Fabio Fracas. Intervista all’autore di ”Il ritorno del Tempo Nero. Le Cronache di Felzer” (LCF edizioni) – di Iannozzi Giuseppe

Il ritorno del Tempo Nero. Le Cronache di Felzer

Alessandra Castelli, Fabio Fracas – LCF edizioni

Intervista a Fabio Fracas

di Iannozzi Giuseppe

Il ritorno del Tempo Nero. Le cronaca di Felzer

Il ritorno del Tempo Nero. Le cronaca di Felzer

1. Cominciamo dall’inizio, proprio dall’inizio e non per finta.
Fabio Fracas, tu sei coautore insieme ad Alessandra Castelli, de Il ritorno del tempo nero. Le cronache di Felzer (LCF edizioni). Tu e Alessandra in quale occasione vi siete incontrati? E, soprattutto, come vi è venuta in mente l’idea di dar vita a una saga fantasy?

L’incontro è avvenuto nella mia scuola di narratologia, MacAdam – MacAdemia di Scritture e Letture, a Padova (www.macademia.it). Un giorno di quattro anni fa, Alessandra si è presentata poco prima delle lezioni che tengo ogni lunedì, dicendo che avrebbe voluto scrivere un libro per ragazzi. Parlandole, mi è sembrata talmente entusiasta e convinta, che ho deciso di aiutarla e così, un po’ alla volta, è nato il progetto di Felzer: una saga fantasy ambientata su un’isola magica dove accadono cose incredibili e dove vivono diverse razze di esseri fantastici. La scelta dell’ambientazione e del targhet dei lettori è stata quasi automatica. Alessandra ha un passato da insegnante elementare e una grande capacità di raccontare storie. Io, ho scritto moltissimo per i ragazzi: dal libro gioco dei “Gormiti”, pubblicato da De Agostini e tradotto anche in spagnolo e portoghese, fino all’adattamento italiano del film di animazione “Planet 51” del 2009. Senza dimenticare il libro gioco basato sulla sceneggiatura originale di “Dragonheart”, il film di Rob Cohen del 1996, e tutte le avventure e i sistemi di gioco che ho creato per il mondo dei Giochi di Ruolo.

Fabio Fracas

Fabio Fracas

2. Il ritorno del tempo nero. Le cronache di Felzer è un romanzo dedicato (soprattutto) a una fascia di lettori giovani o molto giovani. E però, la storia che raccontate è anche intrisa di alcuni elementi di metalinguaggio. Perché il metalinguaggio è tanto importante in un romanzo fantastico?

Saper scrivere non significa soltanto riuscire a inserire le parole una dietro l’altra di modo che, assieme, formino frasi di senso compiuto. Dal mio personale punto di vista, padroneggiare la scrittura vuol dire, soprattutto, far sì che il lettore riesca a capire esattamente quello che l’autore desidera trasmettere tramite il proprio testo. Esiste, però, un livello ancora superiore. Quello nel quale l’autore, quasi magicamente, offre a lettori diversi contenuti differenti racchiusi nella medesima sequenza di termini. Grandi scrittori come Bradbury, Calvino, Melville, Eco e tantissimi altri, hanno utilizzato e utilizzano, il metalinguaggio per gli scopi più differenti. In questo libro, io l’ho introdotto perché la storia che, assieme ad Alessandra, ho deciso di raccontare potesse risultare divertente e godibile per i ragazzi e contemporaneamente, interessante e coinvolgente anche per gli adulti. Felzer non è solo un’isola sperduta in un mondo fantastico: è anche una metafora della nostra attuale società e dei tempi “neri” che stiamo vivendo. E questo, gli adulti che leggono “Il Ritorno del Tempo Nero”, riescono a capirlo e ad apprezzarlo proprio grazie al metalinguaggio.

3. Felzer, la terra magica che tu, Fabio, e Alessandra avete creato, è minacciata da un pericolo. Le sorti di Felzer sono nelle mani di due bambini, Anna e Carlo. Perché due bambini e non, ad esempio, un adulto, magari prestante e affascinante?

Perché i bambini rappresentano la speranza. E non solo da un punto di vista fisico e concreto. Anna e Carlo, due anime così distanti e al tempo stesso complementari, sono destinati a diventare, loro malgrado, i difensori di un mondo che neppure comprendono. Questa condizione è fondamentale sia perché offre una serie di spunti narrativi inediti e coinvolgenti, sia perché consente ai ragazzi – e a tutti noi – di entrare in empatia con due “eroi controvoglia” capaci, però, di crescere e di abbandonare le proprie certezze e le proprie limitazioni, pur di raggiungere un fine superiore. Non è un percorso facile, non lo è mai, e difatti “Il Ritorno del Tempo Nero” rappresenta solo il primo passo di un’evoluzione che proseguirà, con molti colpi di scena e situazioni imprevedibili, in tutti i futuri volumi della saga.

