“Lo strazio” di Maria Antonietta Pinna. Destrutturalismo per la poesia – di Giuseppe Iannozzi

“Lo strazio” di Maria Antonietta Pinna

Destrutturalismo per la poesia

di Giuseppe Iannozzi

 

Marco Saya edizioniLo strazio (Marco Saya edizioni) di Maria Antonietta Pinna propone al lettore, occasionale o meno, uno squarcio di poesia perlopiù sperimentale, il più delle volte votata a una denuncia sociale, altre ancora al noir, e quasi sempre con una punta di amara ironia. Dominante è il tema dell’illusione. La vita è reale ma anche irreale, quasi mai felice, come ne “Il figlio”, una delle liriche più riuscite della silloge Lo strazio: “[…] due cenci appesi,/ un solitario melo,/ un giglio, /ghiaia/ d’ospizio,/ flogosi di vecchiaia./ Eppure ho un figlio,/ credo che sia/ lontano un miglio.”
La poesia di Maria Antonietta Pinna, giocando con assonanze e rare rime, fa largo uso di una ironia votata a disarmare il lettore, una ironia perlopiù amara come già si è detto: l’ipocrisia della società odierna viene messa a nudo, senza mai concedere alcunché al politicamente corretto.

In una intervista concessa all’autrice concessa a EccolaNotiziaQuotidiana.it, l’autrice spiega: “[…] Mi piace la poesia audace. Tra i collaboratori del blog Destrutturalismo e altro ci sono poeti che hanno buoni ritmi. Ogni tanto mi imbatto in libri pubblicati da piccoli editori che propongono validi poeti, spesso semisconosciuti, sia italiani che stranieri. In Italia la poesia vende poco. Forse perché è monopolizzata dagli stessi autori che pubblicano con i soliti conosciuti editori. Questi spesso osteggiano la sperimentalità e la poesia che si discosta da certi cliché sentimentali e di matrice buonista. L’idea comune è che il poeta sia pervaso di primigenia bontà e di un amore universale talmente grande da abbracciare l’infinito. Si dimentica che siamo un impasto di ombra e di luce, spesso fluttuiamo nel grigio che certi autori cercano di nascondere con parole di infantile stupore e di finta bontà. Penso invece che occorra scendere dalle nuvole e graffiare la terra per mostrarne i vermi che la rodono. Compito della poesia contemporanea non è quello di applicare cerotti di temporaneo sollievo sulle ferite della società e dell’anima, ma quello di far vedere la crudezza del sangue, il dolore dell’uomo trascendendo il proprio. Sfatiamo dunque l’opinione che il poeta non possa essere cinico, presuntuoso, arrogante, a tratti perverso, ironico, graffiante, subdolo e incasinato. La nuova poesia ha il compito di mettere a nudo anche sofferenza e bruttezza, il nero contrapposto al bianco, i fantasmi che si agitano dentro l’armadio con rumore di tibie, la morte, la paura del nulla, l’angoscia esistenziale dell’uomo contemporaneo, la sua alienazione di fronte ad un mondo ostile ed ingiusto in cui la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. […]”.

La poesia che Maria Antonietta Pinna mette nero su bianco ne la silloge Lo strazio, poco ma sicuro che è di stampo sperimentale, soprattutto per l’uso/abuso di parole ricercate, desuete o fin troppo specifiche. Una provocazione? Forse che sì, forse che no: “La tua agèmina arte/ di incastrare l’oro/ nel ferro,/ tesoro,/ allappa,/ imbrogli le carte,/ cogli/ ogni buon lato,/ per forza,/ in un sudicio verro […]”.
Inutile tentare di appiccicare un’etichetta al lavoro di M.A. Pinna. Dire che la sua poesia è vicina allo sperimentalismo del Gruppo 63 sarebbe un’assurdità bestiale. E’ invece giusto dire che l’autrice è ben ancorata al destrutturalismo. Essendo la poesia di M.A. Pinna lontana da qualsiasi corrente poetica (del passato o modaiola), ci sono pochi elementi di paragone, e in virtù di ciò Lo strazio acquista un valore aggiunto che è di grande originalità. L’autrice scaglia una pietra di antinomie nell’infinito universo poetico denunciando l’iniqua fallibilità del momento storico in cui, suo malgrado, è costretta a “essere”. Intrise di una personale filosofia, le liriche della poetessa possono (forse) sposarsi al Paradosso di Russell. Ma M.A. Pinna, prima d’ogni altra cosa, porta un novello fuoco all’umanità, spetta dunque al lettore imparare a farne buon uso e a comprenderne le potenzialità.

Lo strazio – Maria Antonietta Pinna – Marco Saya edizioni – ISBN 978-88-907500-8-3 – prima ediz. 2013 – pag. 110 – € 13,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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Una risposta a “Lo strazio” di Maria Antonietta Pinna. Destrutturalismo per la poesia – di Giuseppe Iannozzi

  1. poesiaoggi ha detto:

    L’ha ribloggato su poesiaoggi.

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