a tutta quella umanità che il prof. Petix vorrebbe sapere estinta?

Anche questa domanda mi sembra priva di senso o male impostata. Non ho pensato affatto che la categoria dei medici debba essere considerata tutta alla stregua di una umanità superiore. Ogni medico deve essere valutato singolarmente, come in ogni professione. E poiché anche i migliori possono sbagliare perché la medicina non è una scienza esatta, per questo preferiscono assicurarsi. Chi tampona l’auto che lo precede non lo fa mai volontariamente perché danneggia anche la propria auto. Ma nonostante il danno procurato ad altri sia involontario chi ha tamponato dovrà pagare i danni procurati. Per questo esiste l’assicurazione. Ecco perché i medici si assicurano per i danni procurati, anche involontariamente. Ma vi è un’unica categoria in Italia che si sottrae al principio della responsabilità personale. E si tratta della categoria dei giudici, che in questo modo è una casta privilegiata che non paga mai personalmente per gli errori che commette. La legge li rende responsabili personalmente solo quando agiscano per dolo. Ma quale medico, se non pazzo, agisce per dolo contro un paziente? Escluso che vi sia il dolo non si capisce perché debba essere lo Stato (cioè tutti i cittadini con le tasse) a pagare per gli errori giudiziari e non lo stesso giudice. Se fossero resi responsabili personalmente sarebbero molto più attenti nel fare una sentenza. Non penserebbero, come pensano molti giudici: chi se ne frega, tanto, se ho torto ci penserà un giudice di grado superiore a porre rimedio. E se sbaglia anche la Cassazione? Forse la Cassazione, come ultimo grado del giudizio, deve essere considerata alla stregua di un giudizio divino e non umano? Ecco perché bisogna introdurre, come ho scritto nel libro, un’Alta Corte di giustizia formata da giudici popolari e da esperti in materie giuridiche (cioè da giuristi, studiosi del diritto, mentre i giudici sono solo manovali, e non studiosi del diritto) per porre sotto processo i giudici che facciano sentenze dettate da “negligenza o vizi logici inescusabili”. Questo è previsto, d’altronde, dall’articolo 1 dei Provvedimenti disciplinari. Ma si tratta di un articolo che è lettera morta perché per legge deve essere il CSM, cioè l’autogoverno dei giudici, in ultima istanza, a giudicare un giudice. Mentre dovrebbe essere una Corte non formata da giudici. Come si suol dire, i corvi tra loro non si mangiano.

14. Il suo alter ego “rimase profondamente turbato da questa lettera”. E ancora: “Non avrebbe mai immaginato che tanto odio insensato nei suoi confronti da parte del fratello potesse essere condiviso così fortemente anche dal figlio del suo persecutore. Ricevette anche una telefonata dal nipote, che, quasi si sentisse anch’egli colpevole per avere avuto un simile padre senza averne potuto contrastare la pazzia data la sua giovane età, aveva voluto almeno partecipare alle sofferenze dello zio unendole alle sue”. Il prof. Petix conclude emettendo una sentenza, ovvero che “non era il padre il maggior responsabile di tali vicende”, in quanto “erano stati tutti e due vittime piuttosto di una giustizia pazza che, dando ragione al padre, ne aveva alimentato la pazzia rovinando anche la sua esistenza […] Gli spiegò che i giudici avevano mancato di capire che la vicenda giudiziaria aveva all’origine di tale odio e che esisteva una verità ben diversa da quella processuale, e che pertanto era giusto che i maggiori responsabili delle loro sofferenze fossero da ritenersi i giudici, più pazzi del padre”.
A questo punto, parrebbe proprio che la giustizia non esista, né tra gli uomini né in un presunto paradiso (o inferno che sia). Ciononostante il prof. Petix si impegna per ottenere giustizia, forse dimenticando l’insegnamento di Plauto, lupus est homo homini.

Il commento a quanto ho scritto mi sembra paradossale. Io non ho scritto che la giustizia non esista. Io stesso ho avuto alcune decisioni giudiziarie a me favorevoli. E non dico che mi siano apparse giuste perché a me favorevoli. La giustizia dovrebbe opporsi proprio al diritto del più forte, come nel diritto di natura (homo homini lupus, dice Hobbes nel De cive. ). Ma proprio per questo Hobbes aveva pensato che il rimedio fosse lo Stato, e per lui lo Stato assolutistico, almeno nel senso che egli non accettava la distinzione (che poi proporrà chiaramente Montesquieu, anche se in ciò preceduto da Locke) tra potere giudiziario e potere politico, dovendo per lui il potere giudiziario essere dipendente dal potere politico, altrimenti lo Stato si sarebbe frantumato in poteri opposti al suo interno e si sarebbe persa l’unità statale. Ma se si trovano giudici non preparati per vari motivi, o perché sono ignoranti o perché non sono nemmeno in grado di ragionare, e continuano a rifiutare concorsi ed esami per salire di grado, continuando a fare carriera per sola anzianità (caso unico tra tutte le istituzioni dello Stato) allora i palazzi di giustizia diventano ricevitorie del lotto, e una sentenza una vincita al lotto. Quando si ha la certezza documentata di essere vittima di un errore materiale, nemmeno giuridico, di un errore di un presidente del Tribunale, e tuttavia vi sono giudici incapaci di porre rimedio a tale madornale errore, allora bisogna concludere che certi giudici meritano il licenziamento. Perché se sono stati incapaci  di ragionare una volta saranno incapaci di ragionare altre volte. Mi ricordo di un mio bravissimo avvocato, lo voglio nominare per rendere omaggio alla sua memoria, l’avv. Beniamino PIRAS, che mi disse: vede, io non ho tanto paura di un giudice corrotto, perché non è possibile che sia corrotto in tutti i processi. Né ho tanto paura di un giudice ignorante. Alla sua ignoranza potrà porre rimedio con la sua capacità di ragionare nel percepire chi abbia ragione e chi abbia torto. Io ho paura soprattutto di un giudice che non sa ragionare. Perché rimarrà sempre incapace di ragionare. E di questi io ne ho trovato più di sette. Se non erano corrotti. E di giudici incapaci di ragionare sono pieni i palazzacci. Questi giudici rendono la giustizia una farsa, un manicomio.

