DECADENZA. Poesie di Giuseppe Iannozzi illustrate da Valeria Chatterly Rosenkreutz + promo ”La lebbra” di Giuseppe Iannozzi (Il Foglio letterario)

DECADENZA

di Giuseppe Iannozzi

Looking at decadence by Chatterly

Looking at decadence è Opera di Valeria Chatterly Rosenkreutz


Non dimenticare di leggere l’anteprima de LA LEBBRA di Giuseppe Iannozzi (immagine di copertina di Chatterly) – Il Foglio letterario, a ottobre in libreria.

La lebbra - Giuseppe Iannozzi - Il Foglio letterario

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DECADENZA

a Valeria Chatterly Rosenkreutz,
My Immortal Muse

dov’è dio?
l’ho cercato nel tempo così a lungo
(così tanto a lungo)
che alla fine ho dimenticato questo perché
che si fa strada in me
perché?

sono ancora me stessa di spalle
guardo il mondo che ho davanti
fisso la decadenza per trattenerla
per sopportarla
è il tempo di un attimo nel mio sguardo

questa casa desolata
questa luce che c’è ed è fioca
questo sentimento che si fa strada in me
è possibile sopportare tutto questo?
le spalle le lascio scoperte al vento
la schiena l’avvolge la carezza del biondo
ma non c’è segno di vita in strada
tranne la decadenza

dov’è dio?
l’ho immaginato più forte di me
adesso è evidente che fu uno sbaglio
l’ho cercato nel mio sguardo al mattino
alla sera, nelle ore del crepuscolo
e alla fine ho dimenticato questo perché
che si allontana da me

sono ancora me stessa
solo un po’ più sola ma donna
anche se questa decadenza intorno a me
non smette di reggere la sua parte
anche se volgo lo sguardo altrove
non cambia mai la strada vuota

non ho bisogno di una sconfitta amata-tradita
o del coraggio che si fa nebbia all’orizzonte
questa casa desolata però
questa luce che c’è ed è fioca
questo sentimento che accarezza una lacrima nascosta
posso sopportare tutto questo? far finta di niente?

sono ancora la regina dei pipistrelli
e della luce che sanno portare
quando il mondo spegne i suoi occhi

come vittima sacrificale offerta al mio sorriso
(che era ingenuo in un passato non troppo scaduto)
come una lacrima abbandonata sul mio volto
(che è quello di una donna che sa)
io continuerò a fissare questa decadenza
che si prende tutto il tempo che c’è

dov’è dio?
l’ho cercato nel tempo così a lungo
“è nella decadenza” così dicono quelli
che stanno al piano di sopra
continuerò, continuerò a fissare la casa
che è quaggiù
e la strada e ogni cosa che il mio sguardo arriva
sono ancora la regina dei pipistrelli
e della luce che sanno portare
continuerò a fissare questa decadenza
che si prende tutto il tempo che c’è

continuerò
continuerò a fissare la decadenza per trattenerla
giusto il tempo di un attimo nel mio sguardo
anche se si prende tutto il tempo che c’è

CONFUSO INFINITO LEOPARDIANO

sparare sulla croce rossa
sepolcri imbiancati e il milite, il milite ignoto
è stato vent’anni fa
che mi dicesti in un soffio di vita “dovrei smettere di vivere”
è stato facile farmi sordo e ridurre il mio coraggio tetraplegico

c’erano proprio tutti al funerale e la pioggia veniva giù grossa
cadeva la bara in due metri per due per raggiungere l’infinito
ero lì come il milite ignoto e d’attorno solo sepolcri imbiancati
è stato facile prendere tutti i sentimenti e farne zibaldone
sparare sulla croce rossa e nascondere la gobba in un’ombra

questo volevi, riposare
e non vedere la luce del sole e della luna

se fu poesia l’ultimo passo decisivo, se fu un momento infinito
questa terra tutto inghiotte e la memoria si fa torbida e torpida

quello che voglio veramente è trovare
e dimenticare un posto lontano
quello che posso è metterci su una croce
e riesumare l’ombra
e tornare, tornare da me, sparare sulla croce rossa

c’erano proprio tutti al funerale
è stato facile darmi il colpo finale
ridurre il mio coraggio tetraplegico
vent’anni fa giocavamo a prenderci in giro
oggi è un po’ diverso, è una misura inferiore

in questo confuso infinito leopardiano
tutto quello che mi serve è
tornare, tornare da me, sparare sulla croce rossa
metterci su una croce, sparare all’ombra gobba

tornare, tornare da me, sparare sulla croce rossa
metterci su una croce, sparare all’ombra gobba
in questo ottuso infinito senza senso

IDENTITA’

qual è la mia identità?
il cerchio si chiude
sono polvere di stelle – sono a passeggio, libero
sono forbice – sono gemini, sempre uguale il taglio
sono collage – sono a pezzi, sempre mischiato
sono grigio bianco e nero – sono vero, intero
sono blu – sono uno che stona, sangue nelle vene
indovina un po’ tu
te, quale la mia identità

solo il fuoco intorno a me
chi sa dire chi non è
non fa per me
solo l’acqua intorno a me
e ponti da tagliare strada facendo

una rivoluzione pazza
il sogno sul piatto della bilancia
e quello sulla catapulta
una storia così senza né capo né coda
il lupo perde il pelo ma non il vizio
indovina un po’ tu
te, se hai un’identità
o solo un tutù da mane a sera
quale, quale la tua età?

sono la piuma dell’arcangelo gabriele
ma anche la lingua di lucifero caduto
sono tutto quello che vuoi che sia
sono tutto quello che vuoi che sia vero
caduto dal cielo, riemerso dal cielo

non è difficile
si tratta solo di capire
che il mondo gira lo stesso
con o senza di me
perché dire un di più quando sai
che non ce n’è?
non è difficile
si tratta solo di intuire
che il mondo si fa da sé
e l’uomo pure o si fa fare
non è troppa differenza

solo il fuoco intorno a me
solo l’acqua intorno a me
e ponti da tagliare strada facendo
come un bambino tutto il destino
da scrivere intorno alla tua difesa abbattuta

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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