Ultimo tango a Parigi. La censura dei mediocri – di Giuseppe Iannozzi

Ultimo tango a Parigi. La censura dei mediocri

di Giuseppe Iannozzi

ultimo tango a parigi

ultimo tango a parigi

Bernardo Bertolucci su Ultimo tango a Parigi: “L’idea è venuta a me e a Brando mentre facevamo colazione, a un certo punto lui ha cominciato a spalmare il burro su una baguette, subito ci siamo dati un’occhiata complice. Abbiamo deciso di non dire niente a Maria per avere una reazione più realistica, non di attrice ma di giovane donna. Lei piange, urla, si sente ferita. E in qualche modo è stata ferita perché non le avevo detto che ci sarebbe stata la scena di sodomia e questa ferita è stata utile al film. Non credo che avrebbe reagito in questo modo se l’avesse saputo. Sono cose gravi ma è anche così che si fanno i film: le provocazioni a volte sono più importanti delle spiegazioni. E’ anche in questo modo che si ottiene un certo clima, non saprei come altrimenti. Maria aveva vent’anni. Per tutta la vita è stata rancorosa nei miei confronti perché si è sentita sfruttata. Purtroppo succede quando si è dentro un’avventura che non si comprende, lei non aveva i mezzi per filtrare quello che succedeva. Forse sono stato colpevole ma non potranno portarmi in tribunale per questo”.

“Mi hanno quasi violentata. Quella scena non era prevista nella sceneggiatura. Io mi sono rifiutata, ma poi non ho potuto dire di no. Avrei dovuto chiamare il mio agente o il mio avvocato perché non si può obbligare un attore a fare qualcosa che non è nella sceneggiatura. Ma all’epoca ero troppo giovane, non lo sapevo. Così fui costretta a sottopormi a quella che ritengo essere stata una vera violenza. Le lacrime che si vedono nel film sono vere. Sono lacrime di umiliazione”, asserisce la Schneider. C’è un quasi che non è di troppo, vale a dire che alla fine ha acconsentito, nonostante prima si fosse rifiutata. L’attrice dice che era “troppo ingenua” e che non sapeva che avrebbe potuto chiamare il suo “agente” o il suo “avvocato”.

L’attrice, in un’intervista al Daily Mail, del 2007, spiega di non aver perdonato Bertolucci: “Non ho ancora perdonato Bertolucci per il modo in cui mi ha trattata e anche quando l’ho incontrato a Tokyo 17 anni fa l’ho ignorato. Lo ricordo ancora bene sul set. Era grasso, sudato e ci ha manipolati, sia Marlon che me. Alcune mattine sul set era molto gentile e salutava, altri giorni non diceva niente, solo per vedere le nostre reazioni. Io ero troppo giovane e ingenua. E sfruttata. Per il film mi diedero solo 5mila dollari”.
L’attrice si lamenta d’aver preso solo 5mila dollari. Ultimo tango a Parigi è un film del 1972 e 5mila dollari, 40 anni fa, erano qualcosa. Maria Schneider, durante le riprese del film né dopo che il film uscì nelle sale cinematografiche si rivolse a un avvocato: non sporse alcuna denuncia. Perché? Se vero è che la Schneider fu “quasi violentata”, perché non ha parlato, perché non ha denunciato Bertolucci né Marlon Brando? Ancora per ingenuità forse? Non è credibile. Se subisci una violenza e non la denunci, forse – e sottolineo il forse – di vera violenza non si trattò. Fu forse qualcosa di meno d’una violenza. O forse la Schneider ritenne conveniente per sé, per il suo futuro di attrice, tacere e far buon viso a cattivo gioco?

Dopo Ultimo tango a Parigi, l’attrice girò molti altri film, alcuni di grande successo, con registi di primo piano e attori altrettanto grandi: “Cari genitori – regia di Enrico Maria Salerno” (1973), “Professione: reporter  – regia di Michelangelo Antonioni” (1975), “Cercasi Gesù – regia di Luigi Comencini” (1982), “Jane Eyre – regia di Franco Zeffirelli” (1996), “Qualcosa in cui credere – regia di Joan Hough” (1998), “Quale amore – regia di Maurizio Sciarra” (2006). Maria Schneider ha girato parecchi film dopo Ultimo tango a Parigi, forse troppi. Nel 1976 però si rifiuta di girare alcune scene di nudo per il film Caligola, e la produzione la licenzia. L’attrice se ne ha male, così tanto che ha un crollo nervoso che la costringe a un ricovero presso un ospedale psichiatrico a Roma. Sul finire degli anni Settanta, l’attrice è oramai tossicodipendente. Va in overdose e tenta il suicidio. Torna sulle scene, prima in teatro, poi sul grande schermo. Muore a 58 anni, nel 2011, a seguito di un tumore ai polmoni. Tra le onorificenze ricevute dall’artista, quella di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres con la seguente motivazione: «Vous incarnez, vous aussi, une facette de la femme moderne et de sa liberté. Vous êtes une actrice audacieuse, capable de jouer tous les rôles, y compris le sien même : c’est ainsi que l’on croit vous découvrir telle que vous êtes, ou bien plutôt telle que le cinéma vous fait être dans la mise en abyme subtile qu’a réalisée Bertrand Blier il y a tout juste dix ans, dans Les Acteurs, où vous côtoyez de nombreuses autres « ètoiles » du septième art français ( Parigi, 2 luglio 2010)». Maria Schneider incarnerebbe dunque “la donna moderna e la sua libertà”, perché lei sarebbe “un’attrice coraggiosa capace di ricoprire qualsiasi ruolo”.