15. Si ha netta l’impressione che il prof. Petix sia l’eccezione, l’unico essere umano degno di lode in un mondo altrimenti da condannare senza né sema; e nonostante continui a ripetere che lui non voleva nascere, il professore continua a vivere odiando, ma senza mai pensare di odiare sé stesso. Il prof. Petix si crede forse un dio, un dio mortale, un giudice infallibile delle cose umane?

Sono tentato di rispondere con una battuta. Io non pretendo di essere perfetto…ma poco ci manca. A tal punto che, se fossi Dio, avrei creato un mondo migliore. Non avrei creato un DNA così imperfetto da essere generatore di migliaia di malattie di cui rimangono vittime anche gli innocenti. Ne traggo la conclusione, che, non essendo io Dio, Dio non esiste perché sarebbe inferiore a me. Perciò non posso odiarmi. Anzi, posso solo amarmi ed odiare gli altri che non mi capiscono e credono che Dio sia migliore di me. Inoltre sono stato sempre coerente nella vita: poiché non avrei mai avuto il coraggio di uccidere un animale se non per difendermi, come da certi insetti, ho capito sin da bambino che dovevo diventare vegetariano. Altrimenti sarei stato un ipocrita. E quasi tutta l’umanità è per questo motivo ipocrita. Ho cercato sempre di essere coerente nella vita, pur essendo stato costretto qualche volta a cambiare idea, e non perché fossi cambiato io, ma perché era cambiato il mondo. Per esempio, sino a qualche anno fa non sono mai stato marxista, ero contro i regimi comunisti, ma oggi ho rivalutato il marxismo, vedendo come sta andando a catafascio il mondo, con un capitalismo finanziario rapinatore, con un’economia finanziaria che distrugge l’economia reale di chi si sacrifica per portare avanti un’azienda, con una politica che è diventata serva dell’economia finanziaria degli speculatori delle banche, con società che vedono ingigantirsi le sperequazioni sociali, tra grandi ricchezze e grandi povertà. Allora dico che la maggior parte del popolo preferirebbe non farsi incantare più da Stati solo apparentemente democratici, essendo invece Stati (come l’Italia) dominati dalle consorterie dei partiti e dalle loro dirigenze. Negli Stati comunisti non esistevano i poveri, gli emarginati, coloro che oggi in Russia vivono in estrema povertà, i senza casa e senza lavoro pur di fronte ad enormi ricchezze di altri. Il lavoro era garantito a tutti, e, anzi, era obbligatorio. A tutti era assicurata una sussistenza. Illusi da un mondo occidentale che sbandierava una ricchezza si sono fatti illudere da esso credendo di poter con la libertà conquistare anche il benessere. Il risultato è stato catastrofico. La libertà si è rivelata inutile o illusoria. Il popolo non richiede tanto libertà, che fa comodo a chi ha interesse a plagiare l’opinione pubblica con i giornali e le TV, essendo quasi tutti i giornalisti servi dei giornali per cui scrivono, non potendo essere liberi di esprimere il loro pensiero perché altrimenti verrebbero licenziati dai padroni. Il popolo ha bisogno di due cose: lavoro e sicurezza, intendendo per sicurezza ordine sociale. Di tutto il resto se ne può fregare. Altrimenti non si spiegherebbe il consenso di massa che ebbero il fascismo e il nazismo.

16. A suo avviso, qual è la differenza fra ateismo e agnosticismo? I più tendono a confondere, e non pochi, non sapendo che pesci prendere, si dichiarano atei-agnostici.
Darwin, da Lei citato in E GIUSTIZIA INFINE FU FATTA, era sulla via dell’agnosticismo, ma val la pena di ricordare che, tra le altre cose, ebbe anche modo di dichiarare a chiare lettere che “l’incredulità si insinuò” nel suo “spirito” e che “finì per diventare totale”. Darwin si spinge oltre e spiega: “Il suo sviluppo fu tanto lento che non ne soffersi, e da allora non ho mai più avuto un dubbio sull’esattezza della mia conclusione. In realtà non posso capire perché ci dovremmo augurare che le promesse del cristianesimo si avverino: perché in tal caso, secondo le parole del Vangelo, gli uomini senza fede come mio padre, mio fratello, e quasi tutti i miei amici più cari sarebbero puniti per l’eternità. E questa è un’odiosa dottrina”.
E sempre Darwin parla della sofferenza degli animali, definendoli però “animali inferiori”:  “Un essere potente e sapiente come un dio, che ha potuto creare l’universo, appare al nostro spirito limitato onnipotente e onnisciente, e offende la nostra comprensione l’idea che la sua benevolenza non debba essere illimitata, poiché quale beneficio potrebbe avere la sofferenza di milioni di animali inferiori per un tempo quasi infinito?”