4. Per certi versi, il vostro lavoro mi ha ricordato “Il ciclo di Landover” di Terry Brooks. Forse sono in errore! Fabio, ti chiedo dunque quali autori fantasy (o anche mainstream e non) hanno influenzato la scrittura de Il ritorno del tempo nero. Le cronache di Felzer, e, in particolare, per quali ragioni.

No, Giuseppe, non sei minimamente in errore. Da Terry Brooks e dai sei romanzi de “Il ciclo di Landover”, “Il Ritorno del Tempo Nero. Le cronache di Felzer” ha ereditato, oltre al linguaggio ironico e diretto che lo contraddistingue, il doppio livello realtà/fantasia che fa da sfondo anche alle avventure di Ben Holiday. Ma non è l’unico riferimento presente. Nel nostro romanzo ci sono gli echi di molti altri autori e in particolare di David Eddings e della coppia Margaret Weis e Tracy Hickman. Per i puristi dei vari cicli, dal “Belgariad” a “Death Gate”, può sembrare una commistione difficile da accettare eppure dal mio personale punto di vista si è trattato di una scelta logica. L’unica scelta possibile per cercare di costruire un romanzo di genere che, al contempo, potesse superarlo per parlare ai lettori di temi importanti, come l’etica e i concetti di Bene e Male, senza cadere nelle fin troppo facili trappole della retorica.

5. E’ più facile scrivere una storia adatta a tutte le fasce d’età o un romanzo che possa essere ben accolto e da un pubblico giovanile e da uno invece più maturo?

Dal mio personale punto di vista, scrivere per un pubblico eterogeneo, composto da lettori di diverse fasce d’età, comporta un impegno molto maggiore e obbliga l’autore a ragionare su più livelli per ciascuno degli elementi che costituiscono l’ossatura stessa del romanzo. Un pubblico omogeno, composto da lettori di una medesima fascia d’età e con aspettative simili, rappresenta una sfida comunque impegnativa ma che può essere vinta tramite la competenza e grazie a una buona conoscenza dei temi che si desiderano trattare. Quando si utilizza il metalinguaggio per far passare più contenuti contemporaneamente si corre il rischio che qualche lettore “forte” non riesca a focalizzarsi su un solo piano di lettura alla volta e si senta, di conseguenza, un po’ frastornato. È quello che io chiamo “l’effetto cattedrale”: quando entri in quel tipo di costruzione dove ogni elemento, compresi quelli architettonici, racconta più storie contemporaneamente puoi sentirti un po’ spaesato. In pratica, senti che ci sono più messaggi che ti arrivano, con diverse finalità, e non riesci più a capire qual è quello più importante. E in effetti, di solito non ce n’è uno più importante degli altri.

6. Quale approccio dovrebbe tenere uno scrittore che si appresti a mettere nero su bianco una storia fantastica? Molti sono i romanzi dedicati ai giovani lettori. La letteratura per ragazzi è forse uno dei pochi settori che non ha troppo risentito della crisi editoriale degli ultimi anni, tant’è che, oggi, anche scrittori più o meno noti si cimentano in questo specifico settore, talvolta con risultati tutt’altro che lodevoli.

Se mi permetti, Giuseppe, amplierei il discorso a tutto ciò che viene scritto: dalla narrativa di genere alla letteratura colta, dalla poesia alla saggistica, e così via. È vero che, forse, la letteratura fantastica sta risentendo in maniera minore della crisi dell’editoria rispetto ad altri comparti ma c’è un problema di fondo che dev’essere, a mio avviso, portato in evidenza. In Italia, e non solo in Italia, ci sono troppi “scrittori” che pubblicano testi dotati di minime o trascurabili, qualità letterarie. I motivi sono molti e tramite il mio lavoro di editor e di ghost writer, ho avuto la possibilità di confrontarmici spesso. Il primo, e forse quello meno prevedibile, è che molti “scrittori”, semplicemente, non leggono. Non è un facile ossimoro: è la cruda realtà dei fatti. Se non si leggono gli altri autori, se non ci si confronta con il lavoro dei grandi romanzieri, dei grandi poeti, dei grandi saggisti – sia nostri contemporanei sia di quelli che sono diventati “i classici” – come si può padroneggiare l’arte della scrittura? Proprio per aiutare chi desiderava seriamente intraprendere la carriera di scrivente, ho deciso di fondare io stesso una scuola di narratologia e grazie al supporto e all’aiuto della poetessa padovana Federica Castellini, dieci anni fa è nata MacAdam – MacAdemia di Scritture e Letture, http://www.macademia.it. In MacAdemia, i corsi di scrittura dei vari livelli sono sempre affiancati da dei Seminari di lettura mensili che consentono di confrontarsi con le scritture, i pensieri e le logiche degli principali autori italiani e mondiali. Credo che questo, sia l’approccio giusto: imparare da chi sa più di noi e umilmente, cercare di dare il meglio di noi stessi confrontandoci con tutto ciò che è già stato fatto e scritto, sull’argomento che desideriamo trattare.