Marlon Brando continuò a ricoprire ruoli di grande prestigio e oggi è una leggenda del Cinema.

Dopo l’esperienza con Maria e Marlon in Ultimo tango a Parigi, Bernardo Bertolucci ha continuato a girare film – e non solo – e quasi tutti di grande successo, basti ricordare  “Novecento” (1976), “La tragedia di un uomo ridicolo” (1981), “L’ultimo imperatore” (1987), “Il tè nel deserto” (1990), “Piccolo Buddha” (1993), “Io ballo da sola” (1996), “The Dreamers – I sognatori” (2003).

un corpo da possedereA distanza di 40 e passa anni qualcuno ha sollevato la polemica.
Certo è che viviamo tempi cupi e bui, e la tentazione della censura è all’ordine del giorno e i perbenisti e i benpensanti spuntano come funghi (per cavalcare l’onda del momento e quindi della convenienza), ecco dunque che se ieri la stupidità s’abbatté con inaudita violenza su Ultimo tango a Parigi, oggi l’ottusità di moda fa gridare inquisitori e femministe (femministe per moda del momento storico) che “è uno schifo”. Chi oggi grida, con facilità allarmante, vuole credere alla favola triste che la Schneider fu una “ingenua” e che per questo subì una “quasi” violenza. Chi oggi grida non si pone domande, o, se sì, poche e sbagliate. Repetita iuvant: Maria Schneider, durante le riprese del film né dopo l’uscita nelle sale cinematografiche si rivolse a un avvocato: non sporse alcuna denuncia. Perché? Perché non ha parlato, perché non ha denunciato Bertolucci né Marlon Brando? Per ingenuità forse? Non è credibile. La Schneider ritenne forse conveniente per sé, per il suo futuro di attrice, tacere e far buon viso a cattivo gioco? Dopo l’esibizione con Marlo Brando, la Schneider fu anche interprete di Un corpo da possedere (Hellé) per la regia di Roger Vadim (1972). Un film mediocre questo. Ma dietro la macchina da presa, forse è vero che l’attrice, chiunque essa sia, perde il pelo ma non il vizio di dirsi ingenua.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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11 risposte a Ultimo tango a Parigi. La censura dei mediocri – di Giuseppe Iannozzi

  1. furbylla ha detto:

    qualunque sia stato il motivo per cui ha taciuto qualunque… se è vero quello che è accaduto fu una gran porcata. Nessuna giustificazione
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ha taciuto.
    Ma prima di tacere si è rifiutata. Poi dice di essere stata costretta.
    E ha continuato a tacere. Non ha sporto alcuna denuncia, contro nessuno. Perché?
    Il dubbio è lecito. La scena non la voleva forse fare perché non le piaceva, però poi l’ha fatta. Non ha denunciato nessuno. Non ha fatto in modo che il film non uscisse nelle sale. Non crediamo alla favola che era ingenua. Troppo comodo. Con “Ultimo tango a Parigi”, l’attrice ha trovato una popolarità che, difficilmente, avrebbe incontrato se non avesse girato il film. E forse pensando che il film di Bertolucci poteva proiettarla nell’olimpo delle star, seppur a malincuore, c’è stata. Non è che sia molto monacale nei film successivi.