La differenza è semplice:gli atei affermano che Dio non esiste. Gli agnostici dicono che si astengono dal fare affermazioni certe in proposito. Anche se vi sono molti argomenti scientifici che contrastano con la supposta esistenza di Dio a causa dell’incidenza determinante della CASUALITA’ sin dalla formazione dell’universo visibile con le sue centinaia di miliardi di galassie. Ma certamente, se un Dio esiste, sembra impossibile identificarlo con quello delle religioni cosiddette rivelate, che sono nate in periodi storici di grande ignoranza e che contengono così tante contraddizioni da essere prive di credibilità. Considerando come è fatta la natura, fondata sulla spietata selezione naturale, non si può dire certamente che Dio sia amore e misericordia, come lo dipingono le religioni, anche se contraddittoriamente perché nell’Antico Testamento e nel Corano Dio è soprattutto un Dio di odio e di vendetta. Il termine agnostico fu inventato da Thomas Huxley e suggerito da lui a Darwin, il quale non poteva giustificare l’esistenza di un Dio, proprio lui che aveva capito come si era evoluta la vita. Ho scritto nel mio libro che, se un Dio esistesse, sarebbe quello di Jago, che nell’Otello di Verdi canta l’aria “credo in un Dio crudele”. Ma come si spiega che il suo corrispondente Alfred Russel Wallace, a cui Darwin onestamente riconobbe la copaternità della teoria dell’evoluzione biologica fondata sulla selezione naturale per esserci Wallace arrivato indipendentemente da Darwin, come si spiega, dicevo, che Wallace si diede poi allo spiritismo? Egli, pur condividendo che l’evoluzione fosse avvenuta gradualmente per piccole mutazioni (come pensava Darwin) non riusciva a spiegarsi come mai il cervello umano avesse avuto un’evoluzione relativamente breve. Per questo pensò che l’evoluzione dell’uomo, arrivato ad una certa fase dell’evoluzione del cervello, fosse stata guidata ed accelerata da Dio. Darwin gli scrisse: “tu hai ucciso il nostro comune figlio” (cioè la stessa teoria dell’evoluzione naturale fondata sui mutamenti casuali e sulla selezione naturale. Era infatti evidente per Darwin che non potesse spiegarsi un’evoluzione soprannaturale (e perciò finalistica, guidata da Dio, se prima dell’intervento di Dio sul cervello umano tutta l’evoluzione biologica, dai primi organismi sino al primo apparire dell’uomo, non era stata guidata da Dio ma dalla casualità dei mutamenti. Un disegno intelligente della natura presuppone che essa sia stata guidata da Dio sin dall’inizio. Ridurre l’intervento divino al solo cervello umano è contraddittorio se tutta l’evoluzione da cui è provenuto il cervello anteriormente all’intervento divino è fondata sulla casualità e sulla selezione naturale, escludenti l’intervento divino.

Pietro Melis, già professore di Storia della filosofia presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Cagliari, ha in un primo tempo indirizzato i suoi studi verso le tematiche del rapporto tra scienza e filosofia nel Seicento (tra gli altri ricordiamo: Spazio e tempo nella fisica di Cartesio,1967, (che fu anche la sua tesi di laurea); Studio sulla fisica di Hobbes, 1973; Leibniz e la concezione meccanicistica del mondo, 1974; Statica e dinamica. Implicazioni storiche della fisica aristotelica, 1980; Cartesio e Hobbes. Studio sull’ottica, 1985). In seguito, ha orientato la propria ricerca su alcuni temi della filosofia moderna (Al di là del vero e del falso. Saggio di teologia negativa. Da Husserl a Heidegger, 1979; Finalismo ed antropomorfismo nella filosofia contemporanea, 1988), nonché verso lo studio della biologia evoluzionistica (Biologia e filosofia. Origine della vita ed evoluzione biologica. Casualità e necessità, 1999) e allo stesso modo su argomenti di natura morale e giuridica (Morale e diritto, 1995; Morale e diritto nell’antichità, 2000). Nel 2006, ha pubblicato Scontro tra culture e metacultura scientifica: l’Occidente e il diritto naturale. Nelle sue radici greco-romano-cristiane. Non giudaiche e antislamiche. Nel 2010, il libro autobiografico-filosofico Io non volevo nascere. Un mondo senza certezze e senza giustizia. Filosofi odierni alla berlina. Del 2012 è il dialogo teologico Addio a Dio.

Rimane costante negli ultimi libri di Melis, come nel presente, l’affermazione del diritto naturale quale unico fondamento universale della giustizia del diritto positivo contro il relativismo culturale dei valori morali.

Brani tratti da:

E giustizia infine fu fatta – Sette giudici uccisi in sette giorni

(…)

Mi dica, professor Petix, come avrebbe avuto origine l’universo. Se esso ha avuto un’origine nel Big Bang non potrà negare che esso abbia avuto un principio fuori del tempo perché il tempo è nato con lo stesso Big Bang. Prima il tempo non esisteva. E qui franano tutte le sue precedenti argomentazioni. Se vi è un inizio assoluto dell’universo vi sarà pure una causa assoluta fuori del tempo. E quale causa può essere concepita se non si presuppone Dio come causa assoluta? E lei sa bene che tutti gli scienziati non sono in grado di dire alcunché circa ciò che esistesse prima del Big Bang. Essi preferiscono aggirare questa difficoltà tacendone. Ma la domanda rimane e non è aggirabile: e prima del Big Bang? Se l’universo è in espansione continua e la sua energia va degradando nella sua espansione vi sarà pure la fine di questa espansione. E questa è una considerazione scientifica che demolisce da sola tutte le sue precedenti obiezioni, che alla luce di un inizio assoluto dell’universo appaiono del tutto inessenziali, se non anche trascurabili. Le ripeto: se esiste un inizio assoluto dell’universo nella sua espansione esiste anche una causa assoluta. La chiami come vuole, anche se io preferisco chiamarla Dio.

