Saper scrivere di Iannozzi Giuseppe

Saper scrivere

di Iannozzi Giuseppe

shining1. Ma: se le parole usate son sempre le solite cento abusate, alla fine si finisce con il comunicare un bel niente.
Se farsi capire significa rinnegare la bellezza poetica del Pindemonte e del Monti a tutto favore d’un Baricco (a mero titolo d’esempio), dio!, io passo la mano, anzi me la taglio: così perlomeno perdo ’sto vizio assurdo di scrivere castelli di parole.
Bisognerebbe solo saper adoprare le parole nel loro contesto, siano esse di largo uso o aulico. Non è difficile. E però parrebbe proprio di sì.

2. Gli strumenti per comprendere ci sono, e sono alla portata di tutti senza troppi sforzi: se si ha bisogno di un dizionario, ogni biblioteca ne ha almeno uno.
Allora: una cosa è scrivere in maniera ‘barocca’, tutt’altra è saper scrivere attenendosi a delle precise regole grammaticali e sintattiche. La lingua è un dono e come tale andrebbe adoperato, senza abusarne. Eppure: vogliamo forse negare la bellezza dei periodi circonvolùti di Gogol’, ad esempio? Tolstoj pianse quando l’amico perse il senno, quando gettò i suoi scritti nel fuoco. Questo per dire: non tutto quello che appare complicato è realmente complicato, forse basterebbe un po’ di buona volontà, quella che spinge l’uomo a imparare e migliorarsi. Saper esprimersi correttamente, con proprietà di linguaggio, non è un accessorio, è invece una necessità, oggi più che mai inderogabile: le nuove generazioni non sanno né parlare né scrivere; proponi loro un tema, dopo due ore è già tanto se sono riusciti a buttare giù un pensierino di quattro righe sgrammaticate.
Il modo migliore per tenere in catene un popolo è quello di offrirgli l’ignoranza e dirgli ripetutamente che è cosa buona. La gente ascolta i pochi che sanno parlare, che sanno essere purtroppo anche machiavellici, e non capiscono… capiscono solo che gli si sta dicendo, “restate nell’ignoranza, a tutto il resto ci pensiamo noi”.
Saper parlare e scrivere in maniera chiara e non banale: se hai dieci parole a disposizione non potrai mai farti capire, forse solo a gesti, ma da un piccolo clan che usa i tuoi stessi gesti e li sa interpretare.

3. Scrivere per elaborare il “minimalismo” è difficile: non ci si inventa, non dall’oggi al domani, novelli Raymond Carver. Aver a disposizione, per così dire, tre accordi e con questi dover elaborare una storia compiuta e finita è un atto creativo non da poco. Per certi versi, il minimalismo lo si può avvicinare alla musica grunge, a quel suono grezzo eppur fantastico i cui capiscuola e iniziatori sono stati Neil Young e Kurt Cobain. Ma il minimalismo presuppone che si abbia un gran talento in primis e non l’ignoranza.
Diverso è scrivere in maniera riduttiva come ha fatto Alessandro Baricco per Omero con l’Iliade restituendoci una prosa baricchiana: Baricco ha preso spunto da Omero per scrivere la “sua” di Iliade. Ma l’Iliade omerica è tutt’altra cosa. Purtroppo qualche ragazzino col latte ancora sulle labbra crede che l’Iliade l’abbia scritta Alessandro Baricco.
Le nuove generazioni non conoscono la lingua italiana, guardano ad essa come a qualcosa di alieno: la posse degli anni Novanta ha contribuito a far strage della lingua, i giovani si sono inventati neologismi su neologismi, poi il rap è arrivato anche in Italia – dopo la naturale morte della posse – e altri codici si sono aggiunti. Ma i giovani parlano per codici tutti loro, che non sono una lingua. Non sto demonizzando la musica: tutt’altro. La musica ha aiutato a sviluppare la fantasia linguistica, però in maniera sbagliata perché ha messo a tacere la sintassi e la correttezza grammaticale della lingua italiana. I giovani parlano quello che è un banale global english, e biascicano un italiano di loro codici e neologismi. Il sistema educativo avrebbe dovuto insegnare ai giovani il piacere della lettura proponendo testi classici e contemporanei: temo che nella maggior parte delle scuole ciò non sia avvenuto, così ecco che gli adolescenti di oggi si arrangiano con un inglese a dir poco approssimativo (il global english) e usano l’italiano al pari di un dialetto, d’una lingua morta da storpiare. E’ questa una generalizzazione, certamente: e però abbastanza vera, così temo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Saper scrivere di Iannozzi Giuseppe

  1. Felice Muolo ha detto:

    Da ragazzo sostenevo che per scrivere bisogna avere la calma dei vecchi. Forse non avevo torto.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Da ragazzo pensavo che si potesse scrivere in tutta velocità un libro dopo l’altro. Non ho cambiato idea. E’ quel che faccio ancora oggi, e però un romanzo prima di pubblicarlo o proporlo a un editore lo rivedo tante ma tante di quelle volte che alla fine è un altro romanzo. La revisione è il lavoro più importante e significativo per chi scrive e vuole scrivere qualche cosa di decente.

    beppe

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