    Non è proprio il caso di demonizzare Bertolucci e il film.
    C’è invece da chiedersi perché l’attrice ha taciuto. Se ha taciuto ed ha taciuto senza mosse legali, questo dovrà pur significare qualcosa. O no? Per farsi vittima. E quand’anche si fosse voluta fare vittima, diavolo, anche facendosi vittima si è fatta una pubblicità che la metà basta. Ma è più facile demonizzare il film, dire che è uno schifo, piuttosto che interrogarsi sui reali motivi che spinsero l’attrice ad accondiscendere alla fine. Si era nel ’72 e nel ’72 su certe cose, con una denuncia, ci andavano giù pesante, molto pesante, molto di più rispetto a oggi. La scena non era nella sceneggiatura, ma l’attrice alla fine l’ha girata. Ha pianto lacrime vere? Non lo metto in dubbio. Però la scena l’ha girata e non ci ha pensato proprio a una denuncia, neanche dopo che il film fu nelle sale. Troppo comoda la favoletta dell’ingenuità e troppo comodo spacciarsi per vittima, soprattutto oggi.

    beppe

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  3. romanticavany ha detto:

    Donne.A me questa cosa fa tanto arrabbiare sia per la premeditazione che per l’inganno.
    La donna a volte in certe cose, in certe situazioni vergognose preferisce tacere che denunciarle; comunque come ampiamente è stato dimostrato nel corso della sua esistenza Marlon Brando era un gigantesco bastardo, Bertolucci probabilmente anche ;perché poteva chiedere scusa.
    E’ attuale il termine orribile di femminicidio; penso che non si uccida solo fisicamente ,mi auguro che se non sarà un tribunale a giudicare , il Bertolucci vada presto all’inferno!!!!!!!!!!!;)
    Buonanotte!!
    ♥ vany

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  4. furbylla ha detto:

    non sono d’accordo con te ma neanche un pò.. era una ragazzina i motivi per cui non ha denunciato possono essere tantissimi.. e loro due uomini.. questo basta e avanza. Veramente sono perplessa da questo tuo accanimento verso di lei. Certo non era una santa ma ciò non giustifica quanto accaduto
    e con questo chiudo.
    cinzia

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Lo sapevo.
    Non era una ragazzina. Aveva 20 anni. Aveva alle spalle altri 4 film, di cui pochi rammentano qualcosa.
    Non fosse stato per Bertollucci, Maria Schneider avrebbe continuato a fare filmetti che nessuno avrebbe mai guardato.
    Erano due uomini.
    Bene.
    Sempre nel ’72 Larry Flynt fondò Hustler.
    Lo denunciarono per oscenità.
    Gli sparano.
    Lo costrinsero su una sedia a rotelle.
    Ecco, non venire a dirmi che non era in grado di denunciare due uomini, se a Larry Flynt gli è andata male ma male davvero.
    Il dubbio, e sottolineo il dubbio, è che la Schneider non avesse proprio alcun appiglio per fare una denuncia, perché altrimenti l’avrebbe fatta e poco ma sicuro che l’avrebbe vinta riducendo in mutande Brando e Bertolucci.
    A Larry Flynt l’hanno ridotto in mutande e su una sedia a rotelle.

    Si è fatta una pubblicità della madonna la Schneider, ottenendo poi ruoli che altrimenti non avrebbe mai avuto.
    Sì, non c’era nella sceneggiatura la scena, ma alla fine l’ha girata e non ha fatto un emerito bip. Perché?
    Cioè, ha fatto altri film, anche di nudo.

    E’ accanimento nei confronti della realtà delle cose, dei legittimi dubbi che sorgono.
    La storia della Schneider fa acqua e non poca.
    Non lo ha mai denunciato. MAI. MAI. MAI.

    beppe

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    In realtà, la Schneider si rifiutò di girare la scena perché non era nella sceneggiatura, poi però la girò. A distanza di tanti anni poi ci furono le sue dichiarazioni.

    Non credo.
    In quegli anni c’era la caccia, una caccia a colpi di pistola e non per scherzo: sai quanti ne hanno gambizzato e peggio per degli innocui giornaletti di nudi femminili? Oggi accendi la tv e ti ritrovi davanti a scene di sesso esplicito a tutte le ore. E se non sono scene di sesso, le tante vallette che girano per i programmi hanno su qualcosa meno d’uno straccetto.

    La Schneider subì violenza?
    Forse che sì forse che no. La scena la girà, seppur a malincuore.
    Brando è sempre lui. Non è mai stato uno stinco di santo. Però l’attrice non l’ha denunciato. E non ha denunciato neanche Bertolucci. A quei tempi, con una denuncia li avrebbe ridotti in mutante entrambi. A quei tempi per certe cose ti sparavano senza pensarci su due volte. La Storia ce lo insegna: vedi il caso di Larry Flynt.

    Facile sparare contro Bertolucci. Troppo facile.

    Non avesse voluto girare la scena la Schneider, non l’avrebbe girata punto e basta. Con “Caligola”, altro film, si rifiutò. Perché non lo fece con Bertolucci? Certo, è una domanda scomoda, molto scomoda e i più non se la vogliono proprio porre.

    Nel mondo del cinema si è tutti un po’ vittime e carnefici. In verità, a mio avviso, in ogni campo, anche della vita di tutti i giorni.