Mi dica, disse il prof. Petix: come spiega la creazione dal nulla da parte di un Dio sotto altro punto di vista? Perché Dio avrebbe creato il mondo dal nulla se il nulla preesisteva alla creazione? Che cosa faceva Dio prima della creazione? Nulla? Si era forse stufato di rimanere solo nel nulla? E perché non l’avrebbe creato prima?
Il cappellano lo interruppe: vede che lei si contraddice? Usa il termine “prima” come se il tempo esistesse prima della creazione. Ma prima della creazione il tempo non esisteva. Esisteva solo l’eternità di Dio.
Forse il cappellano non aveva riflettuto prima di dare questa risposta. Infatti fu facile al prof. Petix controbattergli: se non ha senso usare il termine “prima” prima della creazione, allora non è possibile nemmeno la creazione dal nulla. Infatti la creazione sarebbe avvenuta dall’eternità, quella di Dio. E torniamo alla difficoltà di prima. Se la creazione è avvenuta dall’eternità di Dio allora il mondo è coeterno con Dio. E se è coeterno, Dio diventa del tutto inutile non avendo il mondo bisogno di essere creato dal nulla. È più logico pensare che Dio si identifichi con il Logos, con una razionalità immanente alla natura. Il Dio di Spinoza, per esempio, o quello di Giordano Bruno. E le ho già detto che il panteismo è una sorta di ateismo mascherato.
Il cappellano rimase ammutolito. Poi, non volendo arrendersi, non trovò di meglio che ripetere l’argomento del Big Bang. Riconosco, disse, che questa è una difficoltà logicamente insormontabile. Ma la si può aggirare da un altro punto di vista. Lei non può negare che vi sia stato un inizio assoluto dell’universo, che postula una causa. L’universo non può essersi formato da solo se ha avuto un inizio assoluto con il Big Bang. Si ricordi che fu proprio un prete, il famoso scienziato cosmologo belga Georges Lemaître a riconoscere che l’universo è in espansione e fu lui a coniare per primo l’espressione Big Bang. E lo scoprì prima che il famoso Edwin Hubble nel 1929 lo verificasse sperimentalmente, ponendo in crisi Einstein, che credeva che l’universo fosse stazionario e non in espansione.
Ancora una volta il cappellano si sentì vincitore, pur evitando anche questa volta di manifestare la gioia di una vittoria finale.
Il prof. Petix, rimanendo imperturbabile, si limitò a dire inizialmente: ha mai studiato Kant?
Certamente, rispose il cappellano. Il suo pensiero filosofico rientra anche nel campo della teologia.
E allora dovrebbe sapere che lei ha usato il termine “causa” impropriamente riferendolo a Dio. Dovrebbe sapere che la causa è una delle dodici categorie kantiane che riguardano la spiegazione dei fenomeni naturali. Usare il termine “causa” fuori della natura non ha senso. Altrimenti, aggiungo io, bisognerebbe domandarsi chi abbia creato Dio. Ma lasciamo perdere quest’uso improprio del termine “causa” riferito a Dio. E veniamo piuttosto alla scienza. Ha mai sentito parlare di pluriverso o universi paralleli? Sa che ormai è superata la teoria del Big Bang? Esso sarebbe solo l’inizio dell’universo visibile, oltre il quale esisterebbero altri universi, come sembra dimostrato dal fatto che tra le galassie esiste un grande vuoto che indicherebbe che l’universo visibile sarebbe stato attraversato da un altro universo. Il Big Bang sarebbe solo un episodio marginale e casuale all’interno del pluriverso, dove casualmente si formano bolle o concentrazioni massime di energia, che esplodono dando origine all’espansione. Dunque alla sua domanda “e prima del Big Bang?” si può oggi rispondere che non vi era il nulla da cui Dio avrebbe derivato la creazione. Vi era il pluriverso. E Dio diventa nuovamente per la scienza un inutile orpello. Le suggerisco di leggere su questo tema il libro di Alexander Vilenkin intitolato Un solo mondo o infiniti? D’altra parte, mi sono sempre domandato, è mai possibile che un Dio creatore dell’universo e incarnatosi in Gesù non abbia mai tradito la sua presenza tra gli uomini facendo riferimento a cognizioni che contrastassero con quelle del suo tempo? Gli uomini credevano in un universo finito rappresentato da un sistema geocentrico. E invece Gesù appare un individuo abbastanza ignorante. Forse non conosceva nemmeno l’ebraico perché parlava in aramaico. Se fosse stato veramente figlio di Dio che gli sarebbe costato dire che le conoscenze scientifiche del suo tempo erano tutte sbagliate? Forse l’incarnazione gli aveva fatto perdere le conoscenze divine?
Non era questo il suo compito, lo interruppe il cappellano. Venne su questa Terra per altri motivi. Per lasciare un messaggio morale e per dimostrare con i suoi miracoli e con la sua resurrezione che la vita umana aveva un destino ultraterreno. E se avesse detto qualcosa che riguardasse l’universo non sarebbe stato capito. Si ricordi che il famoso astronomo greco Aristarco dovette fuggire per scampare alla morte perché accusato di eresia nel suo sostenere che era la Terra che girava intorno al sole. E per questo è ritenuto oggi il Copernico dell’antichità. Se Gesù avesse detto una cosa simile sarebbe stato accusato anch’egli di eresia. Gli sarebbe stata aggiunta l’accusa di un’ulteriore bestemmia oltre a quella ingiusta di essersi proclamato re dei giudei. Egli doveva attenersi alle conoscenze che gli uomini avevano della natura.
La sua risposta non mi convince affatto, rispose il prof. Petix. È vecchia come quella di Galileo, che cercò di salvare capra e cavoli, fede e scienza, nel suo inutile tentativo di salvarsi dalla condanna. Visto che Gesù è per lei Dio incarnato quale maggiore miracolo, maggiore anche della resurrezione, sarebbe stato per i posteri il suo dire la verità sull’universo. Si immagini un Gesù che avesse detto: tutto ciò che sinora avete pensato sulla natura è sbagliato. La Terra non è al centro del mondo. Adamo ed Eva non sono mai esistiti. L’uomo è il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni. Sarebbe stata una vera rivoluzione, anche morale. Che cosa aveva da perdere dicendo ciò? Nulla. Sarebbe stato accusato anche per questo di eresia? E che doveva importargliene se già sapeva che sarebbe stato condannato a morte e che, anzi, doveva essere condannato a morte comunque perché si realizzasse la sua missione di salvezza dell’uomo dal peccato? Vede. Lei non ha capito che non è l’asserito miracolo della resurrezione che può indurre i non credenti a credere. Oggi tutti sarebbero credenti nel Dio cristiano se Gesù, ammesso che fosse figlio di