7. Il ritorno del tempo nero. Le cronache di Felzer accoglie diverse immagini realizzate da Emma Burlini, mentre la copertina è stata realizzata da te, Fabio Fracas. Qual è la funzione dei disegni all’interno di un romanzo fantasy?

le cronache di Felzer

le cronache di Felzer

Nel nostro caso, trattandosi di un romanzo per ragazzi, i disegni di Emma Burlini – che colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta – hanno la duplice funzione di esplicitare i momenti salienti della storia e di renderli immediatamente comprensibili e visivamente godibili. Ben diversa, invece, è la funzione della copertina. Il disegno a china che ho realizzato espressamente per “Il Ritorno del Tempo Nero. Le Cronache di Felzer” ha anche lo scopo di mettere in evidenza che all’interno del testo si annidano diversi livelli di lettura. In pratica, fra i tratti che lo compongono, si nasconde l’intera trama del libro. Certo, prima di riconoscerla bisogna aver letto il romanzo ma poi, mentre si riguarda la copertina, tutto diventa più comprensibile e si riescono a notare significati che, a prima vista, magari erano sfuggiti. In altre produzioni, le motivazioni di base per l’inserimento dei disegni possono, naturalmente, essere anche molto differenti da quelle mie e di Alessandra Castelli.

8. Nella terra di Felzer, i Trappik vivono in una società che, vagamente ricorda quella dei Puffi. Ma i Trappik sono perlopiù dei pasticcioni, e anche quando vorrebbero fare, nonostante l’impegno che ci mettono, finiscono quasi sempre con il produrre danni a catena. Quale potrebbe essere l’identikit ideale di un Trappik?

Non esiste un identikit ideale di un Trappik per la semplice ragione che noi tutti, siamo un po’ Trappik! La società di Felzer, che è molto più complessa di quello che si intuisce in questo primo volume della serie, apparentemente può sembrare simile a quella dei Puffi ma in realtà se ne discosta notevolmente sia per i rapporti che intercorrono fra i due gruppi di Trappik – quelli più pasticcioni  e quelli meno pasticcioni –, sia per la contemporanea presenza di altri esseri fantastici come i Polarek, i Vuvitini e molti altri ancora. Esseri che vivono a stretto contatto fra di loro pur essendo profondamente differenti nelle abitudini e nei comportamenti. La goffaggine dei Trappik non è solo un pretesto narrativo ma un elemento fondamentale per la comprensione dei vari avvenimenti. In fondo, quante volte nella nostra vita ci sentiamo goffi e inadeguati, incapaci di prendere le giuste decisioni e quasi trascinati dagli eventi? Forse, imparando a riconoscerci anche in questi piccoli esseri potremo cominciare ad accettare i limiti della nostra condizione umana. Una condizione che risulta tanto più forte quanto più si è in grado di riconoscerne le debolezze.

9. Anna e Carlo giungono nella terra di Felzer in maniera piuttosto rocambolesca. Anna è entusiasta di poter aiutare i Trappik, mentre Carlo vorrebbe fare subito ritorno a casa. Caratteri agli antipodi per i due fratelli chiamati ad allontanare il pericolo da Felzer. Chi sono Anna e Carlo? In che modo si potrebbe presentarli ai lettori affinché se ne innamorino?

Anna e Carlo sono due ragazzini qualsiasi, con le loro caratteristiche i loro sogni e il loro modo di vedere il mondo. Due ragazzini qualsiasi che diventano “speciali” quando, per gli imperscrutabili misteri della vita, scoprono di essere “Il Prescelto” e si trovano a dover salvare un mondo che, per giunta, non è neanche quello da cui provengono. In molti, inizialmente pensano che ci sia un errore di scrittura dato che “Il Prescelto” è al singolare mentre i protagonisti sono due. Nessun errore, invece: Anna e Carlo rappresentano due aspetti assolutamente complementari dell’essere umano e in quanto tali, imprescindibili l’uno dall’altro. Non voglio svelare troppo ma è proprio da questa loro dualità, nell’essere contemporaneamente ragazzini ed “eroi controvoglia”, che trae spessore e originalità tutta la storia!