    Dolce notte, Piccolina ♥ ♥ ♥

    orsetto di VaNY

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  7. mondidascoprire ha detto:

    Le dichiarazioni della Schneider , forse, furono suscitate dal fatto che il film ,anticipando il periodo post moderno per la rivoluzione sessuale e culturale che conteneva,fece scandalo e solo da poco si è chiuso il procedimento penale per offesa al comune senso del pudore. Quindi è stato inevitabile per lei prendere ufficialmente una posizione che la giustificasse agli occhi del pubblico.

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Le dichiarazioni della Schneider vengono dopo tantissimi anni. Al tempo non disse una parola che fosse una. Né mosse azioni legali, pur essendo nella posizione di farlo, semprcché i fatti si svolsero come lei dichiarò a distanza di anni. La sua versione parla di una “quasi violenza”, dice anche che ha “non ho potuto dire di no”, vale dire che alla fine ha accettato di girare la scena, seppur a malincuore. Però una vera e propria costrizione parrebbe che non ci sia stata, altrimenti l’attrice avrebbe lasciato in mutande, se non peggio, sia Bertolucci che Brando. A quei tempi non ci si limitava a farti finire in bancarotta, ti sparavano alle spalle senza pensarci su due volte. Emblematico rimane il caso di Larry Flynt finito sul lastrico e sulla sedia a rotelle dopo un attentato: e questo solo perché propose alcuni nudi femminili integrali, una rivista per soli uomini, una rivista che a noi oggi fa sorridere ma che al tempo fece scalpore.
    Una santa non lo è mai stata, sull’onda del successo ottenuto con Bertolucci ha continuato a spogliarsi per il cinema. Disse di no per il film “Caligola”, ma quando la produzione la mise alla porta sostituendola con un’altra attrice, la Schneider diede in escandescenze, sì tanto da finire in un ospedale psichiatrico di Roma (anche se allora si chiamavano ancora ‘manicomi’).

    E’ una possibilità quella che la Schneider abbia poi, nel corso degli anni, giustificarsi agli occhi del pubblico, o perlomeno ci ha tentato, forse con qualche risultato giacché oggi viviamo un nuovo tempo buio, dove la censura la fa da padrona e dove la gente si finge perbenista e politicamente corretta. Ma anche se sua intenzione era di giustificarsi davanti agli occhi del pubblico, con “Ultimo tango a Parigi” ci ha fatto una carriera insperata: diciamo pure che sulla presunta violenza ci ha marciato non poco ponendosi dalla parte della vittima senza però mai toccare né Brando né Bertolucci per vie legali. Non aveva, con tutta probabilità, nessuna reale prova di questa presunta violenza da portare in tribunale. La scena c’è, l’ha girata, non ha impedito in alcun modo l’uscita del film, e se vogliamo proprio credere che all’epoca era solo una ragazza di 20 anni, bene, nel corso degli anni si è limitata a sparare contro Bertolucci e Brando, ma mai che abbia presentato una denuncia o delle prove. La scena non la voleva fare, ma alla fine l’ha fatta e questo è quanto.

    Spiace che oggi si tenti di imbastire un processo contro Bertolucci e Brando investendo tutto sulle dichiarazioni della Schneider che vennero molti anni dopo la scena che lei incriminò. Si è giustificata così la Schneider? Secondo me ha perso solo un po’ tanto della sua fama di attrice che la vorrebbe “la donna moderna e la sua libertà” e “attrice coraggiosa capace di ricoprire qualsiasi ruolo”.

    beppe

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  9. mondidascoprire ha detto:

    Ora con l’era digitale si realizzano effetti realistici senza la partecipazione vera dell’attore, ma allora no, capisco che una scena di sodomia non sarebbe stata il massimo neanche per un ‘attrice di alto livello , forse è stato più facile convincere una ventenne aperta alla nuova rivoluzione del ’68

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Con l’èra digitale ritoccano i canoni di bellezza, ti ingrandiscono il seno o qualcos’altro. 😉 La partecipazione dell’attore c’è. I pornoattori oggi sono tanti e non valgono un’acca… robaccia e null’altro, niente che possa tenere minimante testa a “Ultimo tango a Parigi”.
    La Schneider aveva comunque all’attivo altri quattro film. E’ poi esplosa dopo il film di Bertolucci.
    Non ti so dire. Forse che sì forse che no. Una cosa però è certa, “Ultimo tango a Parigi” ha regalato l’immortalità alla Schneider più che a Marlon Brando, che era già una leggenda vivente da un lungo pezzo quando girò questo film.

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  11. mondidascoprire ha detto:

    Rimane comunque un film drammatico, dove non è tanto il sesso protagonista quanto , attraverso quel piacere , la ricerca di un di più, non solo per l’uomo, ma anche per la donna, anche se poi lo fa fuori.

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