Dio, avesse detto cose che sarebbero state un miracolo maggiore: l’avere detto delle verità sull’universo, oggi verificabili, dimostrando che solo una mente di origine divina avrebbe potuto dirle. Questa sarebbe stata la migliore testimonianza della sua divinità perché nessuno avrebbe potuto negarla. Infatti sarebbe stata verificabile. Mentre pochi credono nella sua resurrezione, non essendo verificabile. E se Gesù non è risorto, tutto è stato inutile perché in tal caso “la vostra fede è vana” ha scritto S. Paolo (Lettera 1 ai Corinzi, 15, 17). Io mi immagino un Gesù che, essendo figlio di Dio, avesse scritto su una pietra, per lasciarla ai posteri, la formula di Newton sulla gravitazione universale. Magari questa formula non avrebbe corrisposto esattamente alla realtà, vista la successiva relatività generale di Einstein, che l’ha ritenuta parzialmente valida inglobandola in essa, e non falsificandola, come credono gli ignoranti. Ma anche qualche filosofo della scienza come Karl Popper.
Ma si rende conto che l’avrebbero preso per pazzo? osservò il cappellano.
Già, rispose il prof. Petix. Come se non l’avessero già preso per pazzo per altri motivi. Pazzia in più o pazzia in meno, tanto valeva far valere una falsa pazzia che sarebbe stata benefica per tutta la storia dell’umanità. E poi se lo immagina uno Jahweh creatore dell’universo che dice che gli piace soprattutto l’odore del grasso di animale bruciato, per lui “soave odore”? E questo sarebbe lo stesso Dio che avrebbe creato dal nulla l’universo in conformità con la teoria delle stringhe che vibrano producendo i quark quali componenti delle particelle subatomiche? Non la fa ridere tutto ciò? Ma ritorniamo al tema iniziale, da cui ci siamo allontanati. Come giustifica il male nel mondo se Dio esiste? E non mi riferisco al male morale in quanto questo deriverebbe da un supposto, ma non dimostrabile scientificamente, arbitrio dell’uomo creato libero di scegliere tra il bene ed il male. Mi riferisco al male fisico, alle migliaia di malattie connaturate nello stesso DNA. E non sarebbe Dio stesso ad avere creato il DNA se è creatore della natura?
Il cappellano stette nuovamente in silenzio. Stava quasi per arrendersi definitivamente. Non avendo più argomenti scientifici a sua disposizione si rigettò nella fede. Ma iniziò non riferendosi al Dio cristiano perché aveva capito che gli sarebbe stato difficile difenderlo ad oltranza. Preferì prima riferirsi ad un Dio mistero che esistesse al di là di ogni religione rivelata ben sapendo che gli sarebbe stato impossibile difendersi sul piano di una fede nelle Sacre Scritture, visti i precedenti argomenti. Ma capendo che ciò non sarebbe bastato non seppe aggiungere altro se non ritornando al Dio della Bibbia. Anzitutto, disse, deve prima dire chi sia Dio. Risponda alla domanda: chi è Dio? Se non risponde a questo non ha la prima chiave di lettura in mano. Perché il suo ragionamento “o Dio è onnipotente ma non è buono, oppure Dio non è onnipotente ma buono” mi sembra il ragionamento di uno che di Dio si è formato un concetto sbagliato. Mi pare il ragionamento di uno che di Dio si è fatto l’idea che sia semplicemente un superuomo.
In secondo luogo perché non ci sono soltanto i ragionamenti umani. Ci sono anche quelli divini. E allora perché non ascoltare Dio che risponde a queste domande dell’uomo? In realtà, come ricorda il Concilio, il male e la morte sono un enigma insolubile per l’uomo, se rimane al di qua della fede.
Si possono emettere sentenze, affermando che Dio è sadico, o che la permissione del male è un assurdo. Ma con queste affermazioni non viene data ancora alcuna risposta vitale al problema del male. Solo la fede dà le ali per volare più in alto e comprendere quello che la ragione da sola non può comprendere.
All’uomo, affannato per tali domande, Dio risponde e dice: apri le sacre scritture, attraverso le quali ti ho parlato e ti ho dato la risposta.
Giovanni Paolo II ha detto che “la sacra scrittura è un grande libro sulla sofferenza” (Salvifici doloris, 6). Se apriamo questo libro, vediamo che il male non esiste in sé e per sé. È venuto fuori col peccato, con l’abbandono di Dio. Dio ha creato l’uomo a sua immagine, gli ha dato la più alta dignità: quella di essere libero. E la libertà dell’uomo Dio la prende sul serio. Agisce con lui come fa una mamma col suo figlio: per farlo camminare lo espone al rischio di cadere. Ma se cade, non lo lascia per terra, lo tira su, lo pulisce e gli insegna di nuovo a camminare.
A questo punto il prof. Petix cercò di frenare la sua rabbia preso da una delusione di fronte ad argomenti che non soltanto riproponevano l’appello alla fede per risolvere il dilemma teologico, ma che gli apparivano contraddittori anche all’interno di tale appello. Lei, disse al cappellano, prima riconosce che il male, non dico la morte, che è un fatto naturale, rimane un mistero. Poi per giustificarlo ricorre all’esempio di un Dio che soffre nella sua incarnazione in Gesù dovuta al peccato dell’uomo da cui sarebbe derivato il male. Ma quale peccato? Quello di Adamo ed Eva? E tutto per una mela? Non sia ridicolo. Conosce il racconto del cosiddetto apogrifo dell’Antico Testamento riguardante Adamo ed Eva? domandò il prof. Petix.
Non sapevo che vi fosse questo racconto apogrifo, oltre ai Vangeli apogrifi, rispose il cappellano.
Allora glielo riassumo io. Dio avrebbe creato prima Eva senza trarla da una costola di Adamo, e poi Adamo, che, trovandosi di fronte ad Eva (nuda?) fugge spaventato. Perché? Non si capisce. Allora Dio invia un angelo ad Adamo affinché lo riconduca di fronte ad Eva. E a tutti e due dice: vi sono due alberi. Il primo dà frutti che hanno sapore mutevole e danno l’eternità. Rimarrete l’unica coppia della terra perché siete eterni e non avete bisogno di avere discendenza. Il secondo è l’albero delle mele che dà la conoscenza, il progresso scientifico, nonostante il dubbio e la mancanza di certezze, ma dà anche l’amore, che vi porterà ad accoppiarvi e ad avere discendenza, ma insieme anche la morte. Eva sceglie subito il secondo albero. Evidentemente, visto Adamo, aveva una voglia matta di accoppiarsi e far figli.