10. In linea generale i Trappik non hanno un’alta considerazione degli umani, tanto più che, a loro detta, gli puzzano i piedi. E, in effetti, non gli si può dare tutti i torti! Meglio dunque gli umani (o “Rimbam…”) o i Trappik? Perché?

Non c’è un meglio o un peggio: ci sono due mondi diversi – anzi, parecchi mondi diversi – che si confrontano fra loro portandosi dietro il solito, ineludibile, carico di pregiudizi, di paure e di ipocrisie. Felzer non è il solito regno idilliaco a cui ci hanno abituato tanti libri fantasy per ragazzi: è un insieme complesso di realtà differenti che si confrontano e si scontrano, sia fra loro, sia – assieme – con l’umanità così come noi la concepiamo. Non tutti i Trappik sono buoni – né tantomeno i Polarek, i Vuvitini o gli Strafogus, ci mancherebbe altro – così come neanche tutti gli uomini sono buoni. E Oscar, ne è la prova concreta. “Le Cronache di Felzer”, pur con un linguaggio ironico e divertente, è una saga che io e Alessandra Castelli abbiamo concepito per trattare temi importanti e d’attualità. Soprattutto, per far riflettere i ragazzi – e i loro genitori – sulle idiosincrasie di una società com’è quella in cui, oggi, tutti ci troviamo a vivere.

11. Oscar, un taccheggiatore da quattro soldi, dopo aver scippato una anziana signora, nella sua borsetta trova un libro. Oscar pensa a un tesoro da sgraffignare e non ci pensa su due volte. Entra nella terra di Felzer e subito crea gran scompiglio. Qual è il ritratto ideale di Oscar/Racos?

Così come Anna, Carlo e ogni altro protagonista de “Il Ritorno del Tempo Nero. Le Cronache di Felzer”, anche Oscar agisce su più piani di significato e può rappresentare contemporaneamente numerosi elementi differenti. Non esiste, quindi, un unico ritratto ideale di Oscar/Racos: il suo personaggio cambia e si modifica, continuamente per adattarsi alle varie situazioni in cui si trova coinvolto. Non a caso, una delle caratteristiche principali del suo agire consiste nell’assumere, di volta in volta, sembianze e comportamenti differenti. Il trasformismo proprio dei tempi nei quali ci troviamo a vivere, la capacità che hanno molti di sapersi riciclare nella forma mantenendo inalterata la sostanza, il non voler distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è solo per motivi o interessi personali, sono tutti elementi che quotidianamente possiamo vedere attorno a noi ma che ci diventano chiaramente riconoscibili solo quando prendono il corpo e le sembianze dell’Oscar di turno. È un po’ come se tutti fossimo stati “imbambolati” dal Tempo Nero e stessimo ansiosamente aspettando che arrivi anche per noi “Il Prescelto” in grado di risvegliarci!

12. A chi è particolarmente indicata la lettura de Il ritorno del tempo nero. Le cronache di Felzer? Non è un romanzo godibile da un pubblico esclusivamente adolescenziale, o forse sì!

“Il Ritorno del Tempo Nero. Le Cronache di Felzer” è, secondo l’intenzione mia e di Alessandra Castelli, un romanzo per ragazzi scritto per parlare anche agli adulti. L’isola di Felzer, nella sua fantastica diversità, è lo specchio ideale del nostro mondo e della nostra contemporaneità. I bambini e i ragazzi sapranno apprezzarne il linguaggio semplice e l’ironia mentre i loro genitori, leggendolo, avranno la possibilità di confrontarsi con i principali problemi della moderna società e di trovare ulteriori spunti per portare avanti, con un sorriso, la loro personale riflessione sui grandi temi della vita. Magari, imparando anche a essere un po’ meno pasticcioni!

Il ritorno del tempo nero. Le cronache di Felzer – Alessandra Castelli, Fabio Fracas – LCF Edizioni – 1ma edizione 2013 – pagine 218 p., ill. – ISBN 978-88-98536-00-9 -Prezzo: € 15,50

Tutti i riferimenti de “Il Ritorno del Tempo Nero. Le Cronache di Felzer”

www.lcf-edizioni.it

www.dgs3-editrice.it/fantasy/84-felzer-9788898536009.html

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www.macademia.it

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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