Gino Bartali tra i “Giusti delle Nazioni” allo Yad Vashem. Ha salvato almeno 800 ebrei

Gino Bartali tra i “Giusti delle Nazioni”
allo Yad Vashem. Ha salvato almeno 800 ebrei

Gino Bartali

Gino Bartali

La vita di 800 ebrei salvata nascondendo sotto il sellino della sua bici documenti falsi: Gino Bartali, toscanaccio burbero, schivo ma con un cuore grande così, è stato campione non solo sulla strada, ma forse ancor di più nella vita. Il suo nome – dopo la medaglia d’oro assegnatagli dal presidente Azeglio Ciampi nel 2006 per la sua attività durante la guerra – da oggi è iscritto tra i “Giusti delle Nazioni” allo Yad Vashem, il Sacrario della Memoria a Gerusalemme, insieme con altri italiani (oltre 500) – tutti non ebrei – che ebbero il coraggio di dire di no alla barbarie nazista. Persone che hanno riscattato in parte l’onore dell’Italia fascista alleata dei tedeschi, segnata dalle Leggi Razziste e dalle persecuzioni.

Ginettaccio aveva ragione nel suo modo di dire “gli è tutto da rifare”: perché lui, quel che poteva fare, già lo aveva fatto. Rischiando la vita durante l’occupazione tedesca, come staffetta in bicicletta tra Firenze i molti luoghi dove si nascondevano gli ebrei braccati. Macinando chilometri e, sotto il naso dei nazisti, trasportando i documenti falsi preparati sotto la regia della Curia di Firenze, diretta dall’arcivescovo Elia Angelo Dalla Costa (anche lui “Giusto tra le Nazioni”), in stretto collegamento con il rabbino capo della città Nathan Cassuto, altro eroe italiano ucciso dai nazisti in una “Marcia della Morte” nel 1945.
«È una cosa magnifica», ha commentato il figlio di Bartali, Andrea, che si trovava con sua madre, vedova del campione, quando ha saputo dall’ANSA la notizia. «L’aspettavamo – ha aggiunto – già da qualche tempo, soprattutto dopo che un mese fa hanno fatto Giusto tra le nazioni il cardinale Dalla Costa».
Di «onore» per l’Italia ha parlato il ministro per gli Affari regionali, le autonomie e lo sport, Graziano Delrio. «I mondiali di ciclismo a Firenze, proprio nella sua terra – ha aggiunto – sono il miglior modo per ricordare un campione di sport e di vita come Gino Bartali».

C’è voluto un lungo percorso per arrivare alla decisione di oggi, perché in questo caso mancavano testimoni diretti e Yad Vashem valuta molto attentamente le cose: alla ricostruzione della vicenda ha contribuito pure la figlia del rabbino Cassuto, Susanna. Lei e il fratello David (ex vicesindaco di Gerusalemme) – scampati in Italia alle persecuzioni e venuti in Israele – hanno parlato di Bartali come «un grande eroe italiano».
Alla fine Yad Vashem ha deciso con questa motivazione: «Un cattolico che nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio ebraico-cristiana capace di salvare centinaia di ebrei italiani e di altri, rifugiatisi dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Jugoslavia».

«Bartali agì come corriere della rete, nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, tutto con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, Bartali trasferì falsi documenti a vari contatti e tra questi il rabbino Cassuto».  E il presidente di Yad Vashem, Avner Shalev: «Un uomo semplice che ha fatto cose straordinarie: la sua attività si staglia in contrasto netto con la vasta maggioranza degli altri».
L’attuale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betorigli: «Onori a un uomo che nella sua bici celo’ le carte della libertà per gli ebrei perseguitati».

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La strada del coraggio. Gino Bartali, eroe silenzioso di Aili McConnon e Andres McConnon

Durante il biennio fratricida del Novecento italiano, tra il 1943 e il 1944, Gino Bartali percorre decine di volte il tragitto Firenze-Assisi in sella a una bicicletta che nasconde nel telaio fotografie e documenti di identità contraffatti. Per gli ebrei rintanati nei conventi dell’Umbria e della Toscana, quel carico rappresenta l’unica possibilità di salvezza dalla persecuzione nazifascista. Ed è proprio a loro che è destinato, grazie all’attivismo di una rete di soccorso clandestina orchestrata dal cardinale Elia Dalla Costa, amico e guida spirituale di Bartali, allo scopo di favorire l’espatrio degli antifascisti. Negli stessi mesi Gino – al pari dei suoi colleghi costretto all’inattività dalla guerra, dopo aver vinto il Tour de France a soli ventiquattro anni – offre protezione a una famiglia ebrea, i Goldenberg, nascondendola in una cantina. “Ci ha salvato la vita, non ne ho il minimo dubbio” ha poi raccontato agli autori Giorgio Goldenberg, all’epoca bambino. “La strada del coraggio” farebbe arrabbiare Ginettaccio, perché squarcia lo schivo silenzio con cui Bartali – inorridito da ogni forma di encomio e adulazione – ha sempre voluto proteggere questa inattesa e misconosciuta parentesi della sua vita. Ma il rigore mai venato di retorica dei fratelli McConnon è il riconoscimento più sincero che si possa attribuire a un uomo che “ci ha ridato il nostro onore quando eravamo poveri e sfiniti”.

La strada del coraggio. Gino Bartali, eroe silenzioso di Aili McConnon e Andres McConnon

La strada del coraggio. Gino Bartali, eroe silenzioso di Aili McConnon e Andres McConnon

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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3 risposte a Gino Bartali tra i “Giusti delle Nazioni” allo Yad Vashem. Ha salvato almeno 800 ebrei

  1. furbylla ha detto:

    l’ho sentito ieri al tg un vero grande uomo.
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Lo sapevo da un po’ di tempo, solo che non era ancora ufficiale. Ieri, finalmente, la notizia. Ginettaccio se la sarà forse un po’ presa, non era uno che amava farsi pubblicità. Era un po’ orso, nel senso buono però. Insomma se faceva qualcosa di buono per gli altri non gli passava per la testa di sbandierarla. Ecco com’era. Un vero grande uomo e non solo un superbo atleta, un ciclista come pochi al mondo, mentre oggi invece assistiamo alla sbruffoneria di tanti, dopati e volgari. Ieri c’era lealtà, c’era ancora l’agonismo vero, oggi cosa c’è?

    GRANDE GINO

    beppe

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  3. Keyrah ha detto:

    I grandi uomini a volte non si fanno notare per ciò che di buono fanno. Fa piacere che venga riconosciuto, peccato che pochi ne parlino.
    Molto interessante il tuo post. Ciao

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