Attenzione, dico io, questo non è amore, è istinto animale di accoppiamento. Adamo ha qualche dubbio ma poi fa la stessa scelta di Eva. E io mi domando: avevano tutti e due gli organi genitali? Se li avevano, come potevano scegliere il primo albero? Li avrebbero avuti inutilmente. Come se Dio avesse loro detto: attenzione, se preferite il primo albero, quello dell’eternità, non dovete accoppiarvi facendo uso dei genitali. Altrimenti i frutti della prima pianta non fanno effetto. Ma questo non viene detto. Comunque, per me la scelta di Adamo ed Eva fu sbagliata. Essi si fecero prendere da un desiderio dettato dal presente. Mostrarono di essere solo animali privi di ragione. Non pensarono che avrebbero dato luogo ad una inutile umanità, condannata a vivere nei dubbi, nella mancanza di certezze, che nessuna religione avrebbe potuto loro dare. Ma vi è un’altra contraddizione in questa favola. Prima della scelta del secondo albero Adamo ed Eva avevano delle conoscenze? E quali? Se avessero scelto il primo albero sarebbero vissuti per l’eternità avendo conoscenze sul mondo già creato? Non viene detto. Ma vi è da supporre che, se avessero scelto l’eternità, venendo così equiparati alla natura divina, avrebbero avuto una conoscenza divina del mondo. Sino al momento della scelta avevano delle conoscenze divine? Se non le avevano, solo così si giustifica la scelta del secondo albero. Se avevano già conoscenze divine, come potevano scegliere il secondo albero disposti a perdere le conoscenze divine sul mondo e sulla futura storia dell’umanità, fatta di crudeltà, di guerre, di lutti, di tormenti e di tutto ciò che di negativo la storia umana avrebbe comportato? Essi si comportarono da incoscienti. Da pazzi tutti e due. Se ne fregarono. Preferirono comportarsi da animali non umani. Farsi subito una bella scopata per dare inizio ad una catena di morte. Oltre che pazzi furono anche assai egoisti. Pensarono subito a se stessi e non alle conseguenze delle loro scopate. E poi i loro figli avrebbero avuto una discendenza passando tra vari incesti. Fratelli con sorelle, padri con i figli etc. Che bell’inizio. Nemmeno a questo pensarono. Questa favola è stata interpretata come emblema di una scelta d’amore. Ma che amore! Amore del cazzo! Fu una scelta egoistica dettata dalla mancanza di preveggenza. Io al posto di Adamo avrei detto a Dio: a me per il culo non mi prendi. Prima di tutto non mi hai detto se, preferendo il secondo albero, avrei avuto dopo la morte un’anima immortale. E questo è grave. Almeno questo mi avresti dovuto dire. Perché questa è la massima incertezza della vita. Chi se ne fregherebbe del progresso scientifico, dovuto ad un lungo e faticoso lavoro, di fronte al piacere di farsi delle belle scopate con una donna! Se mi dicessi che dopo la morte vi è una vita eterna, allora che differenza vi sarebbe tra il primo e il secondo albero? Nessuna. Non vi sarebbe alcuna differenza tra il morire giovani e il morire vecchi. Che conta infatti vivere anche 100 anni di fronte all’eternità? Solo con la certezza di una vita eterna dopo la morte potrei accettare di dar luogo ad una umanità mortale, pur al prezzo di una futura storia di essa fatta di crudeltà. E poi perché, se vi fosse una vita eterna dopo la morte – ma tu non me lo vuoi dire – perché questa vita eterna dovrebbe essere limitata all’uomo a non estesa a tutti gli animali, che sarebbero i veri innocenti della Terra, giacché tu mi avresti creato responsabile e dunque passibile di punizione in una supposta vita oltre la morte? Ti accorgi o Dio di essere del tutto illogico? Ma io non posso pensare che esista un Dio privo di ragione, se mi hai dato la capacità di pensare tutto ciò mentre tu stesso sei incapace di prevedere tutto ciò che io già prevedo prima di fare la scelta che mi hai proposto. Sai che ti dico? Che per me non esisti. No. Non puoi esistere. Io non sono stato creato da te. Sei un imbroglione. Tu sei solo una proiezione della mia mente. Io non so come mi trovi ad esistere di fronte ad Eva. Non mi hai nemmeno detto come avresti fatto a crearmi. Da dove mi hai ricavato? Non mi hai detto nemmeno questo. E che cosa facevi prima d’ora? Perché hai creato il mondo solo adesso? Che cosa facevi prima, standotene tutto solo? Eri stufo di rimanere solo? Qual è il motivo che ti ha indotto, dopo una semieternità, a creare il mondo? È stato un tuo improvviso chiribizzo non dettato dalla ragione? Perché se tu avessi la ragione non avresti atteso una semieternità prima di creare il mondo. Altrimenti l’avresti creato dall’eternità. Ma se il mondo fosse coeterno con te non vi sarebbe più bisogno di te. Basterebbe la materia eterna con le sue leggi fisiche. No. Non mi freghi. Tu non puoi esistere. Io sto solo sognando, come ha sognato Eva. Il primo albero non esiste. E nemmeno il secondo. Avresti potuto trovare una terza soluzione. Domandare a tutti e due se avessimo preferito rinunciare sia al primo che al secondo albero in mancanza di certezze di sopravvivenza dopo la morte scegliendo il secondo albero. E allora ti avrei chiesto di farmici pensare a lungo. Perché in tutti e due i casi anche un’eternità di puro spirito mi spaventa. Mi dovrei annoiare per l’eternità come hai fatto tu sinora? Che me ne faccio di un’eternità di puro spirito senza il piacere di farmi una bella scopata con Eva e altre donne dopo? Un’eternità senza corpo non è gioia. È noia. Solo noia. Che hai fatto infatti sino ad ora per una semieternità? Mi trovo qui sulla terra con la sola voglia di accoppiarmi per istinto animale e poi dovrei vivere per l’eternità senza corpo? Ci troviamo tutti e due qui senza sapere da dove siamo venuti. Ma ammesso, e non concesso, che tu esista, sai che ti dico? Lascia vivere da mortali gli altri animali. Essi infatti non sono in grado di porsi la domanda “che senso ha la vita?”. Ma sarebbe stato meglio che tu non avessi creato nemmeno essi. Infatti saranno costretti a soffrire, a mangiarsi tra loro, senza nemmeno avere un’altra vita. Ti sembra bello tutto ciò? Ma perché non hai continuato a rimanertene solo invece di rompere i coglioni a tutti creando il mondo? No. Non è possibile che tu esista. Ma se esisti ti dico: io non accetto né il primo né il secondo albero. Trovami tu un’altra soluzione. Potrebbe essere la reincarnazione? Non lo so. Non sono convinto nemmeno di questo. Altrimenti facci sparire tutti e due ancor prima di accoppiarci, e senza soffrire a causa delle future sofferenze della futura umanità, che creerà maggiori sofferenze anche tra gli animali non umani a causa del suo credere di essere padrona della loro vita, come tu stesso hai voluto che pensasse. Ti prego Dio, se esisti, sparisci e fammi sparire. Me ne faccio nulla della vita e dell’eternità.
Lei è troppo materialista, osservò il cappellano. Non riesce a concepire una vita migliore, di spirito, in cui non si hanno più desideri sessuali. E poi lasci perdere questa favola, che è così lontana dal racconto vero del Genesi, in cui si vuole simboleggiare, con la proibizione di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza, la superbia umana che vuole ascendere alla conoscenza divina.
E allora, replicò il prof. Petix, mi spieghi perché per punizione Dio proibì successivamente che Adamo ed Eva mangiassero i frutti dell’albero della vita rendendoli così mortali. Forse sarebbero rimasti immortali se non avessero mangiato i frutti dell’albero della conoscenza? Ma se fossero rimasti immortali, come sarebbe stata possibile una discendenza? Anche tutti i discendenti sarebbero diventati immortali. Anche nel racconto del Genesi vi è una totale illogicità. Si ha l’impressione che il serpente che indusse Eva a mangiare il frutto della conoscenza fosse un subdolo strumento voluto da Dio stesso, che già aveva predisposto la mortalità della coppia Adamo ed Eva. Altrimenti non vi sarebbe stata tutta l’umanità successiva. Come vede, sia il racconto apocrifo che quello del Genesi peccano completamente di illogicità. Non poteva darsi un’immortalità della specie umana. L’albero della vita, cioè dell’immortalità, era soltanto un albero inesistente. Né si dice se dopo la morte Adamo ed Eva avrebbero avuto un’anima immortale. Con essi l’umanità tutta era destinata a vivere nell’incertezza, nei tormenti dei dubbi. E anche in questo caso sarebbe stato meglio per tutti e due non essere creati. Sia con l’apocrifo che con il Genesi si arriva alla stessa conclusione. Un Dio sadico che crea un’umanità con il gusto di lasciarla nell’ignoranza, nel non senso della vita, non distinguendola per questo dall’ignoranza di tutti gli animali. Le sembra giusto tutto ciò?
Convengo che nel Genesi non viene attribuita alcuna immortalità all’anima umana, commentò il cappellano. Ma lei sa bene che l’Antico Testamento è stato poi completato dai Vangeli, dove il discorso è del tutto diverso. Gesù fu la testimonianza, con la sua resurrezione, dell’immortalità dell’anima umana.
E perché Dio avrebbe aspettato tanto tempo per rivelarla agli uomini con i Vangeli? lo interruppe il prof. Petix. Per favore, non cerchi di salvare ciò che non è salvabile. Vi sono tante contraddizioni che costringono a pensare che anche i Vangeli siano pieni di favole.
A parte il fatto che Giovanni Paolo II in un documento del 1996 riconobbe la verità dell’evoluzione biologica, che ha mandato in soffitta la favola di Adamo ed Eva. Dunque lei mi ha citato un papa schizofrenico, che si appella al peccato originale dell’uomo come causa del male ma che poi non spiega quando sarebbe avvenuto e in che cosa sarebbe consistito tale peccato se si accetta l’evoluzione biologica. Lei crede nell’evoluzione biologica? domandò il prof. Petix al cappellano. Se ci crede dovrebbe dirmi allora come si possa conciliare il peccato con l’evoluzione biologica.
I teologi hanno cercato di dare una soluzione anche a questa apparente contraddizione, rispose il cappellano. Il peccato sarebbe consistito nel peccato di una comunità che, in una certa fase dell’evoluzione, si sarebbe rivoltata contro Dio. Peccato che si sarebbe trasmesso a tutta l’umanità per comune partecipazione ad una stessa specie. Certamente il papa non poteva fare riferimento a questa spiegazione per non turbare la fede della gran massa ignorante dei credenti.
Conosco bene questa spiegazione, rispose il prof. Petix, e l’ho citata in un mio libro facendo il nome di tanti teologi che la sostengono, pur riconoscendo che si tratta soltanto di ipotesi volte a trovare una soluzione che accordi la fede con la scienza. Ma essa è come un arrampicarsi sugli specchi, deve riconoscere, se è intellettualmente onesto e non soltanto un raccontatore di favole. E poi, mi dica, in quale fase dell’evoluzione il suo Dio avrebbe infuso nell’uomo l’anima immortale? Era già dotato l’homo erectus di anima immortale? O l’anima immortale sopravvenne solo con l’homo sapiens? Si arriverebbe anche a questo paradosso, che i teologi non hanno tenuto presente. I genitori dell’uomo dotato per la prima volta di anima immortale sarebbero morti privi di anima immortale se morti prima che Dio avesse infuso nei figli l’anima immortale. Ci aveva pensato?
Lei mi sorprende, professor Petix, per questa sua sottigliezza. Veramente non ci avevo mai pensato. Ma non creiamoci problemi irrisolvibili che vanno oltre la ragione. Anche ciò fa parte di tanti misteri.
E lei allora, in conclusione, disse il prof. Petix, vuole risolvere tutto con l’appello ai misteri? Se lei si limitasse a dire che lo stesso cristianesimo è un mistero le darei ragione. Ma non può pretendere di propormi dei misteri come verità. La prego di non continuare a cercare di convincermi facendo appello ai misteri. Se li tenga per sé. E le faccio notare che, data l’evoluzione biologica da una comune origine di tutte le forme di vita, lei si trova ad avere l’obbligo di spiegarmi perché solo l’uomo avrebbe l’anima immortale. Che sarebbe costato al suo Dio estendere l’anima immortale anche a tutti gli animali non umani, veri innocenti della Terra perché immuni da peccato? Infatti i predatori non uccidono per crudeltà, come fa l’uomo, ma solo per motivi di sopravvivenza. E infine ho da osservare che lei si è riferito solo al male come derivato dal peccato umano. Ma io mi sono riferito al male come intrinseco alla stessa struttura della natura. Mi sono riferito, per esempio, a tutte le sofferenze dovute a malattie che affliggono anche gli innocenti, uomini sin dalla tenera età e animali di ogni specie. Anche questi debbono scontare il peccato originale? Io le dico: basta con queste sciocchezze. Non ne posso più. Se io fossi Dio avrei creato un mondo migliore. E poiché non sono Dio ne deduco che Dio non può esistere. Mi consola il pensiero che sto per abbandonare questo mondo che odio. Anche se istintivamente, come animale, mi sento legato alla vita e come uomo ho il terrore di tornare nel nulla. Per questo odio quei due che mi hanno fatto nascere. E per loro egoismo, non per amore, come dicono gli imbecilli. Solo per gli animali non umani la vita ha un senso perché non si domandano che senso abbia la vita. “La fine dell’umanità non sarebbe una tragedia, ma la fine di una tragedia”, ha detto Peter Wessel Zapffe in Sul tragico.

(…)

Lei ha mai letto I fratelli Karamazov di Dostoevskij?
Sì, rispose il prof. Petix. E con ciò che vuol dire?
Si ricordi, continuò il cappellano, quella frase in cui si dice che, se Dio non esiste, tutto è permesso e non ha più senso nemmeno la pratica del bene. L’uomo può diventare anche assassino senza avere alcun rimorso di coscienza. (…) Ecco le conseguenze avutesi dopo Nietzsche, che lei ha citato, e che disse: Dio è morto. Lei è allievo di Nietzsche.
Il prof. Petix ebbe una reazione violenta, prima nell’espressione del volto e poi nel tono di voce. Dostoevskij, disse, era un cristiano a modo suo perché condannava le istituzioni storiche della Chiesa, specialmente quella cattolica, che aveva ritenuto di dover privare l’uomo della sua libertà di coscienza e di doverlo assoggettare ad un potere ecclesiastico perché convinta che solo sentendo un potere coercitivo esterno l’uomo avrebbe potuto frenare la sua natura peggiore. Ma ciò contrastava con il vero pensiero cristiano dei Vangeli, dove ad ognuno viene assegnata una responsabilità di coscienza personale nel rispetto della sua libertà individuale. E comunque, Dostoevskij, nonostante avesse letto Kant nella sua prigionia, aveva capito un bel nulla. Non aveva capito che, se Dio esiste, ogni azione morale del credente non ha alcun merito di fronte a Dio. La sua morale, direbbe Kant, è eteronoma, non autonoma, perché dettata da motivazioni esterne, da opportunismo, dal suo volersi salvare l’anima. La conseguenza sarebbe che nessun uomo che non fosse credente sarebbe capace di un’azione giusta, non dico morale, giacché bisogna distinguere la morale, che vuole la pratica del bene – un oggetto rimasto sempre misterioso nell’impossibilità di definirlo, come si accorse già Platone, che infatti non seppe mai darne una definizione – dalla giustizia, che vuole che nessuno faccia agli altri del male, inteso come danno. Perché ognuno vede il bene a modo suo, mentre il danno è ben visibile da tutti. Infatti ognuno vede il bene solo con i propri occhi, sino ad uccidere credendo di fare del bene, come spesso è capitato nella storia, e capita tuttora, specialmente per fanatismo religioso, come quello islamico, mentre il male può essere visto oggettivamente bastando la vecchia norma della giurisprudenza romana neminem laedere, non danneggiare alcuno. La morale è pericolosa perché richiede l’avvicinarsi nel voler fare del bene. La giustizia, al contrario, richiede il rispetto, che significa distanza. E chi rimane distante non uccide.

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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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